LAPIROTECHNIA 8 A TRATFP(HKCK(0 DEI FUOCHI DARTIFIEIO GIUSEPPE ANTONIO ALBERTI BOLOGNESE. ILINVENEZIA, MDCCXLIX ———————— ů —— APPRESS0 GIO: BATTISTA RCeEuRxfrT CCON LICENZA DE' SUPERIORI, E PRILILLEGIO. III PREFAZIONE. L grande uſo che ſi fa in molti paeſi dell' Europa, e maſſime nell Italia, e nella Francia dei Fuochi, che f chiamano d' Artificio, e di Gioja,; moſtra che queſt ai ha preſo un gran piede, e che rieſce ai popoli d' un ſom- mo gradimento, e reca loro un piacere non ordinario. Pa- re veramente che non ſi poſſa loro dar torto in queſto par- ticolare, perchè trovarſi preſente a ſpettacoli di queſta ſpe- cie, e ere le diverſe maniere, con che ſcherza il fuoco leggiadramente in mez2o ad una notte oſcura, e con qua- Ie regola rità ubbidiſce queſto Elemento feroce alle leggi, che il perito Artefice ad eſſo impone,& per dir vero un divertimento grandiſſimo, e ſingolare Con tutta ragione adunque ſi& introdotto, e fatto ſervire lo ſpettacolo de Fuochi- Aeeele Pubbfteftre AIrrrOftrastieni di gioja nelle Città, che ſono in feſta per occaſione di 5 fauſto avvenimento, che contribuiſca alla comune felic Cos! pe erò ſi onorano,; e ſi feſteggiano,; e le Canonizazio- ni, è le celebrità dei Santi,; e le Nozze dei Principi, e le riportate Vittorie, e le e N ai Principati; e le pub- bliche Paci tra Potentati; ed io ſono molto ben pe rſua- ſo, che ſe queſt Arte foſſe ſtata in eſſere nel tèmpo di Rot na antica, bieer gli ſpettacoli pubblici del Teatro, dell Anfiteatro e del-Sircoj che erano dati dalla magnificen 24 dei Ceſari al Popolo Romano per divertimento, e ri- creazione di eſſo, gli ſarebbe ſtato dato anche lo ſpetta- . 82*— colo dei Fuochi Artificiati, e avrebbe ri portato il ſuo pro- prio applauſo Queſt Artè ha i ſuoi Scrittori, e i ſuoi Frattatiſti an cor eſla, ed& già nota la Pirotechnia di Hanzelet, il Trat 2 tato — IV tato de' Fuochi nelle ricreaziont Mattematiche d' Henrion,; 1˙ 4 OInD 0r Krrie altro in quelle d Ozanani, la 1G Artèe d Artiglieria 11 ꝗdi Caſimiro Semienouvictz. Queſte Opere ſono veramen- te belle, non può negarſi, ma ſon di parere che poſſano eſſere ſtate forſe piùᷣ utili nei tempi andati, quando P Ar= te dèe Fuochi era piu ſemplice, di quel che poſſano eſler lo nei tempi preſenti, nei quali il guſto dei medeſimi Fuochi è di gran lunga più raffinato, e più artiſizioſo. Pef la maniera d'oggidi è aſſai pid compito, e più bel- f 0 dei precedenti i Ttattato di Monſieur Frizier intito- 1 7 7³—* 11 84 R lato Fraitè des Feuò 0 Arti fice, gquello di Monfleur ELE 8 Belidor poſto in fondo al ſuo libro; e Tavole per get- f 1 tare le Bombe. Ma neppur queſti ſoddisfanno in tutto, e 1 + 4 per tutto, maſlime ſecondo il guſto d Italia, e partico- larmente in ordine alla decorazion delle Macchine, per- chè fanno fare a poco a poco i loro effetto ai pezzi d 18 Artificio, accendendogli un dopo altro a mano, IA do- ve nelle Macchine alluſο, Ica Lia,eii PEHano uni- tamente un dopo Paltro ſenza che ci ſia biſogno d'aceνn¹- dergli a mano, e con eſſi ſi fanno molte, e diverſe Figu- re ſenza imbarazz0. Io dunque dopo di aver oſſervato tutte le ſuddette Ope- re, ed altre ancora ſopra queſta materia, ſenza trovarne pure una ſola, che ſi poſſa veramente chiamar compita, almeno ſecondo il guſto di queſti tempi, e di queſti Paeſi, dopo di avèx auche fatto diverſe operazioni, ed eſperien- 26 in queſto generẽ nor ſenza qualcho diſpendio e di tem- po, e di denari, ho finalmente penſato di venir ſtenden- do, come ho fatto qui, un piccolo Dettaglio, ma il più compito, e il più eſatto, che per me far ſi poteſſe ſo- pra i modo di operare in queſta materia Bologna mia Patria ſopra tutte I altre Cittd dell' Ita- lia è ſertiliſſima adeſſo più che ſia ſtata già mai di Di- let- lettanti in genere di Fuochi Artificiati, e dir lo poſſo- no, e Roma, e Napoli, e Vienna, e Parigi, dove di- verſi di eſſi dimorano di permanenza, eſercitando ce approvazione la loro abilità. La perizia, e la maeſtria che poſſiedono, io dubito certo che non E abbia no già ca- vata daiĩ libri, che vanno intorno, perchè vyeruno di e er avventura buono da ſi, come ho gid detto, non 81 far fate a neſſuno la riuſcita, che hanno fatto eſſi: ma ſe alcuno gl interrogaſſe, credo beniſſimo che riſpon- derebbono, che ciò che ſanno, è provvenuto in parte dalle ricerche induſtrioſe, e dalle ſcoperte che hanno ſaputo fare da ſe medeſimi col loro talento, èe in parte da certi ſecreti particolari, che hanno cavato o di boc- ca, o di mano altrui. Se altri dunque in avvenire vor- ranno darſi a queſta dilettevolè occupazione; io mi lu- ſingo che potranno trovare in queſta ſola mia tenue fa- rica, ſenza farne tantè ſtentate ricerche, una ſtrada di lunga WaRO- eerePier-per giungere ad operare con ſicurezza, e con eſito. „Er VI INDPICE DEI GANI. ErrFRIXA. AP. I. Del Salnitro, e modo di purifficarlo. pag. 1 CAP. II. Del Zolſo, e modo di purificarlo. 4 CAP. III. De! Carbone, e modo di farlo. 4 CAP. IV. Della Polvere, e modo di conoſcere la buona dalla cattiva. 4 CAP. V. Della Canfora. 9 CAP. VI. Deile Limature. 10 CAP. VII. della Lottatura. 10 CAP. VIII. De Fuochi odoriſeri poſti nei vaſi, o fatti in Torcie, ed an- cora delle Paſtelle. 10 CAP. IX. Dalli Stupini, e della Micchia. 12 EAKRTESECOUNEFE AP. I. Degli Strumenti de quali gli Amiſicier: ſi ſagliono ſervire per ſare Fuochi Artificiati. 14 CAP. II. De] modo di fare le canne di carta. 18 CAP. III. Modo d. AHrangolare le cann: 19 CAP. IV. Modo di caricane f 20 CAP. V. Modo di Pofre le guarniture ai raxxi, e guanto poſſono portaræ di guarnitura. 23 CAP. VI. Modo di collocare i rax⁊i ſopra lèe ſue bacchette. 24 CAP. VII. Regola generale per la miſura dei rnaz, e di tuie le ſue Parti. 25 CAP. VIII. Delie miſture pei raxzi-. 29 CAP. IX. Modo che ſi dee tenere per fare miſturèe che produchino dei Fuochi colorati, ed alire che fanno diverſi effetti. 30 CAP. X. Modo di ſare varie ſorta di guarniture da porre ſopra li raxzi, e prima delle Caſtagnuole, che ſervono ffra lè altrè coſe per fare 10 ſeophρ⁰ho ra⁊gi guarniti. 32 CAP. XI. Modo di faræ di ſerpentini. 33 CAP. XII. De. Lumini, Pioggia doro, Grani d oro ec. 3 CAP. XIII. Dei varj e diverſi modi di guarnire i rav⁊i, e di varie ſorta. 41 CAP. XIV. Delle Caſſettè. 56 CAP. XV. Del Mortari da gettarè le Bombe, e Granatè da giuoco. 59 SAP. XVI. Delle Bombe, e granate da giuoto, e ſua ſabbrica. 6² CAP. XVII. Dei ra⁊ da corda detti corrantini, e delle Sacite, e Lam- Ppi cbe ſi ſanno ne. Teatri. 66 PA R- AP. I. Delle Fparate di Caſtagnuole. 69 CAP. II. Dei Sbruffi, e delle Trombe. 70 CAP. 33 Delle Fontane, o Geiti di ſuoco. 74 CAP- IV. Delle Girandole. 78 CAP. D7 varie coſe le Juali fanno il loro effetto girate dalls girandole. 86 CAP. VI. Delle Girandole in forma ovale. 88 CAP. VII. Dei Splendori. 90 CAP. VIII. Modo di fare il Fole di fuoco. 91 CAP. IX. Modo di ſare la Luna di ſuoco. 93 CAP. X. Delle Stelle, Croce di Malta, e varie altre Figure. 93 CAP. XI. Modo di fare le Ftelle, ed altre Figure con pochiſſime canne- 97 CAP. XII. Dei ſuochi incaſſati, e traſparenti. CAP. XIII. Modo di comporre un Diſtico, Figure, Ziſfere, od altro 41 ſuoco, ma non traſparenti. 100 CAP. XIV. Modo di porre inſieme molti pexxi,; e formare un intiero giuoco. 102 CAP. XV. Delle canne da Iuminazione, le quali ſervano per illuminare 1 Teatri. 104 CAP. XVI. Illea per conſtruire i Teatri, col modo di guarnirli con var/ giuochi di ſuoco, 106 CxP. XVII. Deile Iluminaqioni delle Ftrade, e delle Piaxxe, e delle ‚ Lor⁊ie clæ uu ñedinguο ον)οννν ονοννάe ον bνναρ’u)uagi 110 4 EAR AP. I. De' RaNZNi 112 SAP. II. Delle Bombe, e Globi da acqua. 115 CAP. III. Dei Sbruffi da acqua. 120 CAP. IV. Delle Girandole da acqua. 122 CAP. V. Delle Compo ſixioni cbe ſi accendono nell acqua. 122 CAP. VI. Dei Teatri pei ſuochi acquatici. 124 INDICE DEI CAPI. FAFFTFFER2A4. VII VIII NOIRIFORMATORI Dello Studio di Padova. Vendo veduto per la Fede di Reviſione, ed Approvazione del P. Fra Paolo Tommaſo Manuelli Inquiſitore Generale del Santo Officio di Venezia, nel Libro intitolato Della Pirotechnia, o ſin Trattato dei Fuochi d' Artificio di Giuſeppe Antonio Alberti Bologneſe, non v'eſſer cos' alcuna contro la Santa Fede Cattolica, e parimente per Atteſtato del Segretario Noſtro, niente contro Principi, e buoni coſtumi, concediamo Licenza à Gio- Batti ſta Recurti Stampatore di Vonegia, che poſſa eſſere ſtampato, oſſer- vando gli ordini in materia di Stampe, e preſentando le ſolite Copie alle Pubbliche Librerie di Venezia„ e di Padova, Data li 26. Agoſto 1748. (Gio: Emo Proc. Rit. (Barbon Moroſini Kav. Proc. Rif, 1* Regiſtrato in Libro à Carte 36. al Num. 297 Michel Angelo Marino Scg. 2 1 4 + RRer 312 Reg. al Mag. Ecc. contro la Beſtemmia 4 8 Franceſco Gadaldini Seg. DEI. —— *— gbgR DELL A PIROTECHNITA 4 TRATTATO DE' FUOCHID' ARTIFIZIO. ö 0 P ARTEPKIMA. Chbe tratta delle materie pili uſuali, che ſogliono 0 entrare ne Fuochi Artificiali. Oοονννονννννεεεεονοοοεαενεονοσεονοννο.ο⁹ ᷓ„ C APOPRILNMO. De] Falnitro, e modo di purificarlo. Krerefe Prffa di 68u aftfà C514 Hf deite parlare della polvere d' archibugio, eſſendo queſta, per cos dire, Ianima de Fuochi Artificiali; ma perchè volen- doſi fabbricare la polvere, biſogna prima provvederſi del ſalnitro; perciò ho ſtimato meglio, prima d' ogn altra coſa, trattar di queſto, e degli altri mate- riali, con cui ſi fa la polvere, avanti di venire alla deſcrizione di eſſa. E perchè al Maſtro de Fuochi non fa d' uophο che conoſcere, e diſtinguere deꝰ materiali ch entrano nelle compo- ſizioni quali ſieno i buoni, e quali i cattivi, qui n' eſponiamo il modo. Per conoſcere il buon ſalnitro dal cattivo, deeſi farne un monti- 5 cello ſopra di una tavola ben polita, poi& accendi, e quindi oſſer- vaſi, mentre ſe fard ſtrepito, come quando ſi butta ſal comune ſo- bra dei carboni acceſi, ſarà ſegno ch' egli ritiene molto ſale; ſe dopo arſo laſcierà ſchiuma, daraà ſegno di eſſer troppo graſſo; ſe la- ſcierà altre immondezze, ſarà ſegno che tiene molta tèrra; e quan- to piũ laſcierà di queſte, ſarà ſegno di eſſere men buono,e men Purgato, e per conſeguenza di minor forza: Ma ſe gettetd fiamma chiara e lunga a foggia di piccoli razzi, ed il fondo della tavola ri- manga netto si, ma abbruciato come carbone, oppure vi riman- ga ſolo un poco di macchia bianca, ch' è il fale fiſſo del nitro, Parte I. A 41* 2 DELLAPIROTECHNIA allora ſi dirà eſſere ben purgato, buono, e perfetto. Quando la ta- vola ſopra cui ſi è acceſo il monticello di falnitro in tal luogo ſa- rà ridotta in carbone, ſi arguird la ſua maggiore, o minor for2a dall' eſſere più profondamente abbruciato, mentre quanto più pro- fondamente avrd ridotto il legno in carbone, il ſalnitro farà piu vigoroſo, avvertendo però al legno della tavola, perchè ſe ſard te- nero, o come di pioppo o d altro legno ſimile, dovrd abbruciare in pid profondità che non farebbe ſe foſſe di legno duro, come no- ce, pero, ſorbo, e ſimili. Qui ſi tralaſcia d' ãnſegnare il modo di fare il ſalnitro, non eſſendo queſta profeſſione del Maſtro de' Euo- chi; ma di quei, che fahbricano li ſalnitri negli Arſenali, onde a loro ne ldſcẽremo la cura; e chi foſſe curioſd di ſaperlo legga il 6 Biringuccio nella ſua Pirotechnia, il Capitan Capo bianco, Euge- nio Gentilini, Giambattiſta Colombina, Pietro Sardi, e fra più moderni Monſieur Frizier, Monſieur Belidor ed altri, ne' quali re- ſterà appieno ſoddisfatto. IIſalnitro che adopraſi ne Fuochi Artificiati deve eſſere ben pur- gato, ma non però faffinato, come quello che vendono i Speciali, che& di color di neve, ma ſi deve prendere il ſalnitro in giacciuo- li, cioè purgato come quello con cui ſi fa la polvere buona, e far- ne l'eſperimento nel modo ſopradetto, mentre ſe non foſſe abba- ſtanza purgato ſi purgherà in queſto modo. Si pigli il ſalnitro, e ſi ponga in un vaſo di rame, e ſe gli ponga ſopra tant' acqua comune, che Ii ſopravanzi circa quattro dita, e chi aveſſe dell acqua di ſalnitro, etoe di queii acꝗua che rimane dopo d' aver fatta la purgazione, che ſiamo per dire, piglierà la metã di quello, e ia metà d acqua comune, che ſarà molto meglio che coll acqua ſemplicei, poi ſi fa bollire ogni coſa, e ſi va ſchiumando, e quan do non fa quaſi più ſchiuma ſe gli butta ſopra nn poco d' allume di roca in polvere; oyvero due o tre bianchi d ovo, fecondo la quantità della materia, e cognizione del Maſtro, le quali coſe ajutano a tirar ſopra la parte più ettorogenea, perciò ſi procreerd dell altra ſchiu- ma, la quale ſi leva tutta finchè ne compariſce, poi ſi pone in uno, o pid vaſi coprendoli bene, e ſi laſciano cost fin tanto che ſi vede il falnitro congelato attorno ai vaſi in forma di giacciuoli, allora con fleſtrezza decanterete l' acqua acciò non ſi rimeſcoli il chiaro col torbidoe, il quale ſi getta via; ſerbaſi poĩ queſt acqua per purgare dell altro ſalnitro, come ſi diſſe di ſopra, poi ſi leva- no i glacciuoli del ſalnitro d attorno al vaſo, che ſard purgato quanto baſta per ſervirſene nei Fuochi Artificiati. Purgaſi ancora il lalnitro nel ſeguente modo:—— Si ponga il ſalnitro in una caldaja con acqua pura, che li ſo· pravanzi tre dita in circa, ed ancora vi ſi ponga un poco di ce- nere fatta di legni forti, poi ſi meſcoli beniſſimo, e ſi facci bolli- re ſempre ſchiumando finchè ſia conſumata Hacqua, cioè come di- 8 conò i Maſtri Salnitraj, ſia cotto il ſalnitro, il che ſi conoſce ba- an⸗- gnan A PARTFTEPRIMA. 3 gnandovi dentro un pezzeto di legno, o d'altra coſa ſimile, facen- dolo poi gocciolare ſopra di una pietra, o ferro, mentre ſe quella gocciola reſterà congelata in modo di mezza perla, ſarà ſegno che il lalnitro è cotto; e ſe ſtringendola fra le dita ſarà troppo dura da ſtritolarſi, ſarà ſegno che il ſalnitro ſarà troppo cotto; e quan- do foſſe molto dura, darà ſegno d eſſere abbruciato; ſe troppo te- nera moſtrerà di non eſſere ancora ben cotto, onde quando queſta congelazione ſarà nè troppo dura, nè troppo tenera, ma facile 2 ſtritolarſi, ſarà cotto a dovere, la qual coſa pi facilmente ſi appren- de dalla pratica, che in altra maniera. Eſſendo dunque cotto nel modo ſopradetto ſi levi la caldaja dal fuoco e ſi accomodi penden- te, poĩ vi ſi ſpruazi ſopra un poco d acqua freſca, la quale farà an- dare a fondo la parte pid groſſa, e conſeguentemente farà ſchiarire il ſalnitro, poi ſi copri acciò ſtia caldo e ſi laſci cosi fino che ab- bia beniſſimo depoſto la parte più groſſa, poi ſi decanti tutto il chiaro in un maſtello, e vi ſi laſci ſino al giorno ſuſſeguente, che ſi vedrà il ſalnitro congelato attorno al maſtello, poi ſi levi e pongaſi ad aſciugare, e aſciutto che ſard il ſalnitro ſarà purgato. Tiell acqua torbida, che ſard rimaſta nella caldaja ſi può di nuovo ritornare al fuoco due o tre volte nel modo ſuddetto per re- ſtringerla ſempre più, e cavare più ſalnitro che ſia poſſibile. Vi è un altro modo di purgare il ſalnitro, ed& di porrè il ſal- nitro in un groſſo vaſe di rame ſopra un fornello, e farlo a poco à poco liquefare, e quando comincia a bollire ſe li butta ſopra di qua ndo in quando deL2ο ſetaciato iLEquale iaccenderà, e caſo Che nöft fi accendeſſe, s accende con un carbone o legnO àcceſo, e fi laſcia abhruciare andandovi buttando del zolfo finchè il fuoco del 20lfo abbia conſumato il graſſo che tiene il ſalnitro, e ciò fatto il ſalnitro reſterà purgato. Deveſi avvertire di ſervirſi meno che ſi può di queſt' ultimo mo- do di purgare il ſalnitro, il quale ſi è inſegnato per eſſere più fa- cile degli altri, e frequentemente inſegnato dagli autori, e parti- colarmente dagli antichi, e perciò non ſi anteponeſſe al' altro, e la ragione& perchè in abbruciando il zclfo, il quale preſto in- fiamma, leva gli ſpiriti più attivi al nitro, onde& meglio ſervirſi duna delle altre maniere ſopradette, le quali chiamanſi da Maſtri Salnitraj, che purgano i ſalnitri negli Arſenali, raffinare a guazzo, equeſt' ultima la chiamano raffinare a ſecco. Dopo di aver raffinato il ſalnitro, come abbiamo detto di ſopra, potrebbeſi molte volte rifare la ſteſſa operazione, che ſempre ver- rebbe più puro, e bianco come neve, ma come abbiamo avviſato di ſopra, baſta che ſia come quello che ſi adopera per fare la buo- na polvere d archibugio, e quando per ſervizio de Fuochi ſi pigliaſ- ſe il ſalnitro purgato come per far la polvere, ed aveſſe qualche difetto, una ſola purgazione baſterà per il noſtro intento· 2 CA- 1I 12 4 DELLAPIRNOTECEHNIA Aαο On Del Zolſo, e modo di purificarls. L zolfo migliore è quello che ha un bel colore giallo, lucido, e ſpongoſo, ſenza alcuna terreſtrità, che ſia facilè a ſtritolarſi, il qual zclfo comunemente ſi chiama 2clfo magro, e per averlo mi- gliore ſi faccia in pezzetti minuti per levargli qualche poco di ter- ra, che alle volte vi ſi trova, poi ſi ponga in un vaſe di terra vitriato ſopra ĩ carboni acceſi, che ſi liquefarà, e liquefatto che ſia, ſe gli levi la ſchiuma, poi ſi colli, e ſi avrd un 20lfo puro, bello; emolto attivo- SIIII. Del Carbone, e modo di farlo. Utte le ſorta di Carbone non ſono à propoſito, si per la fab- brica della polvere, come per le miſture de' Fuochi; ma ſo- lamente è buono quello di legno dolce e leggiero,; come di ſalice, e di groſſi gambi di canape, tutti ſenza corteccia. Se ne fa ancora di verghe di nocelle, ma& alquanto peſo, perciò s adopera più per fare la polvere, che per i Fuochi, mentre fa la polvere dura, la quale reſiſte più dell'altre all' umidita Per fare una poca quantita di carbone ſi4 uiun queſta maniera. Pigliaſi un vaſo grande di terra cotta, e riempieſi di piccoſi pea- zetti di legno della ſuddetta qualità, poĩ copraſi, e lotaſi il coper- chio, e pongaſi il vaſo nei carboni acceſi ſempre mantenendo il fuoco nel medeſimo grado, e vi ſi laſci circa un' ora„poi ſi levi e laſciaſi raffreddare, che ſi avrd belliſſimo carbone. Si può fare ancora in queſt' altro modo: abbruciaſi il legno 5 quando ſe ne ſono formate le bragie ſi levino, e ſubito ſi coprino con un catino di terra cotta ſigillato attorno con terra, laſciando cosi circa mezz' ora, indi ſi levi, e ſi avrd il carbone come ſi bra- ma Ma chi ne voleſſe fare grandiſſima quantitd come per far pol- vere per ſervigio delli Arſenali, ſi può vederne il modo in varj Autori, come dal ſopradetto Biringuccio nella ſua Pirotechnia, dal Montalbani nella ſua Pratica Minerale, dal Frizier, e da molti alti 20 1V Della Polvere, e modo di conoſcere la buona dalla cattiuva. N eſſendo mio ſcopo in queſto luogo, come ho detto avan- inſegnare di far la polvere, eſſendo queſta profeſſione de polveriſti, rimetto i curioſi lettori agli Autori ſopracitati, ſolo in- ſegna- —— PÆRPRITHNM A 5 fegnarò( eſſendo queſto al Maſtro de' Fuochi neceſſario) il modo di conoſcere la buona dalla cattiva, ed ancora di quante ſorta ſe ne fabbrichi per poter ſcegliere quella, che fard a noſtro propoſito: E prima dico che ordinariamente ſe ne fabbrica di tre generi, ↄ ſpe- cie, la prima ſi compone con quattro parti di ſalnitro, una di car- bone, e una di z0lfo; la ſeconda con cinque parti di ſalnitro, una di carbone, e una di 2zß0lfo; la terza con ſei parti di ſalnitro, una di carbone, e una di zolfo, la ꝓrima viene da' Bombardieri, e Pol- veriſti chiamata da quattro aſſo aſſo, la ſeconda da cinque aſſo aſ- ſo, la terza da ſei aſſo aſſo, onde ſi vede che quel quattro cinque e ſei ſi riferiſce al ſalnitro, e quell' aſſo aſſo ad una parte di 20lfo, e ad una parte di carbone. Di queſte ſorta di polveri, quella che tiene più falnitro è più vigoroſa delle altre, onde quella da cin- que aſſo aſſo& più forte di quella da quattro aſſo aſſo, e quella da ſei aſſo aſſo è più vigoroſa di quella da cinque aſſo aſſo. Di quel- la da quattro aſſo aſſo non ſe ne fabbrica più. I tempĩ paſſati que- ſta ſorta di polvere ſerviva per Fartiglieria, mentre allora le arti- glierie non erano cosi groſſe di metallo come ora lo ſono, e per con- ſeguenza vi biſognava polvere di minor forza di quella s adopera og- gidi, ed allora non ſe ne fabbricava di quella da ſei aſſo aſſo, ma ora che con la ſteſſa artiglieria hanno voluto fare i tiri più lunghi, hanno ingroſſato il metallo alle artiglierie, e fatta la polvere piu vigoroſa. Ma ritornando alla polvere che ſi deve adoperare per i Fuochi Artificiati dico, che ſi deve adoperare la pid vigoroſa, cioè quella da ſei aſſo aſſo her& Holto migliore pe Euochi Artificiati quella ché qui in Bologna ſi adopera per uſo della caccia, la doſe della quale è la ſeguente. Salnitro ottimo libre 100. 20lfo buono e purgato libre 10. carbone di ſalice, o di gambi di canape libre 14. e con queſti materiali ſi fa una polvere buoniſſima per ſervigio della caccia, e dei Fuochi Artificiati. In tre modi ſi conoſce la buona polvere dalla cattiva. Primo colla viſta, ſecondo col tatto, terzo col fuoco. Colla viſta ſe poſta in una carta bianca la tingerà molto, e ſe all' occhio ſard troppo ne- ra ſarà ſegno che tiene molto carbone. Se gialeggierà denoterà eſ- ſervi troppo 20;lfo, e ſe ſarà di color berettino oſcuro, ſard ſegno di polvere buona, eſſendo che il colore del ſalnitro avrà ſuperato il ne- ro del carbone. Col tatto ſe ſtritolata colle dita andrà facilmente in polvere e laſcierà le dita molto tinte, ſard ſegno di molto car- bone, ſe pungerd le dita ſarà ſegno che i materiali non furono ben peſti, ma ſe ſtritolata non tingerà le dita od almeno le tinge- rd poco e non pungerd darà ſegno di perfezione. Col fuoco facen- done aleuni monticelli in una tavola polita poco diſtanti L uno dall altro, ed acceſone uno, fubito ſi accenderanno gli altri facen- do la fiamma chiara con ſtrepito, non laſciando la tavola imbratta- ta, ſard ſegno che la polvere è buona; ma ſe laſcierà la tavola untuoſa, ſarà ſegno che il ſalnitro è troppo graſſo, e per conſeguen- 2a 13 14 16 17 19 6 DELLAPIROTECENTA 24 non ben raffinato. Se laſcierà terra, ſarà ſegno di poco carbo- ne, e ſe laſcierà minuti granelli ſarà ſegno, che il zlfo non fu ben peſto. Eſſendo che la polvere poſta nelle miſture de' Fuochi Artificiali; particolarmente dove ſi richiede forza per movere, come nelli rax- 2i, ruote e ſimili, alle volte a cagione della minor bontd di eſſa, o per dir meglio del ſalnitro, che in eſſa vi ſi trova, eſſendo que- ſto Ianima della polvere; va fallito il penſiere dell' Artefice, perciò 4 ſe per fare una tal compoſizione, ordinaria doſe era di una libra di polvere, per fare I'effetto ve ne vorria una libra e mezza, onde biſogna che l Artificiere ſtia molto oculato, acciò non gli rieſca la coſa con ſuo poco onore, e per ovviare a queſto biſogna che ſappi la forza della ſua polvere. Per conoſcerla il miglior modo e più ſicuro con il quale d'ordinario ſi ſervono gli Artificieri è la pruo- va,; cioè fatta la miſtura ſecondo l' ordinaria doſe, con queſta ri- empiono una canna e la pongono ſopra della ruota, che dee far girare, poi datogli fuoco oſſervano; e ſe vedono non aver baſtevol forza gli aggiungono polvere ſina ſettaciata ovvero ſalnitro finiſſimo, pure ſettaoiato, e ſe foſſe troppo potente gli aggiungono 20lfo fino ſettaciato, e lo ſteſſo fanno ai razzi caricandone uno e provando- lo, e ſe non và con quella forza che ſe li conviene, li aggiungono polvere fina ſettaciata, e ſe va troppo forte li aggiungono carbone ſettaciato, il tutto ſecondo la pratica e conoſcenza dell' Artefice. Per provar poi la polvere ſola, e ſopra la forza che ſi trovera avere regolarſi. Molto ſi ſexxono di une ſtrumento detto la Prove- ta, o Provino, de quali ne vanno attorno molti, ed il più comune fatto come una piccola piſtola, il quale tiene un accialino alla Romana detto a crico, e appreſſo il focone vi ſtà un piccol cilindro di ferro, il quale vicino al fondo ha un bucco, che rieſce nel mez- 20 del focone di detto accialino: queſto cilindro& alto mezz on- zia, e reſta ſuperiormente chiuſo da una laſtra di ferro rotonda e larga quanto è la bocca di detto cilindro, la qual laſtra ſi uniſce ad una ruota dentata, la quale tiene dietro di sè un attacco di mo- la, la quale eſſendo moſſa dalla forza della polvere ſi vede quanti denti di detta ruota ha moſſi, ĩ quali ſi computano come tanti gra- di di forza. Ma ſiccome che queſto ſtrumento è ſoggetto àa varj in- comodi, come alla mutazione de' tempi, ed all' irruginirfi, e ſimi- li, porremo in queſto luogo un Provino faciliſſimo e buono, il quale vien poſto da Monfieur Erizier nel ſuo trattato de Fuochi Artificiali, del quale dice eſſerne l' originale apreſſo il Re à Ver- ſaglies, ed è fatto come ſi vede nella Tavola prima Figura prima con due collonnette di legno forte ſegnate LLe piantate ſopra un legno C che li ſerve di baſe, le quali collonnette deono eſiere pa- ralelle l'una all' altra, cioè egualmente diſtanti, al didentro delle quali collonnette vi camminano pel lungo gl incaſtri a coda di ron- dine ſegnati I, ed in mezzo del legno Co baſe vi è un piccolo iin CIIIn- PFHARNFTI PRIM. 7 cilindro B di ferro capace di un quarto d' oncia in eirca di polve- te, con la ſua lumiera o focone X. Sopra queſto piccolo cilindro deve poggiare un mazzo di legno forte come il Z il quale dee eſ- ſer coperto di ferro nella parte inferiore V, il qual mazzo medi- ante due riſalti dalli lati oppoſti di eſſo deve entrare negl' incaſtri delle collonnette cioè in II, e talmente fabbricati, che ſi poſſa move- re e ſalire con facilitd ſecondo il biſogno: in mezzo poi a detto mazzo cioè in M dee eſſervi ſaldato un ferro di competente groſ- ſeꝛza e dentato, come ſi vede in D M, il qual ferro dee paſſare per il legno NS poſto ſopra le collonnette LL mediante in bucco Gun poco più grande di eſſo ferro, acciocchè con ogni libertà poſ- ſa ſalire e ſcendere. Poi nelli due eſtremi Ne 8 deeſi porre due ferri ſnodati nelli luoghi NeS, come ſono li N O ed 8S P, li qua- li devono ſervire per ritenere ſecondo il biſogno il ferro dentato D M, onde nelle eſtremitd OeP deono eſſere più ſottili, acciò facil- mente poſſano entrare nelli denti del ferro D M. Ciò fatto ſard preparato lo ſtrumento per conoſcere la forza della polvere in que- ſto modo. Riempiaſi di polvere che per eſperienza ſi ſappia eſſere perfettiſſima il piccolo cilindeo B, e ſopra detto piccolo cilindro vi ſi facci poggiare il mazzo Z, e ſi pongano i ferri N O ed S8P ſotto li denti che in quello ſtato li converranno, poi diaſi fuoco alla pol- vere mediante la lumiera, o focone X, la forza della quale fara ſalire il mazao gquanto potra ſalito che ſarã nel voler cadere reſterà impecito dalli denti del ferro D M, e dalli ferri NGe5 P„‚ onde ſi vedrà quanti denti la forza della polvere avrd fatto ſa- lire dal primo luogo dove erano li ferri NGeSP(il qual pri- mo luogo dee eſſer ſegnato per ſempre poterſene ſervire) e dal numero dei denti, che ſard ſalito ſi argomenterd quanta ſia la for- za della polvere. Per eſempio la forza della polvere che per eſperienza ſi sd eſſe- re perfettiſſima ha fatto ſalire nove denti, ſe altra ſorta di polvere farà ſalire ſolo ſei denti, queſt' ultima ſi dovrà rigettare, o pure ſe per neceſſitd ſe ne doveſſe ſervire biſognerà porne nelle miſtu- re non gid ſecondo la doſe( intendendoſi ſempre le doſi delle compoſizioni fatte con materie perfettiſſime, e per conſeguenza con Polvere finiſſima) ma di più, cioè nel noſtro caſo nella proporzione di à a 3, che è la proporzione che paſſa fra una polvere all altra, cioe di queſt' ultima ſe ne dovrd porre la metd di più, e cosi 1 Artißeiere ſarà eſente da quello che può ſuccedere per non ſapere la differenza di una polvere dall altra. Deeſi avvertire di fare le collonnette L, L, ed il ferro DM di lunghezza pProporzionata più toſto lunghi che corti, acciocchè la for- za della polyere non faceſſe urtare if mazzo nel Iegno G, e conſe- buentemente non ſi poteſſe vedere la forza della polvere, come an- cora il mazz0 ſi deve fare a un di preſſo di una tal e qual propor- zione 20 21 8 DELLAPINOTECEHNIA zione riſpettivamente alla quantità della polvere, di cui è capace il piccolo cilindro B. Per più comodità deeſi fare che il legno C il quale ſerve per baſe di queſto ſtrumento, avanzi circa ſei dita da ogni parte delle collonnette come ſi vede in A, Q per potervi fa- re due buchi mediante i quali ſi poſſa con ferle poſte in eſſi pian- tare ed aſſodare il Provino in terra, acciocchè la forza della polve- re nel far ſalire il mazzo non roverſi lo ſtrumento, e facci muo- vere il mazzo dal luogo ove era ſalito, per poter giuſtamente co- noſcere la forza ed attività della voſtra polvere. Giacchè in queſto Capitolo abbiamo trattato della polvere, mi ſia permeſſo allontanarmi per breve ſpazio dal retto cammino per togliere derrore molti, i quali penſano darſi una polvere da loro chiamata bianca, o muta dal effetto, che dicono fare, cioè man- dare lungi le palle dall' archibugio caricato con queſta polvere ſen- 2a un minimo rumore: ma chi non sd che il rumore o ſcoppio al- tro non è che pronta e violenta agitazione dell aria fatta dalla polvere nel cacciare la palla, onde ſe la polvere non faceſſe ſtre- pito, conſeguentemente non avrebbe forza, e non caccierebbe la pal- la, la quale per cacciarla con forza richiede un movimento vio- lento, il quale, come vien ſpiegato da Fiſici, è la cagione dello ſcoppio. Vero è che molti modi ſi danno per fare che la polvere facci pochiſſimo rumore meſcolandola con materie atte à inviluppare il volatile del ſalnitro, e per conſeguenza a ſiminuire la ſua foraa di modo, che la polvere fard bensi poco rumore, ma ancora fard poco, o niuno effetto, avendo perduta la maggior parte della ſua forza. Ciò non oſtante ho voluto ſcrivere varie maniere di far queſta ſorte di polvere chiamata muta, levate da varj Autori, e ciò per appagare le curioſità di molti. Doſi levate da Monſieur Erixier. prendi Borace una libra, polvere comune libre due, ogni coſa ſi peſti e ſi ſettaci e aſſieme ſi uniſca e meſcoli e ſi graniſca all' uſo de' polveriſti. Altra. Ad una libra di polvere comune ſi aggiunga una menza libra di pietra caliminare, ed altrettanto borace e dopo avere ben peſte e ſettaciate le materie, ſi meſcolano, e ſi fa la polvere come ſopra. Altra. Si pigli ſei libre di polvere, una mezza libbra di Talpi calcinate vive, ſi ponga ogni coſa in un vaſe di terra vitriato con altret- tanto borace di Venezia, e ſi facci la polvere come ſopra. Altra. Prendaſi ſei libre di ſalnitro, libre otto e mezza di zolfo, mez- 2a libra di polvere fatta colla ſeconda ſcorza di ſambuco, e due libre di ſal comune, e con queſti materiali facciaſi la polvere. Altra te 2 10 PARTE PRIMA. 9 Altra. Si averà 1o ſteſſo ſe ſi bagneranno le mani con fiele di Lucio, maneggiata bene la polvere colle manĩ cosi bagnate, acciocchè re- i bene inzuppata di detto fiele, ne avremo!' intento· Altra maniera del Fioravanti. Scrive il Dottor Fioravanti nel ſuo libro intitolato i Capriccj Medicinali la maniera di fare una tal ſorta di polvere in queſto modo. Prendaſi oglio comune, ed acqua aſſieme„ e queſto miſto ado- praſi per raflinare il ſalnitro; poi pigliaſi del ſalnitro cosi raffinato, del carbone d' oſſa di cani, e del zolfo, la doſa convenevole per far la polvere comune, la quale fatta ſecondo Iarte, ſarà fatto quello che ſi cerca. Avanti di terminare queſto Capitolo voglio ancora inſegnare il 22 modo di far la polvere fulminante, la quale per eſſer diꝰcurioſo effetto; non ho voluto laſciare quei Lettori che non la ſanno privi di tal notizia. Queſta polvere ha proprietd, che ſe un poco di eſ- ſa ſi pone in un cucchiajo di ferro ſopra il fuoco per circa mezz ora, 5infiamma, e ſa uno ſcoppio come un groſſo moſchetto, ed il modo di farla è il ſeguente. Salnitro parti tre, ſal di tartaro parti due, 2zclfo parti una, ogni coſa ſi riduce in finiſſima polvere e aſſieme ſi meſcola che ne ri- ſulterà la polvere fulminante, la quale nel fare Io ſcoppio fa I' effet- to al contrario della polvere d archibugio, facendo forza abbaſſo in modo, che analla un-Cncchiale-Ai aan Aar 1 eſperienza, appunto Hſfervono di un cucchiajo di ferro groſſo, acciocchè reſiſti d' avvantaggio. Si ſa ancora una ſpecie di miſtura con oro„chia- mata oro fulminante la quale fa maggior ſcoppio della ſopradetta 23 polvere, onde chi aveſſe dell oro da ſminuire veda la Chimica del Lemery, o il Tratatto della Baccheta Divinatoria del Valemonte che vi troverà il ſecreto. Tralaſcio d' inſegnare il modo di far di- venir buona la polvere guaſta, eſſendo queſto meſtiere dei polve- raj, e quando ciò ſi voleſſe ſi può vedere in molti Autori: laſcio ancora il modo di tingere le polveri in varj colori, ed altre ſimili coſucce, non eſſendo queſti, che ornamenti dati alla polve- re, di poca utilità alla forza della medeſima, e quando ſi voleſſe ſapere ſi veda il Frizier, che diffuſamente ne tratta. E ff it Deila Canfora. A canfora&è una feſina portata à noi dall' Indie, e dall' Iſola 24 1 Borneo, la uale ſtilla da un arbore moltò grande1 a mi- gliore è quella che& bianca, lucida, e di graviſſimo odore; deve- fl queſta tenere ben chiuſa in un vaſe di vetr o, perchè laſciandola Parte J. B ſcoper- ——— 25 26 10 DEIL.LAPINOTECENIA ſcoperta in poco tempo ſvapora. Queſto materiale viene poco ado- perato dalli Artificieri, forſe per non eſſer di poco prezz0,; benchè facci un belliſſimo effetto in varie compoſizioni. Giacchè trattiamo della canfora non voglio tralaſciare d' inſe- gnare, come con un poco di canfora, e ſpirito di vino aſſieme poa ſti in un vaſo, e fatti ſvaporare ſopra il fuoco in una camera ben chiuſa; ſe dopo queſta evaporazione ſi entrerà nella camera con un lume acceſo, ſi vedrà tutta la camera piena di fuoco, il quale ſVanird come un lampo ſenza però alcun nocumento, ma con ma- li aſtanti. ravjſoli— 122 1as 8¹¹⁴¹¼ deg ER Delle Limature. P 2 Fuochi Artificiali s adoprano ancora delle limature di fer- ro, o.d acciajo, di rame, o d' ottone, facendo quelle di ra- me e di ottone quaſi un medeſimo effetto; delle ſuddette limature ſe ne deve avere delle limaté groſſe, e delle limate finiſſime: la Iimatura groſſa di ferro, o acciajo ſi piglia da Fabri; la ſina ſi piglia da quelli, che lavorano coſe fine, come da quelli che fanno Ii pettini da ſeta chiamati ancora ſcardaſi: quella d acciajo è mi- gliore di quella di ferro. Delle limature di rame, e di ottone ſe ne deve avere pure del- le limate groſſe, e delle limate minute, le quali ſi trovano da quelli, che lavorano i rami, e da quelli, che lavorano gli ottoni, avvertendo che ſieno Liinlatg da installi ſe non nu⸗ i, almeno che ſleno ſenza atcuna ſorta di rugine, e netti da ogn altra immondezza: queſte limature devonſi conſervare in modo, che non»'entfi u- midità, acciocchè non irruginiſcano, perchè irruginite che ſieno non ſono più atte pel noſtro ſervigio. S A r 0 E Della Lottatura. 1 A lottatura è una polvere finiſſima fatta di creta, la quale an- cora ſi fa con vaſi rotti di terra creta non ancora né verni- ciati; nè cotti, ma ſolo ben ſecchi, tale quale trovanſi alle forna- ci, o pure colla ſteſia terra creta colla quale ſi fanno detti vaſi, la quale ſia finiſſima e ben ſecca, e ridotta che ſarà in ſottil polvere eſettacia ſi dovrà ſerbare in luogo aſciutto per ſervirſene alle oc- correnze. 5 C00 De Fuochi odoriſeri, poſti nèe vaſi, ſatti in Torcie, ed ancora delle Paſtelle. N ON avevo intenzione di por qui il modo di fare le ſuddette coſe, non eſſendo molto in uſo, ma confſiderando, che ſareb- bero di un gran decoro e nobiltà, quando ſi faceſſe qualche feſta 6 0 RAT PRAN XN 11 o fuochi di gioja alla preſenza di qualche Principe, come per illu minare qualche ſtrada, o ſala con lumi odoriferi, perciò ho poſto qui varie compoſizioni levate dall altre volte citato Monſieur Fri- zier, e ſono le ſeguenti- Pigliaſi ſtorace, bengioino ed incenſo una libra per ciaſcheduno, canfora una mezza libra, vernice in grana oncie ſei, ed altrettanto di carbone dolce, e dopo aver fatto in polvere le ſuddette materie ſi meſcolino con oglio di ginepro in modo, che la miſtura ſia co- me liquido unguento ed ancora più chiaro, la qual materia ſi pone in vaſi atti a tale effetto, poi ſi accendino ed ornato e illu- minato con queſti qualche luogo, renderanno un gratiſſimo odore. Se ne poſſono fare di quelli che rendono varie ſorta di odori ſe- condo il guſto di chi li vuole, adoperando altre materie atte ad abbruciare facilmente, colle quali ſi fard nello ſteſſo modo detto di ſopra, onde per tal ſtrada ſi poſſono illuminare varie camere o ſa- le con diverſi odori. Per fare delle torcie odorifere ſi poſſono prendere le ſeguenti ma- terie, od altre ſimili come ſtorace, calamita, bengioino, goma di ginepro oncie due per ciaſcheduna, maſtice, incenſo, ambra bian- ca e gialla, canfora di ciaſcheduno un' oncia, ogni coſa fatto in pol- vere è poſto con cera liquefatta ed un poco di pece bianca, con queſta miſtura ſi formano le torcie col fuo ſtupino nel mezzo, che renderanno un gratiſſimo odore. Si poſſono ancora fare delle paſtelle, le quali in abbruciando ren- dano odare, CUf PTRTTATE TA Fiffüräk fättäà C0OlIE PIVeri ſuddette per far le torcie; e farne una paſta con acqua roſata, nella quale ſia ſtata diſciolta ſufficiente quantità di goma arabica, 0 dragante, e formate con queſta delle paſtelle della grandezza che volete, le qua- Ili ſi fanno ſeccare al ſole; e ſe volete che le dette paſtelle oltre alL ricreare I' odorato ricreino ancora la viſta,; alla ſuddetta miſtu- ra vi aggiugnerete tre oncie di ſalnitro e un quarto d' oncia di carbone di legno tiglio, e farete le paſtelle come ſopra. Altra maniera. Prendete ſtorace, bengioino, ſandraca di ciaſcheduno due oncie; olibano, maſtice di ciaſcheduna un oncia e mezza, del carbone dol- ce un oncia e due terai con tre o quattro chiodi di garofani, e fatte in polvere lè dette materie farete le paſtelle coll' acqua roſata, nella ꝙ ſia ſtata diſciolta della goma, come ſi diſſe di ſopra, e ſeccate che ſaranno ve ne ſervirete col porle in vaſi, ed acceſe che ſaranno ricreeranno la viſta, e odorato. Se poiĩ ſi voleſſe porre poca materia in piccoli vaſi, dove la flam- ma oltre f illuminare il luogo renda ancora odore grato, baſterà meſcolare una delle ſopra deſcritte miſture ridotte in polvere con della trebentina, ed un poca di pece bianca, o qualch altro umore graſſo e facile ad abbruciarſi, le quali coſe poſte ne vaſi ꝙ lampa- eOd 2 ne 2 B 31 12 DELLAPIROTECHNIA ne od altra ſimil coſa col ſuo ſtupino ben groſſo nel mento, il qua- le acceſo fard effetto deſiderato. EIX. Degli Stupini, e della Micbia ec. ONW più neceſſaria coſa ne Fuochi Artificiali, quanto.ſono gli ſtupini, ſervendo queſti per mandare il fuoco dove ſi vuole, e comunicarlo da un luogo ad un altro, onde ſe gli ſtupini ſaranno fatti a dovere, ſi ſarà ſicuro della comunicazion de' fuochi; ed il modo di farli è queſto. Prendaſi quella quantità che ſi vuole di cottone, o ſia bambagia fllata, e 8ingroſſi col raddoppiarlo alcune volte ſecondo il biſogno egiudieio di chi opera, per eſempio come lo ſtupino d' una can- della: poi pigliſi un catino od altro ſimil vaſo di terra cotta e vitriato e ſe gli ponga delſ' aceto con tanta polvere della migliore, che ſi poſſa avere in modo, che aſſieme coll aceto formiſi come li- quido unguento; poi vis immerga dentro lo ſtupino, non gid in go- mitolo, ma ſpiegato, in modo che reſti bene coperto dalla miſtura, avvertendo di laſciare i capi dello ſtupino fuori del vaſe o catino come ſi vede nella Fig. 2. i capi dello ſtupino ſegnati Ae B, do- po averlo laſciato in tal modo circa tre o quattr' ore ſi principj da un capo dello ſtupino fermando I'altro, e ſi vadi levando fuori a poco à poco; col ſtriſciarlo e premerio bene tra ic dita, cioè fra il pollice, e 1 indice, e queſto acciocchè lo ſtupino S imbeva del- ia materia: ciò fatto ritorniſi Io ſtupino nella miſtura e nella pri- miera ſituazione, poi fra altre due o tre ore torniſi a ſtriſciare colle dita come ſopra, queſto ſi deve rifare per lo meno cinque, o ſei volte, perchè quanto più vi ſi fard la detta operazione, reſterà ſempre più imbevuto e penetrato dalla miſtura, e perciò ſard piũ ſicuro a portar il fuoco dove ſi vuole. Se ſi vogliono poi ſtupini che diano tempo, cioè vadino tardi, pren- daſi una lIibra di polvere, un' altra Iibra di ſalnitro, e tre oncie di pece greca, e coll' aceto ſi facciano li ſtupini come ſi è detto di ſo- pra: ſe poi ſi voleſſe che foſſero ancora più tardi, prendaſi polvere oncie 4 ſalnitro oncie 6. carbone e pece greca oncie una per ſor- ta, è coll aceto ſi facciano i ſtupini come ſopra. Fatti che ſono gli ſtupini ſtendonſi attorno ad un telajo, accioc- chè con più comoditd ſi afciughino, e dopo che ſono aſciutti ſi le- vano e ſi ſerbano per ſervirſene. Il ſuddetto telajo dee eſſere come ſta diſegnato nella Fig. 3. ſul quale vedeſi Io ſtupino per aſciugarſi. In cambio dᷓ aceto ſi può fervirſi d' acqua vita o ſpirito di vino, che gli ſtupini riuſciranno molto migliori, ma eſſendo di troppa ſpeſa 1 aceto folo ſerve a ſufficienza, ed in caſo di neceſſitd ſi può pigliare dell acqua in cambio di aceto, che ciò non oſtante farà il ſuo effetto, Avanti PEArPEnRINMA. 13 Avanti di terminare queſta prima parte voglio inſegn are il mo- do di fare la michia, per eſſer di molt' uſo ne EFuochi, la quale ſi fa con corda di ſtoppa di lino groſſa circa un dito, fatta bollire in liſiva, o ſia ranno fatto con cenere di legni forti con aſſieme un poco di calce viva, ponendo in queſta liſi va una ſufficiente quantit à di ſalnitro, ed aſciutto che ſarà avraſſi la michia deſidera- ta. Si fa ancora della michia, la quale non rende cattivo odore, nè fa fum o nell' abbrucciare nel ſeguente modo. Si pone in un vaſe di terra, che non ſia vern icia to della ſabbia gialla ben lavata e netta, ſopra la quale vi ſi pone la michia in Iinea ſpirale in modo che non ſi tocchi inſieme, e ſopra ſe ſi po- ne dell altra ſabbia, e ſopra queſta dell altra michia, facendo ſtra- to ſopra ſtrato, finchè il vaſe ſia pieno, poi ſi copre con un coper- chio, e ſi luta d' attorno, poi ſi Iaſcia per qua lche tempo contorna- to da carboni ardenti; raffreddato poi che ſard ſi jevi la michia dal- la ſabbia, e queſta michia abbrucia ſotto la ſua cenere ſenza eſa- lar fumo, nè fare cattivo odore. Giacchè abbiamo inſegnato il modo di far la michia, non vo- glio mancare, benchè non ſia neceſſario, inſegnare la maniera di fa- re la leſca, la quale ſi fa con quei gran fonghi che naſcono e cre- ſcono ſopra i piedi di varj arbori, come delle noci ed altri, i qua- li 8infilano e ſi ſoſpendono ſotto il camino, ove ſi laſciano un poco ſeccare, e quando ſono un poco ſecchi ſi tagliano in pezzi, e ſi battono lungo tempo con un groſſo mazzo di legno, e dopo ſi fan- no bollire in liſeiaß reſta qtrafc-ffa- ꝓofto-def fafmftro poi ſi met- tono à ſeccare ſopra tavole nel forno mediocremente caldo, e ſec- che che ſono ſi cavano, e ſi tornano a battere come ſopra per ren- derle piu ſottili e tenere Queſta leſca 5accende immediatamente nel battere l' accialino, mentre una ſola ſtilla di fuoco è ſufficiente a immediatemente accenderla. Si fa ancora in queſt' altra maniera poco diſſimile dalla ſuddetta. Si pigliano dei ſuddetti fonghi i quali fanno ancora ſopra i pioppi, e ſi pongono a mole in liſcia nella quale vi ſi laſciano venti giorni, ed ancora un meſe, poi ſi levano e ſi battono con un mazzo di legno, acciocchè · aſſottiglino, ed ancora ſi tirano colle mani per renderli più ſottili che ſia poſſibile, e quando ſono allargati e diſteſi tut- to quello che ſi può, ſi fa bollire del buon ſalnitro nell' acqua, la quale ben calda ſi butta ſopra i fonghi accomodati come ſopra e poſti in un vaſo, acciocchè reſtino coperti dall' acqua di ſalnitro, nella quale vi ſi laſciano un giorno, oppure tanto che acqua ſia di- venuta fredda, poi ſi cavano e pongonſi a ſeccare al ſole, che avre- te una buona leſca- Fine della Prima Parte 3 32 5 3 3 — 14 DELLAPIROTECENIA, TRATTATO DE' FUOCHID ARTIFICIO. PART E SECON D A Che tratta di quèꝰ Fuochi che banno i]l loro efetto nell' aria. Opo di avere nella prima Parte ſpiegato il modo di ſcieglie- re, e conoſcere le materie che ſogliono ordinariamente ado- perarſi ne' Fuochi Artificiali, in queſta ſeconda Parte paſſe- remo à moſtfare il modo di porre in opera le dette materie in que Euochi, che hanno il ſuo effetto nell aria, colla ſpiegazione di quegli ſtrumenti, che dee prima di ogn altra coſa l' Artificiero provvederſi. SAPOPRIMO. Degli Ftrumenti de JuUαιi 41 Arli ſicier-. Jas liono Jervire Per fare i Fuochi Artificiali. Eveſi prima di ogn' altra coſa provvedere d' un mortajo di bronzo, di marmo, o di legno duro di ordinaria grandezza per potervi peſtare le materie, avvertendo però che ſempre ſi dee adoperare il peſtello di legno, non mai di ferro, perchè riſealdandoſi la materia nel peſtare potrebbe, come molte volte è ſucceduto, ac- cenderſi il fuoco nella miſtura, e per queſto ſempre ſi adoperano peſtelli di legno: Non oſtante però che il peſtello ſia di legno deeſi AVere avvertenza, perchè peſtando molto benchè ſia di legno ciò non oſtante potrebbe accenderſi la materia, perciò di quando in quando ſi sbruta la materia con un poco d' acqua pura 4 diſcrezione dell Artificiero. 2. Deve avere almeno tre tamigi o ſettaci, fatti come quelli che chiamanſi qui tamburini, ſimili à quelli che adoprano i Tabaccari per tamigiare il tabacco, i quali conſiſtono in un tamigio in for- ma di ſcatola, cioè coperto di ſopra e di ſotto acciocchè quando vi fil& poſta dentro la materia e ſi ſettacia, non ſvapori la parte più ſottile, che oltre lo ſnervare le compoſizioni, rieſcono ancora di dan- no al capo ed al celabro paſſando le particelle ſottili, nitroſe, e ſulfurce per le narici, onde poſſono cagionare dolori di capo; non m' e- PARTE SECONDA. 15 meſtenderò d'avvantaggio nella ſpiegazione di queſto ftrumento per eſſer a tutti notiſſimo. 3. Un eſattiſſima bilancia colli ſuoi peſi giuſti per poter peſare le materie, e fare le convenienti doſi. 4. Un coltello grande per potere ſecondo il biſogno ſervirſene à tagliar le canne di carta, ed altre coſe come ſarà d' uopO. 5· Alcuni vaſi di terra vitriati, oppure di altra materia in fſorma di catini; per impaſtargli dentro le compoſizioni, che dovranno far- ſi in paſta. 6. Deeſi aver preparate alcune bacchette di legno forte lunghe tre o quattro piedi ſuna, groſſe come una penna da ſcrivere, ſe quali bacchette per più facilità ſoglionſi fare di tondino di ferro, o di ot- tone, avvertendo che ſieno egualmente groſſe e ben rotonde in tutta la ſua lunghezza, le quali bacchette ſervono per fare le canne di car- ta chiamate canne di comunicazione, o guide, volgarmente dette da' noſtri Artificieri S̃acchette da incannellature. 7. Altre bacchette di legno forte egualmente tonde e groſſe in tutta la ſua lunghezza, la groſſezza delle quali deve eſſere di circa mezz oncia, lunghe. in circa oncie 20. e queſte vengono chiamate Bacchette da cannè da illuminagione. Ancora devonſi avere altre ſimi- li bacchette di ferro un poco più ſottili delle ſuddette, tanto che comodamente ſi poſſano porre e levare dalle canne di carta che ſi ſaranno fatte colle bacchette dette di ſopra: queſte bacchette di ferro devono avere una capelleta o teſta groſſa nel capo come moſtra la Fig. 4. egqueſte acαẽ]ενε οιtintè T Afzafé é PöT fafeiar cadere ſopra la miſtura poſta nelle canne di carta abbiano peſo baſtevole per affollare ed aſſodare la miſtura nelle canne non battendoſi la miſtura nelle canne da illuminazione„come ſi fa nelli razzi o can- ne da giuoco, come s'intenderd aà ſuo luogo. 8. Molte cazze, o cucchiaje di banda di rame, di lata, o di otto- ne di varie grandezze co' ſuoi manichi, come moſtra la Fig. 5. per potere con queſte ſempre pigliare egual porzione di miſtura da por- re nelle canne quando ſi caricano, e queſto ſi fa perchè la compoſi- zione de razzi rieſce di più forza quanto è più battuta, onde ponen- dovene troppo per volta non reſterebbe battuta come ſi deve] perciò ſarã a propoſito avere queſte cucchiaje, le quali ſi fanno di tale grandea- za, che contengano tanto di materia che baſti per riempiere eſattamen- te quanto è groſſa la bocca o diametro della canna in modo, che eſſendo poi la compoſizione battuta non occupi che circa la metà di detto ſpazio, cioè di una mezza bocca o mezz0 diametro. Per ſaper poi la miſura giuſta che deono avere, deeſi tagliare un Pezzo di carta, come ſi vede nella Fig. 6. lunga da A ſino in B un diametro e due terzi della bocca o diametro della canna del razz0, per cui dee ſervire(per li razzi groſſi ſarà baſtante la ſunghezza di un diametro della medeſima bocca, perchè non vi ſi ꝓone di com- poſizione altro, che quanto baſti per occupare la quarta P3 del ia- 36 37 2 16 DELLAPIROTECAHNIA diametro della canna, affinchè venghi meglio affollata) la larghezza CD due diametri, poi tirate le linee come ſi vede nella figura,; vi ſi aggiunghi d abbaſſo un diametro di altezza, e tre di larghezza, cioe BE, e FG, e queſto ſe gli aggiunge per poterla attaccare ſo- pra di un manico, e contornato poi colle linee come ſi vede, e nella ſommità ſegnato in linea curva come la HAL, ſi ſarà ſegna- ta la cazza, la quale tagliata e poſta ſopra la banda di rame, la- ta, o ottone ſi taglierà nella ſua miſura, e tagliata deveſi inchio- dare nella parte inferiore attorno ad un manico come X. Fig. 7. proporzionato in modo che rieſchi come ſi vede nella Fig. 5. e ciò fatto avremo la cazza o cucchiaja deſiderata. Si avverte però, che non ſerve avere tante cazze quante ſono le bocche dei diverſi razzi, che ſi ſogliono fare, ma una di queſte può ſervire per tre o quattro canne diverſe, ma però d' una diver- ſitaà tale che non poſſi in pratica apportare alcun danno, la qual co- ſa ſi rimette al giudizio del prudente Artificiere. 9. Biſogna ancora eſſere provyeduto di alcuni cavaletti fatti co- meé moſtra la Fig. 8. li quali ſerviranno per porvi ſopra median- te la forcelletta A i razzi groſſi che non ſi poſſono gettare a ma- no, perciò biſogna ſervirſi di queſti cavaletti. 10. Deyeſi avere delle caſſette di varie grandezze, le quali altro non ſono; che caſſette di legno che ſervono per far andare in uno ſteſlo tempo una quantità di razzi, ed il modo di farle e ſervirſe- ne ſi legge al Cap. XIV. 11. Un ſtrangolo per ſtrangolar le canne, fatto come viene de- ſcritto nel Capo III. di queſta ſeconda parte. 12. Alcuni mortari di bronzo o di legno per gettare le bombe o granate da gioco, preparati come sinſegna nel Capo XV. 13. Varie palle di legno di diverſe groſſezze per potervi fare ſo- pra le bombe e granate da gioco, o pure ch è meglio un legno, nel quale ſiano incavate varie mezze palle di diverſe miſure o grof- ſezze degradate, cioè la prima della miſura più piccola che ſi uſa per fare dette bombe, e granate, e le altre vadano creſcendo in groſſezza circa un dito, e di queſte ſe ne deve avere a piacimento, cioè ſino alla grandezza che ſt vuole, il qual legno viene deſcritto al Cap. XVI. 14. Alcuni sfratoni di più grandezze, queſti altro non ſono, chie pezzi di legni ben piani nella parte inferiore, con un manico ſo- pra, come ſi vede nella Fig. 9. il legno A B ben piano nella parte inferiore col ſuo manico C, i quali ſerviranno per unire la carta che compone le canne come ſi diræ- Di queſti ſe ne devono avere di varie grandezze per poterſene fer- vire a Varie groſſezze e grandezze di canne, ſervendofi delli piccoli e più leggeri per le canne piccole, e li grandi e più peſi per le canne groſſe; il più piccolo ſi può fare con legno groſſo circa tre dita, lungo due palmi, e largo uno, e poi ſe ne doveranno avere 41 5 1— 48 C0 detta FF. II. moſtra la faletta A B, col foro B, eſe fiſſure dai PARTE SECONDA. 17 alcuni altri che creſcano in groſſezza, in lunghezza, ed in larghez- 24, acciocchè ſieno più peſanti e facciano il fuo effetto nelle canne più groſſe. 15. Deveſi ancora avere molte ſalette, le quali altro non ſono 40 che bacchette di legno forte, come di ſorbo, di boſſo, di pero ec. tornite, e deono avere un manico nella parte di ſopra per poterle adoperare, come ſi vede nella Fig. 10. e di queſte ſe ne deve ave- re di varie groſſezze, la piu piccola delle quali ſarà di diametro mezz oncia non uſandoſi far canne più piccole, le altre anderanno creſcendo in groſſcaza la duodecima parte di un' oncia, e di queſte ſe ne deve avere quante ſi vuole ſinchè arrivino alla maggior groſ- ſeꝛꝛa che deſiderate fare i razzi. Deono eſſer lunghe ſenza il ma- nico circa otto volte quanto la loro groſſczza, onde quella groſſa mezz oncia dovrà eſſer lunga quattr'oncie, e cost delle altre. 16. Delle ſuddette ſalette ſe ne deono avere altrettante quanto le prime; ma un poco piũ ſottili in modo, che poſſano liberamen- te uſcire ed entrare nelle canne di carta che ſi faranno ſopra le prime, e deono eſſere della ſteſſa altezza delle prime, con un foro nel mezzo, come moſtra la Fig. 11. grande quanto baſta acciocchè liberamente vi capiſca un ferro chiamato il foro grande, come ſi dirà. Alcuni per maggior comodo ſogliono aggiungere a queſte ſalette 41 nei lati due fiſſure oppoſte, le quali corriſpondono al buco o fo- ro di mezz0, acciocchè quando detto buco nel caricare le canne ſi riempie di i ilmente levare, e la ſud- lati Ce D, deveſi ancora avvertire che quando queſte ſalette do- veſfero eſſere molto grandi, come lo ſono quando devono ſervire à razzi molto grandi, ſi poſſono fare di legno duro, tornite con un cerchio di ferro nel ſuo capo, cioè dove è forata, e queſto per maggior fortezza. 17. Deveſi provvedere d' alcuni mazzi di legno forte„e di varie groſſezze per ſervirſene a caricare le canne, adoperandoſi i mazzi j piu piccoli per caricare le canne piccole, li grandi per le più grande, in ſomma in modo che la miſtura venghi dura ed affollata come pietra. Altro non dico ſopra ciò perchè una buona pratica baſta fenza tante miſure, come inſegna Caſimiro Siemienouvioz, avendo veduto per eſperienza battere razzi groſſi con un mazzo or- dinario, e ridure la miſtura duriſſima, e fare i deſiderato effetto. 1 18. Deveſi avere alcuni ferri poſti ſopra un piede di legno, co- me AB Fig. 12. e dove A moſtra il ſuo piede di legno, e nella parte ꝙ abbaſſo del ferro B è unita una mezza palla pure di ferro fegnata Z, il qual ferro ſi vede nella Fig. 13. poſto fuori del pie- de, e queſti ferri ſi chiamano fori da ra la miſura de' quali ſi 42 dirà a ſuo luogo. 19. Deveſi ancora avere alcuni altri fori non come 1 ſuddetti 43 ma molto pid corti pure di ferro, poſti ſopra Ia ſua baſe di legno, Parte II. 2.— 44 45 46 47 18 DELLAPIROTECENIA e la ſua mezza palla nel fondo come quelli da razzi, uno de- quali ſi vede ſegnato nella Fig. 14. dove il foro è ſegnato A, e B e 1a meꝛzza palla, C moſtra il piede di legno, la Fig. 15. moſtra il foro ſeparato dalla ſua baſe o piede di legno, queſti fori poſſono eſſer alti ſopra la mexza palla circa minuti 40. groſſi nella parte inferio- re minuti 8. in 9. fatti in tutte le ſue parti come li ſopradeſcritti, e queſti ſervono per fare un poco di foro alle canne, che dovranno ſervire per le girandole, ed altri giuochi. 20. Fa d' uopo ancora avere un ferro come l' A FEig. 16. groſſo come il dito indice della mano, lungo tre o quattr' oncie, nel fon- do del quale ſia una punta come la ſegnata B, di groſſezza circa come una penna d' ala di gallina, la qual punta ſia alta circa un quarto d oncia, il qual ferro ſerve per fare la comunicazione dal razzo al ſuo ſcoppio, come ſi dird à ſuo luogo, e chiamaſi da' no- ſtri Artificieri Bologneſi in loro linguaggio Fivo⁊adun. 21. Deveſi avere ancora una buona quantitd di ſtruffi, i quali al- tro non ſono che tubi di cartone con fondo di legno, e ſervono per gettare varie ſorta di guarniture; ed il modo di farli ſi deſcrive nel Cap. II. della terza parte. Deveſi ancora avere varie ſorta di ruote per le girandole, e fer- ri di varie lunghezze per porvele ſopra, come quello ſegnato nella Fig. 180. ed ancora molt' altre macchinette, le quali ſi deſcrive- ranno àa ſuo luogo quando ſe ne inſegnerà il Ioro uſo, onde qui non 6 poſto altro che i ſuddetti ordegni come i più uſuali, e piu ſta⸗ bili nelle loro miſure E· Del modo di ſare le canne di carta. E canne da razzi od altre canne, che ſi adoperano pei Fuochi Artificiali ſi fanno di carta. La carta migliore per fare que- ſte canne&è la carta groſſa, come la carta reale„ovvero di quella carta che adoperano 1 Muſici e Sonatori a farvi ſopra le ſue com- poſizioni, la quale è ottima per il noſtro affare quando però ſia di ſufficiente grandez2za. Prendaſi dunque di qneſta carta, e ſi tagli all' altezza che ſi vuo- le la canna, ed ancora circa la groſſezza di due dita di piu per quello che può andare àa male. Queſta carta cosi tagliata piegaſi in modo, che ne reſti un terzo della piegata, come moſtra lIa Fig. 17. poi ſi rivolti colla mano ſopra di quella ſaletta, che avrete de- ſtinata per ſorma della voſtra canna, come ſi vede nella Fig. 18. Pol pongaſi la ſaletta cosi preparata colla carta attorno, da una parte di una tavola ben piana acciocchè reſti fuori il manico di eſ. la ſaletta, e tenendo ferma la ſaletta e la carta colla mano, accioc- chè eſſa carta non ſi ſwolti, pongaſegli poi ſopra Io sfratone propor- 2lonato alla groſſezza della canna e mediante il ſuo manico fre- gaſi, premendo ſopra detta carta e ſaletta„tenendo ſempre ferma 14. W ie IIIII PARTE SECONDA. 19 Ia carta e la ſaletta acciocchè non ſvolgaſi la carta, e tanto ſi fre- ghi e premi collo sfratone in modo, che la carta reſti ben aſſettata eſtretta ſopra della ſaletta, ciò fatto ſe gli vadi aggiugnendo dell altra carta ſopra la prima, facendo che per circa tre dita la car- ta che ſi aggiugne reſti ſotto della prima, poi ſe gli freghi e pre- mi ſopra collo sfratone nello ſteſſo modo che abbiam detto, e cosi ſi ſiegui aggiugnendovi altra carta finchè la canna ſia venuta di quella groſſezza che volete, aſſettando epremendo collo sfratone ogni carta che vi ſi aggiugne, come feceſi alla prima: ridotta che ſard la canna alla defiderata groſſezza ben ſtretta, aſſettata, ed unita attorno la ſaletta levaſi la canna e la ſaletta di ſotto allo sfratone, tenendo ſempre colla mano la carta di eſſa canna acciocchè non ſi ſyrolti, poi s incolli con buona colla di farina circa la larghezza d un dito il lembo della carta della canna, acciocchè s uniſca e non ſi ſvolti, poi leviſi la canna della ſaletta e ſi laſci aſciugare Iin- collatura, e dopo che ſarà aſciutta ſi dovrà ſtrangolare, come ſi dird. Der maggior intelligenza nella Fig. 19. ſi vedono fare le ſuddette operazionĩ dall' Uomo ſegnato A. SE Modo di ſtrangolare le canne. rrangolare le canne altro non vuol dire ſe non fare un' impo- ſtatura od incavo vicino alle ſue eſtremitd, acciocchè in tal luo- go ſi poſſano legare e porre dove ſi vuole, ed ancora per poterle con piu facilitã chiudere quandõ BfIRH4A, ẽd if modo di fargli detta impöftakura, incavo, o ſtrangolatura, è il ſeguente- Nella Fig. 20. A è un occhietto o ferro ſimile, murato nel muro, al quale ſi deve legare una forte corda groſſa circa la me- tà del dito auricolare, o dito piccolo della mano, lunga tre o quat- tro piedi, con un forte baſtoncello legatovi nel fondo come B. Qan- do ſi vuole ſtrangolare una canna, I'Artificiere deveſi porre il ba- ſtoncello B fra le natiche tenendo il piede deſtro avanti, ed il ſini- ſtro più addietro(ſi pone in queſta poſitura perchè ſe mai ſi rom- peſſe la corda non poſſi cadere quello che opera, onde ſtando in tal poſitura& difficile che ciò gli accadi quando anche ſi rompeſſe la corda) prendaſi poi la canna è ſe le avvolghi attorno la corda una ſol volta, e diſtante dall' eſtremità di eſſa canna circa la groſſezza della ſua bocca, nella bocca poi della canna dalla parte, che ſi ſtrangola vi ſi tenghi colla mano la ſaletta ehe ſervi a fare detta canna, e queſto ſi fa acciocchè nello ſtrangolarſi non ſi chiudi tutto il bucco della canna, ed ancora perchè venghi ſtrangolata con gar- bo„vadaſi poi girando la canna ſu è giù per la corda premendo ſempre colle natiche nel baſtoncello B, e ſi vadi ſeguitando ſinchè ſi avrà fatta una impoſtatura, o incavo ſufficiente come chiaramen- te ſi vede nella ſuddetta figura. Col detto ſtrangolo pare, che ſia difficile ſtrangolare le canne C 2 groſ- 48 49 51 20 DELLAPIRNOTECENIA. groſſe; ma operando nella maniera, che deſcriverò qui appreſſo ſi ſtrangoleranno beniſſimo ancora le canne mol to groſſe, come ſiegue. Quando in facendo la canna, queſta ſard ridotta ad una groſſez- 2a ſufficiente ad eſſere col detto„ ſtrangolata, come per eſempio quando ſarà giunta alla groſſezza di circa la metà di un dito, S incolli detta canna come ſe doveſſe di tal groſſezza ſervire, poi aſciutta che ſard ſi ſtrangoli nel ſuo luogo conveniente, e do- po ſtrangolata ſe gli aggiungi ſopra dell' altra carta in altrettanta groſſezza, per far la qual cofa ſi dovrà rimettere la canna nella ſua ſaletta in modo che la ſaletta giunghi ſino alla parte ſtrangolata, poi ſe gli agiunghi della carta, e ſi aſſetti e uniſchi collo sfratone come abbiamo detto di ⸗ e ſi incolli, ed aſciutta che ſard tor- niſi a ſtrangolare ſopra la E ſtrangolatura, e cosi ſi ſeguiti ſino ad avere ridotta la canna alla roſſezz3 deſiderata. Servonſi ancora li noſtri A rtifciert di un' altro ſtrumento molto più comodo del primo per ſtrangolare ogni ſorta di Canne si groſ- ſe, che piccole, il quale ſi vede nella Figura 21. ed è come ſiegue. Muraſi un occhietto groſſo nella muraglia come l' A alto da ter- ra circa piedi tre, e mezzo, poĩ ſotto detto occhietto nel medefinio muro deveſi murare un traverſo di legno come il B, al quale ſia ſoda mente incaſtrato il legno C, che vadi ſino in terra, e murat o nel muro nella parte d' abbaſſo in D, poi nella ſommitd del tra- Vverſo Cſiavi un incaſtro in cui ſia poſta la girella E, e nel luogo D ſiavi un legno come DI ſnodato in D mediante una o due pia- ne di ferro, poi legaſi una buona corda forte all' occhietto A, groſ- ſa come altra, che abbiamo deſcritta per ſtrangolare le canne nell' altra manicra; e fatta paſſare queſta corda intorno all' incavo della girella E, e fermata detta corda nel legno DI verbi grazia in F in modo, che il detto legno DF reſti alto da terra circa quattro o ecinque oncie; e ſarà fatto lo ſtrumento per ſtrangolare le canne in queſto modo. Si ponghi la canna rivoltata nella corda fra oc- chietto A e la girella E, poi tennta la canna colla mano, e la ſua ſaletta nella bocca, come abbiamo inſegnato di ſopra, acciocchè reſti ſtrangolata con garbo, premaſi col piede in I, che eſſendo diſtante dal punto F avrd forza tale, che ſtrangolerà facilmente la canna, e ſe la canna foſſe molto groſſa ſi ſtrangolerd a poco a poco, co- me abbiamo detto di ſopra Mado di caricare i Razgi. Utti gli Antichi, come ancora gli Artificieri Oltra montani doprano per caricare i razzi la mola, o forma, la quale al- tro non è che canna di legno come ſi— nella Figura 2 14 quale pongono ſopra un piede Fig. 23. nel quale vi e il foro, e la canna della entra nel cilindro C, poi fanno entrare la nn 0 1 PARTE SECONDA. 21 del razz0 dentro il buco R, della mola, e in tal modo caricano il raz20; ma in queſto modo vi vogliono mo] tiſſime mole, o forme ſe e la varia groſſezza dei razzi, perciò dalla maggior parte de- Italiani ſi caricano i razzi ſenza queſte forme; o mole, e ven- gono caricati beniſſimo e con maggior facilità; e fanno il deſiderato effetto: ed il modo che adoperano è il ſeguente. Si pigli la canna del razzo, e dalla parte ſtrangolata ſi leghi ſo- pra l' impoſtatura o ſtrangolatura a queſt' effetto fattavi„con azza facendo che rimanghino fuori-, dopo eſler legata, tutti due i capi di eſſa azza per poterla con eſſi legare ſopra d' una bacchetta come ſi dirà, poi s' infilzi queſta canna dalla parte ſtrangolata nel foro, che ſard fatto per detta groſſezza di canna; infilzato dunque che ſarà nella canna ſe li ponghi dentro la ſaletta da caricare, cioè la ſua ſaletta forata e proporzionata a detta canna, e poſta che ſarà nella canna, il foro entrerà nel vacuo di eſſa ſaletta, poi col maz- 20 ſe gli dia due o rre colpi ſopra,e queſto ſi fa ace iocchè ſi: 3 meglio il luogo dove deve ſtare la compoſizione, poi caviſi ſa letta, e ſi ponghi dentro la canna una ca piena di miſtura, e poi ritornata Ia ſaletta nella canna ſe gli batti ſopra col mazz0o tanto che la materia venghi ben dura ed afollata quaſi come pic- — e cosi ſi ſeguiti finche la miſtura ſia arrivata ſopra il foro, il che facilmente fi conoſce coll' occhio, e molto meglio quando ſi ve- drd che il buco— lla ſale etta di 3 è tutto pieno di miſtura, do- po ſi ſeguiti à ꝑ game ſopra una cazza per vol- ra, e 4 bacei non piũ 0ll. fletta forata, ma con una ſaletta di legio üna minuzia più ſottile di quella che ſervyi a fare la canna e cosi ſi carichi ſino alla dovuta altezza. Se volete che il razzo non facci ſcoppio O5 altro più non li dovrete fare che chiuderlo col porre la miſtura un ſtruffione dicarta, e batterlo bene colla ſaletta, e poi vicino più che ſi può al luogo ſtoppato ſi dee ſtrangolare e legare nel modo che avete fatto nella ſtrangolatura dell' altro capo, poi ſi tagli col coltello la canna che vi ſarà di ſuperfluo, e ſe gli batti ſopra un colpo, o due col maz- 20, acciocchè venghi ogni coſa con garbo, e bene aſſettata, levate poi il foro del razzo; che fard caricato, e queſto razz20o maſi razzo ſemplice, o ſenza ſcoppio: la ſuddetta operazione di caricare il razzo ſi vede nella Figuæ a4. Quando poi ſe li fare il ſuo Pio⸗ come per ordinario ſi fa Cnon eſenza ſcoppid ſe non per fare la prova della miſtura) ſi abbi la canna caricata nel modo detto di ſopra, cioè avanti che vi ſi ponghi lo ſtruffione di carta, come abbiamo detto di ſopra, e ſi facci cosi. Si ripieghi ſopra della miſtura due o tre giri della carta interiore della canna e poi ſi aſſetti queſta carta Piegata con battervi ſopra alcuni colpi colla ſaletta e mazzo, e cosi la miſtura verrà coperta: pigliaſi poi il ferro A D Figura 16. oe quello, che nel noſtro idioma viene chiamato Siucadur, e po- ſto 14 33 A 22 DELLA PIROTECENIA ſto ſopra detta ſte Ppatura enel merzo della canna, vi ſi batti ſopra acciocchs forata la carta ſino alla miſtura; e queſto ſi fa ac- ciocchè quando la miſtura avrd finito d di abbruciare comunichi il fuoco alla polverè Sranita che ſi pone ſopra queſto buco per fare 10 ſcoppio, dunque ſe li ponghi ſopra della buona Polvere granita alta in modo tale, che ſecondo il voſtro Poffi fare un bel 10 ſcoppio, che può eſſere circa I' altezza del dito pollice della mano, ed anche piu ſecondo la grandezza del voſtro razzo, poi ſi batti colla mano ai lati della canna: acciocche la polvere ſi aſſetti, ed aſſettata, che ſara K ſtoppi ſopra con uno ſtuffione di ẽarta bente calcato, poi ſi ſtrangoli, e leghi nella ſtrangolatura nello ſteſſo mo- do, che abbiamo detto di ſopra„ed avrete il raz2zo collo ſcoppio come ſi deſiderava· Vi è ancora un altro modo di fare il foro alli razzi dopo di eſ- ſere caricati, il qual modo eſſendo molto comodo per farne una gran quantitd(però di razzi da mano, cioè ordinarj) ed ancora non men ſicuro dell altro, ho voluto porlo qui. Si carichi il razuo colla ſaletta di legno, non quella che ſervi à Lare! la canna, ma una, che ſia una minuzia pid ſottile, e queſto per- chè non facci ripiegare la carta della canna ſopra la miſtura a ca- gione di non avere un poco di vacuo attorno, onde ciò potrebbe far crepare i razzi, e quando I' avrete caricato alla dovuta altezza efattovi lo Loppie 8 gli fa il foro nel ſeguente modo. Abbiaſi uno ſtrumentoo banchetto come f1 vede nella Figura 284 e nel luogo P vi 8 no due peazi di legno con un incavo in mez220 come ſi vede nella Figurd 26. 1 quali uniti e ſtricati mediante 1 legni o ferri T con una vite o con 22 n uno dei buchi che ſaranno in detti legni o fe ri, i quail o ferri deono paſſare ſotto o ſopra all' incavo fatto nei detti R detto incavo non reſti impedito, poi dalla parte E dee eſſervi due traverſi E ed Lcon due buchi nel mezzo talmente forati, che eſattamente corriſ- pondino nel mezzo del vacuo G, il che fatto ſard preparato lo ſtru- mento per fare il foro alli razzi come ſiegue. Si levi le viti o cavichie che ſieno ai ferri o legni I tanto che nel vacuo G vi ſi poſſi fare entrare la canna carica, alla quale deeſi fa- re il poi abbiaſi il ſuo foro come l'H, il quale abbia il gam- bo in I farto à vite, deeſi ancora avere un ma nubrio di ferro co⸗ me O, nella ſommità del quale ſia la madrevite accioc chè vi ſi Aatt quando cer a inſerirvi i1 gambẽ 0 maſchio I del foro H ad altri 0¹— ſecondo il biſog gno, poĩ facciaſi entrare nel vacuo G il razzo colla boca in 0„poi fl ſtringa mediante ſe viti o cavichie poſte ai 81 O legni T. e ſi ponghi il O diritto li buchi K, L delli due traverſi dello ſtrumento o bancherto, ciò— ſi uniſchi il foro Hal binngg la vite, onde poi girando e premende col manu- brio, queſti forerà il razzo fin a tanto che tutto i! foro ſia entrato nel razzo, il quale not n paſſerà il riparo 8, che ſarà la giuſta miſura del foroꝰ Deeſi opra ac- 1l fare nita un ella i ſi ene 0O p¹ο eſ- una OTàA fa- m⸗ ſſa trĩ 20 aĩ lli ro u- ael PARTE SECONPDA. 23 Deeſi però avertire come queſto ſtrumento dee ſtar forte in terra acciocchè piu comodamente vi ſi poſſi fare il foro; ed ancora per più facilità ſi potrebbe applicare il manubrio O alla corda di un Tor no, che più facilmente e più preſto verebber forati i razzi. KAK Maodo di porre le guarniture ai ragzi, e quanto peſo poſſono portare 2 Suα¹tltia. E guarniture de' razzi altro non ſono, che tubi, o cartocci di 55 carta aggiunti ſopra del razzo, ripieni di varie coſe, come di i, ſtellette, lumini ec. acciocchè il razzo nel ſuo fine getti quelle ſorta di coſe, e rieſcano più grati agli occhi de' riguardanti mentre fanno cosi bella moſtra, che ſi poſſono chiamare la corona de' razzi, ed il modo di farli è il ſeguente. Pigliaſi della carta di quella che& adoperè a far la canna del razzo, e con eſſa facciaſi una canna circa un dito più groſſa di tut- to il corpo del razz2o per cui dee ſervire, la qual canna ſi fard con due rivolte di carta che ſarà baſtante, queſta canna incollata ed aſciut- ta ſi leghi con ſpago forte ſopra la ſtra angolatura ſuperiore del raz- . 1„ 205 che verrà come moſtra la Figura 27. Deeſi però avertire che li razzi; a' quali ſi deve ꝑonere le guarniture, non deono avere lo ſcop- pio, ma erer Topfa, e deono eſſere ſtrangoler VMeino alla miſtura, facendo però reſtare aperto un buco angolatura acciocchè la miſtura poſſi comunicare il fuo- quelle coſe che nelli cartocci ſi porranno ſopra del razzo; poi pongaſi in fondo di queſto cartoccio, cioè ſopra il buco della ſtran- golatura, tanta polvere granita che copri il fondo, ed ancora più cioè quanta baſterà acceſa che ſia per far rompere ſubito il detto cartoccio, e gettare in aria la guarnitura; e queſta polvere ſi chia- ma la cacia, poi ſopra queſta polvere ſi pongano, ſerpentini, lumi- ni, o quello che ſi vuole che guarnitura„poi tagliaſi il tubo O cartoccio all' altezza aà cui arriverd la guarnitura, poi ſi co- prĩ ſopra con un pezzo di carta groſſa fatta a capelletto nella for- ma che moſtra la Figura 28. alla qual carta ne laſcierete nel lem- bo varj pexzetti luaslu etagliati come moſtra la ſuddetta Figura, acciocchè piuù facilmente fi poſſano 0incollare ſopra del carteccio ed incollato che ſard, g7 incollerete di nuovo una ſtriſcia di carta at- torno all' altra incollatura„ed aſciutta che ſarà, avrete ridotto il ra%os, come moſtra la Figura 29. Queſto capelletto 0 punta che ſi pone—. Ii razzi guarniti, ol tre che ſerve à coprirl li con garbo, ſerve ancora per fender laria ed ajut iJ razzo ad andare 4 ritto. Li razzi ordinariamente poſſono portare di guarnitura circa ſi due terzi di tutto il peſo dei razzo, cioè fra miſtura e canna, onde un ra220 A 57 58 24 DELLAPIROTECHNIA 14220 che ſia tre libre di peſo fra miſtura e canna potrd portare una guarnitura di circa due libre. Side bensi detto che i razzi poſſono portare di guarnitura i due terzi del loro peſo, ma però deeſi intendere che queſte guarniture ſieno poſte nello cartoccio, in modo che legate ed unite, che ſieno non deono paſſare dalla ſtrangolatura ſuperiore alla ſommità del ca- pelletto o cartoccio la miſura di poco più della terza parte di tutt⸗ la canna del razzo, mentre ſe foſſe piu alto, la forza della leva lo farebbe piegare, e perciò non anderebbe diritto ſino al ſuo termine. PFP. Q. Modo di collocare i rax⁊ ſopra le ſue bacchette. Atto che avrete il razzo nelli modi ſopradetti e con guarnitu- ra o ſenza, ſi devono legare ſopra d'una bacchetta, e queſto ſi fà acciocchè li razzi vadano dititti. Le bacchette delle quali ordina- riamente ſi ſervono gli Artificieri ſono di quelle cannuccie, che fanno nelle valli da noi chiamatè aſelle, o griſſole ed ancora ſono buoni i gambi di canape od altre ſimili bacchette, purchè diritte, ſottili e leggere, e quando i razi ſoſſero molto groſſi ſi adoprano delle ſot- til pertiche di ſalice; ii modo poi di collocarle è queſto. Se leghi la bacchetta, al razzo mediante li pezzi di azꝛza laſciati⸗ vi a queſt' effetto quando fi legaron le canne nella ſtrangolatura, ed acciocchè ſtiano piũ forti, ſi faccia paſſare Ia legatura non ſolo attorno alla bachetta, ma ancora al corpo del razæo; dopo ſi tagli Fazza ſuperflua, e poi ſi equilibrano col porre un dito ſocto la bac- chetta diſtante circa due dita dalla canna del razo, e laſciato in li- bertd ſi oſſervi ſe la bacchetta fa equilibrio col corpo del razuo,; caſo che preponderi dalla parte della bacchetta, ſi vadi a poco a ꝓo- co tagliando detta bacchetta, finchè ſtia in equilibrio, e caſo che la canna del razzo preponderaſſe, legaſi in fondo della bacchetta tanto peſo che lo facci equilibrare, o pure che è meglio ſi levi la prima g bacchetta, e vi ſe ne ponghi una pid lunga e tagliaſi come ſopra à miſura, e ſard preparato il razzo per gettarlo. II modo di gettarli ſi fa ponendo uno ſtupino nel foro del razzꝛo, poi ſi tenghi fra Findice epollice della mano leggermente, facendo che la bacchetta non tochi terra, poi accendaſi colla michia lo ſtu- pino che aà tal effetto avremo laſciato che ſia lungo, in modo che reſti tre o quattro dita fuori del foro del razzo, che 8 accenderà e farà il deſiderato effetto; e quando il razz0 foſſe groſſo in modo che non ſi poteſſe gettare a mano particolarmente per avere que- ſti razzi la bacchetta molto lunga, ſi porranno ſopra dei cavalletti pre- parati a tal effetto come dicemmo al Capitolo primo di queſta parte. La Fig. 30. moſtra un razzo col ſuo ſtupino collocato ſopra la ſua bacchetta, in procinto di doverſi gettare. Si poſſono ancora fare dei razzĩ ſenza bacchetta non fervendo ad altro la bacchetta che a tenere diritto il razzo; ondè ſe troveraſſi qualch 1 PARTE SECONDA. 25 qualch altra coſa che fia atta a fare lo ſteſſo, avremo il modo di fare il razzo ſenza bacchette: varj modi ne ſcrivono gli Autori, ma il pid comodo e facile è queſto. Applicaſi ai lati della canna del razzo tre o quatr' ale di cartone 60 bene incollate ed unite alla canna come ſi vede in P, P, I, della Fig. 31. la lunghezza delle quali ale dee eſſere li due terzi dell' al- tezza del razz0, la larghezza, cioè D O ſia quanto il diametro o groſſezza della bocca del razo, e per più ficurezza ſi provi finchè Ii veda che vadi bene; il che trovato colla ſteſſa proporzione ſi poſ- ſono fare agli altri razzi più grandi, o più piccoli di quello che ſi provato. GC 8 II. Regola generale per ia miſtura de RaNρQᷓI edi tutie le ſue parti. ER quanti Autori io abbia potuto vedere che trattano de Fuo- 61 chi Artificiali, alcuni non ho ritrovati che inſegnino il modo di dare le ſue giuſte miſure ai razzi in generale, e particolarme n- te per Ili fori, che ſono cosi neceſſarj in modo, che da un proporzio- nato foro deriva la buona riuſcita del razzo: molti ne hanno ſcrit- to, come Caſimiro Siemienovictz Polacco, Frizier, e Belidor Fran- ceſi, ma tutti non hanno date che regole incerte, come di diminuir la forza allaipαrα νννLůuiL-Taaο ανν ον ρνενpũſo od abbreviare 1 altezzaa ma ſcnza general regola e certa; perciò ho penfato un modo generale fondato ſu Teſperienza e ſul calcolo; il modo che ho tenuto per rinvenir ciò non 10 deſerivo per non eſſer neceſſario all' Artificiero, ho bensi ſopra un tal metodo calcolata la ſeguente tavola, la quale ſerve per ogni ſorta di razzi, principiando dalli piu 6 piccoli che ſi ſogliono fare che ſono di mezz onzia di diametro ſi- no al diametro di ſei oncie, cioè di mezzo piede, che mi pare ſuffi- ciente, non avendo ancorà veduto farne de' più grandi, anzi cre- do che ſe non mai almeno rariſſime volte ſe ne ſieno fatti dei ſi- mili: chi voleſſe poi farne de più grandi, può da sè continuare la tavola, o ſemza, purchè ſieguiſi le ſeguenti proporzioni, colle quali& ſtata calcolata la ſeguente tavola. Diametro della bocca o vacuo della canna del razzo ſard ſecon- do che ſi deſidera, èe come vedeſi nella prima colonna della tavola, mentre queſto diametro dee ſervire per fonda mento all' altre miſure. Groſſezza della canna, cioè groſſezza della carta, il terzo del diametro della bocca. Alterza di tutta la miſtura quando è caricato il razzo intenden- doſi ſenza ſcoppio; ſei volte quanto il diametro della bocca- Altezza del foro quattro volte e un terzo quanto il diametro del- Ia bocca. Groſſezza del foro nel fondo i due quinti del diametro della bocca· Farte II. D TA- D. 26 Per le miſure di tutie le parti dei raz⁊i, dla mex& on⁊ia di diametra ondie miſura di Bologna ſino à ſei ———— ᷓ——•———— Diamettro della Sroſſezza della Alte zza della Altezza del Groſſezza del bocca canna miĩſtuta Foro Foro Ledi enele min:f Liel e Dis:] Necdl-oneie mie: Diedi mI. N Ziell 2ndle. Win- 0 0 300 0 1010 3 0 0 2 1010 0 12 0„ e S.······ ů S. ‚ οο⁰ ⁰ ⁰ ⁰ οο fοο οσ ιαοIιε ‚ ⏑ ο ι Hε ο ·· 5— qj)ñj, ‚ ‚ —⁹ 5ο 2ꝛ·ο⏑ Hij˙ε ⏑ NAi2 ον ο35 9S2 0„ 58 0 O28 „„. e b 3..9. 98 2ů34 RR. 1 ο 33 1 οfα 13 H49 π 455ο ο 35οο 1 30⁰ο υ 35 ο 4 0 1 0˙ν0 ο 3 εε ◻œοœν oοον. ν 7ν 4 + 5 ο 33˙οο I 35[UC Ai8ον 9 J146 ee FEDPPrr 0 2 1060 0 43 1 1 0 9 2310 0 2 15fο ν 45 30⁰ ν 45 ν e1717 1 2519 7 ο 57̃6 ei2301œ◻ie 28 L. · ν ‚qο ⁰⁰ir¹‚ r22 EE˖‚‚P 2 R30fο α 55ο 5 ooere öosf r. Dia- 27 de Groſſe z2a di oncie min. Pie el Foro piedi oncie min. A — miſtura Altezza della Piedi oncie min. Groſſezza della Piedi oncie min Diametro dell bocca oncle min. 4A„ 1 41 El.lti. Tie DELLAPIROTECENIA O Modo di ſervirſi della ſuddetta Tavola. Olendo fare un razzo ſopra di una ſaletta che ſia di groſſezza verbigrazia oncie 2. e 40. minuti, per trovare tutte le ſue miſure dovete entrare nella tavola nella colonna dove dice diametro della bocca, ed ivi cercate il numero della groſſezza della voſtra ſa- letta o forma cioè di 2. onzie e 40. minuti, ſeguitando poi orizon- talmente nella tavola troverete la groſſezza, che dee avere la canna cioè di 53. minuti, I altezza della miſtura un piede e oncie 3. Fal- tezza del foro oncie 11. e minuti 33., la groſſezza del foro un' on- zia e quattro minuti, onde ſe non avete un foro della tal miſura Io farete fare nelle dette miſure, e con queſto caricherete la canna fat- ta della ſuddetta groſſezza, e della notata altezza, che avrete Iin- tento. AVVERTIMENT O I. J& oſtante che ſia poca la differenza fra i diametri o groſſcz- ze delle bocche poſte nella tavola, tuttavia potrebbe darſi, che ſi voleſſero le miſure per una ſaletta o forma, che foſſe più o meno delle notate nella tavola, come ſarebbe ſe foſſe data una bocca groſ- ſa oncie 2à e minuti 42. il qual numero non ſi trova nella tavola, allora ſi doverd pigliare il ſuo proſſimo maggiore o minore, cioè ſe la miſura propoſta paſſerd la metà della differenza, che è fra un di ametro all' altro dei poſti nella tavola, deeſi pigliare il proſſimo maggiore, ſe la differenza non paſſerà queſta metà, ſi prenderà il proſſimo minore, come nel noſtro caſo eſſendo la differenza fra le bocche · poſte nella tavola luna dall altra di cinque minuti, ed eſſen- do la groſſezza della bocca data ſuperiore alla bocca 2. 40. della tavola ſuperiore di due minuti, i quali non arivano alla metà della differenza delle bocche poſte nella tavola, che è di cinque minuti, in queſto caſo dovremo pigliare il proſſimo minore, cioè il 2: 40. e ſe queſta differenza foſſe più della metà della ſuddetta differenza 5. co- me ſe foſſe 2: 43. ſi prenderd il proſſimo maggiore cioè 2. 45. la qual coſa rare volte ſard per accadere avendo fatte le poſte nella tavola à queſt' effetto con pochiſſima differenza I'una dall altra, cioè di 5. minuti, ed operando in queſto modo riuſcirà beniſſimo, non eſſendo queſto errore ſenſibile di modo che porti danno alla pratica- AVVERTIMENTO II. di s intendono della miſura di Bologna, e per piùd comodo nella Fig. 32. vi hò poſta la terza parte del piede eſattiſſima, cioè quatir onzie, acciocchè poſſa ſervire ancora per li paeſi foreſtieri notan- Ella ſuddetta tavola ſi dice piedi, oncie, e minuti, i quali pie- 1 1 PARTE SECONDA. 29 notando però, che per minuti s intende J'oncia diviſa in 60. parti- celle, come vien diviſo nella detta Bigura, onde l' Artificiere per ſuo maggior comodo, dovrebbe avere la ſuddetta ſcala intagliata in banda di ottone, per poter ſopra d'eſſa comodamente pigliare tutte quelle miſure che gli occorreranno. Ecco dunque un modo comodiſſimo, facile, e pronto, che ſpero ſarà ben ricevuto dai curioſi della noſtra Pirotechnia, dando queſte regole che alla ꝑratica rieſcono, e ſono più ſicure di tutte le altre deſcritte dagli Autori, i quali per non averſi preſa la penna di cer- carle, hanno regolati i ſuoi metodi con modi incerti. A 0 T X.I. Delle miſture pei Razxzi. LIAutori, i quali trattano della noſtra Pirotechnia, non a ven- do regola generale per le miſure de' razzi, e particolarmente de' ſuoi fori, che ſono cosi neceſſarj, hanno regolate le loro mi- ſture in varj modi, cioè a proporzione che s“ ingroſſavano i razzi calavano la forza alla miſtura, ma noi che abbiamo data una re- gola generale per li razzi ſempre fatti con una ſteſſa miſtura e pro- porzione, dunquò una ſola miſtura baſta pel loro ſervigio. La più comune ed uſitata, e che meglio dell altre ricrea l' occhio, è la ſe- guente. 23 Polvere fina unã libra, o ſia öncieE 122 Sarbone di ſalice ſenza corteccia, ovvero di canape oncie 3. Ogni coſa ſi peſti e ſi paſſi per tamigio con queſta differenza, che la polvere deveſi paſſare per tamigio di velo finiſſimo, ma il carbo- ne non importa che ſia cosi fino; anzi pel ſuo miglior effetto dee eſ- ſere alquanto groſſo, onde queſto dee tamigiarſi con tamigio di cri- ni, e poiĩ ſi meſcoli bene ogni coſa inſieme, cioè la polvere col car- bone; che avrete la deſiderata miſtura. Si fanno ancora altre miſture pei razzi, una delle quali, che& provata, è la ſeguente. Polvere fina oncie 13 Zolfo fino oncie 2 Salnitro fino oncie 4 e mezza. Carbone di legno dolce oncie 3 Ogni coſa come ſopra peſtato, e tamigiato finiſſimamente ari- ſerva del carbone, che dee tamigiarſi:; come abbiamo detto di ſo- pra, e ciò fatto avraſſi una miſtura egualmente buona. In queſto luogo voglio avvertire gli Artificieri di una coſa mol- to giovevole per la bellezza de' razui, cioè perchè vadino ben dirit- ti, e ciò ſi ottiene col porre in poca altezza la miſtura ſopra del foro del raazo, cioè ſol quanto ſtà deſcitto nella noſtra tavola, e molto più ſerve, a tener ben diritto il ra2Z20,( Pacrig n ſo ſi 66 30 DELLXAPIROTECHNIA do ſi voleſſe, che andaſſe più alto, e per conſeguenza ſe li voleſſe porre ſopra del foro, un poco piu di miſtura, di quello& notato N2 nella tavola) caricare quello che reſta ſopra del foro, per circa 67 quanto è groſſa una coſta di coltello, con miſtura più forte cioè fatta con oncie 12. di finiſſima polvere, e oncie 2. di carbone, e cost li razzi, che nel principio anderanno diritti a cagione della molta accenſione fatta in eſſi nel foro conico del razzo, ma finita quella trova minor ſuperficie da accendere, onde avendo per con- feguenza meno forza farà ſe non piegare, almeno torcere il ratmo, onde per rimediare a queſto inconveniente, giacchè non potiamo accreſcere la ſuperficie dell accenſione, accreſceremo la forza alla miſtura, come abbiamo detto di ſopra, e con ciò avremo i raz- 2i che anderanno più dritti, e più alti degli altri, fatti ſenza queſta regola; queſto però deeſi intendere nei razui groſſi, e particolar- mente in quelli che tengono molta guarnitura, mentre aĩ piccoli baſta una ſola miſtura. però quelli i quali opereranno con eſattezza colle regole da noi deſcritte, la ſola miſtura ordinaria ſard ſufficiente, come molte vol- te ho eſperimentato, purchè Iaria ſia quieta, e ſenza alcuna agi- tazione. Altre miſture ſi poſſon fare pei razzi, come ſi può vedere in Belidor, Frizier, Seiminovitz ec. ma eſſendo la maggior parte di queſte fatte per diminuire la forza, e fare i razzi più groſſi, co- me abbiamo notato di ſopra, perciò a noi non ſono d' alcun ſer- vigio, e chi ne foſſe deſideroſo, le può vedere nei ſuddetti Autori. 68 Non voglio mancare di aggiugner qui una compoſizionc, chia- mata fuoco morto, la quale poſta nelle canne a cagione del poco ſuoco che fa, non ſi laſcia vedere, e ſerve in molti caſi, come ſi vedraà; onde quando in avanti ſi dird, miſtura da fuoco morto, intenderd ſIa ſeguente. Polvere una libra, 20lfo purificato oncie 4., 0 5. mentre deveſi regolare colla polvere, eſſendovene di quella che con oncie 4. fa Peffetto, e dell altra che fa molta fiamma, perciò in tal caſo biſo- gna porvene maggior quantitd, perciò deeſi prima farne eſpe- rienza. Mado cbe ſi dee tenere per ſare miſture che produchino dei Fuochi Colorati, ed altre che fanno diverſi eſſetti. P* quanti Fuochi di gioja abbia veduti, non ſolo in queſta Cit- tà di Bologna, che piu delle altre à abbondante d Artificieri, ma ancora in altre Città d Italia, non ho però ancor veduto al- cun Euoco Colorato, ma ſolamente uno più lucido dell' altro, un altro più bianco, altro più faliſtrante ec. onde credo che ſia ciliſſi- ſſe tO PARTE SECONDA. 31 ciliflimo ſenza aver fatta una grande incombinazion di ooſe, trovare il vero modo di colorire i Fuochi. Avendo però provati varj modi deſcritti dagli Autori, non voglio mancare di ſcriverli per ſoddisfare la curioſità dei dilettanti, i quai modi parte ho levati dal Frizier, e parte da varj manoſcritti man- datimi da miei amici dilettanti. Vero é& che non mi hanno retto fra mano in modo, che egreggiamente ſi veda il colore; ma però non han mancato di fare qualch effetto, alcuni più degli altri. Que- ſte miſture o Fuochi Colorati poſſono ſervire non ſolo per uſo dei Fuochi fermi, come girandole, ſtelle ec. ma ancora faranno una bel- la veduta nei razzi, e le maniere di cosi fare ſono le ſeguenti-. Se nelle miſture porrete della canfora, avrete un color bianco. La pece nera fa la fiamma di colore roſſigno, ſimile al bronzo. Il ſale armoniaco fa un colore verdaſtro. Lantimonio fa color roſſo. La ſegatura di boſſo fa giallo. La raſchiatura d avorio fa gettare una fiamma bianca, e rilucente. La raſchiatura d' ambra gialla tigne la fiamma di color citrino. La pece nera fa un fuoco oſcuro, con un fumo cosi denſo che oſcura l' aria. II 20lfo fa un colore turchino; ma non è a propoſito il porne molto nelle miſture. La limatura di ferro o d' acciajo, ed il vetro o criſtallo in polve- re fanno una fiamma Hofto ciara οαν ν bella coda. La doſe Che ſi può adoperare quando ſi voleſſe fervire di qualche materiale per dare qualche ſorta di colore ai razzi& la ſeguente. Polvere una libra, quella che vorrete delle materie per dar il colore oncie 3. intendendoſi perè ſempre ogni coſa peſta e tamigia- ta, ovvero la ſeguente la quale ſtimo più allettante. K polvere una libra, carbone di legno dolce un oncia, ed oncie due di quella materia la quale penſate che dia il colore al fuoco, poſte ed unite come ſopra. Da varj manoſcritti, ho levate molte doſe di quelle che mi ſon parſe piu veriſimili, alcuna delle quali ſi vede qui ſotto. Mi ſtura per rag⁊i belliſſima. polveré oncie 3. carbone di ſugaro oncie una, ſalnitro un quarto d' oncia, e ſi faccia miſtura. Si dice ancora che la polvere di marmo, o di ſandraca faccia ſcu- r0. Ba però molto più ſcuro la limatura di rame, o d'ottone fat- ta ſtare almeno per 48. ore in aceto, acciocchè abbia fatto il ver- derame La limatura o ſegatura di cipreſſo bollita in acqua con ſalnitro, eſeccata poſta nelle miſture fa delle faville che durano molto ac- ceſc; e lo ſteſſo fanno tutte le limature o ſegature di legni dolci ed oglioſi, come il pino ec. bollite come ſopra in acqua di ſal- nitro La 69 72 32 DELLAPIROTECENIA La limatura di ginepro dicono che faccia una gran ſiamma,; parti- colarmente bollita nell' acqua di ſalnitro come lopra. La limatura di ſandalo dicono che faccia un color verdaſtro, SR P. Modo di ſare variée ſorta di guarniture da Porre ſopra li ragzi, e Prima caſtagnuole, che ervono fra] altre coſe er fare lo ſcoppio ai raqi guarniti. Jrazzi prendono il nome dalla ſua guarnitura, come per eſem- L pio un razzo che getti lumini, ſi chiama rag ⁊O dai lumini, un altro che butti piccoli razzetti chiamati ſcrpentini, ſi chiama ra dalli ſerpentini; un altro che butti una girandola o più, ſi chiama dalla gir andola, o dalle girandole, e cosi degli altri, i quali ſi denominano da ciò che tengono per guarnitura. Tutti i razzi guar- niti chiamanſi con nome generale raN⁊i da gioco. Per far dunque lo ſcoppio ai razzi guarniti ſi dee prima ſaper re le caſtagnuole„le quali ſi fanno nella ſeguente maniera. Si prenda una carta da giocare, come una carta da Tarocco, e ſi pieghi dalla parte piu ſtretta in tre parti eguali, come vedeſi nella Fig. 33. in ABCD, poi ſi divida il lungo della carta come D H e AN in altrettante parti eguali alle prime, e ſi taglino ſino ab- baſſo come in 1, 2. 3; 4.5 6. cc.& cosi ſi faccia ancora dall' altra parte A X, poi pieghiſi queſta carta attorno, come ſi vede fare nella Fig. 34. e quando ſarà piegata e ſtretta verrà di figura come un dado da giocare, e come lo moſtra la Fig. 35. avendo però pri- a riempiuto tutto il vacuo di polvere fina e granita; poi leghiſi attorno con azza o ſpago coprendola due voltèe, una pel traverſo dell altra ad uſo dei cerini, o majoli, laſciando avanzar fuori dopo averla legata, un pezzo di ſpago come V, poi ſe li facci un buco in un lato, che vadi fino à mezzo della polvere, e ſe gli ponga uno ſtupino come ſi vede in I della ſuddetta Fig. 35. e ſard fatta la caſtagnuola. Per porla poi ſul razzo guarnito M Fig. 36., ſe gli facci un buco nella canna vicino al fine della miſtura comè in V, il qual buco vadi fino nel mezzo della miſtura, poi ſe:gli adatti la caſtagnuola facendo andare dentro del buco V Io ſtupino I del- la 1 35. poi leghiſi la caſtagnuola attorno al razzo, come ſi ve- de nella Fig. 37. in X, e ſopra la legatura ſe gl 0011 una ſtri- ſcia di carta bianca: queſto razzo nello ſteſſo tempo o pochiſſimo avanti di gettare la guarnitura accenderd la caſtagnuola mediante lo ſtupino, e in tal modo ſi avrd il raz20 guarnito, e collo ſcop- pio come ſi deſiderava. Deveſi avvertire che la guarnitura aſſieme colla caſtagnuola non peſi più delli due texzi di tutto il raazo, acciocchè poſſa andare ben diritto, come abbiamo detto di ſopra b — E 4 PARTE SECONDA. 33 Le caſtagnuole fanno maggior ſcoppio, allora quando ſaranno im- irti- 4 peciate attorno, come ſi ufa per far le ſparate di caſtagnuole, co- me ſi dirà a ſuo luogo; ma per li razzi fanno uno ſcoppio ſufficien- te ſenza impeciarle, volendo poi impeciarle per far delle ſparate od altre coſe, le quali richiedano un maggior ſcoppio, ſi fa in queſta maniera. Si piglia un vaſe di terra vitriato, nel quale ſia poſto par- 73 4 ti uguali di pece nera, e pece greca, e ſi fanno liquefare ſopra il fuoco, e cost caldo vi s immerga la caſtagnuola mediante lo ſpago V della Fig. 35. che a queſt' effetto ſe gli laſcio, poi vadaſi levan- r do ed attuffando nella pece quattro o einque volte, finchè la caſta- gnuola ſia ben coperta di pece, ed aſciutta che ſarà ſe gli fa il ſuo un buco con una piccola turella, acciocchè vi ſi poſſa porre il ſuo ſtu- 280⁰ pino, come abbiamo detto di ſopra, e cosi ſi avrd la caſtagnuola .U— impeciata e compita- Se ne poſſono fare ancora delle molto grandi per fare un gran —— ſcoppio, le quali ſi fanno con cartone più toſto ſottile, ma lungo, acciocchè venghi molte volte raddoppiato, poi ſi legano ed impe- golano come le altre. 8 Si può ancora in cambio di caſtagnnole, che ſard più comodo e 74 86 meno peſante, fare 10 ſcoppio ai razzi guarniti con un pezz0 di Ella canna da ſerpentino piena di polvere granita, la qual canna ſia DH ſtrangolata e ſtoppata da tutte due le parti, e fattovi un buco nel 45 mezzo ſe gli ponga uno ſtupino„e ſi adatti al buco foretto nelia irru canna del razzgnello. ſteſſo modo che ſi diſſe delle caſtagnuole, e Elle ben legato⸗ 6 incollato attorno una ſtriſcia diĩ carta fard con piu 2 facilità 1o ſteſſo effetto che la caſtagnuola. pri- A— 1. ghiſi 5 erſo— 1opoO Modo di Jare li Senpentini. uco 23——— Hiamanſi ſerpentini tutti i piccoli razzi volanti, i quali non 73 3 ſono attaccati alle bacchette. 8 gli Quelli che ſervono da porre per guarnitura alli razzi ordinarj ſi V, fanno groſſi di bocca come una penna da ſcrivere, col rre la atti carta tre o quattro voltate ſopra una bacchetta, o ſaletta rotonda, del⸗ fatta appoſta per detti ſerpentini, i quali ſi fanno alti circa ſette o otto volte quanto il diametro della loro bocca, e ſi ſtrangolano 3 da una parte ſtoppando affatto il buco con uno ſtruffione di carta, 73 poi ſi caricano colla miſtura da razzi detta di ſopra, e caricati che 5 ſono ſi ſtrangolano un poco dall' altra parte dove dee eſſere la boc- Cop- ca, ma in modo peroò che vi reſti un buon buco, il quale ſi riem- pie con impaſto fatto con polvere, aceto, ed acqua, e finchè l ĩm- 3 paſto 0 freſco, ſi ſpolverizza con polvere fina, peſta, e ſettacciata. — ed aſciutti che ſaranno ſi pongono ſopra i razzi, come abbiamo in- ſegnato, uno de quali ſi vede nella Fig. 38. Parte II. K Si 34 DELLAPIROFTECHNIA N— 4 7* 1 Si può fare ancora che facciano 10 ſcoppio in finendo, ſtrangolan- do la canna da una parte, in modo però che vi reſti il ſno buco, riempiaſi di miſtura finchè vi reſti vuota circa la terza parte, la miſtura ſe gli pieghi la carta della canna, modo che abbiamo— per fare lo ſcoppio al razzi gran- e ſe gli ponga ſopra un poco d' altra carta, e ſe g batti ſopra colla ſaletta, poi con un ferro ſi fori queſta ltoppaturd. nel mezzo, in modo che gii 8a dentro della miſtura, poi ſi riempia il reſto della canna di polvere Ss„de ſe li ponga ſopra un turaglio di carta, e ſi ſtrangoli ſopra, poi ſi chiuda la bocca laſciata— Atra parte colla paſta di polvere 0d aceto, nel modoſche abbiamo detto di ſopra che ſarà fatto; e nella Fig. 39. che moſtro lo* d un ſerpentino, in A vi è la carica, e in B 10— Si può ancora con modo più comodo fare lof coppio a queſti pic- coli ſerpentini, cioè quando avrete caricato il ſerpentino ſino dove volete, cioè ſino in C Fig. 39. ſenza ſtopparlo colla carta li p rete un grano di veza, o di cece ſecondo che il ſerpentino ſara a!] grano non chiudendo eſattamente la canna del ſer- entino rd ſpazio bhaſtante per fare che& accendi il fuoco allo oppio, il qual ſcoppio ſi farà, come abbiamo detto di ſopra, po- nendo ſopra il grano la polvere gr anita, che fard il ſuo effet Si fanno ancora delli ſerpentinſ più Piccoli„molti de' quali ven- gono portati da un— ordinario 0 ſi fanno con penne di gallo India, owvero d' ale di cappone o di gallina e fmili;, tagliando tut- 1 ta la canna cayandoli quello che viů dentro, e in tal modo — OHO„ 10* 20 avrete le canne 9 reparate e ſtoppate naturalmente da una parte„ e per caricarle preſtamente ſe ne legano inſieme molte, facendone va- rj mazzetti colle bocche tutte da una parte, e poi fl pone in una tavola un mucchio di miſtura, ſopra un quale ſi prema il mazzetto del- le canne colle ſue bocche, in tutte quali vi entrerà della miſtura, poi con una bacchetta capace ſi la miſtura nelle cannette ad una per una, e cosi ſi ſeguiti finche ſaranno piene, poi ſe li copri- no le bocche colla paſta di polvere ed aceto detto di ſopra, e in tal modo avrete con preſtezza molti ſerpentini: queſti ſi polſono f ancora con carta addoppiata, e ſtoppati in fondo colla mede- ſima carta, come ſi fa ai cartocci, e poĩ caricarli in mazzetti co- me abbiamo inſegnato di ſopra: a queſti ſerpentini non ſe gli fa 10 ſcoppio, non eſſendovi Iuogo per la fua Piccolezza Si fanno ancora altri ſerpentini piu grandi da Porre ſopra razzi ndi; ma piu comune mente ſervono ber farne partire una buona quantitd inſieme ſopra il popolazzo, medi ante un tubo chiamato da noi Cu¹isε, e da Franceſi Pot 3 come ſi dirà a ſuo luogo. Queſti ſerpe ntini altro non ſono che canne di carta fatte ſopra una ſaletta groſſa circa un quarto d' oncia, e deono eſſer caricati col ua foro come gli altri razzi, e deono avere tutte le ſue miſure a Proporzione ſecon le regole deſcrittè per la conſtruzione dei rass * ο Æρ 8 1 — 1 Re 1II ——————7˖ᷓeH.———————————————————————— Jan, 2. D⁰αφ 3 2 IIT 2· HHNrH2 Li 3 10 93 N E E 20.10 D S οA4eS88 2i della noſtr ola, 1 Sia A Fig. 40. la canna la 1 22 8 A, in— vi ſf poſſa porre il ſuo foro, poi riempianſi coll' ordinaria miſtura da razzi ben battuta, tanto che vuota circa la terza parte della canna, verbigrazia come in C poi in detto luogo ſi ſtrangoli 8 caſo che la ſtrang golatura aveſſe 1 tutta la canna, ſe gli fard il buco; forandolo con un ferro,; poi ſi riempird detto buco colla mi- ſtura, ed il rimanente B C ſi di polvere granita, ed in B ſi ſtoppi e ſransol⸗ foraſi in A col ſuo foro; è Vi ff ponga uno nel buco che avanzi un poco fuori della canna del ſerpen- tino, e ſaranno ti porli dove ſi deſidera. Ho— ueſti ſer tini ſi forino dopo eſſere caricati, cioè 1 1 eſto 0 Seche non è neceſſario che vadino per- ſi forino a mano, e pendicolari o diritti, anzi deono ſerpeggiare, perciò non importa molto ſe il foro non è egregiamente poſto nel mezzo. Modo di fare dei Ferpentini che facciano var/ e diverſi giri. Dopo di avere riempiuta la canna del ſerpentino colla convene- vole SGsi circa all altezza di una bocca e mezza, forerete la metd della miſtura con un foro,; in modo che reſti mezza fora- ta e mezza maſſiccia, poi ſopra il foro li porrete un poco di carta ſottile, la quale copri un po più del buco del foro,; e, queſto ſi fa, non ſi riempia il buco del foro, e ebe ſard piena, che avrete un bel uale. Lvede ſegnato nella Fig. 4t. 8 accioechè nel ſeguire à cosl deeſi i i ſerpentino E' maniſcſtö, che per caricare i ſerpentini in taf maniera, biſo- gna— ſtrangolai la canna e farvi lo ſcoppio, come ſi vede nel- uddetta Figura in A, poi caricarlo per la bocca nel modo ſud Atielto ſi può farxe non ſolo ai ſerpentini che ſi pong uffi, ma ancora a 958 ei ſerpentini, che ſi pongono lopra de razzi; pur——.— li capacitd che li comportino. — 1— 11 aricare li ſerpentini che ſi pongono per guar- lopra a l Larie mi iſture, come con parte di miſtura da azione, ſi dard a ſuo luogo, e parte di miſtuta da eparte d altra miſtura che un belliſſimo effetto,; ora ſembreranno lumini ed ora ſerpentini; notando però che loli con parte di miſtura da lumi 3N queſta deeſi porre vicino alla bocca, perche ſe foſſe in fondo al ſerper itino, facendo queſta la fiamma non molto lunga, non ſortirebbe fuori della can- na, e non farebbe vedere che poco ſplendore. Li ſerpentini che ſi pongono ſopra ſi razzi, in cambio di caricar- li con Lordinaria miſtura da razzi, ſi poſſono ancora caricare col- 0 la ſeguente Polvere una libra, carbone oncie 6. ma li ſerpent tini 80 grandi, particolarmente quelli che ſi pongono nelli sbruffi, e che ſi tanno andare ſopra il popolo, chiamati ancora ax⁊i matti, deono eſſer caricati coll ordinaria miſtura da razzi, perchè richiedono for- 2a maggiore dovendo queſti ſerpeggiare per Laria- E CA- 82 36 DELLAPIROTECEHNIA RDON Dei Lumini, Pioggia d' oro, Grani d' oro ec. Lumini ſono piccole pallette fatte con tai materiali, le quali poſte per guarnitura ſopra i razzi fanno una bella moſtra, com- parendo queſte pallette acceſe in forma di tanti lumini, la compo- fizione de quali è la ſeguente. Salnitro oncie 12. Polvere oncie 3. Zolfo oncie 8. Tutti i ſuddetti materiali, peſtati e tamigiati che ſieno S impaſtino con aceto od acqua vita, e ſe ne formino palle groſſe come palle da moſchetto, e cosi freſche-' involgano in polverino fino, poi la- ſcianſi aſciugare e ſerbanſi per adoperarle. Se li può ancora aggiungere due oncie di canfora, col farla prima diſciogliere nell' aceto o acqua vita, colla quale ſi vogliono impaſta- re le polveri, mentre per tal via i lumini riuſciranno più belli, lu- centi, e di maggior durata. Queſti ſon quelli che comunemente ſi adoprano e fanno un belliſ- ſimo effetto, perciò baſterebbero; ma per non rimanere con queſti ſoli non voglio mancare di porvene degli altri levati da varj Au- tori, benchè ſieno molto compoſti, i quali ſerviranno almeno per far comparazione tra i loro e i noſtri Di Hangelet Polvere oncie 4. Salnitro oncie 2. Zolfo oncie 2. Limatura di ferro due terzi. Canfora Ambra bianca mezz' oncia per ſorta. Antimonio ſublimato Si faccia ogni coſa in polvere, e ſi ſciolga della gomma dragante nell' acquavita ſopra le ceneri calde, e quando la gomma è disfatta ſi meſcoli colle ſuddette polveri il pid preſto che ſi può, e ſe ne faccia una paſta, la quale ſi tagli in pezzi facendoli un buco nel mezz0, poi ſi laſciano ſeccare; queſte le chiamano ſtelle ſemplici. Altro modo dello ſteſſo Autore. Salnitro in farina oncie 10. Carbone Zolfo Polvere due terai per ſorta. Antimonio Canfora 8— 2— 8 2 8 Facciaſi ogni coſa in polvere, e ſe ne faccia paſta con oglio, di tres mentina, nel modo detto di ſopra. A.= PARTE SECONDA. Altra di Sieimienouvicx. Salnitre oncie 6. 2Z0lfo oncie 2. Ambra gialla 5 oncie 1. per ſorta. Antimonio crudo Polvere oncie 3. Ovvero. Zolfo oncie 2. e mezza Salnitro oncie 6. Polvere oncie 4. Olibano Maſtice oncie 4. per ſ. 5 Criſtallo 4 Per lorta Mercurio ſublimato Canfora oncie 1. per ſ. Ambra bianca 7 α imoni 5 — 7 mezz oncia per ſorta. Orpimento Tutte queſte materie ſi peſtino e tamigino, facendone piccole pal- le con—. vita, in cui ſia ſciolta della gomma, e ſeccate che ſa- ranno s inviluppano in ſtoppa di lino fina, che ſia ſtata a molle in aceto od acquavita, nella quale ſia ſtata ſciolta ſufficiente quantità di polvere, e legate un poco ſi ſerbino. Alu aompoſixione di Maltus. Zolfo una meꝛzza libra Polvere da Cannone Ogni coſa ſi faccia in polvere e ſi tamigi, pois inviluppi in una peꝛzetta ſottile, o in carta e ſi leghi, e ſe li facciano due buchi in croce, pei quali ſi faranno paſſare due Nupini„che avanzino fuori, e ſaranno fatte. Altra dello ſteſſo. Salnitro una libra Zolfo, e polvere mezza lIibra per ſorta- Ogni coſa ſi faccia in polvere e ſi tamigi, e ſe ne faccia paſta con oglio Banct„o con acqua ſemplice, e di queſta paſta fe ne fac- ciano palle groſſe come palle da moſchetto, e mentre ſono freſche 8 involgano ſopra polverino fino, e quando Iono ſecche ſe ne ferve. Compoſixloni di Monſieur Frixier. Salnitro oncie 3. Zolfo oncie 1. Un groſſo di polvere Ovvero. Zolfo oncie 4. Polvere oncie 8. Salnitro oncie 4. Ogai coſa ſi faccia in polvere, e tamigiata che ſia, ſe ne paſta 38 DELLAPIROTECENIA paſta con acqua vita, nella quale ſia ſtata ſciolta gomma arabica, econ queſta paſta ſe ne facciano palle di quella groſſezza, che ſi vuole, e cosi freſche S involgano in polverino, e feccate ſi ſerbano. 180 Vi ſono alcuni che prendono della ſtoppa fina di lino, o bam- bace non filato, e lo ſtendono ſottile, con una delle ſuddette paſte che ſia tenera; poi avviluppano la ſtoppa, o cottone, e legano in forma di palla, poi vi fanno due buchi a traverſo, pei quali fan- no paſſare duc ſtupini che avanzino fuori, e ſe ne ſervono. ueſte ſono una parte di quelle compoſizioni che ci hanno la- ſciatè gli Autori, e che a me ſon parute le migliori. Fate voĩ ſci- 83 elta di quelle che pid v aggradano: non voglio però mancare di porvene dell altre; cavate da varj manoſcritti, mandatimi da miei amici. Polvere oncie 10. Salnitro oncie 2 Z0lfO oncie 8. Ovvero. Polvere oncie 12. Salnitro oOneie 10. Zolfo oncie S., ovvero 6. Queſte fanno un candidiſſimo colore, purchè ogni coſa ſia ben peſtata e tamigiata finiſſimamente, ed il z2ch0lfo, e ſalnitro ſieno — purificati, come pure la polvere ſia ottima e fina; colle ſuddette materie impaſtate con acqua vita, od aceto, come fi è detto di i ſopra, ſi faranno i lumini, i quali ſaranno belliſſimi, e più belli, e di maggior durata riuſciranno, ſe ſi farà ſciorrè due oncie di ſer canfore nel acqua vita, od aceto- ſo Altra. va Salniĩtro raffinato libte 1. qu Zolfo purificato oncie 6. vore Polvere oncie 2. Impaſtati come ſopra con aceto, ed acqua vita. 5 Altra. da lnitro libre 1. Zolfo oncie 34. Orpimento oncie 2. Se ne ſa paſta con chiara d' oVvο. 84 Lumini che dicond fare il colore verdaſtro. Salnitro oncie 10. Zolfo. oncie 2. Orpimento oεο,e Verde eterno oncie 3. kattone paſta, con acqua vita, od aceto, come ſi diſſe di ſopra. Altra che dicono di color ſcuro. 3 Polvere libre x. n 1 Legatura di legno duro oncie 1. rete Rame tre 8= n0. m- aſte in an- la- ci⸗ liei en 10 tè di 15 di PARTE SECONDOA Ra me oncie Nitro groſſo oncie Se ne faccia paſta come ſopra. Altra cbe dicono di color giallo. Polvere libre Salnitro oncie Zolfo oncie Limatura di ferro oncie Se ne faccia paſta nel modo ſopraddetto. Alira miſiura ebe ſů dice, faccia un color Polvere libre Limatura d' oppio oncie Salnitro oncie Zolfo oncie Si faccia paſta al ſolito. Alira cbie diceſi di color d' oro. Polvere libre Segatura di piela onc ie Salnitro oncie 20lfo oncie Se ne faccia paſta, e lumini al ſolito. 39 1. T. I. e mezza. morello. 1. I. e mezza. 1. 1I. I. Diceſi che impaſtando la miſtura ordinaria, colla quale ſi fanno i lumini con acqua di æaſa faccia color ceruleo. Avendo determffãtõ di non mancafe in afcuna Cöfa che poſſa eſ- ſere di qualche bellezza, ed utilità, ai Fuochi Artificiali, m'è par- ſo doveroſo por qui altri modi di guarniture ſimili ai lumini„ le- vate da Monſieur Frizier, per averle trovate di bella veduta„1 quali guarniture ſono chiamate, balle lucenti, Enticelle GCrani d oro, Pioggia o fuoco d oro. Per far le balle lucenti ſi piglia. Z0lf⁰ oncie Antimonio crudo onzie Salnitro 2 Colofonia oncie Carbone 3 Ovvero. Salnitro 4 Colofonia oncie Pece nera J Antimonio 4 20lfo oncie Pece nera 6. 2. 4. per ſorta. 2. per ſorta. 1. per ſorta. Queſte materie ſi deono peſtare e tamigiare poi ſi fanno fondere in vaſe di rame, o0 di terra yerniciata, e fuſe che ſaranno vi por- tete tanta ſtoppa di lino che baſti per aſſorbire la materia, e men- tre ſi raffredderà ne farete palle rotonde, di quella grandezza che vOrffe- 86 88 89 40 DELLAXPITNOTECRNIA vorrete, poi le coprirete con ſtoppa preparata, come abbiamo det- to di ſopra. L'enticelle ſono altre piccole balle lucenti, alle quali hanno da- to queſto nome, perchè durano molto meno, ed eccone la compo- ſizione. Fate fondere un' oncia di zC0lfo, con ſei groſſi di ſalnitro, e quan- do ſarà fuſo levatelo dal fuoco, ed aggiungeteli tre groſſi di pol- vere, la quale meſcolerete coll' altra materia, e dopo ne farete palle colla ſtoppa, nello ſteſſo modo detto di ſopra. Ovvero prendete due oncie di canfora, un oncia di ſalnitro, ed altrettanto di polvere, e ridotto che avrete ogni coſa in ſottiliſſi- ma polvere, le porrete in un vaſe di terra, e li verſerete ſopra acqua vita gommata, od acqua pura gommata, e fare come unguen- to aſſaĩ liquido, nel quale porrete circa un' oncia di fili di tela vecchia, e tanto le meſcolerete-, che aſſorbiſcano le materie, pol nè formerete piccole palle, le quali cosi freſche le involgerete ſo- pra polverino, poi le farete ſeccare, e le ſerberete per ſervirvene. Scrive il detto Frizier, avere trovato un modo ſemplice, e co- modo, per fare una gran quantità d'enticelle, col pigliare molta ſegatura di lauro, di pioppo, di ſambuco, e d'altri ſimili legni, che facilmente abbruciano, e farla bollire in acqua di ſalnitros cios acqua nella quale ſia ſtato ſalnitro, e levata dal fuoco ſi coli l acqua in altro vaſe, e la ſegatura cosi umida, ſi ponga ſopra una tavola coperta di polverino peſto e tamigiato, ed in cambio di polverino può ſervire il 20lf peſto e tamigiato, con aſſieme un poco di polverino pure peſto e tamigiato, e cosi ſi laſciano ſeccare per ſervirſene. Li grani doro ſi chiamano con tal nome, perchè fanno un colo- re molto ſimile all' oro, la compoſizione de' quali è la ſeguente. Gomma arabica polverizzata e tamigiata oncie quattro, vetro groſſamente polveriazato, orpimento, ecanfora diſciolta nell' acqua vita di ciaſcheduno due oncie, ſalnitro, ed ambra di ciaſcheduno un oncia e mezza, 20lfo mezz' oncia, e ſe ne formino palle come ſopra. II fuoco, o Pioggia d oro ſi fa in queſto modo. Fate fondere del 20lfo, del ſalnitro, e della polvere una medeſima quantita per ſorta, ovvero ſei oncie di ſalnitro, quattro di zᷣlſo, e ſei di polve- re,; ed affine che non ſe gli attacchi il fuoco con molta facilità, dopo di avere fatto fondere il z;clfo a fuoco leggiero in un vaſe di rame o di terra vitriato, vi porrete il ſalnitro àa poco a poco ſem- pre meſcolando, e 1o ſteſſo dovete fare colla polvere„e quando queſte materie ſaranno ridotte in un ſol corpo, le verſerete ſopra una tavola, ove ſi ſtenderanno, e quando ve ne volete ſervire non dovete far altro che ſtritolarle in piccoli pezzetti, i qual meſcolati con un poco di polvere ſi porranno per guarnitura alli razzi; e queſta è la pioggia, o fuoco d'' oro. Le guarnĩture che prendono poco ſpazio come le deſcritte, cios lumi⸗ let- 2 An- ol- ete e iſſi- pra len- tela pol ſo- — co⸗ olta che ciose 1 1 ma ö di un care Olo- etro cqua un pra. idere per olve- lità 3 ſe di ſem- ando opra non olati 11 6 — C106 PARTE SFECONDA. 41¹ lumini, balle lucenti, enticelle, grani d' oro ec. poſſono applicarſi ai razzi ſemplici fatti col ſuo ſcoppio nel ſeguente modo. Sia il ra220 K B Fig. 42. col ſuo ſcoppio C ſatto nella manie- ra ordinaria, ſi fori un buco nella canna vicino ad eſſo ſcoppio come in D, poi ſe gli incolli attorno un pezz20 di carta, a foggia di borſa, che ſia capace della convenevole guarnitura per detto razzo, poi nel buco D pongaſi uno ſtupino, che dalla miſtura del razz0 paſſi in detta borſa di carta, dentro la quale ſi ponga un poco di polvere granita, e ſopra detta polvere ſe gli pongano lumini, balle, grani d' oro ec. e poi ſi copra ſopra con altra carta incollata, che verrà come ſi vede in E, ed avrete preparato il voſtro razz0, il quale avanti di fare 10 ſcoppio, accenderà la pol- vere poſta nella borſa di carta, me liante lo ſtupino poſto nel bu- co D, e queſta butterà fuori la guarnitura, e dopo farà lo ſcop- pio, ed in tal modo ſenza 1. incomodo di porvi la caſtagnuola avrete il razz0 guarnito collo ſcoppio· G A ⏑OK De varj, e diverſi modi di guarnire i Raxgi, e ſarne di varie ſorta- Ragzi cbe buttano per guarnitura delle —— EI Fuochi d Artificio, per quanto sö, e per quelli che ho ve- duti, non ho cognizione che i razzi abbiano butta to delle ſtelle di fuoco per guarnitura, di queſte ſtelle però che ſon per dirvi, ne ho vedute ne' Fuochi Fermi, onde io qui inſegnerò il mo- do con cui ſervir poſſono ancora per guarnitura ai razzi, mentre ſono di una belliſſima comparſa. Pigliate un pezzo di canna di carta da ſerpentino ordinario, la qualè ſtopperete, e ſtrangolerete da una partæ, poi riempirete queſta canna per circa 1 altezza di miſtura da luminazione, che di- remo in avanti al Capo, poĩ ſi chiuda e ſtrangoli dall altra parte, e per fare che reſtino piu piccole, ſi poſſono chiudere ſenza ſtran- golarle, chiudendole di lottatura ben battuta, colla ſaletta circa 1 alterza d' un merz0 dito; Stoppata che ſard, da tutte due le par- ti, forerete la canna intorno, e nel mezzo delf alteaza della mi- ſtura, con ſei buchi egualmente diſtanti, come vedeſi nelle FEig. 43· e 44. dove la Fig. 43. moſtra la ſtella ſtrangolata, e la Fig. 44. la moſtra chiuſa con lottatura: fatto ciò, porrete uno ſtupino per buco, che avanzi fuori, tanto che uniti tutti ſei inſieme, cir- condino non ſolo il corpo della ſtella, ma ancora ve ne àvanzi un pezzetto, che poſſa arivare ſino ſopra della cazzia, o polvere, poſta fopra del raazo, per buttare la guarnitura e ſard fatta la ſtella. Parte II. F§8e di 90 91 42 DELIAPINOTECENIX Se di queſte porrete per guarnitura alli razzi, quando il razz0 ſa- rd finito, la caccia della polvere darà fuoco alli ſtupini, e per tut- ti i buchi uſcirà una fiamma, come di groſſa candella, le quali tutte inſieme formeranno una belliſſima ſtella: ma perchè in ab- bruciando, brucia ancora la carta della canna, dove eſcono le fiamme, e per conſeguenza, ſi dilateranno in tal modo i buchi, che una fiamma s. accoſterà all' altra, in modo che non ſi potrà più vedere diſtintamente la ſtella, come ſi faceva nel principio3 Per evitar ciò faſcierete con una ſtriſcia di latta attorno della ſtel- la, dove ſono i buchi, la quale dovete forare diritto alli buchi; che lono nella canna, e in tal modo ſard rimediato a queſto inconve- niente, e ſe la faſcia di latta non ſtaſſe bene aſſettata alla canna, baſta che ſopra detta ſtriſcia di latta vi s' incolli una ſtriſcia di carta, più grande della ſtriſcia di latta, la qual carta è manifeſto, che dee eſſer ancor eſſa forata diritto alli buchi, fatti nella canna; e latta, ed in tal modo avrete la ſtella preparata. Si può ancora, che ſarà pid comodo, e facile, ſenza porre latta atttorno, fare in queſto modo. Abbiaſi un cilindretto di legno, come.A Fig. 45. che moſtra Io ſpaccato, il quale capiſchi nella canna da farvi la ſtella, in modo che vi reſti attorno, circa la groſſezza di qualche coſa, meno della groſſezza di un mezzo dito, poi poneraſſi in fondo della canna, della lottatura, per la groſſez- 2a di circa mezzo dito, come ſi vede in B, ciò fatto ſi ponga den- tro la canna il cilindro di legne A, e nel vacuo che laſcia fra eſ- ſo e la canna, ſe li ponga della lottatura, la quale ſi batterà, ed aſ- ſeterà collo ſtrumento di legno C, poſto per più chiarezza nella Fig. 46. e quando ſarà coperto il didentro della canna colla lotta- tura, ſi leverà il cilindto A, e in tal luogo ſi riempirà di miſtu- ra da luminazione, come moſtra la Fig. 47. in V, e ſopra ſi copri- rà con lottatura ben battuta, e poi ſe li faranno i ſuoi buchi at- torno, come ſi diſſe di ſopra. Raz⁊i cbe buttano per guarnitura dei Serpentini, nel fine d4e quali producono una Ftella, Sia il ſerpentino A B Fyg. 48. caricaſi in modo eche reſti vuota tanta parte di canna, che ſervir poſſa per farvi una ſtella, nel modo detto di ſopra, verbigrazia ſino in C, chiudaſi poi con car- ta, e triempiaſi il rimanente A Cdi miſtura da luminazione, e nel me220 ſe ſi facciano ſei buchi, come ſi fece alle ſtelle dette di opra, poi foraſi il ſerpentino vicino al fine della miſtura; come in D, e facciaſi paſſare uno ſtupino da D in uno dei buchi fatti per la ſtella, e copraſi detto ſtupino, con una carta incollata nel corpo del ſerpentino, ed ancora ſieno coperti gli altri ſtupini poſti nei bu- chi della ſtella, i quali ſtupini ſaranno àccomodati nello ſteſſo mo- do che abbiamo inſegnato per fare le ſtelle ſopradeſcritte, ed anco- ra vi ſi ponga la ſtriſcia di latta attorno, o pure ſi copri di den- tro con lottatura come ſi diſſe di ſopra, e in tal modo avrete un ſer⸗ ſa⸗ it⸗ 1I PARTE SECONDA. 43 erpentino, ii quale, quando avrd finito di abbruciare la ſua miſtu- ra,§ appicerà il fuoco ai buchi di ſopra, e cadrà trasformato in una ſtella Se il ſerpentino non foſſe baſtantemente groſſo per farvi ſopra la ſtella, ſe gli può unire ſopra un pezzo di canna piu capace come ſi vede nella Fig. 49. à fare in eſſa la ſtella nel modo ſopradetto, lo ſteſſo ſi può fare ſopra un razzo ordinario, che fard una bella ve- duta ancora nel cadere, moſtrando una belliſſima ſtella, o pure ſi può fare, che accendaſi la ſtella nello ſteſſo tempo, che 8accenda I razzo col porre uno ſtupino in A Fig. 50. il quale ſia unito allo ſtupino B del razzo, e queſto ſtupino A vada ad unirſi coi ſtupi- ni della ſtella, come ſi e detto di ſopra coprendoli con carta, e cosi avrete un razz0, il quale nel ſalire avrd una ſtella in capo. Roggzi i guali buttano per guarnitura una Bomba, 0 Granata da gioco, Li razzi che buttano per guarnitura Bombe, o Granate, ſono bel- iſſimi, ed il modo di farli, è queſto. Nel tubo, o cartoccio poſto ſopra il razzo dove ſi pone la guar- nitura, ſe li ponga una buona caccia di polvere granita, poi ſe li ponga ſopra la Bomba, o granata, e poi copraſi col ſuo capellet- to all' uſo ſolito, e ſard preparato; deveſi avvertire, che quando il 22 deve buttare una granata, ſi deve fare, che la ſpoletta della anata tocchi la polvere della caccia, ed ancora per più ſicurezza ſe li pone unοσνttfnhενν ι ν AẽEa fpoterta nella polvere della accia. IIl modo di fare le bombe e Granate da gioco è deferitto al ap. XVI. di queſta parte. n ſalendo ſormano una linea ſpirale detti volgarmente ra⁊i 4 Trojana. Quei razzi che alcune volte vedonſi ſalire in linea ſpirale, per 10 pid Jono accidenti, che l' Artificiere non ſi è penſato, mentre ſe bene oſſerverete queſti tali razzi; o hanno la bacchetta più corta di quello deve eſſere, o ſcavezza, o piegata in altra maniera; ſe al raz20 ſe li porrà una bacchetta curva nella parte inferiore come mo- ſtra la Fig. 5 1. queſti farà in qualche parte effetto deſiderato: il modo però ficuro, e certo è il ſeguente, Si ponga la bacchetta al razzo non gid perpendicolare alla canna, ma un poco di traverſo, co- me ſi vede nella Fig. 52, la bacchetta C, che non cammina lunga la canna del razzo, il che ſi fa mediante due ſtroffioni di carta poſti, e legati in A, e; ſotto la canna del razzo, come moſtra la ſuddettafigura. Si avra il razzo, che farà doppia ſpirale, ſe ſopra della bacchetta ſe gli poneranno due canne da razzi in modo, che una incrocci E altra, e porre lo ſtupino, che paſſi dalla bocca di un razzo alla bocca dell altro, acciocchè piglino fuoco tutti due nello ſteſſo tem- come ſi vede nella Fig. 53. 3 De Ra⁊zi da tre, e più ſcopp/. Irazzi chiamati da tre ſcoꝑpj, ſono quelli che nel ſalire fanno, uno — Ꝙ οσ gο 0 8 — — 22w 2 9² 9³ 94 44 DELLAPIROTECENIA uno ſcoppio nel principio, uno nel mezzo, e altro nel fine, i quali ſi fanno come ſiegue. Sia il razzo AB Fig. 54. caricato all' uſo ſolito col ſuo ſcoppio in C, ſi fori la canna del razzo poco ſopra il foro come in E, fa- cendo che il buco paſſi nella miſtura del razzo, ſimilmente ſe ne faccia un altro un poco più ſopra al primo, però dalla parte oppoſta come in FPE, e ciò faſſi perchè vi ſia pid luogo e comodo da porvi li ſcoppj; a queſti buchi ſe gli applichi una caſtagnuola per buco, nel modo che abbiamo inſegnato al Capitolo decimo per fare lo ſcoppio ai razzi guarniti, e ciò fatto avrete un razzo che fard tre ſcoppj, uno nel principio, cioè l'E, Ialtro nel mez2z0 cioè IE, ed il terzo ed ultimo ſara lo fcoppio ordinario poſto nel razzꝛ0, cioè in C. Si poſſono ancora con più facilità fare i ſuddetti ſcoppj con can- ne di carta, nel modo inſegnato nella fine del Capitoio Decimo. Si può ancora fare che il razzo vadi facendo dei ſcoppj, nel ſali- re in queſto modo. Si facciano dei piccoli ſcoppj con canne di carta, come ſono canne da ſerpentini riempiute di polvere granita, elegati eſtrangolati da tutte due le parti, facendoli un buco nel mezz0, i quali ſi pongono intorno al corpo del razzo, principiando poco ſo- pra del foro, diſponendoli intorno al razzo in linea ſpirale, colli ſuoi buchi e ſtupini che paſſino dalli ſcoppj nella miſtura del razz0, legandoglieli bene attorno, e ciò fatto avrete un razzo, che nell aſcendere anderd facendo delli ſcoppj, e Iultimo ſard lo ſcoppio or- dinario fatto ſopra del raʒzo. Un tal razzo vedeſi ſegnato nella Fig. 55· Ra⁊⁊i cbe in cambio di guarnitura tirino molti ſcoppj. Devonſi avere dei ſcoppj fatti come abbiamo detto di ſopra, e da una parte dove ſono ſtrangolati ſi forino in modo che vi entri uno ſtupino ſino nel mezzo della polvere, e ſe ne ponga di queſti per guarnituta ai razzi, che faranno l' effetto deſiderato- Si può fare ancora in queſto modo che è più comodo. Pigliaſ una carta come la ſegnata AB Fig. 56. da una parte della quale, come in BC, vicino all'eſtremitd ſe gli ponga una ſtriſcia di pol- vere granita, come O, ed in una delle ſue eſtremità, verbigrazia in B ſe li ponghi uno ſtupino, come il D, che avanzi fuori delſa carta due buone dita traverſe, e vadi ſopra la polvere, poi piegaſi irimanente della carta attorno a detta polvere, con deſtrezza e be- ne allettata, in modo che venghi come moſtra la Fig. 57. queſta aà ripiegare, come vedeſi nella Fig. 58. e piegata che ſaräd attorno bene ſtretta, che verrà come moſtra la n0 D, che ſe gli poſe in prima che avanza fuo- ſte per guarnitura ai razzi, quando ſ. taranno àc- le porrete li D, faranno tanti ſcoppj quante ſfaranno te che gli avrete fatto; queſti vengono chiamati in noſtro linguaggio TLich, Tach. Si avverte che le pieghe o rivolte 17 della Fig. 98. Jevonſi fare in modo, che non rieſcano nè troppo lunghe nè troppo corte, cioè lunghe circa due dita traverſe. Dei E PARTE SFECONDA. 45 Dei rax⁊i cbèe mentre aſcendono vanno moltiplicando, e ſormano come un arbore di fuoco. Attaccate attorno al razzo che volete far ſervire, principiando 96 poco ſopra del foro ſino alla cima in linea ſpirale, alquanti cartoc- ci vuoti, col fare altrettanti buchi nella canna del raz20 fino alla miſtura, i quali buchi corriſpondino al fondo dei cartocci che avre- te attaccati attorno al razzo, i quali ſervono per portare il fuoco dal razzo groſſo alla polvere granita, che deeſi porre in fondo a det- ti cartocci, acciocchè faccia partire i piccoli razzetti; che deonſi por- re dentro i detti cartocci in modo che vi ſtiano ſtretti. Poſtiglieli dunque come ſi è detto, à miſura che ſalirà il fuoco nel razz0 groſ- ſo, queſto farà partire li detti ratꝛetti, perciò queſti razzi non deonſi fare molto piccoli, acciocchè poſſano portare molti di queſti razzet- ti. Se poi ſopra del raο all' uſo ſolito ſe li porrà la ſua guarnitu- ra di altri razzetti, o ſerpentini che è 10 ſteflo che i detti rarzetti, ſembrerà un effettivo arbore di fuoco, avendo però ſempre riguar- do al peſo che potrà pottare un tal razz0d. Nella Fig. 60. ſi vede il ra220 finito, e nella Fig. 61. uno dei razzetti piccoli nel ſuo car- toccio, tagliato e levato dal razzo grande. Dei raxzi cbe buttano per guarniturs altri rax⁊i ordinarj colla ſua hacchetta, e per conſeguenx vanno molto in alto. Se per guarniturà d un razzo potrete un altro razzo ordinari colla ſua bacchetta, in modo che finito il raz20 groſſo accendi il fuoco nell altro ra220, che a tale effetto dovrà avere il ſuo ſtupino che paſſi dalla teſta del razzꝛo groſſo nel foro del razzo poſto di ſo- pra, avrete un razzo che anderà molto più alto; ma devefi avver- tire, che la bacchetta del razzo, che ſerve per guarnitura dee eſſere attaccata al corpo del razzo groſſo, con boccole di carta incollate, in modo che detta bacchetta ſia ſtrettamente unita al ra220 groſſo, non però tanto che quando s accende non poſſa rompere, mediante Ja ſua forza, tal legatura, e reſtar libero, e ciòè fatto avrete il de- ſiderato intento, pur che il razze groſſo ſia ſecondo le regole de- ſcritte capace di portare in alto un ſimil raa2ο Ia Fig. 6a. moſtra il ra220 groſſo con ſopra Ialtro razzo, nel modo che l abbiamo de- ſcritto. Si può fare ancora che un razz0 groſſo porti molti altri razzi colle ſue bacchette, operando nello ſteſſo modo detto di ſopra per un ſol raz20, avvertendo che il razzo groſſo ſia capacc a portar- li tutti, la Fig. 63. moſtra un razzo che porta tre1 221 ordinarj colle ſue bacchette, le quali bacchette deono eèſſere accomodate ed unite al corpo del razzo groſſo con boccoli di carta incollati, e co- perti i razzi attorno con carta incollata dove biſogna. Circa poi equilibrare e contrapeſare queſta ſorta di razzi, che hanno tante bacchette quanti razzi gli ſono ſopra, per ordinario le bacchette dei razzi che fervono per guarnitura ſogliono eſſer ſuffcienti à equili brare tutto il razz20 gu„e quando mai non aſtaflero, il che rare volte ſuccede, ſi porrà la bacchetta ancora al razz20 groſſo, 42 NUitO +α 46 DPILAX PIROTECEHNI4A tagliandola in modo che tutto il raz20 cogli altri razzi e ſue bac⸗ chette facciano equilibio; deeſi però avvertire di non azzardarſi aà gettare queſti razzi, che in tempo quieto e ſenza vento. 8 — Si può ancora dopo che il raz20 groſſo avrà laſciati Sli altri, que- e p ſti ancora nel finire ne laſciano degli altri, ponendone altri ſopra fuoe queſti, ma più corti nello ſteſſo modo che dicemmo per quelli po- un ſti ſopra il razzo groſſo, ma ciò deeſi fare ſopra razzi molto groſſi, te, con molta cautela e deſtreaza, gettandoli in tempi quieti e placi- 8. di, perchè ſe non ſi oſſerveranno tutte le ſuddette avvertenze cor- fort rerd riſchio che non vadino bene. cioc Dei razzi à due e tre voli. 20 98 E un bel vedere queſti razzi a due o tre voli,; detti nel noſtro ga linguaggio vazz0 da due o tre Jcaphate, i quali quando ſfi penſa che pri. ſieno terminati, di nuovo riſorgono vigoroſi come lo erano di pri- 5 ma, ed il modo di farli e il ſeguente. 20 Sia la canna del razzo AB Fig. 64. che moſtra lo ſpaccato, la tre quale dee eſſere da una Parte come in A ſtrangolata e ſtoppa- 1a2: ta, poi per B ſi carichi con Lordinaria miſtura, tanto che la par- diri te caricata ſia meno della metd della canna del razzo da caricarſi, fant ed arrivi verbigrazia in C ciò fatto ſi dee avere un foro come Fig moſtra la Fig. 65. in X, conficcato nella cima di una ſaletta, il A11 qual foro dec eſſer groſſo come ſe doveſſe ſervire per foro a tutto did iL razzo, e con queſto ſi dee forare Ii due terai delf altezaa della 22 miſtura caricata, col porlo dentro la canna e batterlo Cofma2z20 3 ciò fatto ſi abbia preparato del cotone 0 bambagia sfilata, la qua- Pio le ſia ſtata a molle in acqua o aceto, nel quale ſia ſtata ſciolta p- e ca polvere, e ſecco che ſard ſe ne ponghi ſopra il foro fatto co- A me in C, tanto che battuto reſti alto quanto una buona coſta di fl 1 coltello, poi ſeguitaſi a caricare il r2220 ſino in B, e in detto luo- pof 80 B ſi ſtrangoli e ſi fori collo ſteſſo foro in modo che rimanghĩ—— una terza parte della miſtura non forata, poĩ vi S attacchi la ſua bacchetta, ed avrete il razzo à due voli o ſcappate come noi dicia- mo, il quale arrivato che ſard in C brucierd per pochiſſimo tem- 1 Po il cotone che vi ſi è poſto ſenza clie fi veda il fuoco, poi riac- per cenderaſſi di nuovo il raz20, facendo un fiſchio mediante il ſuo fo- pez ro, e finito fard il ſuo ſcoppio, il quale ſe gli dovrà avèr fatto nel pir. principio, cioè in D, non molto grande, acciocchè rieſca pid legge- 108 ro mentre queſta ſorta di razzi eſſendo poco forati richiedono poco int peſo, onde ſe in cambio dello ſcoppio ſe li poneſſe la guarnitura, na queſta deve eſſere poco più di pefo del terzo di tutto il peſo del r4e quando non foſſero lumini, balle d oro ec. cioè guarnitu- b ra che prenda poco luogo, ſi può collocare attorno al capo del razz0 ür mediante un tubo di carta come ſi vede in X della Fig. 66. che par moſtra lo ſpaccato del raz20 e queſto, acciocchè non creſca I al- tezza del razzo e vadi più diritto che ſia poſſibile„onde per far— accendere la Suarnitura poſta in queſto tubo cio ſi farà mediante pia 130 c= 15 PAXRTE SFECONDA. 47 vno ſtupino, che paſſi dal capo del razzo nel fondo del tubo, dove fard la polvere granita per dar la caccia alla guarnitura. Si può ancora in cambio di porvi il cotone bagnato nell' aceto, e polvere, come abbiamo detto di ſopra, porvi della miſtura di fuoco morto deſcritta nel fine del Cap. VIII. ponendo però prima un circoletto di earta ſopra il buco del foro, che lo copri ſolamen- te, acciocchè non riempiaſi il foro di fuoco morto. Si potrebbe ancora caricare la parte del razzo DCcolla miſtura forte da razzi, deſcritta nel Cap. VIII. al numero 67. e queſto ac- ciocchè ſe nel tempo che abbrucia il cotone o fuoco morto, iſ raꝝ- 20 ſi ripiegaſſe un poco a cagione di reſtar ſenza forza che lo ſpin- ga, la miſtura più forte aſſieme col foro lo poſſan far pigliare la primiera direzione. Si può fare ancora il razzo à tre voli, ponendo ſopra di un raz- 20 a due voli un ſerpentino ordinario forato, ed avrete il razzo a tre voli; non ſi fanno razzi di più di tre voli o ſcappate, perchè il razz0 riuſcirebbe molto lungo, e conſeguentemente non anderebbe diritto ſecondo ſi deſidera. Queſta ſorta di razzi comunemente ſi ſanno con razzi piccoli, mentre rieſcono meglio che ne' groſſi, la Fig. 67. moſtra il razro à tre voli, mediante 1aver poſto ſopra un razzo a due voli il ſerpentino A, coll' averlo fatto entrare nel didentro della eanna del razzo, come ſi vede in B, e poi incollata- vi attorno una carta, aceονche ſtia ben fermo. Fannoſi ancora i razzi a tre e più voli nel modo che moſtra la Fig. 68. col porre un ratzo dentro la canna dell' altro, e nella boc- ca di ögn' uno porvi della polvere granita, nel modo che ſi vede in A la quale li ſerve per caccia, col ſuo ſcoppio nell' ultimo, come il B, avvertendo però che il primo razzo Cſia tanto grande, che poſſa portare gli altri due o più ſe ſi vuole, ſecondo le proporzioni che abbiamo date. Radgi che portano nel capo una girandola, ed ancora di quelli che gettano per guarnitura alcune girandolette. Deveſi caricare il razz0 ſenza ſcoppio, e nella ſtrangolatura ſu- periore, come in A Fig. 68. deveſi ſtrettamente unire e legare un peuzetto di bacchetta polita e tonda, groſſa tanto che vi poſſa ca- pire un cannellino di canna, come di quelli che ſono poſti nelle roche che adoprano le donne a filare, e vi poſſa agilmente girare intorno, in mezzo al qual cannellino ſia legato a traverſo una can- na da ſerpentino ordinario; od altra più groſſa conforme la groſ- ſezza del razzo che la dee portare, la qual canna ſard caricata di miſtura da ruote, o girandole col ſuo ſcoppio nel fondo: poi ſopra il cannellino, cioè nella bacchetta come in B ſe gli dee porre un ri- paro forte, in modo che poſſa trattenere il cannellino, quando il raz- 20 ſard capovolto, e queſto riparo deeſi porre in modo che non in- comodi il cannellino, acciocchè poſſa liberamente girare a ſuo piacimento, ciò fatto ſi fori un buco vicino alla fine del canna del raz- 99 100 48 DELLAPrRoTECENIA. razzo come in Q, e per queſto buco ſi faccia paſſare uno ſtupino che vada a dar fuoco al ſerpentino, il qual ſlupino deeſi coprire con una canna di carta, e in tal modo avrete un razz20 colla girando- la, chiamato da' noſtri Artificieri ra da giraſols, il qual finite che ſarà d abbruciare la miſtura della canna deſ razzꝛo accenderaſſi il ſerpentino mediante Io ſtupino, e cadendo il raz2z20 formerd una girandola bella da vedere. Se poi piaceſſe all' Artificiere di fare, che la girandola o giraſole princiꝑiaſſe anch' eſſa quando principia il razzo, e duri finchè ſia ar- rivato in terra, onde una ſol canna di miſtura non durerebbe ab- baſtanza, in tal caſo ſe ne dee aggiungere un' altra contro la pri- ma, come ſi vede nella Fig. 69. legata in modo che la bocca di queſta venghi voltata verſo la ſtrangolatura della prima, e poĩ fat- to un buco-nel fine della prima, per il quale ſi farà paſſare uno ſtupino nella bocca dell' altra, e coperto con carta Avrete la giran- dola che durerà il doppio della prima, onde ſe farete che 1o ſtupi- no che accende la girandola ſia unito allo ſtupino del razro, come moſtra la Fig. 68. in X. avrete un razzo, che nel ſuo principio por- terà una girandola, che ſeguirà ſino che il razzo ſia quaſi in terra. dse poi vorremo che un razzo butti per guarnitura più girando- lette, facciaſi in queſto modo; abbianſi due canne da ſerpentino, co- me la AB Fig. 70. cariche di miſtura da ruote, o girandole ſtran- golate da tutte due le parti, legate ſtrettamente inſicmeæ per le ſtran- golature, poi ſi forino queſte canne nelle loro eſtremitd dalle parti laterali, facendovi un buco per canna, in modo che uno venghi op- poſto all altro, come ſi vede in detta Figura, dove il buco ſegnato di punti moſtra il buco fatto dall altra parte oppoſta dell' altra can- na, ciò fatto ſi ponghino a queſti buchi li ſuoi ſtupini ed avrete la voſtra girandoletta terminata, ſe di queſte ne porrete per guarnitu- ra aĩ razzi, quando mediante li ſtupini ſaranno acceſe, cadranno for- mando una girandola per fare il fuoco ch' eſce dd un buco forza contraria a quello dell altro, a queſte girandolette ſe gli può fare il ſuo ſcoppio, nelle canne dalla parte oppoſta ai buchi come da ſe & manifeſto: Ma perchè le girandole fatte come ſopra fanno picco- 10 giro o campo, à cagioneè della poca diſtanza che trovafi da un buco all altro, doye eſce il fuoco, perciò rieſcono meglio fatte con una canna ſola nella ſeguente maniera. La Fig. 7r. moſtra una canna da ſerpentino caricata e ſtrango- lata da tutte due le parti, come abbiamo detto di ſopra, vicino alle ſtrangolature come in A e B, ſe gli forino due buchi uno oppoſto all altro, come ſi vede nella Figura, poi per queſti buchi ſe gli fac- eia paſſare uno ſtupino, il quale da una parte avanzi come ſi vede allo ſtupino X, e in tal modo avrete terminata la voſtra giran do- letta, e ſe con queſte guarnirete i razzi, avrete il deſiderato effetto. Deeſi avvertire di lutare, cioe coprire con terra da lottature le bocche di quei ſerpentini, per le quali dee uſcir il fſuoco nel for- mar pino con udo- inito raſſi una aſole ar- ab- pri- à di fat- uno ran- upi- ome por- rra. ado- co- ran- ran- arti OPꝰ ato an- e la itu- for- T24 fare ſe co- un con 80⁷ alle ſto Ac- 6 de do- to. le or- PARTE SECONDA. 49 mar la girandola, forando poi con un ferro la lottatura dopo che ſono caricati, e queſto perchè abbiano più forza per far girare det- te girandolette. Raxzo che forma una Cometa. pigliaſi un raz2z20 ordinario, caricato con miſtura fatta con una libra di polvere, carbone groſſo oncie una, limatura di ferro groſſetta on- cie 2. e queſto razzo ſia il ſegnato AB Fig. 72. abbiaſi poi la ſe- guente compoſizione chiamata da Monſieur S. Remy nelle ſue me- morie dell' artiglieria Roche 4 feu, cioè 20lfo una libra, ſalnitro e polvere oncie quattro per ſorta; facciaſi fondere il 20lfo lentamen- te, ed a poco a poco ſe gł infonda il ſalnitro ridotto in farina me- ſcolandolo ſempre, e poi nello ſteſſo modo ſe gli ponga la polvere pure finiſſima, e quando comincia a raffreddarſi ſe li pone tre oncie di polvere granita, e quando ogni coſa ſard ben meſcolata, coprite con detta miſtura mediante un pennello attorno la canna del razzo0 vicino alla bocca per eirca un terzo della ſua altezza, coprendo an- cora un poco la bacchetta del razeo in modo, che venga groſſa tanto che acceſa duri tanto quanto il razzo, e ſecca che ſarà ſi ri- copri con paſta fatta con aceto, nel quale ſia diſciolta della polve- re in modo che reſti in forma di paſta liquida, poi foriſi queſta compoſizione in due o più luoghi, e ſe gli pongano delli ſtupini,, i quali deono corriſpondere allo ſtupino della bocca del razzo, in mMado che acεν Hι,ʒ ſi accenda la miſtura, e ſi avrd il raz20 deſiderato. Deveſi avvertire per fare, che la miſtura- attacchi bene al razz0 ſe gli può porre un poco di gomma arabica, ed ancora deeſi avverti- re di coprirla tutta di carta, acciocchè non ſi guaſtino li ſtupini, che li deono portare il fuoco- Si fa ancora un' altra conpoſizione ſimile alla ſuddetta molto buona in queſta maniera. Si prenda un vaſe di terra vitriato, e ſe li ponga tre libre di Zolfo groſſamente peſtato, e pongaſi ſopra piccolo fuoco di carbone che faccia fiamma, ed eſſendo fuſo, a poco a poco ſe gli aggiunga una libra di ſevo di Montone, ed una libra di polvere peſtata, e tami- giata con una libra di Salnitro pure peſto, e tamigiato, ed avendo ben meſcolato ogni coſa aſſieme, cosi caldo coprirete quelle vi pa- re con pennello, ovvero glielo butterete ſopra con un cuchiajo. Si potrebbe caricare queſta ſorta di razzi col ſuo ſcoppio,; ma per eſſer difficile pigliar la giuſta miſura della materia, che copre il raz- 20 in modo, che ſia talmente groſſa, che termini nello ſteſſo tempo che ſi fa lo ſcoppio, non eſſendo un bel vedere lo ſcoppio avanti, o dopo la terminazione della ſuddetta miſtura, perciò fi può laſciare di farglielo, che più naturalmente s aſſomiglierà ad una vera co- meta · G Dei 101 10 50 DELLAPIAOTECENIA Dei rax⁊i cbe buttano per guarnitura delle lettere, ed alire figure di fuoco. Non so, nè ho mai veduto in tanti fuochi, che ſi ſon fatti taz- 21, o bombe che mandino fuori caratteri, o figure di fuoco, benchè ſieno ſeritte da varj Autori, come dal Fuzier, Belidor ec. benchè non abbiano totalmente il ſuo effetto, ond' io in queſto luogo inſegnerò il modo di fare le ſuddette coſe in modo, chè rieſcano alla pratica, ed il modo è il ſeguente. Si diſegnino le lettere, moto od altra coſa che volete ſopra d'una ta di tal grandezza, che baſti, acciocchè diſtintamente ſi vedano nell' altezza che può ſalire un ra220 groſſo, o bomba,; che le deve portarè: Poi pigliate delle ſtuſcie d oſſo di balena tanto lunglie, che vi capiſca il moto ſcritto; e fattene un paralellogramo come L ABCPD Fig. 73. Taltezza del quale ſia quanto I altezza delle 0 lettere, cioè quanto I altezza A C, ed acciocchè queſti ritenghino comoda mente le lettere, devonſi fare i due lati AB,e DC doppj; e fra queſti devonſi ſodamente fermare le lettere le quali ſi fanno di latta, 0 di filo di ferro, poi ſi coprano col ſeguente impaſto. Sal- nitro oncie 4. Zolfo oncie 12. Antimonio crudo oncie 2. e ſi pone ogni coſa con tant' aceto ſorte, che ſia ſufficiente; accioechè venghi come liquido unguento, facendolo ſciorre ſul fuoco in una pignatta, equando è disfatto, ſe gli aggiunga due oncie di polvere, e ſciolto cheè ſard ſi da queſta miſtura con un pennetia ſabra le lettere. Queſte lettere devono eſſer coperte coll' impaſto ſuddetto per una groſſezza tale, che ſia baſtante a durare ſino che arrivino vicino à terra, il che ſi fa mediante la pratica, poi vi ſi avvolga uno ſtupi- no, che giri molte volte attorno alle lettere, e quando ogni coſa ſarà ben aſciutta, ſi ponga queſto paralellogramo nel cartoccio del razzO gentilmente rottolato, accioechè le lettere non ſi ſcompongano, ſopra vi ſi butti del polverino fino, acciocchè più facilmente& ac- cendino, e nel mezzo poiĩ che laſcia queſto rottolo, potrete porvi dei lumini, o ſerpentini, poi cop̃rirete il razzo ſecondo il folito chie fard terminato, onde quando ſi accenderd la caccia del razz0; ac- cenderaſſi ancora lo ſtupino, e polverino, e le lettere le quali ſor- tiranno fuori dal cartoccio e ſi ſvolgeranno a cagione dell“ elaſticita dell' oſſo di balena, avvertendo però di guarnire queſta ſorta di raz- 21 poco pxiina di tirarli, acciocchè Ioſſo di balena poco perda del- la ſua elaſticità, e pid facilmente ſi ſvolga, il che fatto, ne avrete ivoſtro intento- Si poſſono ancora ricoprire queſte lettere con un poco di bamba- gia sfilata bollita nell acquavita nella quale ſia poſto quantitd ſuf- ficiente di ſalnitro con aſſieme poca porzione di polvere, e poi ſo- pra darvi una coperta dell' impaſto ſuddetto, e terminarle come ſo- Pra. Le lettere fatte in queſt' ultima maniera ſervono meglio per fare qualche diſtico, o qualche rabeſco in una macchina che nei raz. i, mentre duranno molto, e nel ſine laſciano le lettere come car- boni Wiee. E.„1„„„„ PARTESECONDA. 51 voni acceſi, onde ieſcono di gradimento, ed il modo di eſeguirli nelle macchine ſi dirà nella terza parte · Queſta ſorta di lettere ſi devono porre ſopra rarzi groſſi, acciocchè ſi poſlano fare piu grandi, e più viſibili, e devonſi porre in una tal diſtanza una dall' altra; che non impediſcano vedere diſtinta- mente il ſuo contorno: queſte lettere con miglior evento ſi ſoglio- no porre nelle bombe, per eſſer pid capaci dei cartocci de razzi, e perchè le lettere nel cadere non reſtino capovolte, porrete due pic- coli piombetti ſotto le lettere nei due angoli del paralellogramo, come ſi vede in CD; e ſe vorrete che cadino orizontalmente, por- i angoli del paralellogramo un piombino di rete atutti quattro gl peſo eguale, che avrete lintento colla ſteſſa pratica,& facile il conoſcere come ſi poſſa far comparir nell aria, Animali; Armi, Uo- mini ec. deſcritti dai contorni del ſuoco. Razzo cbe laſcia una pioggia di fiamme celeſti. Se volete che un razzo laſci una pioggia di fiamme celeſti, do- vete guarnirlo con ſerpentini caricati con miſtura fatta con pol- vere oncie 12. ſolfo purificato oncie 25 03 poi coprire la bocca del ſerpentino coll' impaſto di polvere ed aceto altre volte detto, ed avrete un razzo, che laſcierd una pioggia di fiamme celeſti. Rag⁊o che non a coda, ma in cambio di eſſa ſa una fiammella come una groſſa candela. neſti Taꝛzi devonſi fare nelle canne ordinarie, perchè ſono fa- cili Ja crepare, e ſi caricano colla ſeguente miſtura: polverino buo- no, e finiſſimo oncie vintidue, e mezza, ſalnitro oncie dodici, 20l- fo oncie ſei; e mezza, ſi meſcoli ogni coſa inſieme, e ſi ſettacci, poi S inzuppi con buona acqua vite Ae ſi laſci ſeccare, poĩ ſi ſtritoli che torni in po, d tornaſi a ſettacciare, e con qu eſta miſtura ſi Carichi il raz20. Farete ancora al razzo una fiammella quaſi ſimile, ſe piglierete oncie 12. di puro nitto fino, e purgato, polvere on- cie 10, 20ffo oncie 8. ogni coſa ben ſettacciato, e meſcolato, ma biſogna oſſervare nel caricare il raz20 di porvene una ſola cuchia- rata per volta, e batterla ugualmente, e forte fino che il razzo ſa- rd caricato. Ea quaſi lo ſteſſo queſt altra miſtura, Polvere oncie 35 cenere di bucato, cioè di quella cenere che reſta ſopra il vaſe ata dopo che ſi è fatta la hucatta, che ſia ben ſecca; e ſettacciata on- cie 2, ſalnitro un oncia, Se poi volete, che il raz20 faccia quaſi nulla di fuoco, prendete polvere oncie 12. della cenere ſuddetta circa tre oncis, che farà effetto n fanno ancora razꝛzi di poca coda, ma molto faliſtrante, carican- doli con miſtura fatta di oncie 12. di polvere, e limatura. di ferro nuovo, od acciajo oncie 3. Rax xo che laſcia una corons di ftelle, o lumini, e dopo und pioggis di due colori, e poi i ſuν,uᷣaro, 103 8 7 4—2 2 3 1 4 Cariĩicanſi dei ſerpentini turandogli prima, poi porvi un poco di i to5 Polvere granita per farli Io ſcoppio, il quale ſi vede in A Fig. 74. S 2 e ſo- 106 107 108 5 2 DELLAPIIOTECHNIA e ſopra ſi chiude con un grano di cece, o con carta forandola poi nel mezzo, dopo ſi ſeguiti a caricarlo verbigrazia ſino in B di mi. ſtura di color celeſte, e da B in C di altra differente„poi da C in D ſegli attacca un bordo di paſta più grande d ella canna, il quale ſi riem- pie di miſtura da lumini, e ſopra ſi copre con paſta fatta conpolvere, aceto, e di queſti guarnitine i razzi faranno il deſiderato effetto. Roxxo che laſcia moiti lumini, i zuali finendo moltiplicano in moiti aliri. Pigliaſi un pezzo di canna da ſerpentino come la X. Fig. 75. e ſe gli aggiunge un bordo di carta pid grande di detta canna, come la AB, qual canna AB riempiaſi di miſtura da lumini„ed il pezz20 di canna da ſerpentino B C ſi riempj con miſtura da razzi, poi ſe gli uniſca in CD un rivolto di carta, nel quale ſegli pongano 4, 5, o õ palle di miſtura da lumini con un poco di polvere granita, e chiu- daſi in D, e la A ſi chiuda colla ſolita paſta di polvere, e aceto, eſi pongano nel razzo per guarnitura. Rax⁊ cbes laſcis alcuni lumin contornati come 4a una girandoletta, poi fanno il ſuo sbaro. Nella Fig. 76. AB è una canna da ſerpentino ſtrangolata in A e carica fino in B di miſtura da razzi gagliarda, attorno alla boc- ca B ſe gli uniſce un involto di carta come il BD, il quale ſi riem- pie di miſtura da lumini, 5 intonaca in D colla ſolita paſta di pol- vere ed aceto, poi nella cauna del ſerpentino come in Cſe gli fa un buco, pel quale e per D mez20 dell intonacatura ſi fa paſſare uno ſtupino, avendo però fatto vicino all eſtremità A il ſuo ſcop- pio, come moſtra la Figura, mentre accendendoſi il lume in D, nel- 10 ſteſſo tempo mediante lo ſtupino accenderaſſi ancora il ſerpenti- no in C, la forza del quale lo fard girarc imarfa, C firfd come una girandoletta attorno al lume, e nel fine fard il ſuo ſcoppio co- me ſi era propoſto di fare. Raxxo il puale laſcia il ſuo gibeo, o guatnlturæ ſenzà vedere fuoco, poi compariſce una pioggia di fuoco, che ſi Perde, e vicino à terra ſenteſi una batteria. Deeſi caricare il razzo colla miſtura ordinaria ſino ad aver co- Perto il foro di eſſo circa I altezza d un dito, poiĩ ſi ſeguiti à ca- ricare per altezua d'un altro dito colla miſtura da fuoco morto, deſcritta nel fine del Capitolo VIII, avvertendo di non battere que- ſta miſtura, ma folo calcarla leggermente, poi devefi porre fopra queſto razzo per guarnitura dei ſerpentini da una parte ſtrangolati, i quali deonſi leggermente caricare colla ſuddetta miſtura da fuoco morto eirea un terzo della ſua altezza, poi circa Faltezza d' un altro terzo ſi caricano con miſtura da' razzi ben battuta, e ſopra queſta ſe li pone circa Ialtezza di due coſte di coltello di fuoco morto, e ſopra ſe li fa il ſuo ſcoppio e ſi ſtrangola, il qual raz- 20 cosi guarnito fard il fuddetto effettol, e queſto razz2; ſi può varia- re in più guiſe come da ſe è& manifeſto. Rν — 2 6——— EK .—— 2„ — 5—2— poi mi- ſe la 20 18 5 u PARTE SECONODOA. 53 Raxx cbe geita molti lumini, o ſielle, e nei fine fanno come una versa ſparata. Si prendano delle canne ordinarie da ſerpentini, la prima riempia- f di miſtura da lumini, come ſi vede nella ſegua Fug. 77. in B. per Taltezza di circa un mezze dito, e ſopra vi ſi faccia il ſuo ſcoppio A, le altre come quella della Fig. 78. e quella della Fig. 79. ſi ca- ricano anche eſſe di miſtura da lumini in B, ma in altezza l' un a più dell' altra circa la quarta parte della groſſezza di un dito, e fopra ſe le faccia il ſuo ſcoppio A, e cosi ſeguitaſi caricandone tan- te colla detta differenza di altezza di miſtura, quanto vi parranno a ſufficienza per guarnire il voſtro razz0, avvertendo di porvi nella bocca il ſolizæo impaſto di polvere, e aceto, ſe con tal' ſerpentini guernirete un razzo, faranno comparire tanti lumi, i quali faran- no il ſuo ſbaro, uno dopo Faltro, a foggia di una vera ſparata, e ſe ve ne porrete cinque o ſei, caricati all altezza del maggiore di eſſi, piglieranno fuoco nell ultimo, tutti in un tempo, e faranno come la batteria d una ſparata. Se poi vorrete che affettino una vera ſparata, cioè che dopo uno ſcoppio, vi reſti un intervallo di tempo, e dopo ſentanſi due ſcoppj uno vicino all' altro, inſomma fecondo una vera ſparata; non dovrete far altro, che regolarli nel- Taltezza della miſtura, ed egualmente calcarla, onde trovate una volta le miſure, mediante leſperienza, ſe le noterete in una riga coi ſuoi numeri o lince, queſte ſempre ſerviranno quando ſi vorrà fare un tal razzo. Se poi ſi vorrà che in cambio di lumini, fac- ciano delle ſtelle; ſi caricheranno nel modo detto di ſopra, dei raz- zi che buttano delle ſtelle. RAZ2C Cſe laſcia alcuni ſbari, e ſubito var/ lumini. Facciaſi attorno unà piccola balletta di legno, alcune coperte di carta incollata, avendo pero prima inſaponata la palla di legno, ed aſciutta che ſarà, ſi tagli per mezzo, e ſe gli levi la balla, o for- ma di legno, poi vi ſi ponga dentro un lumino rotondo, e della polvere granita, e ſi uniſcano le mezze palle, od emisferj, legan- doli con filo, poi ſe gl incolli ſopra una coperta di carta, ed aſciut- ta che ſarà ͤ impegoli come ſi fa alle bombe, granate, e caſta- gnuole, e vi ſi faccia due o tre buchi, ne' quali ſe gli ponga uno ſtupino per buco che vadi nella polvere di dentro, e di queſte pal- lete ſe ne pongano ſopra i razzi, i quali finiti che ſaranno, accen- deranno i ſtupini delle pallette, e per conſeguenza la polvere che vi è dentro, onde faranno crepare le pallette, e ſi ſentiranno tanti ſcoppj, quante palle ſono, e dopo uſcirà un lumino per ſcoppio. Per maggior facilità, ſi può porre il lumino in una canna da ſerpentino piena di polvere granita, e chiuſa da tutte le parti con lutarla, o ſtrangolarla, poi forarvi un buco, e porvi Io ſtupino, che savrà con piũ facilità lo ſteſſo effetto. Ragzo che nell aſcendere manda due ⁊ ordinar, und per parte- Sia il raz20 A Fig. 80. poco ſopra il foro; contornaſi ſtretta- mente 110 111 113 115 54 DELLAPINOTECRENIA mente con un filo di ferro, che abbia due occhietti uno contro 1 altro, come B, C, dentro a' quali occhietti ſe gli pone la bac- chetta dei razzi ordinarj D, ed E, i ſtupini dei quali deono pene- trare, mediante due buchi nel razzo A, ciò fatto ſi coprino tutti colla carta X unita e incollata che li ritenga, ma non molto forte, acciò poſſino ſortire, onde ſalito il raꝝꝛo A in aria accenderd i due B e C cacciandone uno per parte, e faranno un bell' effetto. Deve- ſi ben avvertire di equilibrare queſto razzo colle ſue bacchette, tagliando ſe biſogna per equilibrarlo tutto inſieme quella del raz20 groſſo, ma non le altre. Rag⁊o cbe nel ſalire ſorma una croce. Sia il TA220 A Fig. 8r. talmente groſſo che poſſa portare le tre canne B, E, D, la ſuperiore delle quali deeſi diſporre ſopra la te- ſta del razzo, le altre due B, e C, ſi pongono nella canna un po- co di ſotto alla teſta del razzo,; una contro dell' altra come mo- ſtra la figura, attaccandole in modo che reſtino ben forti, con carta e colla, poi ſopra il foro del razzo ſi faccia un buco con 1 X, nel quale ſi pone uno ſtupino che paſſi ſopra le bocche di tut- e„e tre le canne B, C, D, attaccandoſi attorno ad un pezzo di ſtupino poſto nelle loro bocche, poi copranſi queſte trè cannè e ſtu- pini con carta in bel modo, che ſard fatto. Quando queſto ra220 ſarà alto da terra in modo che il fuoco ſia pervenuto al foro X, 8accenderd lo ſtupino, e le tre canne B, C, D, le quali inſieme colla coda del razꝛo grande A formeranno una croce. Ra⁊ Nο cbeé nel ſine non moſtra ſuoco, in poco dopo ſi aecende una Pioggia di raxxetti uno dopo dell altro, che nel fine Fanno come una ſparata. Si caricano dei ſerpentini eon miſtitra da fuoco mortõ, und in maggior altezza dell altro, nel modo che dicemmo di ſopra, pel razzo che getta lumini, o ſtelle, e nel fine fa come una vera ſpa- rata, caricati che ſaranno a detta miſura, ſi ſeguiti a caricarli con miſtura da razzi, egualmente alta in tutti ſopra del fuoco morto, e poĩ ſe gli faccia il ſuo ſcoppio, che faranno il deſiderato effetto. Rag ⁊o che nel fine manda una corona di lumi, i quali ſi perdono ſene vedere alcuna ſorta di ſuoco, ma dopo ſi ſente una batteria. Si prendono cannette da ſerpentini, come moſtra la Fig. 82. col ſuo ſcoppio ſegnato B, ſopra del quale caricaſi tutto di miſtura da Fuoco Morto, come D, e attorno al capo della canna ſe gli ag- giunge due volti di carta, acciocchè vi rimanga il vacuo C, il quale ſi riempie di miſtura o paſta da lumini, poſtone di queſti lopra il raz2zo faranno quanto ſi deſidera. Modo di fare cbe i Ra⁊⁊i nel ſalire geitino di quando in quando var/ giochi, o guarnture. Deeſi unire attorno al razzo Fig. 83. Mincipiando però poco ſo- pra del foro, alll' uſo folito, due o tre tubi cilindrici, di ſottil carto- Reree⸗⸗ — E„ 2 PARTE SECONDA. 55 o J cartoñe, bene incollati, come ſono li B, C, D, i quali nella ſpon- ac- da laterale, vicina al lor fondo, deono avere un buco, pel quale ne- paſſi uno ſtupino, il quale dee paſſare dentro il razzo, mediante i utti fuoi buchi corriſpondenti fatti in eſſo, poi copraſi il fondo di queſti te, tubi con polvere granita, e ſopra di eſſa, ſe gli pongono quei gio- B chi, che più piace, poi copronſi con carta incollata per di ſopra, ve che ſaranno fatti. e In cambio di tubi cilindrici, ſe gli poſſono porre dei cartocci 2²⁰ fatti a corne, come ſi vede in A Fqg. 84. che faranno di maggior facilità, col far paſſare Io ſtupino per la parte ſottile, come ſi ve- de in B, e fare con eſſi, come ſi diſſe dei tubi cilindrici. cre Rag⁊o che viene accompagnato da uns lume di Fuoco Bianco, te- nel fine laſcia una luminata, od Po- altra guarnitura. n0 Dietro alla canna del razzo Fig. 85. ſe gli leghi ed uniſca un 116 altra canna di carta, come la B piena di miſtura da luminazione n 1 non battuta, e ſopra come in Cſe gli faccia un cartoccio di carta, 1 nel quale comunichino le dette canne, e ſopra ſe li ponga della di polvere granita, e ſopra dei lumini, od altra guarnitura, ſecondo ſtu- che vi parrà, ponendo uno ſtupino, che dalla canna B piena di 3 miſtura da luminazione 8uniſca allo ſtupino del razzo, come ſi ve- X, de in A, acciocchè ogni coſa pigli fuoco in un medeſimo tempo. me Razgo cbe forma comèe una Ftella cerpigliata. Attaccaſi ben forte attorno alla teſta del razzo un cartone ro- 117 2⁴ tondo, come A Fig. 86. nel giro del quale ſe gli leghino ed uni- ſcano dieci o dodici cannette da ſerpentino, cariche di diverſe mi- ſture, nella bocca de quali ſe gli ponga uno ſtupino, ſopra de' qua- in li ſe gli faccia paſſare un altro ſtupino come B, il quale poiĩ paſſi pel nel razzo, ſopra il ſuo foro come in C,; penetrando nella ſua mi- Pa- ſtura, acciocchè pigli fuoco, e cosi facendo,- avrd un razzo che gon ſembrerà una ſtella cerpigliata. to Specie di Ra⁊ Franceſe, cbe ſaliſce girando in to· una maniera curioſa. 0 Facciaſi un razzo lungo un terzo, e più degli altri razzi ordina- 118 j, come I'A B Fig. 87. il quale deeſi caricare con miſtura forte, fatta con polverino oncie 12., carbone di ſalice o canape oncie E col ſalnitro oncie una. O pure con miſtura forte da girandole, di quel- da le che ſi daranno nel ſuo Cap. Queſta canna dee eſſere ſtrangola- 28 ta, e chiuſa perfettamente neile duè eſtremitd, ciò fatto; deonſi fa- il re due buchi ficlla canna, che vadino nella miſtura, come li due eſti Ce Dꝗ uno contro delt' altro, nel modo che ſi diſſe per fare i girandolini, da porre per guarnitura ai razzi, poco poi diſtante da queſti, deonſi fare altri due buchi pure nella canna, che vadi- 10 ſino nella miſtura, non però in dirittura d alcuno dei due primi ſo- A E B, ma verſo il mezzo, come ſi vede nei due E ed E, ciò fat- tril 70 ſarà preparato il ra220 per gettarlo nel ſeguente modo. — 81 119 56 DELLAPIRNOTECEHNIA Si ponga uno ſtupino ad ogn uno dei buchi Ce D, poi pongaſi il razzo in un piano a livello, e accendanſi in uno ſteſſo tempo i detti due ſtupini, ĩ quali faranno accendere la miſtura, la quale uſcendo pei buchi Ce D, fard girare attorno il razzo, e giunta poi ſu abbrugiando ai buchi Ee F, il fuoco uſcirà ancora per queſti buchi, e fard andare il razzo in alto girando, e buttando fuoco per tutti quattro i buchi, lo che ſarà di un curioſo effetto. Queſte ſono tutte le maniere di razzi che ho potuto raccoglie- re, benchè molte altre nuove poſſono trovarſi dall' ingegno del prudente Artificiere, come ſarebbe porre alla bocea d' un razzo, tre o quattro razzetti ſoſpeſi con fili, e ſuoi ſtupini, in modo che ac- cendendoſi il razzo grande, à accendano ancora queſti piccoli, i quali faranno un curioſiſſimo effetto, e quaſi ſempre vario, ſecon- do che ſaranno moſſi dalla ſua direzione, e dal moto dell' aria. Ancora ſi potrebbe fare che li razzi buttaſſero per guarnitura ſer- pentini; i quali terminati ne buttaſſero degli altri, con ponerne uno piccolo ſopra d' uno più grande, avendo però ſempre riguardo al peſo del razzo, ed ancora àa non alzar molto il cartoccio della gu- arnitura, perchè il razzo non aſcenderebbe diritto, a cagione del. la molta leva che avrebbe, onde quando ſi voleſſero guarnir i raz- 2i, con guarniture che molto ſi alzaſſero ſopra del razzo, come pel rarzo dalle lettere, od altri ſimili; queſte ſi dovranno porre per piu facilità, e ſicurezza attorno alla canna del razzo, come abbiamo detto, ed in tal modo, ſi potrà fare il cartello, od altro gioco più alto, che ſe ſi poneſſe immediatamente ſopra del razzo, on- de per la troppa altezza lo faceſſe piegare, e torcere a meꝛza ſtra- da. Laſcio dunque all' ingegno del prudente Artificiere, iL ritrovare varie altre maniere di razzi, mentré avendo ben appreſi i foprad- detti, non gli ſarà difficile trovarne molt altri. K„. Delle Caſſette. E caſſette ſono un ammaſſo di razzi in una caſſetta di legno e ſervono per far andare in aria in un iſteſſo tempo molti raz- 21, la fabbrica delle quali è la ſeguente. A B Fig. 88. è una caſſetta di legno, più grande nella ſommitd A CEͤD, che nel fondo HG F B, in modo che formi uno ſeg- mento di piramide quadrangolare alta come in E B circa due pie- di, ſenza fondo, e ſenza coperchio, ma circa il mezzo, dee avere una diviſione di legno come IK ML, forata con molti buchi ca- paci di circa il doppio delle bacchette de' razzi ordinarj, i quali buchi deono eſſer forati in tale diſtanza, che agiatamente vi poç ſa ſtare un razzo tra f uno e altro, e queſta diviſione I K M L dec eſſer tanto diſtante dalla ſommità A CED, in modo reſtino dentrg PARTESECONPDA. 57 dentro della caſſetta, le eanne dei razzi colle ſue guarniture, ed ancora vi rimanga circa tre dita traverſe di ſpazio, queſta caſſetta ſi pone ſopra quattro piedi, come li H, G, P, B, tanto alti che poſtevi pei buchi della diviſione le bacchette dei razzi, queſte non tocchino terra, ed abbia un buco come- X,ñ fatto ſopra della divi- ſione in un lato della caſſetta: e ciò fatto avrete la voſtra caſ- ſetta preparata. Alcuni in cambio delle diviſioni fatte in aſſa di legno, vi fanno una retticola di filo di ferro, che farà Io ſteſſo effetto; purchè i buchi di eſſa ſieno di proporzionata grandezza, acciocchè ritenga- no le canne dei razzi. Di queſte caſſette ſe ne devono averèe di va- rie grandezze, per poter far andare quanti razzi vi parrd, in una ſol volta, come s' avvisò nel primo Capo di queſta parte. II modo di ſervirſi di queſte caſſette, è di porre i razzi co ſuoi ſtu- pini dentro la caſſetta, facendo entrare una bacchetta per buco, fatto ciò ſi ponga uno ſtupino nel buco X, mediante ancora una cannetta di carta poſta in eſſo, il quale dee eſſer tanto lungo, che vada ſerpeggi ando ſopra l'aſſa, o diviſione buccata I K M L, col farlo avanzar fuori dalla cannella di carta, poſta nel buco X, tanto che ſe gli poſſa dar fuoco, ciò fatto avretè caricata la voſtra caſſetta, la quale coprirete di ſopra, fin à tanto che ve ne volete ſervire, col dar fuoco allo ſtupino poſto in X, che in tal modo S ac- cender anno tutti i razzi, e faranno il deſiderato effetto„nè ſi dee temerc che ciò non ſiegua, per aver poſti i razzi alla rinfuſa ſen- 24 oſſerVäre come vadano i loro ſtupini, mentre eſperienza fa ve- dere, che in tal modo ſempre fanno il deſiderato effetto. Modo di fare che i raxx delle caſſetie vadano regolatj ed à tempo, in modo cbe i loro ſcopp/ formino come una ſparata. II modo di fare queſta ſorta di caſſette conſiſte nell' avere ung caſſetta di legno, fatta nel modo che moſtra la Fig. Sg. la quale e una caſſetta poco diſſimile dalle altre, ed ha il fondo ABCD com poſto di tanti regoli di legno larghi circa due dita, ed altrettanto 1 uno dall' altro diſtanti, i quali ſi vedono ſegnati nella Figura Sotto queſti regoli ſe gli pone un fondo di cartone perfettamente attaccato e ben unito ad eſſi regoli, ed ancora attorno al bordo del- la caſſetta, e ciò fatto avremo preparata la caſſetta per averne ii deſiderato effetto, come ſiegue. Facciaſi nel fondo, cioè nel cartone fra gl' interſtizj de- regoli, de buchi, dentro a' quali comodamente vi poſſa capire la bacchetta dei razzi; i quai buchi deono eſſer egualmente uno dallꝰ altro di- ſtanti oppure con varie diſtanze ſecondo il guſto dell Artificiero, acciocchè vadano pigliando fuoco nel inodoe che fanno i mortaletti delle ſparate, i quali buchi fi vedono legnati nella Figura vicino a detti regoli; ciò fatto piglianſi i razzi co ſuoi ſtupini, e ponganſi colle ſue bacchette nei buchi forati nel fondo di cartone facendo però in modo,; che li ſtupini che cengono nelle di lor bocche vadino a Parte II. H Ti⸗ 58 DELLAPIROTECEHNIA ripiegarſi ſopra il ſuo regolo più vicino, come ſi vede nei ſtupini A. Riempiuta di razzi in tal modo la caſſetta, deeſi da una parte o ſponda della caſſetta come in X,ñ corriſpondente ſopra uno dei re- goli del fondo fare un buco, per il quale ſi fard paſſare uno ſtupi- no pel Iungo del primo regolo, in modo che queſto ſtupino paſſi ſo- pra tutti Ili ſtupini dei razzi, per far la qual coſa con maggior co- moditd ſi può fare nel mezzo a detti regoli pel lungo un canalet- to, acciocchè più comodamente ricevino lo ſtupino, come ancora altri canaletti a traverſo corriſpondenti ai buchi fatti nel cartone del fondo, per ricevere i ſtupini dei razzi con maggior comoditd: queſto ſtupino maeſtro, che cosi chiameremo 10 ſtupino che paſſa per X, paſſato che ſarà per mezzo del primo regolo doverd, arri- vato che ſia all' altra ſponda della caſſetta, paſſare fuor d' eſſa me- diante un buco come il I, e poi rivoltato ritornare dentro per I altro buco K, e paſſare ſopra l'altro regolo, ed arrivato all' altra ſponda ri- paſſar fuori in E, e poi ripaſſare per E, e andar ſopra l'altro regolo; e cosi ſeguire ſino alla fine, avvertendo però che lo ſtupino maeſtro dee reſtare alquanto fuori in X, mediante un pezzo di canna di carta poſta in detto buco X, per poterli dar fuoco nel modo che ſi fece all altra caſſetta di ſopra, e tutte le porzioni di ſtupino che lateralmente ſortiſcono fuori della caſſetta come E E deono eſſer co- perte con carta incollata alle ſponde della caſſetta, acciocchè non 8accendeſſero fuor di tempo: Ma perchè una tal caſſetta non fa- rebbe il deſiderato effetto, quando lo ſtupino, il quale da fuoco al- li razzi, non abbruciaſſe ꝑian piang e non correſle pericolo di ac- cendere in uno ſteſſo tèẽmpo glIĩI altri fazzi, a ciò ſe gli rimedia co- prendo tutto il fondo della caſſetta di ſegatura di legno, in tanta altezza, che circa due buone dita avanzi ſopra li ſtupini, e ſopra di queſta ſegatura, acciocchè più prema e faccia tener ben a dovere li ſtupini, acciòè uno dopo Ialtro piglino fuoco à tempo, ſe gli pone ſopra un ſuolo di ſabbia bene aſciutta, di groſſezza circa un mezzo dito o poco più, e ciò fatto avremo caricata la caſſetta,; al- la quale dandovi fuoco per lo ſtupino X, queſto ſtupino anderd ab- bruciando lentamente, in modo che li razzi uno dopo l altro, e ſe- condo le diſtanze in cui ſaranno ſituati ſi accenderanno, e colli ſuoi ſcoppj uno dopo l' altro faranno come una ſparata, e perchè ciò perfettamente ſucceda, dovranno li razzi eſſer tutti di egual miſura epeſo, acciocchè durino egualmente, e con egual diſtanza di tem- po ſentanſi li ſcoppj · Si può fare la batteria cogli ultimi razzi del- la caſſetta ponendoli vicini Eun altro, con far girare lo ſtupino attorno alla caſſetta, il qual ſtupino dee eſſer coperto di carta, cioè in un incannellatura, ed a luogo a luogo deono paſſare dentro alla caſſctta altri ſtupini, che attraverſano i regoli, onde faranno quaſi in uno ſteſſo tempo ſortire queſti ultimi raꝛzi a foggia di una vera batteria. Piu facilmente ſi può avere lo ſteſſo, facendo paſſare dall' ultimo- del- 3 8E.˙=EEs 3. —— 832 D.L 2 PARTE SECONDA. 59 della caſſetta Io ſtupino Z. Fig. 90. mediante un incannellatura in un altra caſſetta di razzi ordinaria poſta ivi vicino come la V„ la qua- le doverd eſſer coperta di ſopra con carta incollata attorno alle ſpon- de della caſſetta ed ingeſſata di ſopra, nel modo con cui ſi dd il bianco alle muraglie, e queſto perchè cadendo delle faville ſopra la caſſetta M non 5 accendano i razzi avanti il biſogno, e ſe vorremo che queſta batteria abbia piũ ſimilitudine alle vere ſparate di mor- taletti, ſe gli porranno nell' ultimo due razzi più lunghi, acciocchè durando pin degli altri facciano ſentire nell ultimo due ſcoppj, i quali deono eſſer più groſſi degł altri, ed ancora ſe gli può por- re in ultimo un altro razzo pid lungo dei ſuddetti due, e ben groſ- ſo, acciocchè dopo queſti faccia un groſſo ſcoppio, ed in tal guiſa reſterà formata dai ſcoppj de' razzi una perfetta ſparata. Nello ſteſ- ſo modo ſe li potrebbero fare più batterie, cioè nel mezzo alla ſpa- rata, coll' attaccare dei ſtupini à quei che ſortiſcono fuor̃i dalle ſponde della caſſetta regolata, facendoli andare a dar fuoco ad al- tre caſſette ivi vicine, lè quali coſe eſſendo da ſe ſteſſe manifeſte * non mi ſpiegherò d' avantaggio. ο‚OR V. 10 Del Mortarj da gettiare le Bombe e Granate da giuoco. Ebombeele granate da giuoco non la cedono in alcuna ma- nicra ai razzi, anzi non HAprei a chi di loro fi doveſſe la pre- ferenza. Qieſte ſono comode per porvi dentro varj giuochi e guar- niture diverſe, che per la ſua ampiczua vi ſi accomodano meglio che ſopra i razzi; ma perchè abbiano il ſuo effetto biſogna gettar- le in aria, mentre in eſſa fanno la ſua operazione collo ſpargere le ſue guarniture, ma perchè per gettarle„abbiſognano mortari, di eſti prima parleremo, e poi delle bombe e granate. per gettar dunque queſte bombe ſi può, dove vi è il comodo come ucrra, ſervirſi di mortari di bronzo che ſi adopra- nelle Piazze da g no per gettar le bombe di ferro; ma perchè queſti mortari gettan- 8 8 do nn peſo incomparabilmente maggiore di quello ſono le bombe 4 A 3— 17 8* 7 i da giuoco, è evidente di non poterfi ſervire di eſſi, prima di ave — preparata la di loro camera, affinchè vi capiſca quella ſufficiente quan- tità di polvere, che per una tal bomba vi ſi conviene, per far qual coſa biſogna porre un cilindro di legno o di ferto dentro del mortaro, il quale contenga tanta polvere quanta ven abbiſogna per gettare la bomba, la quale per ordinario ſi getta in aria con un movimento perpendicolare all' orizonte à diff 14e— 5 le bombe da guerra, per gettar le quali s- abbaſſa Ora pi C1 — 22 8 mortaro, ſecondo la diſtanza a cui ſi vuol far giunge Si pone dunque nel fondo della camera del morta di ferro o di legno, il quale riempiuto che ſard vi ſia tanta 2 60 DELLAPINOTECEHNIA di polvere ſufficiente a gettare la bomba che ſi vuole, perchè ſe f poneſſe poca porzione di polvere in una gran camera, lo ſpazio vuo- to che vi reſterebbe fra eſſa e la bomba li farebbe perdere molto della ſua forza. Non ſarebbe nemmen buono riempiere tutta la ca- mera di un mortaro di polvere, come abbiam detto di ſopra, co- me ſe ſi voleſſe gettare una bomba di ferro, perchè eſſendo quelle da giuoco di poco peſo, non potrebbero ſoſtenere tanta violenza. Per ſapere quanta polvere Wabbiſogna per buttare qualſivoglia bomba, deveſi peſare la bomba, e prenderè tanti quarti d' oncia di polvere, quante ſaranno le libre ehe eſſa peſerà, di modo che ſe peſaſſe 16. libre, vi vorrà quattr' oncie di polvere, onde il cilin- dro dovrà eſſer capace di queſte quattr' oncie per gettare la vo- ſtra bomba. Di qui ſi vede, che biſogna avere molti cilindri di varie tenute, per poterſene ſervire ora di uno ora di un altro, ſecondo il peſo delle bombe che ſi vorranno gettare. Un quarto d' oncia di polvere per ogni libra di peſo della bomba non ſard ſufficiente, quando ſi voleſſe buttare la bomba non con moto perpendicolare all' orizonte, ma inclinato ad eſſo; onde quan- do ſi voleſſero gettare con direzione inclinata all orizonte vi ſi do- vrà porre qualche poco di piu di polvere ſecondo“ eſperienza, ben- chè ne“ fuochi di gioja ſi gettano ſempre con moto perpendicolare. Avendo dunque trovata la quantitd della polvere che vi vuole a gettare la voſtra bomba, dovrete ſciegliere un mortaſetto di legno, ma meglio di ferro, ayvertendę che di legno ſia coperto di dentro con lamina di ferro, e dee eſſer alto quanto è la camera del mortaro e tenga la giuſta quantitd di polvere corriſpondente al peſo della bomba, e dee avere la ſua lumiera con un ſegno nel bordo di eſſo, it quale corriſpondi a un altro fatto ſu la camera del mortaro, e queſto per ſituarlo ſempre nella camera del mortaro in uno ſteſſo luogo, in modo che la lumiera di queſto cilindro rieſca rimpetto la lumiera del mortaro. Nella Fig. 91. ſi vede il mortaro di bronzo, con la canna ſola ſenza la caſſa, e nella Fig. 92. il cilindro da porre nella camera. Alcuni fanno pid larga la bocca del cilindro che quella del fondo, cioè a ſegmento di cono come ſi vede nella Fig. 93. Ma perchè ſempre non v'e il comodo di mortari di bronzo, ſi fanno queſti di legno, co quai benchè ſembri difficile gettarſi bom- be molto groſſe, eiò non oſtante ſi fa beniſſimo. Queſti mortari fr tanno dunque di legno nella maniera ſteffa che quei di bronzao, fuor- chè ſi fanno più groſſi e più lunghi, i quali poſſono eſſere della ſe- guente miſura. I vacuo della canna, cioè la ſua altezza dalla lu- miera alla bocca, come moſtra la Fig. ga. in AB circa quattro volte quanta è la bocca. La camera B G lunga quaſi una bocca, la groſſezza del legno alla bocca, cioès AD circa la metà della boc- ca, i lati o fponde DE ed EG deono eſſer paralelle, il fondo o cu- latta * Rrerreereeeneee e GK. PARTE SECONDA. 61 E Xcon tutto il rimanente fi faccia 5 urbitrio della prudenza Artificiere„ E deono eſſer fatti 809 legno forte con due cerchj di dcono avere nel fondo una larga Pale come la MN, per pocerll e con comodità porre in tetra · Qando— ſ voleſſero in nodo che gettaſſero le bombe con direzione inclinata all' orizonte 1 7 ſi faranno à un dipreſſo come i mortari da guerra nel modo che moſtra la Fig. 91. per porli ſopra la ſuaà cafſa, e inclinarli ſecondo ſi deſidera. Deeſi awwertire di fare, che i cerchj di ferto, i quali ſi pongono attorno al mortaro; ſieno un poco larghi, cioè che non Preinn attorno 4d elſo, derchè corre iſchio di crepare, onde diſogna farli più larghi del mortaro circa un mesο dito e più, e 10 fl che rimane fra li cerchi, ed il mortaro dceſi guarnire d altra materia premibile attorno ben ſtretta 1 unita, e queſto ſer- ve; acciocchè quando la polvere accende, i 2 del mortaro ce- de un poco, onde non tro: ando molta re filte nꝛa ſi ſarà ſicuro che non creperà. T noſtri Aftificicri forſe ſi 1 mentre eſſi pongono i cerch maraviglicranno di tante circoſpezio- 18 di ferro ai m ortari ben ſtretti— ettati ad eſſo, e Puße non crepano: ma& aitrettanto vero che el vi pongono dentro la bo 5 ſenza chiud- 1 i ſopra, come f dirà, cioè come ſi fa alle bombe da ſue bombe 1 ——5 le chiudeſſero non vanno taut' alto, e eaund migor di Joprad rer erεnαοe,ͥ Üe Krrküdöts bene ne mortari cor- rerebbero riſchio di crepare. Queſti mortari di legno deono eſſer ra, ma ancora in tutta la canna con polvere non abbruci il A681 0, e deono avere grande, in modo che vi ſi poſſa por dentro, ſecondo la e Sran le224 della bomba ſi vuol gettare 55 cilindro ora piu gran⸗ le ed ora piu piccolo dell altro, come ſi diſſe di ſopra, per poter gettare con eſſo mortaro delie bombe ancora piu piccol e della portata di eſſo. Alcuni forſe penſeranno, che ponendo in mortari grandi piccole bombe, queſte non vadano. bene: io vi dico che anderanno benifſi⸗ mo, mentre di ciò più volte ce nha accertato Veſperiema, purchs vi s abbiano le ſeguenti avvertenze. Prima che la camera o mortaletto ſia ſempre pieno, in modo che ſopra la polvere vi poſi la bomba, c che ſia di una tenuta proporxionata al peſo della bomba nel modo detto di ſopra. 2. La bomba deveſi far poſare giuſto ſopra i mez20 del cilin- dro o camera del mortaro, ſe la Pomba foſſe piccola d- veſi fare comeé aà uta vera bomba, cioè porvi attorno per farla ſtar nel mez- 20 del fieno, e poi ſopra la bomba chiuderla ben forte con altro fieno, acciocchè la polvere vi trovi più reſiſtenza, e getti piu alta la bomba. Quando la bomba ſard di giuſta portata ad un tal non ſolo nella came- i ferro, àccio la loro camera tanto 12 * mortaro: dee 122 62 DFELLXA PIRNOTECHNIA. deve 8515 più ſtretta di diametro di quello ſia la bocea di eſſo circa— appunto come ſi fa alle vere bombe, la qual diverſitd ſt chüa1 77 vento, ed in tal modo facendo, potremo gettar bombe di qualſiſia groſſezza con buon eſito. SSAVI. Delle Bombe e Granatè da giuoco le ſuà fabbrica. Elle bombe ne fanno gli Artificieri in più forme, cioè sferi- che e cilindriche. Le sferiche ſono pi comode, e più agili delle cilindriche, ma perchè fanno un bell' effetto sd“une che lꝰ al- tre, inſegneremo il modo di farle entrambi, e dalle sferiche dare- mo principio. Le bombe o palle sferiche ſe ſi vogliono fare in modo che ſieno giuſte per eſſer gettate da un tal mortaro, benchè come abbiamo detto eſſendo ancora più piccole, collo ſteſſo mortaro ſi poſſono beniſſimo gettare. Si faranno groſſe, cioè il diametro di eſſe la— parte del diametro della bocca del mortaro, dividendo in 22. part +L eguali il diametro della bocca del mortaro, e pigliarne 21. pe diametro della bomba, e queſto per darli il ſuo vento, come ſi diſ- ſe di ſopra; la groſſezza poi del vano vaduo che devcIrCſtare al- la bomba, dopo avervi-fatto-la-ααε? οr O caſſa, deve eſſere 7 del ſuo diametro, dividendo il diametro tutto della Bomba cioè 232 8 il— del diametro della bocca del mortaro in ſei parti, e di que- 22 ſte preſene 5., queſta ſard la lunghezza del diametro o vacuo della bomba, Poi deveſi aver preparata una palla di legno del ſuddetto diametro che ſervirtà per forma, la quale dovrà ungerſi con ſapone, poi coprirla con ſottile e vecchia tela cucendola dove biſogna, acciocchè vIi S adatti ſopra. Taglianſi poi varj pezzi di carta groſſa in fotma ro- tonda, come A Eg. 75 col farli diverſi tagli attorno ſegnati B, eüſi ponga fopra la palla facendogliela adattar ſopra, e Welta car- ta deeſi far tanto grande che abrs circa la meta di eſſa pallaʒ tene dunquèe di queſte carte quanto baſta, ſe ne incolli e adatti una Ia palla coperta di tela, e poi ſe glie ne incolli un' altra dal- altra parte di eſſa palla, acciò venga tutta coperta, poi con tem- in ſi tagli finchè è freſca la carta che ſovramonta, acciocchè la groſſez2a venga tutta eguale, ciò fatto ſe glie ne incolli dell- altre ſopra finchè reſti tutta Ia palla coperta alla deſiderata groſſezza, la qual coſa ſi conoſce mediante un compaſſo dalle E ritorte; ter- minata che ſarà ſi tagli per mezzo, e ſe gli levi la palla di onde —9 117 0¹ 7A —— rg lo 0e PARTE SFECONDA. 63 onde ne naſceranno due emisferj o ſutelle, come moſtra la Figu- 1% 96. e 97. l Prendaſi poi uno di queſti emisferj o ſcutelle, e vi ſi ponga den- tro dei lumini; ſerpentini, girandolini, od altre guarniture ſecöndo il guſto, poi copraſi col porvi Ialtro emisferio ſopra, e ſi leghi at- torno con ſpago, acciocchè reſtino ben uniti, laſciandone avanzare un pez2zo, come ſi vede in A Fig. 98. poi vi incolli attorno una copet- ta O due di carta, e ſi laſcj aſciugare, e aſciutta che ſarà 8impegoli, come ſi diſſe al Capo X. nel modo di fare i ſcoppj ai razzi colle ca- ſta gnuole, immergendole nella pece, mediante il pezzo di ſpago A laſciatovi à queſt effetto, poi ſe gli fori un buco come il B, e per eſſo ſe gli ponga tanta polvere granita, quanto baſta per far crepa- re la palla acceſa che ſarà. Se in queſto buco ſe gli porrà una canna di carta chiamata ſpoletta, la metà della quale reſti dentro, e al- tra metàd fuori della palla, come ſi vede nella detta Eig. 99. e queſta canna ſia ripiena di miſtura da luminazione, queſta ſi chiamerà gra- nata da gioco, la quale ſi può gettare a mano colla fiomba, all uſo delle vere granate, accendendo prima la miſtura che è nella canna Ccolla micchia. Si può ancora gettare col mortaro, ponendola in eſſo ſopra la polvere della camera, nel modo detto di ſopra, colla ſpoletta voltata in ſu, chiudendola ſopra con fieno ben forte, ma però in modo che vi reſti fuori la canna Co ſpoletta, poi 8 accen- de detta ſpoletta, e ſubito ſi da fuoco al mortaro. Deeſi AuNlecire-he.-er fare che le granate gettate col mortaro vadano molto In alto, ſi dee coprire ben forte ſopra la polvere del- la camera con fieno,; e poi porvi ſopra la granata che anderà mol- to in alto. Le granate in tal modo fatte ſenza la ſpoletta impecciate, o non impecciate che non importa, perchè ſi poſſono fare nell' uno, e nel- Faltro modo, ſecondo che più aggrada all' Artificiere, ſi riducono in bombe, facendogli un altro, o più altri buchi, ponendovi un ſtu- pino per ciaſcheduno, che li vada per di dentro, ed avanzino anco- ra un poco fuori, poi ſi ricoprino con miſtura da luminazione, 0 da jumini, impaſtata con ſpirito di vino, acqua vite gagliarda, od acqua arzente, la quale 8 inſegna nel ſeguente Capo, con inſieme una conveniente quantità di chiara doVνο, e queſto acciocchè 5 in- ſodiſca la materia ſopra le bhomnbe, e non ſi ſgravi nell andare in aria: con queſt' impaſto che ſi dee fare più toſto liquido, ſi copra con pennello la bomba, per circa la metà della groſſezza che ſe gli vuol dare, poi ſe li ponga attorno un poco di lino non filato, ac- ciocchè maggiormente reſiſta, e ſopra ſi ricopra di nuovo coll im- paſto laltra metàd della groſſezza, e ſopra ſe gli ponga dell altro lino, come ſi diſſe, e cosi freſco s involti in polverino fino, ed aſciutta che ſarà ſe ne ſervi ponendola nel mortaro ſopra la polvere della camera, nel modo detto nell' antecedente Cap., onde dato fuoco al mortaro S accenderà impaſto, ed abbruciato che n ac- cende- 123 124 64 DELLAPIRNOTECEHNIA cenderà la polvere di dentro, mediante i buchi fattivi; e fard cre- pare la bomba, e ſortire la guarnitura che vi è dentro. Si poſſono ancora delle bombe ſenza Susrnilarn di dentro, facendo delle piccole palle piene la metd di polvere granita, e 10• rate coi ſuoi ſtupini ſi coprono coll' impaſto ſuddetto, mentre quando ſarà abbruciato terminerd in uno ſcoppio. Quando le bombe ſi faceſſero molto grandi, le palle di carta ſi poſſono fare còme ſi fanno i globi geografici, non tornando co- modo di farle; come s inſegnò di ſopra, ed il modo di farle viene inſegnato nell' Architettura del Sig. Ferdinando Galli Bil biena, e nel Tratatto dei Globi, di Monſieur Bion, ed in altri a' quali ri. metto il lettore. Si fanno ancora con più facilità le ſcorze, od emisferj per le bombe, o granate, con carta fatta ſtar in acqua, tanto che ſia divenuta come paſta, coprendo con queſta le palle di legno, ugual- mente aſciutte, poi ſi tagliano le due ſemisfere, accopiandole inſieme, come ſi diſſe di ſopra; e fare la bomba, o granata. Si fanno le piccole bombe, o palle mediante nn legno paralel- lepipedo come 1' A B Fig. 100. nel quale ſieno incavate alcune ſemisfere come le C, D,; E di varie grandezze ſecondo le varie bombe, o granate che ſi vogliono fare, poi piglianſi delle carte rotonde tagliate attorno, come quelle che ſi diſſe di ſopra, e che ſono ſegnate nella Fig. 95. una delle quali ſi ponga dentro uno di queſti buchi, e ſopra ſe glie ne pone un altroſimil peazo ben incollato, il quale ſi calchi ed adatti colle dita attorno al cavo ſemisferico, ciò fatto ſe glie ne põnga un' altra, facendo lo ſteſſo che ſi alla prima, e cosi ſi vada ſeguitando ad incollarne una ſopra dell' altra, ſin' a tanto che ſia venuta della deſiderata groſſez- za, per 87 la qual coſa 88 o cinque carte o coperte, ſoglio- no baſtare per qucſte piccole balle, poi aſciugate che ſaranno, ſi tagliano attorno dietro al legno o buco della forma, cioè tutto Juel 10 che avanza di ſopra, poi ſi cava fuori, e ſi taglia dietro al detto ſegno; fatto che ne avrete quella quantità* Vicpare-, la accopierete inſieme, nel modo detto di ſopra, formando le bombe 0 palle nella ſteſſa maniera, che altre volte ſi è detta. Quando ſi fanno bombe grandi, deeſi avere queſt' avvertenza di fare le guſcie, 0 ſcorze ſemisferiche,; tanto groſſe che poi aggiunto- vi ſopra I impecciatura, e/ impaſto rieſcano della groſſezza che fi deſidera, acciocchè comodamente capiſcano nel mortaro. Deeſi ancora avvertire di fare che la ſpoletta delle granate, e! im- paſto delle bombe ſieno di tal che facciano crepare la bom- ba, granata; nel tempo che vuol diſcendere, il* ſi fa medi- ante l'eſperienza. Per far poi le bombe, o ſpecie di bombe da gettare col mortaro, che ſieno di figuta eilindrica, ſi fa come ſiegue. La Fig. 101. moſtra in A un pezzo di legger iſſimo legno fatto a ſemisfera, 2 i sfera „„„ e 2 PARTE SECONDA. 65 di sfera coll impoſtatura B, ed il buco A che li paſſa per mezzo, attorno queſta impoſtatura B ſe gli uniſce un cartone, come ſi ve- de nella Fig. 102. in C,; il quale ſia bene unito, attaccato ed incol- lato nell' impoſtatura del legno D, cio fatto ſi chiuda proviſional- mente il buco E con turaglio di carta, e ſopra ſe gli ponga della polvere granita, ſopra della quale cioè dentro il tubo 0 cilindro, ſe gli porranno quei giochi o guarniture che più piaceranno, poĩ ſi copra di ſopra in G con carta ben incollata attorno, e ſi levi il turaglio E, ed il buco deeſi riempire di miſtura lenta, e ben cal- cata in modo che faccia accendere la polvere granita poco avanti, o nello ſteſſo tempo che la bomba vuol dicendere, avvertendo pe- rò di porre nella bocca E, il principio della quale dovrà eſſer gran- de moito piũ che di ſopra, dell impaſto di polvere ed aceto, il quale ſi dee ancora fare che 8 eſtendi ſopra il legno attorno il buco E, e queſt impaſto co freſco ſi dee ſpolverare con polvere fina, e queſto per far accendere ſubito la miſtura, ed in tal modo ſarà terminata la bomba cilindrica, la quale poſta ſopra la polvere della camera del mortaro, in modo che il buco E vi ſia nel mez- 20, e poi coperta di ſopra con fieno, come abbiamo altre volte detto, ſi darà fuoco al mortaro, e la bomba fard il ſuo effetto- Si può ancora porr in mezzo alla coperta della bocca una canna di carta, piena di miſtura da luminazione della dovuta du- rata come la K Fig. 103. pel fondo B, della quale paſſi uno ſtu- pino come il C, il quale vada nella polvere granita, nel qual mo- 40 facendo il fondo di legno X ſi fd più ſottile, e ſenza buco nei meꝛz20, poſta poĩ queſta bomba nel mortaro s' accenderd prima la canna A, e poi ſi darà ſuoco al mortaro· La Fig. 104. moſtra una di queſte bombe, o balloni doppj, nella quale eſſendo abbruciata la miſtura del buco A, queſta farà ſorti- re la guarnitura poſta nel ballone M aſſieme col ballone X, il quale fra poco, cioè quando ſarà abbruciata la miſtura poſta nel foro G, anch eſſo butterd la ſua guarnitura. La Fig. 105̃. moſtra un ballone triplicato, il quale ha nel fon- do un lègno alquanto lungo ſegnato A pertugiato attorno, dentro à quai pertugj ſe gli pongono dei ſerpentini, i quali ſi accenda- no0 di mano in mano che la miſtura poſta nel fuoco B s' abbrug- gia, onde anderanno ufcendo fuori, e dopo uſcirà la prima guarnitura del ballone X, coi balloni più piccoli Y, e Z, e dopo altro più pic- colo ballone L colla guarnitura poſtavi attorno, e dopo il detto ballone 2 getterd la ſua guarnitura, la quale ordinariamente ſuol eſſere una piccola balla, o coperta con impaſto, che in ultimo fa uno ſcoppio. Non ho voluto mancare porvi i ſuddetti balloni, benchè in pra- tica ſieno di molta ſpeſa, e non tanto facili da farſi; à caglone di dover eſſere talmente regolati nel tempo, acciocchè non ſi ca- povolgano prima di eſſer tutti uſciti, nel qual caſo correrebbero riſ- Parte II. chio 4 „ 15 15 9653 5 N K 44 9˙ 4 6 N *4 * g 1 66 DELLAPIRROTECENIA chio di non pigliar fuoco tutti, perciò quando I' Artificiere ne vuol fare, deve farne prima un' eſatta eſperienza, e notare le miſure tro- vate per poterne fare degli altri con ſicurezza. Tanto le bombe o palloni sferici, quante le rottonde ſon piu d' ogni altra coſa atte a buttare rabbaſchi, lettere, o figure di fuo- co, di quello ſieno li razzi come da ſe ſteſſo à manifeſto. CRDreVIL De Ragz dò corda detti Corantini, e delle ſaetie, e lampi che ſi fanno nei Teatri. Jrazzi da corda detti corantini, ſervono per far dar fuoco da gqualche Principe, o Signore ad una macchina ſtandovi di lon- tano, come alla fineſtra di un Palazꝛo, o ſopra di un palco, men- tre tai razzi ſi partono da un luogo lontano dalla macchina, e cam- minano ſopra d una cordicella fino alla macchina ſteſſa, la quale acceſa il corantino torna addietro per la ſteſſa cordicella finendo in uno ſcoppio, la qual coſa fa un bel vedere. Queſti altro non ſono che due razz i ordinarj, legati ſopra d' una cannellina di legno ben liſc ia, e polita per di dentro, acciocchè poſsa agilmente camminare ſopra la corda, la quale ſi dovrd tende- re dal luogo dove ſegli puol far dar fuoco ſino alla macchina, e deeſi inſaponar tutta, acciocchè vi cammini meglio ſenza alcun in- teppo ſopra la corda, nella quale dee eſſere inſerita. Queſta canna di legno ſi vede nella Fig. 106. ſegnata D, ſotto della quale ſe gli legano per le ſtrangolature due canne da razzi caricate, e capovol- te come ſi vede in detta figura, dove la bocca A dei primo che dee accenderſi, e la bocca B di quello che dee tornare addietro ſo- no oppoſte una all altra, e il raz2z0 A che deeſi accendere non de- ve avcre lo ſcoppio, ma deve nella ſua coda C avere un buco con uno ſtupino coperto di carta, il quale dee comunicare il fuoco al- la bocca dell̃altro razzo B per farlo tornare addietro, e queſt ul- timo razzo dee avere il ſuo ſcoppio in fondo, acciocchè finiſca ſcoppiando. Per far ſcrvire queſti corantini ad accendere una macchina, deeſi a ver riguardos, che la diſtanza ſia tale„che il razzo arrivi alla macchina, e ſi fermi un poco in eſſa, e non ritorni addietro avan- ti che vi giunga, per far la qual coſa, ſecondo che la diſtanza è piu o men lunga, ſi faranno i razzi piu o men lunghi, od. allungare oοονο accorciare la corda quando ciò far ſi poteſſe, ma perchè la corda, che vale a dire la diſtanza per lo più è immutabile, perciò deono farſi i razzi di tal lunghezza che baſti, purchè non ſia tanta, che per il peſo ſieno impediti camminare con agilità, onde per ciò far con metodo, deeſi provare iſ razzo col tendere una corda, e porvi ſopra il corantino nella ſua cannellina di legno, come ſi e detto Vvuol tro n piu i fuo- 0 da lon- men- cam- quale nendo d'una occhè ende- nazE nin⸗ danna ſe gli OvOl- 0che 0 ſo- nde- cCcon O al- Ecul⸗ niſca deeſi alla Van-⸗ piu gare 16 la erciò Hea; r ciò ſi e to F PARTE SECONDA. 67 detto di ſopra, mentre fattane la pruova, e trovato a qual diſtan- 24 arrivi il razzo, ſe queſta ſarà maggiore o minore di quella che ſi vuole. ſi farà il razzo più lIungo 0 più corto, e poi ſi tornerd a provare, e cos facendo avremo un corantino, il quale non reſterà 2 mezza ſtrada, come in alcuni fuochi?& veduto, ma artiverd al- la macchina, 3 deeſi fermare un poco, pol ritornerà ad- dietro, come abbian detto di ſopra · Queſti corantini 10 5 41099 far ſemplici, cioè che nef. tornino in- dietro, facendolo con un ſol razzo, come ſi vede nella Fig. 107. ordinariamente però ſi fanno tutti che tornino 1 Quando ſi voleſſe che queſti corantini facceſſero doppio cammino, ciò ſi Può avere col porre due razzi uno dietro Paltro, come ſi ve le nella Fig. 108. ſenza pe erö capovolgerli, cioè che il capo o bocca A del pri- 1 ſia doſto in modo che colla ſua coda tocchi, o ſia vicino alla bocca del ſecondo B, facendo paſſare dalla coda del primo, nella bocca del ſecondo uno ſtupino, il quale dee eſſere coperto di carta ttorno, acciocchè non pigli fuoco avanti tempo, e cosi deeſi fare gli altri due razzi C, D, per tornare indietro, i quai deono eſſere 9⁰ — apovolti, riſpetto al primi, come moſtra la figura: tutti que ſti raz- 2zi non deono avere ſcoppio, ma ſolo Fultimo, come da ſe ſteſſo& manifefto. gli può porre una figura come un del- Sopra queſti corantini- fino; od altra coſa à capriccio di chi opera, la qua Afigura dee avere una camiã di miſtura da luminazione a fog Sgila di torcia, la quale deveſi accendere nello ſteſſo tempo che ſi da fuoco al corant ino, media no U. no, che dal cca del razzo vadi alla bocca di detta canna, come moſtra la Figg. 10g9. e cosi parerà che queſta fi- gura vadi a dar fuoco 55 macchina. be rõ avvertire di porre tanto peſo ſotto de! corantino, il male ſerva di contrapeſo, acciò che la figura che moſtra di andare 2 ͤdar N ſi tenghi diritta ſu la corda, mentre ſenza queſto, a cagione della leva, potrebbe piegarſi, ed ancora capov- Si poſſono ancora collocare attorno ai corantini alcu di miſtura da girandole con ſuoi ſtupini di comun ertiʒ in morid„che arivato il corantino nel mæuo della cord o nel andare aàa dar fuoco alla Machina, o nel torn⸗ Id come più piace, ivi ſi fermi, e ſi accendino le ſudd de gireranno attorno alla corda, formando una terminata la— mediante uno ſtupino di con cendi un' altra canna del corantino, ace iocchè ſeguiti nel modo, che e canne di queſto corantino giuſta miſura, cioè provate legiad lramente faciano il deſiderato effetto, lo che ſenr' a baſterà al noſtro Arti eſti corantini ſi fa Jere dic. 115 1 dere una cordicella dalla parte ſi Id. nno i corantini ſemplici. Per far ci nno far figura di ſaette nei teatri, col ten- periore del teatro fino in terra, 1 2 0O ſuo- 68 DELIXA PixOTrRCRNIA PAB. II. o ſuolo del Teatro, e ſi fanno patire, ponendoli fuoco dalla parte ſuperiore del Teatro, onde camminando ſopra la corda, anderanno ſino al ſuolo, dove faranno il ſuo ſcoppio, o pure ritornano addie- tro, e fanno lo ſcoppio à mezz aria ovvero nel ſine, come piu Ppiace: queſti tai corantini deono anch' eſſi prima provarſi acciocchè rieſcano della convenevol miſura, ber fare nel dato tempo il deſi- derato effetto. 127 Avyanti di terminare queſto Cap. voglio inſegnare il modo di fa- re i lampi, che pure ſi uſano nei Teatri, la qual coſa benchè ſia cognita ſino a' fanciulli, per non mancare però in alcuna coſa riſ- guardante i Fuochi d' Artificio IL.ho voluto porre in queſto luogo. La più comune e facile maniera di fare queſti lampi, è di porre della pece greca in polvere fina ſopra la palma della mano, e fra il dito medio, ed annulare, cioè nel mezz0 della mano ſi tiene un Pezzo di candela acceſa, come moſtra la Fig. 110. per far poi ac- cenderla decſi ritirar la mano cos ſpianata, ma con veemenza, in modo che la polvere della Pece paſſi ſopra la fiamma cella cande- la, la quale ſi accendera„ 8 lärd 11 lampo, come ſi voleva. Con più facilità ſi fanno Jaeſti lampi ſopra un' aſſa, come moſtra la Fig. 11 I. nella quale vi ſia il lumino o candela A, ed in B una canna o trombetta, in mez20 alla quale come in C, vi ſard una palla vota che ſi poſſa chiudere ed aprire, nella quale ſe gli pone R Ia pece greca in polvere per D, ſi ſoffia eolla bocca, mentre la pOl- verè della pece greca ſortitd, e paſſerà ſopra la fiamma della cande- lampo deſiderato: ſe queſto lampo ſi de- deve fare che la lume o fiamma della cande- Ia ſia grande, coll' unir inſieme più candèle a modo di torcia, co- me ancora fare la palla C della tromba più grande, acciocchè con- tenga più materia, ed in tal modo avremo intento. Si fanno ancora queſti lampi con maggior effetto, ponendo in uno ſchiaso dell acqua ardènte, facendola paſſare ſopra la fiamma della candela, col premere Fembulo dello ſchiazo. Ma perchè mol- ti non ſapranno cofa ſia queſt' acqua ardente, eccone if modo. Pi- glinſi due boccali ꝙ aceto forte„e ſi ponga in orinale di vetro, con inſieme un buon pugno di tartaro, ed altrettanto fal comune, le quali coſe le farete diſtillare, e ne avrete Lacqua ardente. Qeſt acqua è ottima da inumidire tutte le compoſiaioni che ſi deono ridurre in paſta. 1 1 1 la, e ſi accenderd facendo il ſideraſſe maggiore, fl Fine della Seconds Pame- — e97 4 — 69 DELLAPIROTECHNIA, 63 TRATTATO DE' FUOCHI D' ARTIFICIO. PARTE TERZ A, Che tratta de Fuochi Fermi per guarnire Teatri. Opo di avere nella prima parte di queſto libro trattato dei materiali che ſervono pei fuochi, e nella ſeconda dei fuochi chc hanno il ſuo effetto nell' aria; paſſeremo in queſta parte ad in- ſegnare il modo di fare tutte le ſorta di Füochi Fermi, che ſervo- no per guarnire 1 Teèatri. CKAEP RRIM O. Delle ſparate di Caſtagnuole. I fanno quella quantità di caſtagnuole che ſi penſa eſſer ſuffici- enti, delle quali ſe ne deono fare qualcheduna piùd groſſe dell' altre, acciocchè a luogo a luogo come le ſparate facciano i ſcoppj più forti. Queſte caſtagnuole ſi diſpongono ſopra una riga, o tra- verſo di legno, con tal diſtanza Iuna dall' altra, in modo che fac- ciano li ſuoi ſcoppj ben diſtinti; e nel modo delle vere ſparate, per meꝛzo poi a queſte caſtagnuole ſe gli fa paſſare, mediante un bu- co fatto in effe, che da una parte e Ialtra le trapaſſi uno ſtupi- no, come fi vede in A, FEig. 112. il qual ſtupino fra una caſtagnuo- la e P'aſtra dovrà eſſer ripiegato e doppio coll incanellatura, e legato nel mez20 con refe ben forte, come ſi vede in A, e que ſto perchè i ſcoppj ſuccẽdono diſtintamente, mentre non facendovi tal coſa, anderebbe ogni coſa in un colpo, e quando ſi voleſſe pid tempo fra uno ſcoppio all altro, ſi ripiega lo ſtupino e incanellatura in due luoghi, come ſi vede in C, e D, legandolo forte con refe in queſte picgature, come moſtra la ſuddetta figura. Queſte ripiegature, e legature di ſtupino vengon chiamate dai noſtfi Artificieri Zagenella. Le caſtagnuole ſegnate B, deono eſſere aſſicurate, e lesate ſopra del traverſo, comè ſi vede in C, ed i ſtupini che paſſano dall' una alfaltra, per darvi il fuoco deono eſ- ſere coperti con canne di carta bene unite ed incollate ſopra le ca- ſtagnuole, aſſicurato poi in terra o in altro luogo il trav erſo di eſ- 7 10„ 128 130 70 DELLAPIRNOTECENIA ſo, mediante due ferle poſte nella ſua eſtremitd, ſi dard fuoco al- lo ſtupino X, il quale lo comunicherd alla ſuſseguenti caſtagnuole, e cosi fino allꝰ ultimo, e quando ſaranno poſte con proporzionata di- ſtanza l' una dall' altra, faranno ſentire come una vera ſparata di mortaletti. Di qui ſi vede come ſi poſſono formare à queſte ſpara- te le ſue batterie, diſponendo le caſtagnuole ſecondo il guſto dell Artificiere ſopra un' armatura li traverſi di legno, avvertendo di porvene delle groſſe nell' ultimo, acciò facciano i ſcoppj ſimili à quei delle vere ſparate Si poſſono ancora per più facilità diſporre le caſtagnuole ſopra telai di legno, i quali ſi poſſono aſſicurare ſo- pra la macchina, o ſopra un muro, come moſtra la Fig. 1I3. ſe⸗ dondo il guſto e biſogno dell Artificiere. In cambio di caſtagnuole quadre ſogliono fare gli Artificieri delle rotonde piene di polvere granito fatte con cartone, e legate, e impegolate, le quali vengo- no da eſſi chiamate Maroni. SEFBE Dei Shruſſi, e delle Trombe. 1 Sbruffi ſono tubi pieni di guarnitura, i quali ſi pongono ſopra le macchine, e queſti di quando in quando sbruffano o gettano ſopra del popolo ſerpentini, lumini, bombe, granate ec. ed il mo- do di farli è il ſeguente. La Fig. 114. moſtra in AB un legno fatto al torno,; con la vi- te X in fondo, per poterlo porre e levare dalle macchine, perciò deeſi avere Iordegno per fare le madreviti ſopra le macchine, dove ſi vuol porre queſti sbruffi, il qual legno A B può eſſer alto circa oncie 2. groſſo circa oncie 4. con incavo o vacuo nel meaz0 co- me Y, fatto a cono per porvi dentro la polvere, facendolo vicino alla bocca come in Z rotondo, cioè à foggia d incavo sferico per potervi appoggiare una bomba o granata da giuoco, in modo che mediante un tal incavo vi ſtia nel mezzo, quando con queſti ſi vo- leſſe gettare delle bombe o granate, 10 che facilmente ſi fa benchè non vadano tant' alto, quanto quelle gettate col mortaros ma cio non oſtante fe ne ſuol gettare ancora con queſti sbruffi, particolar- mente le piccole. II vacuo V fatto a cono o cartoccio, nel quale dee ſtare la polvere, doverd eſſer capace di tanta polvere che poſſa Settare convenevolmente lontano quello che ſi pone nello sbruffo,; il che ſi dee fare a giudizio del pratico profeſſore, queſti sbruffi do- vranno avere un foro che paſſi dalla camera dello sbruffo per mez- 20 della vite, come moſtra la fuddetta Figura, il quale ferve per porvi uno ſtupino per attaccargli fuoco, queſto foro per porvi 1o ſtupino non ſi fa ſempre per mezzo della vite, ma ancora tranſver- ſalmente come ſi vede in T,„ cioè ſecondo F opportunità e comodo del Iuogo dove ſi dovrd ſituare 1o sbrufio, come ſi dird in avanti. La ole, d à di ara- dellꝰ 0 di ili a Orre 1 ſe⸗ uole vere 180 Oprà ano I0O- vi- reiò love irca co- cino P 22 che vo- ichè cio lar- uale Oſſa F11 do- nez- per 1 10 PW HFERNANA T. 7 La camèera o vacuo dee eſſer coperta di ſottil lamina di ferro, ac- ciocchè non reſti logorata dalla polvere. Nella parte eſteriore come in A, dee eſſere un' impoſtatura tan- to grande che vi ſi poſſa faſciare attorno un cartone, dell' altezza che baſterà per ritenere le guarniture che vi ſi porranno dentro; que ſto cartone ſi dee con colla tedeſca incollare attorno all' impo- ſtatura, il qual cartone perchè ſia forte ſi può fare di molte carte una ſopra I' altra incollate, e inchiodarlo ancora attorno' ĩmpoſta- tura per più ſicurezza con piccoli chiodi. Queſti sbruffi ſi pongono nelle macchine mediante la vite X, e fſogliono ſituare un poco inclinati all' orizonte, e dentro la came- ta V ſe gli pone la polvere granita, e ſopra le guarniture, poi ſi copre ſopra con carta incollata attorno. Se gli fa poi pigliar fuoco del buco che paſſa nella vite, o per Ialtro tranſverſale ſecondo le occorrenze- Con queſti sbruffi ſi gettano a mano delle bombe, granate, od altre guarniture, facendovi in cambio della vite un groſſo manico ed alquanto lungo, nel modo che moſtra la Fig. 115. per poterlo tenere nelle mani, e caricato ſe gli dd fuoco pel buco T, median- te und ſtupino inſerito in eſſo. poſſono ancora far pigliar fuoco queſti sbruffi, facendo paſſare pel mezzo del ſuo coperto di carta A Fig. 146. una canna di carta biena di miſtura-da-luminazione, la qual canna nel fondo B dee averẽ unõ ſtupino Xx, che paſſi àa dar fuoco alla polvere della ca- mera 2;3 queſta ſorta di sbruffi ſoglionſi fraporre fra le luminazioni delle macchine, mentre finita la canna CAB getteranno la loro guarnitura, come ſi dird quando ſi parlerd del modo d' illuminar le— Giacchè abbiamo trattato dei sbruffli, voglio inſegnar qui ii modo di fare una curioſità, mediante una ſpecie di sbruffo 4 la— s la ſeguente, inſegnata da Monſieur Frizier. Facciaſi fare un bicchierc, come moſtra la Fig. 11j. il quale ſi& diſegnato con un apertura nel mezzo, per poter vedere Fartificio i dentro; queſto bicchiere ſi può far fare di legno o di latta, vernie- clato e ornato attorno per più leggiadria. Nel fondo di detto bic- re, come in A, dee eſſervi un foro che paſſi ſino all' altro fon- ſuperiore B, nel qual buco ſe gli dee porre uno ſtupino che vi ſodamente. Sopra poi ad eſſo, cioè in B ſe gli pone un poco di polyere granita, la quale dovrd ſervire di caccia, e ſopra dieſ- la alcuni ſerpentini, i quali ſieno coperti con carta groſſa come la C,; ben incollata attorno, ed il vacuo X e fondo C ſia bene ver- nicciato con vernice luſtra di maſtice. Poi nel piede, come in V, dee eſſervi un canale, il quale paſſi nel foro o canale A dove è lo ſtupino, nel qual buco o canale V ſe gli pone una ſottil micchia acceſa nel capo che reſta di dentro, la qual micchia dee eſſere uni- pel lungo ad un ſottil ferro, acciocchè ſi poſſa ſpingere avanti; acciocchè la micchia vada avanti ſenza ſoſpetto che ſi ripieghi e re- ſti 131 13 72 DELLAPIROTECENIA ſti addietro, onde poſta la micchia aceeſa nel canale V, in modo che ſtia un poco lontana dallo ſtupino A, perciò ne reſterà un po⸗ co fuori col ſuo ferro, come ſi vede in V, ciò fatto ſi ponga il bicchiero nella Tavola, e ſi faccia riempiere 85 vino il vacuo X, poi ſubito ſi beva alla ſalute di chi più piace, e dopo di aver bevudd cioè nel poggiare il bicchiero nella tavola ſi ſpingerd avanti con un dito il ferro V, onde la micchia acceſa anderd a toccare lo ſtu- pino A, il quale accenderà e fard ſortire i ſerpentini per la came- ra con ammirazione de' circoſtanti, Ma perchè quegli che dee bere non& azzarderà forſi di ciò fare, per tema che non s accendi lo ſtupino A nel tempo che beve, on- de per aſſicurarſi di ciò ſi può fare che il canalo M avanti alla micchia ſia chiuſo, in modo però che nel tempo che ſi ſpinge avan- ti la micchia- apra, per— la qual coſa non mancheranno modi agli Artefici a' quali ſi laſcia il penſiere, ed in tal modo facendo ſi avrd rimediato alla tema che 8 accenda il fuoco nel tempo che ſi beve. Tornando dunque dove ſi& laſciato, dico che ſi fanno altre ſorta di sbruffi più compoſti, chiamati ancora trombe, i quali uſa- vano gli Antichi„però non da diſprezzarſi ancora oggidi, e queſti eran compoſti di canne di legno, di due o tre Si81 di lunghezza, forate nel mezz0 con un buco grande come 1 balla da bigliardo. ueſto buco era ſeguito quaſi fin al fondo, laſciandovi ſolo due on- cie nel fondo di ſolido, nel qual fondo SUdn0 un manico per poterli comodamente maneggiare àa mano, od applicarle in quaſche juogo, nel fondo poi di queſte trombe o canne ponevano ſufficiente quantitd di metà granita e metà peſta, e ſopra vi poneva- no una palla artificiata, Lorate in croce dove i buchi erano infilati con ſtupini, come ſi vede nella Fig. 118. che moſtra la detta trom- ba, a di queſta balla pa ſſava un canalino di latta pieno di polvere, il quale portava il fuoco alla polvere 8 di ſotto alla palla, acceſa che foſſe cacciaſſe la palla fuori della trom- ba, dopo coprivano queſta balla all' altezza di tre o quattr' oncie di compoſizione fatta con una parte di polvere, due di 2clfo, e tre di ſalnitro, e cosi continuavano a caricar la tromba, cioè la pol- vere per dar la caccia alla palla, la palla e la miſtura che copre la palla, e ſopra poi altra polvere, palla, miſtura ec. cioè un ſo- 10 opra Laltro, finchè la tromba era piena. Queſta tromba eſ- ſendo per di fuori rotonda la coprivano ſoventementè di cartocej po- ſti in linea ſpirale, i quali ricevendo il fuoco, per il buco della üi gettavano ſucceſſivamente le guarniture Ban in eſſi, le quali zuarniture alcune volte altro non erano che piccoli razzetti, alcu- Ba volta piũ ſerpentini nel qual caſo queſti razzetti o ſerpentini era- no fatti come i sbruffi, i Iuali avevano nel fondo una piccola co- da forata nel meazo àa modo di canna, la quale facevano entrare ne' buchi fatti attorno alla tromba in modo che corriſpondeſſero al- la miſtura di eſſa, aceciocchè ſe gli comunicaſſe ſucceſfivamente il fuo⸗ modo * Jav, 8. ga il „poi uto, COn ſtu- ame⸗ fare, „on⸗ alla Wan- modi do ſi he ſi altre iuſa- jueſti 224; rdo. eOn-⸗ Per alche iente leva- filati rom- 10 di alla rom- oncie etre pol- dopre n ſo-· eſ⸗- po- della quali alcu- era- co- trare 0O0 al-⸗ te il 0* PAfr FE α⏑ fuoco, alcune volte ancora guernivano il difuori di queſte trombe con ſcoppj · Avevano ancora un' altra ſpecie di tromba, la quale era fatta, con una canna vuota come la precedente, per di fuori fatta a più fac- cie, lungo la quale facevano più buchi di ſeguito, i quali entrava- no nel duco della canna a angolo acuto, guernivano queſti buchi di ſerpentini, la bocca de' quali cadeva nella miſtura della canna della tromba, la quale li faceva partire a miſura che eſſa abbru- ciava, come ſi vede nella Fig. 119. ma per non eſſer queſte molto in uſo, ne deſcriverò qui dell' altre, che meritano d' eſſer poſte alla pratica, le quali ſi fanno col riempiere la canna di legno con mi- ſtura fatta di ſei libre di polvere, quattro di ſalnitro, due di car- bone, e una di limatura di ferro; ovvero con dodici libre di polve- te, cinque di ſalnitro, tre di 20lfo, tre di carbone, una di colofo- nia, e quattro di ſegatura di legno; queſta compoſixione ſi mette come la precedente in una canna di legno forata pel lungo, e di- viſa nel di fuori nella ſua altezza in parti eguali, e in inèguali nel- la groſſezza, in modo che la parte inferiore reſti tagliata all inden- tro del legno, acciocchè vi poſſa incavare un piccolo canale, ſul quale, e attorno al legno o tromba che ſeguita ſe gli diſpongono 1 ſerpentini, o cartoccj pieni di guarniture, perciò quando la miſtura del buco grande è conſumata fino che arrivi alla prima diviſione o canale, che dee eſſer ꝑieno di polvere, queſta comunicherà il fuoco ai ſerpentini od altre guarniture che vi ſaranno, e ſi partiranno age- volmente, perchè le parti ſopra le quali ſono diſpoſte ſono più lar- ghe dalla parte ſuperiore che dall inferiore, eccetto che la ſuperiore ed ultima parte, che è di figura cilindrica, come ſi vede nella Fig. 120. Biſogna però avvertire che i cartoccj, nei quali ſi pongono le guarniture, ſieno bene incollati ed attaccati, affinchè non ſi elevino inſieme coi ſerpentini, come ancora biſogna avvertire di porre a luogo a luogo della canna della tromba della polvere granita per tener netta la canna dalla caligine che vi ſi forma, a miſura che la compoſizione ſi brucia, acciocchè non impediſca alla fiamma di li- beramente uſcire. Se ne fanno ancora altri poſti uno ſopra laltro, col fare una canna o sbruffo come AB Fig. 121. ponendovi nel fondo un pugno di polvere granita, ſopra la quale ſi pongono dei ſerpentini, balle, o bombe, e ſopra queſte della ſuddetta miſtura, poi la polvere„e ſucceſſivyamente la guarnitura come abbiam detto, e cosi ſeguire fin- chè la tromba ſia terminata di caricare; deveſi poi far paſſare una canna di juminazione fra mezzo ai ſerpentini od altre guarniture che ſieno come la V, la quale vada a por fuoco alla polvere Z, e dia la caccia alle guarniture, poi ſeguird ad abbruciare la miſtura M, dopo della quale reſtando acceſa la canna di luminazione che paſſa pel mezz0 delle ſuſſeguenti guarniture, queſta accenderd la polvere 8, e dard la caccia alle guarniture che vi troverà,* K n 134 74 DELLAPIROTYECHNTA ſin all' ultimo; nel fondo della tromba, cioè attorno al di fuori ſe gli poſſono porre dei piccoli ſcoppj come i PP, i quali abbiano co- municazione colla miſtura interiore della tromba, mediante i buchi atti e in eſſi e nella tromba, mentre nel terminare ſi ſentird uno sbaro, che renderd più gradevole Iartificio. A qualch' una di queſte trombe ſe gli può aggiugnere un mani- co nel fondo come in X, per poterle tenere a mano, mentre il porta fuoco che paſſa traverſo alle guarniture eſſendo pieno di com- poſizione lenta, dd tempo a chi la tiene in mano di volgerla da quel lato che vuole, ponendo lo ſcopo ora da un lato ora da un al- tro, come più parerd, di modo che il popolo non ſaprd evitarli in qualunque luogo ſi ponga. I II. Delle Fontane, o getti di ſuoco. J E fontane o getti di fuoco ſono ſtati inventati per imitare i getti d acqua, e ſono di una bella ricreazione all' occhio; ma non ſono però tanto facili alla pratica, si a cagione della compoſi- zione, che della macchina che dee contenerla, perciò di rado ſe ne ſono vedute, ed ancora con non molto buon effetto, onde ſono re- ſtate in diſuſo, e ſe qualcheduna ne fanno, la fanno con canne di carta e miſtura debole, in modo che fanno poco più di quello fa- rebbe una ſemplice canna da girandola, perciò ſono in poco credi- to per non ſaperle conſtruire, mentre ſe ſi conſtruirà una fontana à dovere, acceſa queſta che ſarà, farà un gito altiſſimo, più ancora di quello faccia acqua nelle fontane non ordinarie, perciò d' un bel guſto all' occhio, e di ammirazione agli aſtanti II modo di farle& il ſeguente. Facciaſi fare di legno duro, come di ſorbo, buſſo ec. una macchi- netta come moſtra la Fig. 122. in ſpaccato vacua nel mezzo, il vacuo 0diametro AB della parte dabbaſſo ſi faccia ad arbitrio, e ſecon- do che ſi vuole grande o piccola la fontana, T'altezua dee eſſere circa tre volte quanto il diametro AB del fondo, la bocca o dia- metro ſuperiore EE, dee eſſere la terza parte dell inferiore A Bl, la groſſezza poi del legno alle bande, cioè la ED, e G dee eſſer quanto la metà del diametro EE, la groſſezza del legno dalla par- te inferiore, cioè HüA, e BI può eſſere la terza parte della bocca o diametro A B. Fatto queſto legno al torno, e ben polito, ſi do- vrã fare il maſiccio ſempre nella Fig. 123. il quale dee eſſer largo in GH quanta& la larghezza AB della Fig. 122. e Falteaza dee eſſere quan- to i tre quarti della larghezza inferiore G H, i letti o ſponde GI, Hk deono eſſer fatti in modo, che poſto queſto maſiccio, nel vacuo AB della Fig. 122. gli adatti co' ſuoi lati o ſponde, ed eſatta men- te reſti chiuſo attorno; queſto maſiccio dee ſporgere infuori— 10 e ri ſe co- uchi uno jani- d 1I Om- à da nal- li in PARTE T ERZ A. 75 do come ſi vede in G, H tanto che poſto nella bocca AB della Fig. 122. riſalti infuori circa ſei dita, attorno al legno, o tubo, come ſi vede in detta in H, e 1 queſto maſiccio dee avere circa il ſuo mezzo, come in LM Fig. 123 · un fuoco, onde queſto maſiccio poſto nella bocca AB della Fig. 122. la quale a tal effetto dovrà eſſer ſorata dai labri in modo, che queſti fori vadano in dirittura col foro fatto nel maſiccio, e queſto per potervi inſerire un traverſo di le- gno, o di ferro, come moſtra la Fig. I22. in O E, il qual traverſo Saſſoderà col porre nei buchi, che a tal effetto ſaranno nei lati di eſſo, li due cunj, o ripari di legno, o di ferro ſegnati QR, attorno pel legno H, e I, che reſta infuori ſe gli faranno tre buchi, per poter per eſſi paſſarvi delle ferle, o viti per fermare la macchi- na, o0 fontana dove biſognerà. Queſta Fontana dee eſſere guarnita dalla parte ſuperiore di una bocca d' acciajo, come la 8ST, alta ad arbitrio, ma fatta a un dipreſſo come lo moſtra la detta Figu- ra, ed il buco Cdee eſſer groſſo quanta è la terza parte della boc- ca EE, queſta bocea d acciajo dee eſſer conficcata nel legno median- te tre, o quattro viti; due delle quali ſono ſegnate X, Vʒ acciocchè Ia forza del fuoco non la faceſſe sbalzar fuori, il corpo poi della fontana, dee eſſer guarnito con tre, o quattro cerchj di ferro ſegna- ti Z, poſtovi con tutte le avvertenze; e modi, che ſi diſſe al Capito- 10 XV. della ſeconda parte, per i mortari di legno da gettar le bombe. Queſtẽ fontanẽ quando non ſon fatte con le avvertenze ſuddette circa ai cerchj di ferro, come ſi diſſe pei mortaj, onde queſti cer- chj ſtricaſſero attorno, facilmente ſi ſpiccano dal ſuolo, crepa o e fan- no del male, perciò deveſi ben tener Iochio, a quello ſi diſſe pei mortai. Per maggior facilità, ſi poſſono ſtrettamente legare da ca- po a piè con buona corda, ſenza porvi alcun cerchio, 10 che farà, che non ſi leveranno, e faranno il ſuo ufficio ſenza alcun pericolo, e ſi ſparagnerà la ſpeſa dei cerchj di ferro. Deeſi ancora avvertire di coprire tutta la parte interiore della fontana, come pure la parte ſuperiore del maſiccio di ſottil banda di ferro, acciocchè la forza della miſtura non abbrugi il legno. Ciò fatto ſarà preparata la fontana,; onde il modo di caricarla& il ſeguente. Turaſi il buco C Fig. 122. poi ſi capovolga la fontana facendo reſtar di ſopra la parte AB in modo, che Ogni coſa ſtia ben fer⸗- mo,; e levatovi il maſiccio di dentro,; ſe gli vada ponendo della mi- ſtura, che ſi dirà, la quale ſi dee a poco, a poco battere, e pre- mere; e cosi ſeguire ſino a tanto, che ſia giunta in altezza tale, che ſe gli poſſa porre il maſiccio, in modo, che vi ſtia ben ſtretto, per far la qual coſa, ſi avrà ſegnata per di dentro la fontana; poſtovi poĩ il maſiccio, e battuto vi ſi ponga ii traverſo per ĩ ſuoi buchi colle ſue caviche in modo, che ſtia ben forte, e ciò fatto ſa- rd caricata la fontana, la quale ſi porrà dove più piace, fermando- 1 la 13 136 137 76 DELLA PIRNOTECERNI4 la mediante ferle o viti nei buchi A, B,. C, della Fig. 124. che moſtra Ia Fontana in proſpettiva, poi apraſi il buco x, e ſi fori un po. co la miſtura con un ferro, e ſe gli ponga uno ſtupino per ac- cenderla. Le miſture poi che ſoglionſi adoprare per caricare queſta ſorta di Fontane ſono le ſeguenti. Polvere finiſſima oncie 12 Limatura d' acciajo oncie 3 Altra, chbe fa nel fuoco, delle goccie roſſe. Polvere fina oncie 12 Palini di piombo de' più piccoli oncie 3 οοο. Polvere fina oncie 12 Limatura d' acciajo oncie 2 De ſuddetti palini di piombo oncie 1 Ovvero, che ò migliore. Polvere fina oncie 12 Limatura d' acciajo oncie 1. e mezza Palini di piombo oncie 1. e mezza Opure. Polvere fina oncie 12 Limatura d' acciajo groſſo oncie 1 Piſtatrata minuta oncie Altra bella. Polvere fina oncie 12 Salnitto oncie 3 Limatura d' acciajo oncie 3 Altra. Polvere fina oncie 12 Limatura di ferro oncie 2 Carbone di abete oncie 2 Altra. Polvere fina oncie 12 Salnitro oncie 2 20lfo oncie 1 Polvere di pietra focaja oncie 3 Queſt ultima miſtura ſi dee porre nel fine di qualunque Fontana. La ſuddetta macchina, per fare le Fontane, è bensi buona, ma ha queſto diffetto, che ſe non è& molto piccola, onde duri per qualche tempo conſiderabile,; 5 irroventiſce di tal modo la ſua bocca d'acia- jo, che quaſi ſi fonde, ed il di dentro della macchinetta benchè co- Perto di lamina di ferro preſtiſſimo ſi logora, perciò trovo migliore fare un' intonacatura, o ſponda attorno, al per di dentro, della macchina di ereta, o lotatura di groſſezza circa un mezz20 dito co- me pure nel fondo, è nella bocca, e per far ciò con maggior co- modità poſſonſi fare le macchinette per le fontane di figura cilindri- ca, come moſtra la Fig. 125. co ſuoi cerchi AA poſtivi nella manie- 4 5 — + u PARTE TERNZZA. 77 ta, che ſi diſſe di ſopra, in ſomma tutto il rimanente fatto come ſi difle dell' altra per coprirla poi interiormente di lotatura, deeſi avere una forma, o ſaletta groſſa, un buon dito di meno di quan- co è il diametro, o vacuo C, la quale ſi vede ſegnata X, e que- ſta ſaletta dovrà avere nel fondo V un buco preciſamente, nel ſuo mezzo, e quèſto, acciocchè poſta che ſia nella canna ſi collochi giuſtamente nel mezzo mediante uno ſtilletto eretto in mezz2 al fon- do V, ciò fatto deeſi avere un altra ſaletta vacua nel ſuo mezzo, nel qual vacuo facilmente vi capiſca la ſaletta ſolida, come ſi vede in 2, queſta ſaletta vacua dee in tutto eſſer talmente groſſa, che agiatamente poſſa entrare, ed uſcire dalla canna della fontana, ciò fatto pongaſi, come ſi diſſe di ſopra, la ſaletta ſolida nel mezz0 del- la canna, e nel vacuo, che attorno vi rimane,; ſe gli getti nn poco di lotatura, poi pongaviſi ſopra la ſaletta vacua facendola entrare nella ſolida, poi ſi prema abbaſſo, e ſe gli batti ſopra col mazzo, e cosi vadaſi facendo, cioè aggiungendo lotature, e batterla finchè ſiaſi giunto alla ſommitd della ſontana, il che fatto ſi dovrà porvi ancora un poco di lotatura dentro, e batterla colla ſaletta ſolida, acciocchè venga ancora il fondo coperto; ciò fatto, decſi avere un coperchio di legno fatto al torno; nel modo che moſtra la Fig. 126. nel fon- do del quale A B ſia appunto di groſſezza nel ſuo vacuo, come la bocca B C délla Fontana Fig. 125. poi dee ſeguire, reſtringendoſi per poca altezaa-in modo, che formi nella ſua ſommitd C Fig. 126. una bõoccã di groſſezza Circa il dito auriculaxre della mano, queſto coperchio dee avere nella ſua eſtremità, per di dentro, come in A e B la madrevite da poterſi inſerire nella vite B, C Fig. 125. po- ſta nel per di fuori della ſommità della Fontana, queſto coperchio deeſi anch' eſſo coprire di lotatura mediante la forma, o ſaletta A Fig. 127. che ſia di groſſezza tale, che poſta entro il coperchio vi rimanga attorno, come ſopra, un vacuo di circa la groſſezza di un mezz0 dito, il quale deeſi riempiere di lotatura, la quale deeſi bat- tere, ed adattarè attorno, avendovi prima poſto ſotto un peazo d aſſa, come B, acciocchè non ſpandaſi la lotatura, e ſi poſſa batte- re, calcare, ed unire, poi levaſi la ſalettaß e ſe gli ponga dentro un altro poco di lotatura, battendogli poi ſopra col maazo, e ſalet- ta, acciocchè reſti coperta la bocca V per circa la ſolita groſſezza d un meꝛꝛzo dito; riempiaſi poi di miſtura si la canna X della Fig. 125. come il vacuo 2 del coperchio della Fig. 126. dopo eſſer ſtato co- perto di lotatura, come abbiamo detto, ciò fatto uniſcaſi il coper- chio alla canna mediante le loro viti, e madreviti, e perchè il co- perchio reſti ben collocato ed unito alla canna, o capo della Fonta- na, ſi dovrà avere un ferro, come moſtra la Fig. 127. acciocchè po- fto nel coperchio, nel modo, che moſtra la Fig. 128. queſto coper- chio ſi poſſa ſtringere, girando il detto ferro attorno al corpo del- la fontana, mediante i bracci A, e B di eſſo ferre: aſſettato il co- perchio che ſarà ſopra il corpo della ſontana, reſterà, come moſtra In 138 78 DELILAPINOTECHNIA in proſpettiva la Fig. 129. allora deeſi con una punta di ferto far- ci un foro nella bocca X Fig. 130. per aprire l adito alla miſtu. ra, e ciò fatto ſarà terminata la fontana, la quale ſard in procinto di adoperarſi. Per fare delle fontane piccole, ſi può ſervirſi di canne di carta, come quelle da razzi, ma molto più groſſe, mentre deeono eſſer co- perte di dentro colla ſolita lotatura mediante gli ordigni deſcritti di ſopra, le quali deeono eſsere ſtrangolate; e lutate nella bocca, che ſarano di buon eſito. L. Artificiere dunque ſecondo il biſogno potrd ſervirſi, o delł una, o dell' altra ſecondo le occorrenze,; e ſecondo che li patrà con- venevole. CLRAAP 0 IV. Delle Girandole. E Girandole altro non ſono, che canne di carta cariche di cer- ta miſtura legate, ed attaccate attorno ad una legger ruota di legno inſerita in un ferro pel centro di eſſa in modo che abbru- ciando la miſtura delle canne, e non potendo partirſi, fanno girare la ruota con tal velocità, che il ſuoco compariſce all' occhio conti- nuato in giro attorno di eſſa, e dal girare che fa credo ſia venuto il nome di girandola. Queſte ruote ſi fanno come moſtra la Fig. 131. facendo prima fa- re al torno il legno A chiamato da noſtri artificieri meauolo di groſ- ſezza conveniente alla grandezza, che ſi vuol dare alla ruota, il qua- le dee avere un buco nel mezzo B che dee ſervire per farvi paflare un ferro, il quale dee ſoſtenere la ruota, e girarvi attorno; attorno aà queſto mezuolo deono eſſere inſerite le raggie C, C, per fare la ruota, le quali deeono eſſere ſottili tagliate eguali, attorno alla Ioro ſommità ſe gli pone una ſottil ſtriſcia di legno di faggio ben inchio- data, ed attaccata ſopra le ſuddette raggie, ciò, fatto, e polito ogni coſa, acciocchè non vi reſti alcuna coſa di ſuperfluo, e perciò ſia pin leggiero che ſia poſſibile, e bene equilibrato, acciocchè non peſi più da una parte, che dall' altra, ſarà terminata la ruota, alla qua- le acciocchè giri colla maggior poſſibile velocità, e minor adeſione, ſe gli pone in ogni capo del mezuolo uno ſcudelotto fatto di banda di ottone, come I A Fig. 132. con alcuni buchi attorno per inchio- darlo nel detto mezuolo nel modo, che moſtra la Fig. 131. la qua- le in A moſtra il mezuolo, e nei ſuoi due capi Be D, ĩ ſcutelini o mezze palle d' ottone chiamate boccole, le quali deone eſſer forate dritto al buco del mezuolo,con un buco poco più grande della groſ- ſezza del ferro, ful quale dee girare, accioechè girino con minor ade- ſione; il buco poĩ che paſſa per meꝛzz0 del legno del mezuolo può [ere 5 11 P Sande, che non importa, anzi& neceſſario, che ſia piu gran- 8 1U 8606. 8 PHπ¹α ε⏑ PFEnnD 79 grande, acciocchè nel girare non intoppi nel fetro, e faccia reſtare, o ſminuire il corſo della ruota, come il tutto ſi vede nella Fig. 133. la qua le moſtra 10 ſpaccato di una ruota ſopra il ſuo ferro, colle ſue armature, ed utenſili neceſſarj. Deonſi poi avere delle canne di carta un poco più groſſe degli ordinarj razzi, le quali canne deonſi caricare come i razzi, con queſta ſola differenza, che in cambio di adoperare un foro come quello che ſi diſſe pei razzi, deveſi adoperare il foro che deſcrivem- mo al Capo Primo della ſeconda parte, e ſegnato nella Fig. a4. queſte cannè poſſonſi caricare mediante la ſaletta forata, come ſi diſſe pei razzi, ordinariamente ſe gli fa il foro àa mano dopo che Ia canna eè caricata. Prima però di caricare queſte canne, deeſſ porre nella bocca della canna una cuchiajata di lutatura ben bat- tuta, poi ſopra la miſtura, e queſto perchè nell abbrugiare non ͤ allarghi il buco, e perda la forza. Nella Fig. 134. ſi moſtra lo ſpaccato di una canna da girandola caricata, dove in A moſtra il foro, b b la lottatura, e C, la canna piena di miſtura, la pro- porz ione poi della lunghezza, groſſezza, ed altre miſure di queſte canne, dec eſſere tal quale ſi deſcriſſe nella Tavola dei Tazzis Ca⸗ ricate, e ſtrangolatè dunque le canne, ma non ſtopate nel fondo, perchè deeſi pel fondo d' ogn una d' eſſe far paſſare uno ſtupino al- la bocca della ſuſſeguente, come ſi dird, queſte canne deonſi legare ben forte ſopra IA Ttfνẽ]eCα‚¼F8ſpago attorno alle loro ſtrangolatu- re, e cosi ſi ſeguita, ponendovi delle canne attorno, come ſi vede nella Fig. 135. applicando la bocca dell' una contro il fondo o co- da dell' altra, e cosi continuaſi tutto attorno alla ruota finchè ve ne cape, e affine che prendano fuoco, ſuceeſſwamente ſi pone uno ſtupino che dal fondo o coda d' ogni canna paſſi nella bocca dell altra ſuſleguente, come ſi vede in E della ſuddetta Figura, e cosi deeſi fare a tutte, fuorchè a quella che 8 appreſſa alla bocca della prima, alla quale ſe gli dee dar fuoco, onde à quello deeſi porre uno ſtupino; come ſi vede in B, ed il fondo dell' ultima, cioè del- la C, dee eſsere ben chiuſo con turaglio di carta, acciocchè per eſso non poſſa trapelare il fuoco quando è acceſa la prima canna B. Ordinariamente in queſt' ultima canna ſe gli fa i ſuo ſcoppio, acciocchè finiſca la girandola con un colpo, e perchè ſu le ruote a cagione della loro rotonditd male vi 8 adatano le canne, per evi- tar ciò incolliſi, ed inchioda a luogo à luogo dove deono andare le canne dei tapeti di legno, fatti come moſtra la Fig. 136. coi buchi à à per paſsar per eſſi lo ſpago, col quale ſe gli deono le- gar ſopra le canne, i quai tapeti ſi vedono ancora nella ſuddetta Fig. 135. poſti ſotto le canne. Si diſse di fare uno ſcoppio nell' ul- tima canna della girandola, queſti però deeſi tralaſciare quando una tal girandola dee ſeguire àa comunicare il fuoco ad altri ſuſſegucnti Artificj, perchè un taſ ſcoppio può, come molte volſte ſi e vedu- to, interrompere e guaſtare la comunicazione,; quando poi la giran- dola 140 141 142 80 DELLAPIROTECHNIA dolla dee terminare ſenza aceendere altri pezzi, allora ſe gli dee fare 10 ſcoppio. Vi ſono certuni, che nel terminare d' ogni canna le fanno getta- re uno ſcoppio, col porre nella girandola lo ſcoppio fra una canna e Faltra, uno de' quali viene moſtrato nella Fig. 135. in X, i quai ſcoppj s accendono nel fine d'ogni canna, mediante 10 ſtupino di co- municazione, che dallo ſtupino che porta il fuoco all altra ſuſſeguen- te canna paſsa allo ſcoppio, i quai ſtupini deono eſser ben coperti con canne di carta; e perchè come dicemmo di ſopra, queſti ſcop- pi ponno alcuna volta interrompere le ſuſſeguenti comunicazioni, perciò deonſi aſſolutamente tralaſciare, e in cambio di ciò ſi poſso- no porre in detti luoghi dei cartocci pieni di lumini, i quali a tempo a tempo gettati faranno un bel vedere. Per fare che le girandole durino maggior tempo, ſe ne pongono due, ed ancota trè ſopra uno ſteſso mezzuolo, e per più chiarezza 1a Fig. 137. moſtra una girandola compoſta di due ruote poſte ſo- pra uno ſteſſo legno mezzuolo, ſopra queſte ruote ſe gli pongo- no le canne; e nella coda dell' ultima, che verbigrazia ſia la A, ſe gli pone uno ſtupino B, che paſſi alla bocca della prima canna dell' al- tra ruota, e cosi farebbeſi ſe ve ne foſſe un altra, ed in tal modo avrete una girandola, che durerd molto tempo, deveſi però ſempre av- vertire, che la ruota o ruote ſieno ben agili, e ſopra tutto equilibrate, oleggere, acciocchè poſſino eſſere velocemente giratèe dal fuoco di una canna. Quando poi la ruota foſſe molto grande, come quelle che ſi pongono nella cima delle macchine, e che girano orizontal- mente, Si deono queſte far girare à due fuochi, dal fuoco di due canne, ed ancora pid; ſe faceſſe di biſogno, e queſto col fare che accendano nello ſteſſo tempo due canne in modo, che fra Luna eH altra vi reſti egual numero di canne, come ſi vede nella Fig. 138. equeſto perchè finiſcano tutte e due in uno ſteſſo tempo. A queſte due canne ſe gli comunica il fuoco, mediante uno ſtupino che paſſi dalla bocca A dell' una, alla bocca B dell' altra, median- te un incanellatura di carta, nel mezzo della quale deeſi far uſcir fuori un pezzo di ſtupino, come X, per poter accendere, mediante queſti, la girandola, Le canne delle girandole ſi caricano con varie miſture, ſecondo il guſto dell' Artificiere, ond' io qui ne pongo molte, principiando dalle pid comuni, paſſando poi a molt' altre levate da varj mano- ſcritti, mandatimi da diverſi Amici, e da diverſe parti d Italia, ed ancor fuori, le quali ſono le ſeguenti, avendone laſciate molt' altre che non mi ſembravano di bhuon eſito: Miſdure per le Canne da Girandole Faliſtrante. Polvere oncie 12. Salnitro 91, 20lfO oncie 1. Lima- PARTETERZ2 A. 87 are Limatura di ferro oncie 2. Ovvero. tta- Polvera oncie 12. R2 Salnitro oncie 1. Zolfo oncie 2. 2 Limatura di ferro oncie 3. 15 Altra. ern Polvere oncie 18 2¹ Salnitro oncie 3. uhg Zolfo oncie 1. ho⸗ Limatura di ferro oncie 2. li a Altra molto faliſirante. Polvere oncie 12. 2 Salnitro oncie 2. 1 Zolſo oncie 1. ſo- Limatura di ferro oncie 2. 80•5 Piſtatrata oncie 1. 81¹ Altra faliſtrante diverſa. al- Polvere oncie 12. 0do Salnitro oncie 2. 1 Zolfo oncie 1. Limatura di ferro oncie 1. di Carböne- di abete o ſalice oncie 2. elle Altra di minute e raccolte faliſtre. cal· Polvere oncie 12. due Salnitro oncie 2. che Carbone di legno vecchio, e fracidi d abete oncie 3. e l Altra faliſtrante, e bella 38. Polvere oncie 12. Limatura di ferro od acciajo oncie 3. Altra. Polvere oncie 12. ſcir Salnitro oncie 2. 3 Limatura di ferro oncie 2. ovvero 3. Altra- ndo Polvere oncie 12. ndo Salnitro oncie 2. Carbone pagano oncie 1. e mezza ed Limatura di ferro oncie 1. e mezza Aers Altra cbe vd facendo de ſcoppj neil abbruciare. Polvere oncie 12. Salnitro oncie 3. Zolfo oncie 1. e mezza Sale groſſo, e ſecco oncie 2. Carbone di ſalice oncie 1. Limatura di ferro oncie 1. 4· Parte III. 3 Altra. 82 DELLAPIROTECEHNIX Altra. Polvere oncie Salnitro oncie Zolfo oncie Limatura di ferro oncie Foliſtrante ſcura. Polvere oncie Salnitro oncie 20lfo oncie Limatura di rame,; o ottone oncię Altra. Polvere oncie Fior di Zolfo Limatura di rame, o ottone oncie Altra bella. Polvere oncie Limaturà di rame od ottone oncie Ahraà di faliſtre raccolte. Polvere oncie Salnitro oncie Limatura di bronz0o oncie Altia ſcura. Polvere oncie Salnitro oncie Zolfo oncie Polvere di Crociuolo oncie Altra di belle ſaliſtre. Polvere oncie Carbone di piela oncie Limatura d' acciajo oncie Altra molto Faliſtrante. Salnitro oncie 2Zolfo oncie Carbone di ſalice oncie Ovvero. Salnitro oncie Zolfo oncie Carbone di ſalice oncie Limatura d acciajo oncie Altra. Polvere oncie Criſtallo in polvere oncie Limatuta d acciajo oncie Altra. Polvere oncie Salnitre oncie I2. 2. ovvero 3. ovveroſ. 2. OVvero g. ovvero 4. 2· OMVEerO g. ovvero 4. 12 2 OVVeroI. 15 3· ovvero 2. 12. mezz' oncia 2. 12. 3⸗ 228 2⁰ 3· 1I2. T. 1. 125 2 1. I2. 3· 3 12. 3· I. 1. 12. 2· I. 12. 2. mMmezza e mezza e mezza Car· ee. ieereer enmn—Ä. =⏑ * PARTETFEFRZ A. 83 Carbon pagano oncie 3. Alera cbe dicono di color celeſie. Polvere oncie 12. Fiori di 20lfO oncie 2. ovvero 3. conñ queſta miſtura deonſi caricare di quando in quando le eanũe ca- riche di miſtura forte, per eſſer debole e di poca fiamma· Alt ra che dicono di color verde. Polvere oncie 8. Salnitro oncie 12. 20lfo oncie 6. Orpimento oncie t. Verde eterno d' Inghilterra oncie 3. queſta miſtura va poſta nelle canne ſenza batterla; ma ſolamente deeſi calcare leggermente. Attra clbte dicono di color d oro. Polvere oncie 12. Carbone di canape oncie 1. Orpimento oncie 1. Limatura di ſpille d'acciajo oncie 1. Tornando dunque al modo di fare le girandole, dico che ſe ne fanno ancora ſopra ruote non rotonde ma poligone, cioè di tanti lati quante-ſono le canne che ſe dli vogliono porre, nel modo che moſtra la Fig. 139. la quale moſtra una girandola cõmpoſta di nuo- ve canne, poſte attorno di una ruota od eſagono di legno leggiero, colle ſue boccole A e B al ſolito. Facendoſi qunque le girandole ſo- pra dei poligoni,& evidente che non' abbiſogna alcun tapo ſotto le canne per avere i lati retti. Nel mezzo delle girandole ſe li poſſono porre, mediante un tra- 143 verſo, come moſtra la Fig. 140. deifpezzi di canne di carta piene di miſtura da lumini, come le B B, facendole prender fuoco dopo che è abbruciata una o due canne della girandola, col far paſſare dallo ſtupino di queſta ſeconda canna alla ſuſſeguente un altro ſtupi- no come A, il quale vada a dar fuoco a detti perzi di canna paſſan- dolĩ ſopra, il qual ſtupino dee eſſere al ſolito coperto, colla ſua can- na di carta o incannellatura, e ciò facendo quando la girandola ſa- rà giunta in& farà vedere, mediante i detti peni di canne BB, varj circoli di fuoco bianco nel mez20 della girandola, la qual co- ſa farà un bel vedere, deeſi però avvertire di non fare i pezzi di canne B B tanto grandi che ſeguitino ancora dopo di eſſer termina- ta la girandola, ma devonſi fare in modo che durino tanto che fi- HHai 1— niſcano nel terminare la girandola ed ancora avanti. + 1 5i fanno ancora con dei piccoli triangoli di legno, come moſtra 144 1 i i i Ia Fig. 141. delle piccole girandole con tre canne chiamate Sifa⁰olt, * 1 4 17 1— 1 ponendo in ogni lato del triangolo una canna, nel metzo al qual triangolo vi& il ſuo buco colle ſue boccole per maggior agilitd. i 1 5 8 Queſti giraſoli ordinariamente ſi pongono attorno a varie figure li 8 fuo- 145 1 2 146 84 DELLAPIROTECRHNIA fuoco, come ſi dirà nell' unione dei pezzi per formare un intiero giuoco. Le ruote o girandole ſi fanno girare in varie guiſe, cioè o orizon- talmente cioè in piano, o verticalmente cioè in proſpetto. Si fan- no ancora girare in un altro modo curioſo, il qual modo quando ſarà eſeguito in maniera che il moto ſia veloce ed agile, è di bella viſta, il quale è queſto. Nella Fig. 142. A è un ferro poſto nella ſommità di un qualche giuoco di fuoco, come ſi dirà, aſſodato al qual ferro evvi il circolo B C di legno, ed in eſſo ferro evvi ancora inſerito il traverſo di legno D N, mediante il buco E pel quale paſ-ͤ ſa il ferro; nel fine poi del traverſo, cioè verſo D; evvi una ruo- ta o girandola G, la quale ſporga in fuori del circolo B C, accioc- chè poſſa girarſi attorno ſenza alcun impedimento. Ciò fatto ſe 8. accenderd Ia girandola, queſta girerà attorno al ſuo centro, ed an- cora girerà attorno al circolo B C, o centro di eſſo, perciò quando anderd con velocità, ſarà di bella veduta. E perchè queſta cammini colla minore e poſſibile adeſione, acciocchè giri con maggior agili- td e velocità, ſe gli pone vicino alla ſine del traverſo DN, come in E, una gireletta fra due legnetti o ferri aſſodati al traverſo, la quale può eſſere di legno, oſſo, o ferro, purchè ſia ben liſcia e poli- ta, che cost girerà con maggior velocitd facendo minor adeſione. Delle ſuddette girandole ſe ne fanno ancora delle doppie,; CoMmèe moſtra la Fig. 143. dove ſi vedono le due girandole A e B colle ſue girellette, cioè una in C, e“ altra in D, perchè girino con mag- giore agilità; deeſi porre uno ſtupino di comunicazione da una gi- randola all' altra, acciocchè& accendano tutte due in uno ſteſſo tempo, il qual ſtupino ſi dee far paſſare ſopra il traverſo X median- te la ſua incannellatura, e poi dall' eſtremità di eſſo traverſo vada a dar fuoco alle girandole. Si può ancorà fare in modo che una girandola orizontale poſta ſopra il ſuo ferro, dritto, o aſſe che ſi dica; quando avrd fatto il ſuo effetto in tal ſituazione tanto che bruciano alcune delle ſue canne, finiſcano di bruciare Ialtre canne in ſituazion verticale, oppure i- ceverſa, lo che facilmente ſi può avere o mediante contrapeſo, il quale dal fuoco d' una delle deſtinate canne venga rilaſciato, d me- diante un uomo, che tirando una corda a ſuo tempo faccia fare il deſiderato effetto. Si può ancora fare che una girandola muovi varj artificj, e faccia varie curioſità, ponendo nel ſuo aſſe un rochetto, il quale ingrani in ruote dentate, le quali facciano muovere gli artificj che vorremo. LO che per ora ho accennate le ſuddette coſe, mentre»& laſciar cam- po ai giudicioſi Artificieri, non parendomi poco avergliele ſuggerite · Si fanno ancora delle girandole in altro modo chiamate frulloni, i quai ſi fanno con un legno tagliato à faſcie, come moſtra la Fig. 144· il quale non ſia nè molto lungo nè molto groſſo, acciocchè poſſa girare con agilità, pel mezzo al quale ſia il buco B, pel quale pat- Te 22602 — E„ 1 e u0 e, v1 11 — PXRTETERZ A. 85 bafli il ferro A, attorno al quale dee girare, e nelle eſtremità B e C, cioè ſopra i buchi ſe gli pongono le ſolite boccole, poi nelle faſcie di queſto legno ſe li pongono dei tappetti, alcuni orizontali come i V, ed altri che tendono al diſopra come X, altri al diſotto come 2, ſopra de' quali ſe gli aſſodano le canne cariche, facendo paſ- ſare dalle code alle bocche di dette canne dei ſtupini di comunica- zione, i quali vadano in modo che acceſa verbigrazia prima una canna di quelle che tendono al diſopra, e terminata ponga fuoco a una delle orizontali, e da queſta a una di quelle che te Adono di ſot- to, e di queſta a una di quelle che tendono al diſopra, poi alla ori- z0ntale e cos ſeguitino finchè vi ſieno delle canne, mentre in tal odo avrete un frullone che molto aggra lirà all' occhio. Quando que- ti frulloni ſaranno compoſti colle canne diſtanti T una dall' altra, ſe gli poſſono aggiugnere a luogo a luogo dei cartoccetti, i quali di quan- do in quando, mediante ĩ ſuoi ſtupini di comunicazione, ſi vadano accendendo e gettino le loro guarniture ſopra il popolo· Di queſti frulloni ſe ne poſſono fare di varie figure e di varie ma- nicre ſecondo il guſto ed intelligenza dell' Artificiero. Uno vedeſi ſe- gnato nella Fig. 145. dove AB un legno fatto nella parte A Ca faſcie, ſopra le quali vi ſono i ſuoi tappetti di legno e canne, delle quali alcune tendono al diſopra, ed altre orizontalmentes DE è un piano-rοανονο uu¹ννννν“,ꝗm“Dονν diſꝑoſtia luogo a luogo alcuni picco- Ii Sbrutfetti pieni di lumini o razzetti, nel corpo pol del legno F vi ſono diſpoſti attorno pendenti alcuni altri sbruffetti a a, e dl ſotto vi ſiegue un altro piano GH rotondo o a faſcio, attorno al quale vi ſono fue canne cariche, come ſi vede in bb, e ſopra e lo piano, come in cc, vi ſono altri sbruffetti. Queſto frullone ſi può porre ſopra una macchina o giuoco, facendo che piglino fuoco prima le canne b b, le quali di quando in quando, mediante le ſue comunicazioni, faranno gettare i sbruffetti ed aa, poi mediante il ſolito ſtupino di co- municàzione ſi fard pigliar fuoco alle canne del legno A Q, le qua- li anch' eſſe di quando in quando che brucieranno, faranno buttare, mediante i ſtupini di comunicazione, i sbruffetti poſti nel piano D E, e nell' ultimo getterà uno o due sbruffi piu groſſi come li X X, po- ſti ſopra il legno A C pieni di ſerpentini. Tutti i frulloni operano verticalmente come da ſe ſteſſo à manifeſto. In tal modo ſi può trovarne degli altri pid grandi per potervi porre più canne, e benchè ſieno grandi, ciò non oſtante gireranno con velocità, purchè ſieno bene equilibrati e fatti con pulizia im- boccolati in A e B, acciocchè girino quanto ſi può comè ſe foſſero poſti ſopra di un punto- CA- 147 149 86 DELLAPINOTECENTA C AP O v. Di varie coſe le quali ſanno il loro effetto girate dalle girandole. Ediañte le girandole ſi poſſono fare diverſe coſe, mentre ſe ſo- pra di eſſe ſe Ii porranno dei giochi, contorni, ed altre coſe ſimili, eſſendo queſti girati dalle ruote, o girandole, formeranno va- rie coſe ſecondo la loro ſituazione. Dunque ſe ſopra una girandola orizontale come AB Fig. 146. ſa- rà ereto un ſottil ferro CD, attorno al qua le con ſottili regoli ſia fatta la piramide, o cono DEI, attorno alla quale in linea ſpirale ſieno diſpoſte delle ſottili ſtriſcie di legno, ſopra delle quali ſieno ſi- tuate canne di carta piene di miſtura da luminazione, non molto f una dall altra diſtanti, e Ia ſpirale ſia la ſegnata EE E, ſopra la bocca delle quali canne dee paſſare in un incannellatura il ſuo ſtupino di comunicazione, il quale comunichi colla prima, o ſeconda canna del- la girandola, come ſi vede in X, perciò quando la girandola ſarà Siunta alla canna V comunicherà il fuoco alle cannette della pira- mide DEE, la quale eſſendo girata dalla girandola fard una bella viſta, nel capo poi della piramide come in D; ſe gli può porre un' altra canna più groſſa piena di miſtura da luminazione, o p̃ure un cartoccio, o sbruffo pieno di ſerpentini, li quali ſi accendino nell' ulti- mo mediante il ſuo ſtupino di comunicazione Si può ancora a luo- go a luogo della girandola porvi alcuni sbruffi o cartocci pieni di lumini, o ſerpentini, i quali vadano di tempo in tempo gettando la loro guarnitura mediante i ſuoi ſtupini di comunicazione nel modo, che ſi diſſe nell' antecedente Capitolo. Si può porre ancora nella ci- ma D della piramide, in modo però che reſti ferma, e non giri, un pezzo di aſſa rotonda, e verticalmente ſituata come moſtra la Fig. 147. attorno alla quale ſieno diſpoſte delle canne come le, a, à ec. ca- riche di miſtura da girandole, come ancora per maggior bellezza al= tre cannette diſpoſte in giro ſopra la detta aſſa, e rette al piano di eſſa b b ec. cariche di miſtura la luminazione co ſuoi ſtupini di comunicazione ben coperti,; le qualſi acceſe che ſaranno, forme- ranno come una ſpezie di Sole contornato da varie ftelle. Ma per- chè nel girare che fa la piramide, avanti di eſfere accefo lo ſtupi- no, che dalla piramide dee comunicare il fuoco alla figura poſta nel- la ſommità di eſſa, come la 145. che è ſtabile, ſi attortiglierebbe, e romperebbe, perciò quando non vi foſſe altro ripiego, non vi ſi co- municherebbe il fuoco, per rimediare a ciò, ſi fa terminare la pi- ramide nella ſua ſommitâ in un perzo di legno rotondo come A B Fig. 148. attorno al quale vi ſia una faſcia CD di lata alta ſopra del legno circa due dita, inchiodata in AB, 1o ſtupino di comuni- cazione F che è attorno alla piramide, dee paſſare mediante un bu- co PARATE TER Z A. 87 co come'E dentro queſta, che chiameremo ſcatola CD, il qual ſtupino dee rivolgerſi ſopra il fondo di legno AB nel modo che mo- ſtra la Fig. 148. la quale moſtra la ſcatola ABCD della Fig. 147. in proſpetto nella lettera A moſtraſi lo ſtupino ripiegato ſopra il fon- do mediante alcuni buchi, nel quale ſe li farà qualche poco entra- re. IIl piede poi del gioco, che vd ſopra la piramide, dovrd anch' eſ. ſo eſſer fatto con fondo di legno, e faſcia di lata attorno nello ſteſſo modo, che quella di ſotto ABCD Fig. 148. che ſi vede in OP Fis. 150. e di ſopra come in V dee avere un buco, pel quale ſe li fa paſſare uno ſtupino, che ſi fa rivolgere, e ripiegare ſopra il fondo, nel modo ſteſſo, che ſi diſſe, e moſtrò nella Fig. 149. pongaſi poi il ferro X della Fig. 147. nel buco Z della Fig. 150. nel qual caſo una di queſte ſcatole, o faſcie di lata, dee entrare nell' altra in modo, che non ſi tocchino, ma vi reſti campo a girare, e perchè camminino con agilitd. II ferro X della Fig. 148. dee avere un buco nella ſua ſomità in modo, che inſerto nel buco 2 della Fig. 150. ſi poſſa aſſodare mediante il ferro, che paſſi pel detto buco, e 10 faccia reſtar ſaldo in altezza tale, che le due faſcie di lata non tocchino i fondi oppoſti l' una dell' altra, come ſi vede in R, ciò fatto ſi faccia ſeguire J0 ſtupino V à comunicare il fuoco dove biſogna, ed in tal modo girando la piramide AS Fig. 148. attorno del ferro XKS accenderd Io ſtupino E, il quale per E paſſerd a dar fuoco al- 10 ſtupino, che nel ſuo fondo ſerpeggia, e per la poca diſtanza, che tiene collo ſtupino ſerpeggiante pofto nell' altro fondo della ſcatola ſuperiore, à accenderd anch eſſo, e paſſando per V dard fuoco al gioco poſto ſopra la piramide, e benchè giri la piramide avanti d accenderſi, cio non guaſterd la comunicazione dei gioco poſto ſopra eſſa piramide benchè ſtia fermo. Deeſi avvertire di coprir i ſtupini poſti fuori delle ſcatole di lata con incannellature, mentre li ſtupini che li ſon dentro, non deono eſſere in alcun modo coperti, come da ſe è manifeſto. Sopra dette piramidi ſe gli poſſono porre in cambio delle ſuddet- te coſe altre diverſe, come lettere„zifere, o coſe ſimili ſecondo il guſto dell' Artificiero. Si può ancora fare, che la piramide venga girata da due giran- dole verticali A, B come le Fig. 143. cioè quelle che ſi deſcriſſero nell antecedente Capitolo, facendo, che la piramide reſti poggiata, eferma ſopra del traverſo, o aſſe CD, acciocchè reſti girata dalle ſuddette girandole. In camblo di piramidi ſi poſſono fare delie ſpirali ſopra un cilin- dro, nella ſommitd delle quali ſe li poſſono porre vari cartocci, o sbruffi pieni di lumini, e ſerpentini co' ſuoi ſtupini, di comunicazio- ne ben coperti, acciocchè di quando in quando buttino la loro guar- nitura. Si poſſono ancora fare dei vaſi girati dalle girandole nel ſe- kuente modo. Sia la ruota, o girandola A B Fig. 151. ſopra di eſſa ſe gli pon- 150 ga 88 DELLAPIROTECEHNIX. ga un contorno CD di filo di ferro groſſo a ſufficienza; mediante paſſe, o dritto ED, queſto contorno deeſi coprire di cannette cari- cate di miſtura da luminazione, come le X col ſuo ſtupino di co- municazione attorno, onde nel girare, che farà la ruota A B, queſta fard girare il contorno DC, il quale dal girar veloce che farà, mo- ſtrerd un vaſe tutto di fuoco, e per maggior bellezza, nel mez- 20 di eſſo, cioè in D ſe li porrà una groſſa canna di carta, piena di miſtura da luminazione di differentè colore dell' altra, e 8 avrd un vaſe di fuoco compito. Si può ancora fare in queſto modo, che riuſcird pid bello, ſi co- pra Iornato con ſtopa ed impaſto, fatto come ſi diſſe al Capo dei razzi, dove 8' inſegnò il modo di fare razzi che buttino lettere di fuoco, il qual contorno dee eſſer coperto con carta, e il vacuo fra eſſa carta, l' impaſto dec eſſer pieno di polvere fina, con uno ſtupino che vi paſſi nel mezzo, e comunichi colla girandola, men- tre acceſo che ſard formerà un vaſe che ſembrerà di carbone ac- ceſo. Nel mezzo poi di eſſo cioè in D ſe gli porrà, come ſi diſſe di ſopra, una canna di carta piena di miſtura da luminazione, e cost farà terminato il vaſe con fuoco bianco nel mezzo. Se poi in cambio di queſta canna da luminazione, ſe gli porrà uno sbruffo, come uno dei deſcritti al Capo II. di queſta parte, queſti oltre del fuoco bianco, che avrà nel ſuo mezzo, getterd di quando in quan- d0 le ſue guarniture. Nello ſteſſo modo ſi poſſono fare varj con- torni che moſtrino nel girare altre diverſe figure, come da ſe& manifeſto. Di qui ſi conoſce come queſti vaſi, Ornati ec. si poſſono far gi- rare, mediante due girandole verticali, come ſi diſſe di ſopra, nel- la Figura 141. SA POI Delle Girandole in forma Ovale. F IN ora ch i0 ſappia non ſi ſono vedute girandole, che formino eliſſe, o ovato, benchè ciò abbia inteſo cercarſi da molti Ar- tificicri, i quali per quante eſperienze, che abbiano fatto, non li& mai riuſcito coſa buona. Mi fu però detto ehe alcune volte è ſtato poſto in pratica con buon effetto quell ordigno, del quale molti Artefici ſe ne ſervono per ſegnare in un piano ovato, o eliſſe in un ſol colpo, cioè in una ſol linea, come ſi fa il circolo, eſſendo però Iordigno, di cui ſe ne ſervirono, ſtato fatto con molta diligenza e giuſtezza, in modo che ogni leggeriſſima forza era capace di farlo girare, e le canne della miſturaà erano cariche della miſtura più forte che ſogliaſi fa- re; e perchè ciò parmi aver molto del probabile, benchè non I abbia ſperimentato, ciò non oſtante non voglio mancare di riferirlo in queſto luogo. Ma perchè forſe vi ſaranno degli Artificieri, à quai ˙ —--̃— ——— „ Intè ari⸗ co-⸗ eſta mo⸗- nez· ena vraà co- dei di fra uno jen- ac- liſſe — in ino Ar- — 8 con per ina E odo nne PiEiF EUO FII2A 89 quai non ſarà cognito queſto ſtrumento, ſtimo bene farne qui la deſcrizione col ſuo uſo. Facciaſi una croce di legno forte, e ſtagio nato di braccia ugua- li, come la AB CD Fig. 152. per mezz0 alla quale, come ſi ve⸗ de H RK C,, faccianviſi due—— in iſ⸗ ro, li qua- li abbiano le— ſponde àa coda di rondine, ogni coſa gualmen- te ſpianata, ed egregiamente polita, faccianſi poiĩ due— di legno, come moſtra la Fig. 153. cioè à ſcarpa, in modo che en- trino con agilità, e non ballino nei canali DB, A C, della FEig. 152. deonſi poi avere due altri a di legno di figura cubica, 5 me moſtra la Fig. 154. con un buco quadro nel mezzo, anch' egl no ben politi, i quai duc pezꝛi; cioè queſto e quello della Fig. 1558 deono eſſere poſti uno ſopra I altro, come moſtra la Fig. 155. unendoli nel mezzo A con un ſottile e lindo chiodicello, in modo che agi liſſimamente 1 pezzi VI pofſino comodamente girare AttOr- no ber tutti 1 verſi da un lato, come in B dee eſſervi una vite per poter preinere ſecon- do il biſogno. Deeſi poi far paſſare n- buco X della Fig. 155. un para lellepi- pedo o dritto di legno, come mo oſtra la Fig. 156. nella quale in A, e B moſtra i due Pezzi, come quelli ſegnati nella Fig. 155. inſeri- ti nel dritto C D, e la parte infe riore, cioè la y della detta Fagura 155. inſerita nei canali della croce. Ciò fatto ſi premano le viti A, e B, acciocchè reſti O1 coſa aſſodata, e cosi reſterà preparato lo ſtrumento, Iuſo del qua le nel nee Lovato è queſto. Poſto lo ſtrumento in un piano in modo che ſtia fermo, per la qual 7 4 4 4 coſa ſotto le eſtremitd E, F, G, H della croce Fig. 15 6. vi ſi pon- gono alcune piccole punte di ferro, acciocchè piantandoſi queſti, 10 ſtrumento teſti aſſodato nel piano · Pongaſi poi una punta di com- paſſo in B, nel ual luogo, cioè dove coriſponde nel mezzo della croce vi ſarà un punto un poco incavato per fermare la pun- ca del compaſſo, e I altra punta ſi porrà fra la forchetta D I, po- ſta nell' eſtremità del diritto C D, coll' apertura che ſi deſidera, gi- rando poi il compaſſo come ſe ſi vole ſſe fare un circolo, la punta 1 formerà Leliſſe, o Oovato I Z, a cagione che i pezui A, e B cammi- nando per ogni verſo ſopra la croce, fanno che nel girare il com̃paſ- ſo 8 avanzino; e ſi ritirino lungo di eſſa. Biſogna però avvertire di far paſſare i perzi A, e B uno in un traverſo della croce, e I'al- tro nell' altro. La attkan za poi che trovaſi fra i due punti o pezi A, e B& la diſtanza dei fuochi dell' ovato, onde cangia ndo que fla diſtanza, fovato verrd ora più, ed ora men gonfſio. Di qu ueſti ſtrumenti ſe ne fanno dei piccoli ꝙ ottone per ſegnare in carta 1 eliſse. ſtimano meglio fare Iincavo della croce non a coda 1.— K di rondine, ma a T, nel qual caſo della ſteſsa Figura deeſi fare 11 8. 10 pezzo che vi va dentro rappreſentato nella FIg. 153. Alcuni fanno la croce ſenza incavi o canali nei mezo, e fanno che i lati dei traverſi vadano a ſcarpa, come moſtra la Fig. 157: Parte III. M 8 1 —— 6 9 —— 45 A⁴4 55 4 4 154 DELLAPIAROTECENIA A e B ſono fatti come la Fig. 158. per poter entrare oce, e ſono girevoli in a, ma perchè biſogna che i pezzi B della Fig. 157. paſſino da un braceio all' aſtro dell. croce, efletto nel mezz0 della croce vi è un quadro X tagliato 2 ſcarpa attorno, perchè per eſso vi poſſino tranſitare i detti Pezzi. Fin qui ſi è parlato di queſto ſtrumento per ſervirſene a ſegnar con eſſo IovVato, e ciò ho fatto per moſtrare il ſuo uſo per po- terſene ſervire in caſo che non faceſſe l effetto pei fuochi, mentre ſe non ſard ſquiſitamente lavorato, dubito d' un buon effetto. L uſo poi di eſſo pei fuochi è il ſeguente. Nella ſommità del dritto AB di queſto ſtrumento Fig. 15 8. ſe gli pongano alcune canne, come le A, cariche di miſtura forte 1 col ſuo ſtupino di comunicazione, che. dal fondo di eſſe porti il fuoco alla bocca delle altre, ciò fatto ſe 8“ accenderd la prima can- na A, queſta mediante la ſua forza fard Ieffetto del compaſſo, e farà girare la canna in ovato, onde moſtrerd un ovato di fuoco. Quando queſto ordigno& adopraſſe nelle macchine, deveſſ copri- E tal l 141 re con cartone dipinto la parte di mezzo, acciocchè non feſti viſibile. SL R Dei Splendori. 1 Splendorĩ, cosi chiamati da' noſtri Artificieri;, altro non ſono che alcune canne cariche, e legate in rotondo ſopra di una aſ- ſicella, come moſtra la Fig. 160. col ſuo buco nel mez220 A, c ſuo mezzuolo per poterla poi porre nel ferro cogli altri giuochi, come ſi dird, attorno poi alle canne ſe gli pone il ſuo ſtupino di comu- nicazione, il quale paſſi ſopra le bocche di queſte canne dentro di un incannellatura per farle pigliar fuoco tutte ad un tempo- Le canne di queſto giuoco ponno eſſer cariche con miſtura arbitraria, come di quelle da girandole da noi addietro deſcritte, ordinaria- mente però ſi caricano con due miſture, la prima non molto forte, eI altra fortiſſima e faliſtrante molto, acciocchè nell' abbruciare ſi vada aumentando-, e nell ultimo faccia miglior veduta. 8' avverti- ſce qui che le miſture forti ſon quelle che tengono maggior quan- titd di ſalnitro, onde quando da qui avanti ſi dird miſtura forte, 5 intenderà una delle miſture poſte nel Cap. delle girandole, di quel- le che tengono maggior quantità di ſalnitro, come 8 avviSd di ſo- pra. Queſte canne deono eſſer luttate nella lor bocca, e forate col foro che ſi diſſe adoprare per le canne delle girandole. Queſti ſplen- dori ſi fanno ancora ſopra alcuni traverſi di legno diſpoſti attorno d' un mezzauolo, come B Fig. 161. cioè a foggia di ruota, ponendo- vi nelle eſtremitd A i ſuoi tappetti, colle ſue canne ben legate e unite col ſuo ſtupino di comunicazione attorno nel modo ſteſſo che ſi diſſe dellaltro di ſopra· C¹ Si P AN f Si può fare uno ſplendore cl dei peꝛzi fatti come quei delle ſu- + della Fig. 162. ſopra uno ſteſſ⸗ ben ſalde, come moſtra la Fig. 188. ſi ſpiega nel ſeguente Cap. mentre azia 12. canne, nella ſuſſeguente E ſe ne poſſono porre 2 eg endole prender fuoco una dopo nel ſeguente Cap. mentre 11 1 1 Ki ando con guſto degl1 Alt AIUITLI 8 2— 1 1 1 O ſteſſo modo che ſi diſſe di ſopra dei ſplendori, uſaſi per rap- 156 tar 80 cioè ſi pongono in un aſſicella rotonda zzuolo nel mezzo, come A Fig. 162. 0 1 bid vicine 1' ur dei ſplendori; una dall' altra di- u werſe, attorno poi alle bocche di queſte canne ſe gli dec far paſſar ſopra il ſolito ſtupino di comunicazio- ne, per poterle far pigliar fuoco tutte in uno ſteſſo tempo. Eperciiè iff tal modo facendo il ſuddetto Sole, che& di una gio- condiſſima veduta, durerebbe poco; a ciò ſi rimedia ponendo due, 1 tre, o quattro delle ſuddette aſſicelle rotonde, ſopra d' un legno ro- tondos, col ſuo b nel mezz20 per poterlo infilare in un eſituarlo nelle macchine dove tornerà comodo, le quali onO eſſere Per- 1o meno quattro dita 9 ſi diſpongono le canne cariche nel modo detto di kiatethn rango o aſſicella uno ſtupino o due, il quale da! fondo di una o due delle canne corriſpondi allo ſtupino che pat mmita de erro, 8 2 9 8 * — 4 ν . 8⁰ 2 geil* le canne dell' altro rango o aſſicella, affinchè co- 1 il fuoco a un rango dopo l' altro, che cosi facendo le durerà quanto piace, cioè ſecondo i ranghi o aſſicelle poſ egno A Fig. 163. La miſtura poi, colla quale 12 n 11 kà Con Una 1151 ſoglionſi caricare le canne pel 8 di polvere fina, e oncie tre di limatura d' accia- jo,; ed ancora tre e mezza, le quali canne deonſi luttare nella ſua Secs nhe! AH 1* bocca nel modo detto volte, e cosi renderan no un fuoco mol/ to chiaro e brillante. Per fare che mage ne avanti, come in ferro,; che ſoſtiene il zuolo, cioè „con galetto di ferro, qu randola dee eſſere della 11 81 113* 177— 15 F. 88— 32 7 di quella diſegnata nella Fg. 140. cioè col traverſo y 2, come ff 83 11 4 17 J. 84 17 FrF· 4 +* 2 1 1 7 Vede nella detta Fig. 163. guarnito di canne pliene dl miſtßs da 8 X 2 lumi- 8 A 92 DFELLAPINOTECRNIA taminazione“ e poſte vicine una all' altra, in modo che ſi tocchi- no, acciocchè nel girare formino un intero circolo di luce, ecos facendo comparirà quaſi come un vero Sole, avvertendo però di fa- re in modo che tanto duri la girandola e canne di luminazione, quanto le canne poſte nelle affcell le DEE, che rappreſentano i rag- gi ſolari. La miſtura colla quale ſi caricano le canne di queſta gi- randola non dee eſſer di molta forza, acciocchè non copra col ſuo fuoco quello delle canne del Sole, la qual miſtura ſi può fare con polvere oncie 12. ſalnitro oncie 1. carbone di legno d' abete vec- chio e fradio, o in diffetto di quell' altro legno leggiero oncie 3. che 8 avrà una girandola molto raccolta e buona pel noſtro effetto. Ma perchè per far queſto abbiſogna che nel tempo ſteſſo che 8 accende la girandola e le canne di luminazione poſte in eſſa, 8“ ac- cendino ancora le canne del primo rango D, e poi che ſeguano in E ed FP, per far cioò non deeſi far altro ſe non ſe applicare fra il mezzuolo C della girandola, ed il B del Sole Fig. 163. che vedonſi in profilo nella Fig. 164. in grande, due ſcatolini o faſcie di—— nello ſteſſo modo che 5 inſegno per comunicare il fuoco ſopra l 5 piramide della Fig. 146. coi ſcatolini eſpreſſi nelle Fig. 147. 14 149. per chiarezza della qual coſa ſpieghęrò qui ſotto colle——— il profilo della ſuddetta Fig. 164. AB Girandola poſta avanti del Sole. CCCanne di luminazione. D Stupino, che dal fondo della prima canna A paſſa pel buco X del mezzuolo, e va a ripiegarſi intorno al fondo dello ſcatoli- no, come ſi vede in PP. EE Scatolini, o faſcie di latta una dentro all' altra. FF Boccole di banda d' ottone poſte nei capi dei mezzuoli, perchè facilmente girino. QQAltro ſtupino ripiegato ſopra il il fondo del mezzuolo del Sole, il quale paſſa nel mezzuolo pel buco Z, e va ad accendere lo ſtupino di comunicazione poſto attorno le prime canne, o pri- mo rango del Sole. MM Stupini che dal fondo d'una delle canne del ſole vanno ad ac- cendere il ſuſſeguente rango. NO Ferro che paſſa pel mezzo ai mezzuoli e ſoſtenta tutta Ia macchina, 2 Galetto di ferro con vite per tener ferma la girandola. § Boccola d' ottone poſta contro il galetto R, perchè Ia girandola giri con agilitd. Di qui ſi vede, che facilmente ſi comunica il fuoco da un pez- 20 all' altro, benchè' uno giri e Valtro ſtia fermo, oppure tutti e due girino, mentre acceſoſi il fuoco allo ſtupino dei ſcatolini X PP, 2 cagione di eſſer queſto— accenderd lo ſtupino QQ, quale accenderà i pezzi che ſi deſiderano, onde quando ſi dirà da qui Er — EEF KEKN PARTETFERZT A. 93 ui avanti, porvi li ſcatolini per comunicare il fuoco da un peazo ad un altro, 8 intenderà nel modo ſuddetto. Si può ancora fare una ſpecie di Sole diverſo„ mentre ſe nella 159 Fig. 162. intenderemo fra le canne aa eſſervi verticalmente aſſo- data una di quelle ſtelle deſcritte al Cap. 13. della ſeconda Parte, le quali s accendino nel tempo ſteſſo che 5 accendono le canne del Sole, mediante uno ſtupino di comunicazione, s avrà una ſpecie di Sole coronato di ſtelle, che ſard di bella comparſa. — cie EE ο⏑Iↄ— tro Modo di fare la Luna di fuoco. ö ac- L modo di far comparire la Luna di fuoco è molto facile, men- 160 in tre ſe in una girandola piccola, come la AB Eig. 165. la qua- 4 il le ſi è fatta in-profilo, perchè in proſpetto non ſi ſarebbe potuto nſivedere tutto il biſognevole, a cagione di eſſer coperta davanti, co- ta, me ſi dira. Queſta girandola dunque AB deve avere inſerto nel U la mezzuolo dalla parte davanti un groſſo cartone, e rotondo come l- 1 48. ED, il quale dee per linca diametrale, in qualunque luogo di eſſo, ere eſſervi una fila di canne da luminazione l' una vicina all altra, le quali mediante lo ſtupino di comunicazione C, che dal fondo del- ja prima canna A della girandola paſſa ſopra di eſſe, 8 accenderan- no e formeranno un intiero circolo di fuoco, come ſarebbe AB X Cbdb della Fig. 166. che moſtra la ſuddetta Fig. 165. in proſpetto, li-onde per far che compariſca come una luna, deveſi porre un altro 85 circolo di groſſo cartone un poco più grande del primo, come L XV, davanti al circolo di fuoco ABCD, in modo che il ſuo cen- hẽ tro 8, nel quale dee paſſare un ferro, il quale dee andare a fermarſi 1 nel fondo della macchina, acciocchè reſti fermo in modo che copra 7 le, parte del circolo di fuoco ABCD, onde non ſi vedrà che il pezzo 10 di circolo di fuoco ABCZ, il quale rappreſenterd la Luna come ri- ſi deſiderava. ac- 12 Delle Fielle, Croce di Malta, e varié altre fagure. 1 compongono delle Stelle, Croci di Malta, ed altre figure di 4 la fuoco medianti le canne, le quali col ſuo gito formano i con- torni di quelle figure che ſi deſiderano fare. 2— Vogliaſi verbigrazia fare una Stella che formi otto punte, per 161 1 ie far ciò deveſi avere un mezzuolo come A Fig. 167. attorno al P, quale ſieno diſpoſti li ſei braccia o dritti B B ec. nelle ſommità C ‚˖ il de quali ſe gli pongono due tappetti bene attaccati ed uniti, uno di da ſopra e Ialtro di fotto del braccio, come moſtra la Fig. 168. in A, 1 —j—— 2 A PIROTECEKNIA A,õ i quali tappetti ſi talmente inclinati, in modo che la loro direzione, acceſe che ſieno le canne poſte ſopra d' eſſi,, for. mino col ſuo gito di fuoco le punte C D, AD Fig. 167. E perchè tutte—— canne 8' accendano in uno ſteſſo tempo, ed ancora per- R 162 chè vi ſi poſſa comunicare il fuoco dal 220. antecedente, deve farſi il easüchl vacuo nel ſuo mezzo, come ſi vede nella Fig. 169. la quale moſ tra in A;* ccato di eſſo mezzuolo vacuo nel Mme220 „cioè tta BB per ricevere la comunicazione edente, mediante Io ſtupino che dal buco X paſſa dentro del vacuo A del inèezzuolo nel qual vacuo entrano tutti li 8 che pongonſi lungo le braccia o— del giuoco, come ſi vede nei ſegn⸗ ati Z Z, 1quali camminano ſu le braccia dentro un cana- 134 le, come il B Fig. 168. incavato nel braccio; queſti ſtupini deono eſſer N coperti con incannellatura di carta, e paſſano fra i tappetti, come ſi vede in A della ſuddetta Fig. 168. diramandoſi poi in due co- municano colle bocche delle canne poſte ſui tappetti; ed in tal mo- Hing do ſi dee fare a tutte le braccia che compongono la ſtella. Nel fondo C del braccio eſpreſſo nella Fig. 168. dee eſſer fatto à vite per poterlo riporre ne' buchi fatti attorno al mezzuolo, i quai bu- chi anch' eſſi do oranno eſſere armati di madreviti. Alcunis, lo che è molto più facile„fanno 0 braccia di qu nalun- que giuoco con baſtoni rotondi, come moſt a Fig. 150. forati 6 nel mea2o per porvi lo ſtupino, come ſi vede in Z, e nel fondo A 2* vi e la ſua vite, e nella cima B i ſuoi tappetti e canne, collo ſtu- pino che per mezzo al baſtone o braccio paſſa à comunicare 1l ſuoco a dette canne„la qual coſa è di molto comodo, mentre ſi paragnano le incannellature ſervendo queſti buchi per mez0 le braccia pe er incannellature. te Queſte ſtelle acceſe che ſono fa elli 4464 bella la faranno ſe nei luoghi Xx ra ˖ tappetti, ſard poſta una delle ſtelle deſcritta al Erp⸗ della ſe- conda Parte, le quali s' accendano mediante 41 comuni- cazione, che dal le bocche delle canne vada aà por fuoco à dette ſtelle, avvertendo ſempre che i ſtupini di comunicazione ſieno ben 5 coperti con incannellature di carta; ed in tal modo& avrd una WW belliſſima ſtella, la ſarà contornata da altre ſtelle bianche 10 10 che ſard di una bella veduta. 163 Nello ſte ſſo modo ſi può far comparire una Croce di M lalta, mentre ſe nelle braccia A A della Figura 177. dell gqu una ſia piùd cortaà delf altra, nel modo che moſtra la dett a figi ura, ſaranno poſte le canne ſopra i ſuoi tappetti, come 8' inſegno di 8 11 gi- to di eſſè canne ſegnato colle line ee puntate— Croce di Malta come fi deſiderava, Per m⸗ aggior bellezza vicino alle cannè delle ſtellette bianche„ come ſi qual 1iefà una Croce di Malta contornata 44 ſtcll He bianche, 10 che farà una belliſſima vedi ta, come da ſe è manifeſto. 8— 4 2 2 R IIAAA IIee Eetetttrrt —2— VY NN NNN — queſt 11 1C41 * — R L CCia B Tã * 4 b 2 Vegt 0 5 2 E 1 11 C21 C41 2 2 tupino alle caf 0 uno 1 tormata Un mezzuolo, 1 Hel 2d 5 11 116 10mimn 1 47 el 11C12 — N 11 One 1 1 L U poſſono fe 1n OLν mmita ſo figure 0 1011 1 8 ü 1 GIVeII Ire2z 1· 1 Ura 8 8 4 la c lla quale ncor de La Pi Varie e * 0 96 DELLAPIRNOTECRNI4 ſplendore. Si può ancora porvi delle piccole girandole o giraſoli; come ſi moſtra in profilo nella Fig. 180. dove AB moſtra il brac- cio. CD è un ferro che paſſa pel braccio AB, aſſodato di dietro col galetto C. EE è la girandola col ſuo mezzuolo. D il galetto davanti, che ritiene a ſuo luogo la girandola, acciocchè nel gira- re non uſciſca dal ferro, il qual ferro ſi vede ſegnato nella Figura 181. dove D moſtra la vite davanti col ſuo galetto. B è un ripa- ro, volgarmente detto riparella. G Ialtra vite e galetto, perciò il pezzo di ferro BCes infila nel braccio A B Fg. 180. e ſi aſſoda di dietro colla vite C nell altro pezz0 di ferro DB Fig. 181. ſe gli pone la girandola, col fermarla davanti colla vite e galetto D, co- me il tutto ſi vede in ciſofficio nella Fig. 180. e queſti ferri ſono quelli che-adoprano per porvi ſopra i giuochi e girandole, facendo comunicare il fuoco d' uno all altro mediante i ſcatolini di latta, co- me gid ſi diſſe, e come più chiaramente ſi moſtrerà in avanti. X nella Fig. 180. moſtra lo ſtupino che paſſa per mezzo al braccio A B, e paſſa nello ſcatolino V per comunicare il fuoco alla gi- randola. Si può ancòra porre nelle ſommitd delle braccia, non ſolo una girandola, ma una girandola, e uno ſplendore, mentre ſe oſſerve— remo la Figura 182. queſta moſtra in A B il braccio. CD il fer⸗ ro. E F la girandola, la quale prende fuoco mediante Io ſtupino X e lo ſcatolino Y, dopo della quale-accende 10 ſplendore G H, mediante lo ſcatolino Z, e cosi avremo in tutti i braccj una giran- dola ed uno ſplendore, che ſarà di bella veduta. Deveſi avvertire di fare le braccia molto lunghe quando nella ſua ſommità ſe gli pongono ſplendori o girandole, e queſto perchè i getti di fuoco reſtino diſtanti e non facciano confuſione, meſco- landoſi quello di un braccio con quello dell' altro. Circa poi alla miſtura colla quale ſi caricano le canne per que- ſti giuochi, può ſervire la miſtura da girandole, più forte o piu debole, ſecondo il guſto e prudenza dell Artificiero; ſarebbe però bene che non foſſe molto faliſtrante, o ſe foſſe faliſtrante faceffe il getto ben unito, acciocchè le figure compariſcano con maggior nettezza. Altre ſorta d' intrezzi e giuochi ſi poſsono fare, lo che ſi laſcia all' invenzione ed induſtria dell Artificiere. Non voglio però tralaſciare d inſegnare il modo, col quale ſu d uno ſteſso mezzuolo ſi poſsono porre due, tre, e più giri di braccia, per far comparire varie figure di fuoco, e fare che queſti giri S ac- cendano eon ordine uno dopo Ialtro, perciò la Fig. 183. moſtra in iſpaccato il modo di ciò eſcguire, la quale ſi ſpiega qui ſotto per maggior intelligenza. ABOCD è un legno fatto al torno, che ſerve per mezzuolo, cavo nel mezzo, in tre ordini, cioè G H, IK, LMuno più grande dell' altro, mediante i riſalti G, I, LI M, K, H⸗ N, O, PXKNTYESCTIIEA2 A 97 N, O, e p ſono tre aſse rotonde, le quali mediante i riſalti o im- poſt ature GH, IK, LM, eſattamente le chiudono, e dividono tutto 10 ſpazio o vacuo GILZ MK H in tre camere o vacui, i quai vacui ponno eſser larghi circa tre dita traverſe. Q& Io ſcatolino di latta, finito come ſi deve, per poter ricevere il fuoco dal pezzo antecedente. EFE— ferro che ſoſtiene il giuoco. R, S,5 T„, ſono le braccia impoſtate a vite, e queſte in tre ordini, il—— de quali R, che corriſponde nel primo vacuo, può ave- re otto braccia per rappreſentare verbigrazia una Croce di Mal- ta, le braccia più lunghe delle quali ponno eſsere di circa tren- ta oncie di lunghezza. II ſecondo ordine S8, che corri Ponde, nel ſecondo vacuo, può eſ- ſer compoſto di altre otto braccia, lunghe circa oncie 40. nella cima delle— ſe le poſsono porre le canne, che compongono verbigrazia ultimo ordine T può eſser comſ oſto di 12. 0 16. braccia, lun- ghe circa oncie 50. nella cima delle quali ſe li poſsono porre delle gi- randole, o dei giraſoli, o dei frulloni da ſei canne per cial ſcheduno, i quali giuochino di dentro e di fuori, cioè una canna tendi verſo il centro del giuoco, e la ſuſseguente tendi di fuori, e cosi ſucceſſiva- mente fin all' ultimo, come ſi diſse quando s inſegnò di comporre i frulloni; oppure ſe gli può porre una girandola e uno ſplendore, come Ra eſpreſso nella Figura, cioè nel modo che s inſegnò alla Figura 182. Di qui ſi vede, che in tal modo facendo lo ſtupino V, che dallo ſcatolino Qriceve il fuoco, accenderà le canne poſte nelle braccia R, alcune delle quali avranno uno ſtupino nel fondo, come ſi vede in X, il quale anderà nel vacuo I K, mediante li buchi i i, ed ac- cenderd i ſtupini delle braccia S, che dentro vi cadono, e le loro canne, le quali poi come le altre, mediante li ſtupini V, che paſsa- no pel buco 2z,; anderanno nelle vacue GH ad accendere le ultime braccia T, e cosi ſi farebbe ſe più ve ne foſsero, onde ſi vede che in queſto modo ſi poſsono far comparire varie figure ſopra d' uno ſteſso mezzuolo con molta facilità, come da ſe ſteſso è manifeſto. KePEDERKRKE Modo di ſare le Stelle, ed altre figure con pochiſſime canne- Ol poſsono fare le ſtelle ed altre figure, deſcritte nell' antecedente 168 Capo, con molta minor quant tà di canne, il qual ritrovato, per eſser molto bello, non voglio mancare d' inſegnarlo. Abbiaſi una ſaletta, come A B Fig. 184. la di cui parte inferio- re B, dee eſser fatta a un dipreſso, come moſtra la Figura. Abbisſi poi un altra ſaletta, di egual groſsezza della ſuddetta& B, Parte JII. N col- 98 DELLAPiNOTECHNIA colla quale ſi formi, ſecondo il ſolito, una canna di carta ben und⸗ ta ed aſſettata, la quale dee eſſere ſtrangolata da una parte, come 3 ˖ in D Fig. 185. pongaviſi poi nel fondo un poco di lottatura, ef batti colla ſaletta che ſerva per far la canna, che verrà come mo- ſtra la ſuddetta Fig. in a; Ciò fatto ſe gli ponga dell“ altra lottz. tura, la quale ſi deve battere ed aſſettare colla ſaletta deſcritta di ſopra Fig. 184. nel modo che moſtra Ia Fig. 185. in A, mentre in tal modo facendo la lottatura andrà negl' interſticj bb, nei quali; aſſetterà e indurirà, nel qual modo la canna reſterd nel fondo e un poco alle bande coperta di lottatura battuta, come pidù chiara- mente ſi vede nella Fig. 186. in X. Ciò fatto caricaſi tutta la cat- na con miſtura forte da girandole, come ſi vede in V, e nell' altra ſommità ſi ſtrangoli politamente; e queſte ſaranno le canne cari- cate, per poi averne Ieffetto adoperate come ſiegue. La Fig. 187. moſtra un mezzuolo con otto braccia, ſopra delle quali ſono ſodamente formate, ed aſſodate perpendicolarmente alle dette braccia delle canne caricate nella ſuddetta maniera, come le A, A, ec. voltando la parte dove& la lottatura di ſopra in A, o di fotto in B, come più piace, che ciò poco importa, mentre é chiaro che ſe le canne ſaranno forate attorno alla parte luttata, come nel noſtro caſo ſupponiamo in B, nel modo che moſtra la FEnig. 188. la quale dimoſtra la pianta di una di eſſe canne, forata coi E due fori o buchi A A tranſverſali, cioè con tal direzione, che li luoi giti B B vengano colla ſua inclinazione à formare le punte XX Iec. della Fig. 187. mentre ciò facendo è evidente che una ſol canna poſta nella ſommitd di eſſe braccia, farà 1o ſteſſo che ſe vi foſſero due canne, ponendovi però, come da ſe è chiaro, i ſuoi ſtupini di comunicazione, che accendano i buchi fatti in dette canne. Potrebbeſi ancora fare un altro bueo dall altra partes, come in QF!ig. 188. nel qual caſo ſi avrebbero di più nella Fig. 187. i gi- ti YVVec. onde la ſtella riuſcirebbe più compoſta. La Fig. 189. moſtra una delle ſuddette canne, ſtrangolata nelle ſue eſtremità, coi ſuoi buchi 0 fori dove dee eſcire il fuoco ſe- gnati X, X. 169 Queſte canne ſoglionſi fare alquanto più groſie delle altre, per- chè abbiano ſufficiente durata, per avere più di uno ſcarico. A queſta ſorta di canne ſe gli fanno trè, od alla più quattro buchi o uſcite, per non indebolirle d' avvantaggio. Con queſte canne ſi poſſono armare le braccia, in modo che rap- preſentino più figure, come moſtra la Fig. 190. col porvi oltre le canne A A ec. della cima, le B B ec. nel mezzo, forate nel modo che ſi diſſe di ſopra, mentre acceſa che ſard la canna B della Fig. 191. che moſtra un ſol braccio, mediante Io ſtupino A, e termi- nata accenderaſſi mediante l0 ſtupino C, che paſſa dal ſuo fondo canna D, ed in tal modo ſe le comunicherà il fuoco una dopa 65 altra. Dal- S˖˖RNRPSrrrrrrrrrrrrreee V RRSRR RRSSSSSS — ———f—f—— SSSSSSSSSSSS ν Æ PS ——————————————— 16 E2 SSRSSSSS RR unm 8 + ——— K — 8R R— —— ———————— A +2 PARTE TERZA. 99 Dalle ſuddette coſe reſta manifeſto poterſi fare varie e diverſe fi- gure, ſecondo il capriccio ed intelligenza dell Artificiero, con po- chiſſime canne, meno incomodo e piu riſparmio, come ſi propo- ſe di fare. 6 X LI. Dei Fuochi incaſſati, e traſparenti. Fuochi incaſſati ſono veramente di una bella viſta, benchè più 1 facili degli altri, non conſiſtendo queſti in altro che in girando- le, il fuoco delle quali reſta fermato e limitato da un contorno di cartone, onde il fuoco rimane dentro di eſſo ornato o contorno, 10 fa vedere bene unito e contornato; in modo che dà guſto all occhio. La Fig. 192. moſtra in KBCD una ſottil aſſicella, o groſſo car- tone tagliato attorno Ccondo f ornato o ſagoma che gli volete dare, attorno alla qual aſſicella o cartonç⸗ cioè nel fondo, ſe gli ſa una ſponda pure di cartone, unita politamente attorno al fon- do: poi nel mezzo E ſe gli fa un buco per infilarlo nel meazuolo della girangola X, in modo che ſodamente vi ſtia ſopra. Di qui chiaramente ſi conoſce, acceſa che ſia la girandola X, i fuoco di queſta girando percuoterà nella ſpon ja VV,„ per la qual coſa la detta ſponda dee eſſer alta quanto riſalta tutta la girandola, ed an- cora qualche poco di più, il qual percotimento fard ribattere il fuoco in dentro, onde ſi vedrà tutto ornato ripieno di fuoco, 10 che ſarà di aggradevol veduta. piu bella e galante veduta fataà ſe gli porremo una girandola doppia, nel qual caſo il bordo A B Fig. 193. che moſtra il profilo, deeſi fare alto tanto, che arrivi a ritenere il ſolo fuoco della pri- ma ruota o girandola C, e Faltra D dee arreſtar di fuori, facen- dole coi ſuol ſtupini le comunicazioni, in modo che a vicenda ope- ri ora una canna della girandola di dentro, ora una di quella di fuori; mentre in tal modo facendo, per alcun poco ſi farà vedere il contorno adornato di fuoco, e per alcun altro poco la ſemplice gi- randola, e cosi vicendevolmente, lo che ſard di una guſtoſa veduta · Si può ancora, in cambio della detta ſponda o ornato, farne ſo- lamente parte, come ſi vede nei quattro pczui di ſponde A A ec. Fig. 194. poſti ſopra dell aſſa o cartone X, mentre il fuoco della girandola V percuoterà nelle ſponde A A ec. e liberamente uſciraà per B, lo che ſard di pari guſtoſità che l'altro ſuddetto. In queſto caſo ancora ſi puòo fare la giran jola V doppia, accioc- chè a vicenda moſtri ora la girandola ſemplice, ed ora l' ornato, come ſi diſſe di ſopra. Nello ſteſſo modo ſi poſſono fare varj ornati e varie invenzio- ni; Io che fi laſcia al buon guſto ed intendimento dell' Artificiere · N 2 Cir- 170 171 172 3 174 100 DELLAPINOTECRRNIA Circa poi ai fuochi traſparenti, ciò è una coſa faciliſſima, men- tre queſti altro non ſono che cartoni„o bande di latta intagliate con lettere, ornati, aziffere ec. le quali ſi formano davanti ad una girandola, bruciando la quale per queſti intagli traſpariſce il fuoco di eſſa, e ſi vedono e legano le lettere, e politamente ſi conoſcono le ziflere ed ornati traſparenti. Meglio comparlcono queſti intagli, rinſerrando le girandole den- tro di un competente vaſo di cartone, fatto à toggia di tamburo, nel modo che moſtra la Fig. 195. la quale ſi e diſegnata non in- tera„ ma tagliata, acciocchè vi ſi veda il didentro, queſta moſtra in A BC il tamburo di cartone in& le lettere intaglio, in la girandola, la quale per eſſer rinſerrata in detto tamburo„ed il fuoco reſtandovi raccolto moſtra con maggior vivacità le lettere ed intagli. Vando le lettere o ꝛiffere intagliate non ſono molto grandi, riuſcirà molto bene farle traſparire con fuoco bianco da luminazio- ne, ponendo avanti di una girandola, che abbia un traverſo pieno di canne da luminazione, come quella che rappreſenta la Luna nel- la Fig. 166. un cartone rotondo e ben fermo, nel quale ſieno in- tagliate le lettere, rabeſchi, ziffere od altro, che vi ſi vuole, nel mezzo il qual cartone copra il ſolo circolo fatto dal traverſo, rico- perto di canne da luminazione, mentre acceſa la girandola compa- riranno le lettere, od altro che ſia, di fuoco bianco, molto bellè e vi- ſi'bili, ed attorno ad eſſe„cioò attorno al cartone dell- intaglio, ſi vedra il fuoco della girandola, a cagiome di non coprirla tutta, N come ſi diſſe, la qual coſa è di una belliſſima comparſa. A FP 0 IIEE Modo di comporre un diſtico, figure, Liſfere ad aliro di Juoco, mà non traſparenti. A maggior parte dei noſtri Artificieri, quando vogliono far com- parire qualche diſtico, o rabeſco di fuoco, lo diſegnano prima ſopra d'un aſſicella, come la A B Fig. 196. ſul qual diſegno crigo- no perpendicolarmente delle canne, cariche di miſtura da lumina- zione, come ſi vede nella ſuddetta Figura, che moſtra il diſegno di un buon Gesud. Sopra le bocche di queſte canne fanno poi pa ſſare uno ſtupino di comunicazione ogni coſa ben coperto ed incannel- lato,; onde acceſe che ſono compariſce la deſiderata figura. Ma per- chè queſte figure fatte in tal modo non reſtano ben contornate e terminate, voglio inſegnar qui il modo di ciò fare, in maniera che le lettere, o diſtico reſti terminatiſſimo, e duri un buon poco, in modo che da tutti poſſa eſſere oſſervato e letto. Prendaſi un aſſa alquanto groſſa, come la ABCD Fig. 197. nel- la quale ſe gl intaglino le ſettere che ſi vogliono, le quali deono eſſe- eeeeeeeeeee ee e öeeennee PKRTHFPYTFFIA2A 101 eſſere alquanto profonde, acciocchè vi poſſa capir dentro una certa quantità di miſtura. Ciò fatto riempianſi i vacui o profondità del- lettere colla miſtura che s inſegno per fare i rar, che butt ino le guarnitura lettere di fuoco, che ſta ſcritta nel Cap. XIII. della ber Prends Parte, riempiuti i quali inumidiſcaſi con ſponga bagnata in acqua alquanto gommata il rimanente dell aſſa, poi ſi copra ſo- pra per tutto con polverino finiſſimo; cio fatto ſe gli ponga ſopra un buon ſtupino che vi ſerpeggi per tutto, come ſi vede nella Fig. e poi ſi copra ſopra con una carta, incollandola attorno alle ſponde AC, CB, BD, DA, e aſclutto ogni coſa ſarà in procinto per ſer- virſene, 1o che ſi farà col ferinare queſt aſſa, 0 tavola ſopra la macchina, o luogo dove ſi vuol far vedere nediante due anelli e chidi X, come foſſe una pittura. Cio atto“accenda lo ſtupino yV,„ il quale è un capo dello ſtupino che ſerpeggia ſopra Iaſſa il quale ſi laſcia avanzar fuori dalla carta incollata come ſi vede in acceſo il quale 8 accenderà tutto il polverino poſto ſopra aſſa, e tutto 10 ſtupino che vi ſerpeggia ſopra, onde s abbrucierà la cart ereſterà ſeoperta faſſa, in lequela di che à nderaſſi ancora la miſtura poſta negl incavi delle lettere, ed eſſe lettere compariranno belliffſime; e dureranno un buon peœzzo, cioè ſecondo che piùu o me- no profonde ſaranno ſtate incavate, ſecondo che vi ſard piu o me- no miſtura. Nel principio quando s accende lo ſtupino ſerpeggiante, e che ſcopre Iaſſa, compariſce ogni coſa di fuoco, ma fra poco con am mirazione compariſcon lè lettere od altro, belliſſime, che ricreano occhio. Ma ſe in queſto modo ſi doveſſe fare un ſonetto, oppure un di- ſtico con frequenza, come ſarebbe in un Teatro quaſi ogni ſera, la ſuddetta maniera rieſcirebbe molto ſcomoda, men ogni volta intagliare nuove lettere, e fare diverſe aſſe, lo che di 8 molta buja ſarebbe, perciòè ho penſato la qui ſotto maniera n quale ſi ſchiva Fintaglio delle lettere, e tare tant' a intagli quanti ſono i diverſi diſtici, o ſonetti di fuoco che ſi voglion comporre. Faccianſi dunque tanti pezzi di legno quadri, come quello ſ- to nella Fig. 198. in ogn' uno de quali ſia intagliata una lettera dell alfabetto, come ſi vede nella ſuddetta Figura, nella quale& gnata la lettera A, i quai quadretti di legno deono eſſere tanto groſſi, che vi ſi poſſa farvi Lintaglio della lettera a f fondo, acciocchè vi capiſca oneſta quantità di miſtura. zi ſe ne deono far tanti che 5 abbiano tutte le lettere dell alfabet- to moltiplicate, verbigrazia trenta A o più, trenta B, trenta Cec. volendo poĩ fare un diſtico, ſonetto, od altro di fuoco, verbigra- zia le parole eſpreſſe nella Fig. 199. Foli Deo honor& gloria, decſſ ſopra di una Tavola porre inſieme le ſuddette lettere le ſuddet- te parole, nel modo che vedeſi eſpreſſo nella ſuddetta Figuta, con av- Ne 118 175 102 DELLIAPIROTECRNI4 avvertenza di porre un quadretto di legno; go di quei delle lettere, fra mez220 ad ogni parola, come ſi vede in bb, perciò ſe ne dovranno aver Preparati alcuni di queſti drati, come pure altri quadrati di diverſe miſur eſſi gl'interſticj delle righe, come cc, ec. di e più piccoli, per poter unire e ſerrare 10 ĩ primi nel formare le parole, e righe; fanno i compoſitori dei libri da ſtamparſi: Ciò fatto ſi termini il quadro attorno attorno dove le righe non arrivaſſero à compiere il quadro, come ſi vede fare ai pezzi YV, cioò fatto devonſi ancora attorno attorno a queſto quadro porvi altri quadrati, come li XX ec. i quali deono avere un canale come 1A Fig. 200. che dee farſi rimanere dalla parte di fuori di tutto il quadro, come ſi vede in B B B della Fig. 1ↄ9. onde di queſti ancora alcuni devonſi ſempre Wer preparati, lo che fatto ſi legano tutti ſtrettiſſinamente inſie- me con forte ſpago, 10 che riuſcirà faciliſſimo, mentre ſi fard an- dare queſto ſpago nel canale B B B„che vi verrà attorno attorno, compoſto dei quadrati X aggiuntivi, e ciò fatto avremo compoſta dome una Tavola, la quale ſi caricherà nel modo detto di ſopra, riempiendo i vacui delle lettere colla ſuddetta miſtura, e ſopra il polverino, ſtupino, e carta incollata attorno come ſi diſſe, il che fatto deeſi con deſtrezza attaccar queſta ſpecie di tavola nella mac- china come ſi vorrà, per fargli fare il ſuò effetto quando ſarà tem- po, ed avutone ſeffetto la potete disfare, riponendo i quadrati del- le lettere coll' altre lettere per poterſene ſervire in altre occaſioni. I metà ſolamente lar. qua · ePer comporre con ed ancora altri più gran- con eſſi dove mancaſſe. cioè nel modo ſteſſo che S K EV. Modo di porre inſieme molti Pezgzi, e formarè un intiero giuoco. Oi peꝛzi ſin ora deſcritti, ſi ponno facilmente porre inſieme va- rj giuochi, infilando queſti pezzi ad uno ſopra d' un ferro ca- pace di contenerli, co' ſuoĩ ſcatolini e tutt altro che v' abbiſogna ber la loro comunicazione, come ſi fard vedere nel profilo d alcu- ni di eſſi. Ma perchè quando non ſi fanno macchine formali»abbiſogna qualche coſa di comodo per porvi ſopra il giuoco; queſto ſi fa con un diritto, o legno groſſo à ſufficienza come' AB Fig. 201. il quale ſi dee ſnodare in C, mediante un pomo di ferro girevole, queſto acciocchè ſi poſſa piegare il legno abbaſſo, quando ſard piantato uterra, come ſi vede nella Fig. 202. e cio per potervi porre il giuo- cCoο nel buco ſuperiote X Fig. 201. nel qual luogo vi è notato un pezz0 di ferro D, il quale in R moſtra il galetto di ferro che Preine e tiene unito tutto il ferro, mediante la riparella X. D moſtra parte del ferro ber porvi ſopra i pezzi, EE ec. ſono legni unici ſaldamente al legno, i quali ſervono per potervi porre i pie- di ACe ch to du co 24 ra qu di: alt te 99 ˙⁴ ˖˙ 2= EE H +NN 2ZOS8. O L 2 2 RSA TI12K 103 ti ſopra, e ſervire per ſcala, quando abbiſognaſſe ſalirvi ſopra, per accomodare il gioco, 0 farvi altre coſe di cui abbiſognaſſe, e per- che reſti ben ſerrato, e ſtretto nella ſnodatura C, queſto legno o drit- to dee avere due occhietti, nella parte ſuperiore di eſſo, ed altri due in dirittura nella parte inferiore, come ſi vede in 8, mentre con un catenazz0 di ferro, ſi potrà coprire, e ſerrare per poter al- zare ed abbaſſare il legno, come porterd il biſogno, e come chia- ramente ſi vede nelle dette due Fig. 201. e 202. Ciò fatto ſi pianta queſto legno, o dritto in terra ben forte, pei ſi piega abbaſſo me- diante la ſua ſnodatura, e ſe gli pone il ferro col gioco, e tutt' altro che abbiſognaſſe, poĩ ſi uniſce, e ſerra politamente median- te le viti; poi ſi radrizza ſerrando col catenazio, ed in tal modo il gioco ſarà pronto, per fare il ſuo effetto. La Fig. 203. moſtra un gioco intiero ſopra i ſuo ferro quale, e come ſiegue. AB il legno, o dritto che ſoſtiene il gioco. CD ͤun incaſſacura- EF la girandola doppia per ſervigio di detta incaſſattura. GH una Stella. IK uno ſplendore. LM una girandola doppia. NO ferro co ſuoi galetti il quale ſoſtiene tutto il gioco. La Fig. 204. moſtra in A B, il legno. CDeeè un' incaſſatura, la quale ha alcune braccia, come le E, nel- Ia cima delle quali ſono inſerite altrettante girandole · Hela girandola doppia, che ſerve per I incaſſatura. K è una Stella. 2 una Croce di Malta. N uno ſplendore doppio · O una girandola doppia. D Qè il ferro, che ſoſtenta tutto il gioco La Fig. 205. moſtra in A B il legno. CDeè tutto un mezzuolo, come lo deſcritto nella Fig. 183. con tre ordini di braccia, il primo ordine E contiene un giraſole, ed unà girandola per ogni braccio. Il ſecondo F una Stella. II terzo C una Croce di Malta. Heè un altra ſpecie di Stella, unita all' incaſſatura I. K è una girandola doppia per ſervizio di detta incaſſatura. Leè uno ſplendore doppio. Mè una ruota, o girandola tripla. NOs& il ferro che ſoſtiene tutto il gioco. PQè una girandola orizontale, poſta in cima del legno, come mo- ſtra la Pigura, ſu la quale WE& una piramide di fuoco, come quella della Fig. 146. e in R, vi è un groſſo sbruffo, od uno ſplendore, oppure altra ſimil coſa ſecondo il guſto dell Artificie- re, ed a luogo a luogo della girandola PQ vi ſono i car- tocc); 104 DELLXPIROTECHNIA toccj, o sbruffetti a, à ec. pieni di lumini, e ſerpentini. 8§& uno ſcatolino, che mediante lo ſtupino T ſe gli da fuoco quan- do è terminato il' giocoꝗd' avanti, o pure 2 gli può far co- N municare da sè mediante-lo ſtupino V,, che dal fondo di una delle canne dell' ultimo ordine di braccia paſſi nello ſcatolino S, ciò IK noſt oſtantè ſarà ſempre bene avervi ancora 10 ſtupino T per maggior ſicurczz:a. In cambio della ruota, o girandola DQſer gli poſſono porre del- le girandole, cõme qucble ſegnate nelle Fig. 142. e 1435 oVveroO altre coſe ſecondo il guſto dell' Artificicre. ˖ Deeſi ayvertite; chéèſtutti i petzi ſeparati abbiano 1 ſue koccole e ſcatolini, e ſtupini di comunicazlonè peccando più toſto di ꝓro- digal lita, che di mancanzaſaeciocehè il tutto rieſca con onore dell Artifhciere. Deeſi ancora avvertire di porre i giochi più grandi ſempre vicini 63 al legno, cioè in aceß che ſempre i minori rieſcano nel fine del f ferro gradatamente, e e queſto acciocchè Earmaturà delb uno non impc giſca la veduta del fuoco dell' altro, comè fſi vede eſeguito 1635 nelle ſuddette Fig. 203. 204. 205 Lultimo pezzo di qualunque gioco dee avere nella fine di ſtutte le ſue canne uno ſcoppio, acciò termini con molti ſcoppj. 14 177 8avvertiſce, che neꝰ giochi compoſti, come ne' ſuddetti, deonſi tut- 447 te le canne, incannellature, e ogni coſa, che contiene la miſtura accen- ſibile, coprire almeno con una mano di geſſo— ſciolto con acqua comune, nella quale ſiavi ancora un poco di colla di carnizz0,, det- ta carravella, e queſto acciocchè le ſeintille del— dique perzi; che ſono i primi ad abbruciare, non accendeſſero il fuoco neglĩ al- tri ſuſſeguenti pcazi avanti tempo, lo che forſe ſueceder potrebbe, ſe in tal modo coperti non foſſero. Altri— ſi poſſono fare combinando inſieme varj peꝛ- Jo che ſi laſcia al buon guſto, e diſcernimento dell' Artificiere. 5 92 7 81 SG ANPOXV. Fee 8 R Dellèe canne da luminaxione, le quali ſervono per — illuminare i teatri. 0 Ueile che noi chiamiamo canne da luminazione; altra coſa non che candelle artificiate, fatte con una canna di carta picna d' una miſtura, che fa un fuoco molto chiaro; ſervono per 43 contornare i bordi dei Tèatri„0 Macchine, come ſi dird. Si; 178 Por far queſte canne, ſi piglia la ſaletta deſcritta al numero 7. 54 del pritno Capitolo della ſeconda parte, e ſopra dbeſſa ſe gli fa con un foglio diicarta ordinario una canna con due, o tre involti di 4 carta, incollandola nella ſua eſtremità, accocchè reſti ben unita, la A qua! canna fi fa lunga quant' è tutt' il foglio di carta. Cio fatto devII — 22 — EEEX 143 cole pTo⸗ dell cini del non uito Ukte tut⸗ En⸗ qua det- 2215 al- „ pe2- non tA per + EER‚⁰‚‚‚‚. 105 deveſi avere alcuni legni torniti, nel modo che moſtra ſla Fig. 206. cioè la parte A fatta a cilindro, in modo tale che vi poſſa capire 17 la canna di carta per aſſodargliela ſopra, al qual effetto ſe gli fa incavo C, per poterli con più facilità legarli ſopra la canna di carta, il qual pezzo A può eſſere alto poco più di due dita, il ri- manente B dee eſſer più ſottile, e fatto àa vite, come moſtra la figura. Fra queſto pezzo ſe gli fa entrare una delle ſuddette canne di carta, e ſi lega con forte ſpago nell' im poſtatura: come ſi vede in A Fig. 207. la quale in B moſtra il pezzo della Fig. 206. unito e legato alla canna X. E perchè queſte canne, come ſi detto di ſo- pra, ſcrvono per contornare i teatri, a tal effetto dunque deeſi avere un altro pezzo di legno tornito, come l' A Fig. 208. groſſo come altro detto di ſopra, il quale dee avere nel ſuo mezzo Z un buco colla madrevite, per farvi entrare la vite C della Fig. 207. e di più, dee avere nella parte di ſotto la punta di ferro M Fig. 208. eaqueſto ſi fa per comoditd di contornare i Teatri, mentre ſe pian- teremo, mediante la punta M Fig. 208. tanti di queſti pezzi at- torno la macchina quanto ſi ſtimerd ſufficiente, ſi vede che reſterd comodiſſimo il porvi poi la canna X Fig. 207. armata col legno E, mediante la ſua vite C, inſerendola nel buco Z della Fig. 208. ſul qual modo ſi contorneranno i bordi dei Teatri, o macchine di canne da luminazione con molta facilità. Reſta ora il dare la do- ſa per fare la miſtura da caricare le dette canne, la quale è la ſeguente. Salnitro Oncie 12. Zolfo oncie 4. Polvere buona Oncis 2 Ogni coſa deve eſſer da ſe ſottilmente peſtata, e paſſata per tami- gio fino, poi meſcolate bene inſieme ſarà fatta la miſtura, la qua- le 0 ana delle migliori, mentre fa una bella fiamma, chiara e lim. R i ſono dell' altre doſe pel ſuddetto effetto, onde per non reſta- re 1 colla ſuddetta, ne ho poſte qui alcund delle migliori- Salnitro oncie 12.P Polvere buona oncie 3. 20lfO oncie 8. Altra helli ſſima, ma che dura poco. Polvere ſina oncie 8. Salnitro Oncie 12. Zolſo oncie 6. Altra di Mon ſicur Frigier. Salnitro oncie 12. Zolſo oncie 6. Polvere oncie 3 Altra. Salnitro oncie 4. Parte II. 0 Pol- 170 0 106 DELLAPIRNOTECAHNIA Polvere oncie 2. Fior di Zolfo oncie 1. Altra, Salnitro oncie 8. Polvere oncie 4. Zolfo oncie 4. Il modo poi di caricare le ſuddette canne, ſi fa col porvi dentro della miſtura a, la quale non ſi batte, ma ſolamente 5 aſſetta con alzare la ſaletta di ferro, che ſerve per caricare, ſegnata nella Fig. 4. poi laſciarla cadere ſopra la miſtura alcune volte mentre verra ba ſtantemente aſſettata dal peſo della ſua teſta, che a tal effetto gli fu fatta, come ſi vede in detta figura. In ogni altezza di circa tre dita di carica ſe gli pone un poco di polvere granita, e queſto acciocchè arrivando nell' abbruciare à detta polvere, queſti netti colla ſua forza la canna dalle materie, che vi poteſſero eſſer ſtate depoſitate dal zlfo, e ſalnitro, onde non impediſcano in alcun mo- do la ſiamma. Nel fondo poi d' ogn' una di eſſe canne da lumina- zione ſe gli fa uno dei modi altre volte detti uno ſcoppio, accioc- chè finiſcano tutte ſcoppiando, lo che rieſce di maggior guſto. Le ſommitd o bocche di queſte canne deonſi coprire con impa⸗ ſto fatto con polvere fina ed aceto, ed aſciutte che ſaranno, ſaran- no pronte per porle nelle macchine, e farle fare il ſuo effetto. Con una delle ſuddette canne da luminazione„ſi può fare una burla in que ſto modo; Caricate la canna in modo che ve ne reſti un poco di vacuo verſo la bocca, nella qua male vi porrete uno ſcop- pio, di quei che noi altri chiamiamo 2ieh tachß gid inſegnati in que- ſto libro al Cap. 13. della ſeconda Parte, ed eſpreſſi nelle Fig. 56. 57.§8. e 59. per meꝛzzo al quale dee farfi paſſare uno ſtupino, poi attuffaſi tutta la canna nel ſevo fuſo, in modo che vi fi faccia ſo- Pra una coperta di ſevo, ed in tal modo avrete come una vera candella, la quale farete accendere a quello a cui volete farlla bur- la, mentre 1o ſtupino per eſſer nero e ſimiliſſimo ai ſtupini delle candelle parte abbruciate non ſi conoſcerd, il quale ac acceſo che ſard farà uno ſcoppio, per lo che avrd paura e dard da ridere alla con- verſazione. Deeſi però avvertire di non ſare Io ſcoppio molto groſ- ſo, acciocchè non li poſſa far male. P O N Idea pen canſtruire Teatri„col modo di guarnirli con var, giuochi di ſuoco. N EI tempi delle gran feſte, quando i ſpettacoli del giorno, co- me le caccie, le gioſtre ec. ſono obbligati àa ceſſare al com- parir della notte, ciò non oſtante, malgrado le tenebre, ſi prolun- gano i ſpettacoli co fuochi mediante le illuminazioni„e le unio- R ¹ IInmm IIn I * + P AR T E ER 107 ai dei pezzi d' artificio, poſti ſopra gli ar trionfi; piramidi ec. ed altri ſimili ornati, che 10 1 Prima d' ogn' altra coſa deeſi fare il diſegno del Teatro, ſecondo gli ordini dell' Architettura„con archi, trionfi; piramidi ec. or- nando ogni coſa con ſtatue, le quali alludino oggetto di queſte decorazioni, facendoſi queſti per moltiſſime cagioni, come per na- ſcite di Principi, per Vittorie ottenute, Cittad aſſedj levati', Entrate TAnane gqgrandi Conquiſte, per Paci fatte per eſalta- zioni di Perſone alla Porpora, al Pontificato, Coronazioni d' Impe- Onizazioni di San- 11 TFaatr Teatri- fadori, Saero dei Re; Maritaggi di Princi pi; Can ti, Feſte particolari di eſſi Santi, ed alti + onde ſe verbigrazia ſervir doveſſero I ſuochi pel Maritaggio di Jualche Princip + 1 può ornare il Teatro con molte ſtatue alludenti al maritaggio, la pri- ma aabsior d' eſſe può eſſere un Imeneo, e le altre pure allu- denti la:ſteſſa coſa,; per lo che ſard bene dirigere queſte coſe ſe- condo la ſtoria, perciò un profeſſor di belle lettere ne può aver arico. 1 atto il diſegno del te deeſi queſto far ſolidamente erigere 1 8 nel luogo de ſtinato he nell' armatura, cioè dietro al di- pinto, vi ſieno molti piani colle ſue ſcale, acciocchè con comodi- 1 td vi poſſano andare gli Artificieri pel loro biſogno, al qual ef— fetto deeſi ancora alcuni di queſti piani poter uſcir fuori, cioe davanti al Teatro; per lo che deeſi dal prudente Architetto fare in — reſt modo, che* facciata del Teatro non reſti in un ſolo piano, ma ve ne ſieno + vi0 addietro, per potere farvi delle balauſtrate e poggioli, che pigliano con leggiadria un bell' ordine; e non ſcom- arte Tarchitettura del Teatro, a1 2 in tal mo- 1801 do ſien dit iſpoſti che lOornano, e queſto acciocchè, mediante queſte balauſtrate o poggioli,; poſſan gli Artificieri andare e venire davan- ti al Teatro, per accomodare, e diſporre quelle coſe che no biſogno della loro aſſiſtenza. Accomodato& diſpoſto in tal modo, con ben forti e ſolidi armature, e comode ſcale il Teatro, più non reſta che diſtribuire à luogo aà luogo i pezzi, 0 giuoc hi di fuoco. Per maggior facilità di che 8 oſſervi qui 13 ſpiegazione del Teatro; nato nella Fig. rog. nella quale la parte dabbaſſo mo- ſtra la pianta in architettura, e benchè in eſſa ſi ſiano diſegnate le pilaſtrate balauſtrate ec. come ſe doveſſero farſi da vero, cioò di rilievo, queſto ſi è fatto ſolamente per far vedere come 8 intende 10 dipinto, che dovrã farſi ſopra gran tele ſteſe ſopra telaj, i quali poi s uniſcono es inchiodano inſieme ſopra Latmatura del Teatro pongono in alcuna p — ber farvi naſcere, coll' ajuto Kelle colonne e pilaſtrate, e gli avanti, egli addietri. Nella detta pianta in A ſi moſtra la pianta à cima ſuperiore del mezzo del Teatro, ſegnata A A nell' alzato, BB& la 1 2 bianta del pezo, pure ſegnato BB nell' alzato, il qual pανανοο⁰ùαt pin avanti della cima A. CC ſono le cime dei laterali ſegnate in al- 8 2 2a- 98 18 7 2 — 00 184 K 108 DFELLAPINOTECRNIA zato, pure colle lettere CC. DD è la pianta dei pezzi ſegnati pu- re colle ſteſſe lettere nell'alzato, nella di cui dirittura ſi veggono i bezzi EE, che moſtranſi pure colle ſteſſe lettere EE nelf alæato. FF ec. ſono le colonne, e balauſtrate avanti ai laterali. 8, G, G ſono le ſcale, parapetto, colonne, e balauſtrate poſte davanti al Teatro. HI ſono pali, volgarmente detti fittoni, poſti vicino al Teatro. ſono due ſcalini con un' altezza di palco dall' ultimo ſcalino aà ter- ra, dialtezza poco più di mez2ꝛ uomo. Queſta pianta è fatta ad arbitrio, cioè ſenza miſure, però quan- do queſte devonſi fare per farle realmente ſervire, devono eſſef fat- te colle ſue uενιν ονννναενν αν‘ PorFA T Arch 1nttura ele Aiſtanze da un perzo all' altro deono eſſer tali, che vi reſti comodo paſſag- gio per gli uomini, e pei giuochi che vi ſi deono portare. Tutto queſto Teatro deeſi bordare, o contornare con canne da luminazione, come le ſegnate à à ec. le quali facilmente ſi diſpor- ranno dove piace, come reſta chiaro dalla loro fabbrica. La diſtribuzione poi de' giuochi vedeſi fatta, come ſta qui ſotto deſcritta, chè chiamaſi decorare un Teatro. 1. Euna piramide coperta di canne da luminazione, con uno ſplen- ore doppio nel ſuo vertice o ſommità, ſa qual piramide è fat- ta come quella della Fig. 146. e viene girata da due girando- le verticali, come eſprime la Fig. 143. 25 2. Due ſpecie di fontane una per parte, fatte con quattro, cin- que, o più canne poſte in b, con un ferro nel mezzo ad eſſe, iquale ſoſtiene la ſpecie d' ombrella d, in altezza tale che ac- ceſe che ſieno le canne b, le quali deono eſſer ben luttate, e cariche di forte miſtura, la ſua forza faccia percuotere il fuoco nell' ombrella d, e da eſſa venga ribattuto abbaſſo come una Vera Fontana. 3. Un giuoco grande con molte braccia ſplendori doppj, girando- le doppie, ſtelle di varie ſorta, il qual giuoco è poſto fopra il piedeſtallo di mezzo della balauſtrata. 4 4. Girandole doppie ſopra i piedeſtalli laterali. 5·. Giuoco grande con incaſſature, girandole doppie e triple, tre o quattr' ordini di braccia, con varie ſtelle, e girandole, ſplendo- ri, croci ec. in ſomma un gran giuoco, perchè ſia di buona durata, il qual giuoco è ſituato ſopra il piedeſtallo di mez20 della balauſtrata. 6, 6. Due frulloni con varj sbruffi ſopra, in ſomma come gſi eſpreſſi nella Fig. 145. 75 7. Sirandole doppie come le 4, 4. poſte nei piedeſtalli laterali della balauſtrata. 8, 8. ec. Sbruffi poſti a Iuogo a luogo, che di quando in quando laſciano le loro guarniture ſopra del popolo. 9*9- R 2 ſte mi 0 P ArITRE2 109 95 9. Due giuochi con braccia, e girandole. 10. Un arma, caſtello, od ornato di fuoco non traſparente, ma fat- to nel modo inſegnato al Cap. XIII. 11. Una girandola tripla con un grandiſſimo ſplendore, pure triplo. 12. Fuoco incaſſato, in cui v deſcritto il mefe, anno ec. 13, 13. Due Sr an giuochi aſſodati nella parte del Teatro, con brac- cia, girandole ec. 14. Due fontane poſte ſopra i piedeſtalli. 15. Girandole con canne da luminazione davanti, cioéè come la deſcritta nella Fig. 140. 16, 16. Giuochi con braccia girandole ec. nella ſommitd delle quali »' una girandeola oiLOndaIO, ebe fa girare un contorno di un vaſo nel modo deſcritto alla Fig. 151. 17 17. ec. quattro girandole triple, con canne da luminazione da- vanti, come le 15. 15 18, 18. Due Siuochi, con braccia e diverſi pezzi. 195 19. Due ſtelle doppie. 20, 20. Sole e Luna, cioè a deſtra il Sole, e a ſiniſtra la Luna, fatti come ſta deſcritto ai Cap. 8. e 9. 21, 21. Dueé fuochi incaſſati nella maniera della Fig. 195. queſti tre giuochi, cioè 19, 20, e 21. ſono poſti ſopra un dritto, o legno eretto ſopra il mezzo della balauſtrata, come moſtra la figura. 22. Due frulloni poſti nella ſommitd delle ſtatue, fatti come gli eſpreſſi nella Fig. 144. con di più una girandola orizonta- le nel mezzo, con varj sbruffi di Iumini ſopra. II modo poi di fare che tutti i pezzi del Teatro facciano il ſuo effetto a tempo, ſard di far cadere da ogn un deſſi uno ſtupino di comunicazione p- ſto dentro la ſua incannellatura, i quai ſtupini vengano davanti ſu le balauſtrate, o ſi facciano paſſare di dietro al lcuni pezzi, che negli al- — —4 Aαf Teatro ſecondo che tornerà più comodo in alc cri. Ciò fatto ſi porranno uomini à ciaſchedun ſtupino, i quali ſe- condo l' ordine che rd deſtinato ch——ꝗ—9— i pezzi, Vi ponga- no fuoco Sopra le ina delle canne di luminazione, deve paſ- ſare uno ſt incannellato, it quale non ne laſcĩa neſſuna 8 cadere ballo„verſo il mezzo del Teatr qui, acciocchè lo ſtupino accenda preſt luminazione poſte nel Teatro. Ma perchè eſ- queſto ſt per potervi d 1 mo tutte le ſendo 1 7 rOVſſra ame it 113 ionstle e dis n c⸗ endo 1 1IO CoOme 11 ſud etto,; 11 quale e 1viſo 1 trè fa ciate d accenderebbonſi cosi bene tutte in un col- po à cagione della diſtanza, perciò ſi potranno accendere in tre luo- — 8 1.**—— zhi',, cioè nel mezzo di tutte e tre le facciate da tre uomini in fteflo tempo,; che in tal modo s accenderanno tutte le canne di lu- i in un colpo. Kraie ſi fanno accendere i Teatri mediante un corrant! no, il quale ſi parta da una fineſtra, o palco poſto rimpetto il Tea- 4 4 I1o DELLAPILOTECRNIA. U tro, acciocchè gli dia fuoco qualche Principe, o Signore, per la qual coſa nella corda del corrantino, un palmo in circa diſtante dalla pa- rete del Teatro, ſi fard un gruppo o altro intoppo, acciocchè ivi ri. manga il corrantino, finchè& acceſa Faltra canna contraria di eſſo, e 4 ö torni indietro, e nello ſteſſo tempo gli uomini che ſar anno ivi appo- ſtati, ſtaranno in attenzione per dar fuoco immediatamente allo ſtu- pino di comunicazione, nel qual modo parrd che venga acceſa ogni coſa dal corrantino, come bure dovranno accendere 10 ſtupino che comunica il fuoco alle canne a, poſte ſopra i fittoni H. 186 Per far poi che i Pezzi s accendano con ordine lun dopo I' al- tro, quando ſarà terininata d' abbruciare la luminazione, come per eſempio nel ſuddetto Teatraοu ν ⁰ deſtinatoal PEZ220 — PöTT4 accenderc, terniinato il quale 5 accenderanno in uno ſteſſo tempo le girandole 7; 7. e poi i due pezzi 13, 13. terminati i quali ſi poſſono accendere le due girandole 4, 4. poi i due Pezzi 19, 19. poi il pezzo 11. e ſubito il 12. terminato il qualè ſi poſſo- no accendere i pezzi 21, 21. poi le due girandole 15, 15. e dopo duc pezzi 19, 19. cioè il Sole, e la Luna, poi i due 18, 18. e in ſeguito gli altri due 95 9. poi le due fontane T4„ TA. e nello ſteſſo tempo il peꝛzo 10. poi i quattro Pezzi 17. e poi i due frulloni 65 6. poi le due fontane 2, 24e in ſeguito i due Pezzi 16, 16. termina- ti i quali ſi potrà accendere il Pezz20 f. poi i pezzi 22, 22. e Tul- timo poi il pcꝛ⁊0 5come il più grande e più bello degli altri, av- vertendo di quando in quando di far andare Ii sbruffi 8. ſopra il po- polo. Per far che ogni coſa vada con buon ordine, il Capo Artificie- re deve aver fatta una liſta contenente Iordine, col quale vuole che vadano i pezzi, la quale deve dare agli altri, che ſtanno aſſiftenti al Teatro, acciocchè gli accendano coll ordine deſiderato, avanti peroò che ſi dia fuoco al Teatro, deveſ gettare una buona parte dei raz- . i, bombe, caſette, ſparate di caſtagnuole, ed artiglierie ſe ve ne U ſono; ed ancora nello ſteſſo tempo che abbruciano i pezzi del Tea- ZZ 1 tro, deeſi continuamente gettare dei razzi, bombe, ſparatè di ca- ſtagnuole, e caſette,; ma non nella quantitd di prima, poi neſl ul- terminati i pczzi del Teatro ſi accendera ſparata di caſtagnuole, timo, cioè dopo di eſſer una grandiſſima pol una gran caſetta rego- KA. lata, e nell ultimo alcune altre caſette ordinarie, ed in tal modo re- i ſterà terminato il fuoco. Non decſi gid ſempre uſare il ſopradetto metodo, mentre biſogna adattarſi alla grandezza del Teatro, quan- cità dei peꝛꝛi ec. lo che tutto verrà diſtribuito e diſpoſto dalla pru- denꝛa e buon regolamento dell' Artificicre. C. A1 P 0 XVII. Delle Ilumimxion delie Ferade e delle P non meſtinguono nò per lax xe,& delle Torgie cbe vento n per Pigggia. 187 E un gran diletto il vedere una Cittd intera illuminata da per tutto, per lo che in occa ſione di feſte pubbliche 5 illuminano tut- la 9 D — 2 2 5 co vo Ar m⸗ ſta fo- co qu 10 I PRr TFI 111 tutte le ſtrade, caſe, piaaze ec. lo 58 ſi fa ordinariamente con can- delle di ſevo, poſte entro un rottolo o eiline dro di carta, acciocchè il vento non 15 eſtingui, al qual rottolo vi ſi pone un fondo di car- tone, o di legno, nel— Wude ſe gli pone circa tre dita di ſab- bia, nel mezzo della quale ſe gli pone la candella. Le carte che compongono queſti lumi, poſſono eſſere per maggior vaghezza di colori diſtribuite e per maggior bellezza ſe i ſuol dipingere ſopra 1 arma, od altra impreſa Lecondo la feſta — cui ſono fatte. Con c queſti lumi s' ornano i palazzini, ponendo- ne in tutte le fineſtre, e in tutti i cornicciami. Con queſte ſi può comporre una figura Jualunque 5 5 a di una muraglia, diſegnando- la prima, e a luogo à luose colICSarvi 41 ghi piu coſpicui, e più eſpot ti al vento, come ſu le torri e cam- panili, ſe gli pongono dei Vaſi di terra 8„pieni di ſcopp ueſti lumi — nei luo- 2 im- bevuta con pece nera, e ſevo, i quali acceſi fanno una gran 4 ma, ed in tal modo 6'illuminano le ſtrade, e le piazze che rieſco- no di una bella veduta. Per non mancare in coſa ſpettante ai Fuochi, non voglio laſciare q inſegnare il modo di fare le torzie, le quali non s' eſtin- guono nè per vento nè per pioggia. Fannoſi dunque queſte con far 11 ſalnitro, e dopo che ſono vecchie corde nell' 2 cqua di pongono in uua compoſizione di 20ʃf0 peſto, e groſſa polvere 581 25 con acqua vite.— prendanſi tre parti di cera, altt ettanto di pece, e una parte di zolfo, ed altrettanto di canfora, con della trementina, e con Jueſte materie meſcolate e fuſe ſi ba- znano le ſuddette corde ben imberate nell' altra compoſizione, ed aſciutte che ſaranno ſe ne pongano quattro inſieme, nel mezzo del- le quali ſe gli porrà della calzina viva meſcolata con tre parti di 2olfo. Fatte le quali non Wegnè vento nè pioggia che le poſſa eſtin- guere quando una volta ſaranno ſtate acceſe- Si poſſono ancora fare in queſt' altra col ſacco di tela, della groſſezza e lunghezza che volete che ſia la voſtra torza. Dopo farete una paſta dura con due oncie di gomma arabica, altrettanto reſina, quattr oncie di z0lfo, ſei di ſalnitro, mezza libra di polvere, e meꝛz' oncia di canfora dopo di aver pe- ſtate e tamigiate tutte le fate fare un pic- dette materie a parte, eccettuata la can- fora, la quale ſi dee peſtare col z0lfo: poi bagnanſi queſte polveri con oglio di lino, e ſe ne fa una paſta, colla quale ſi riempiono quei piccoli ſacchetti, nel capo de quali ſe dell ĩimpaſto di po vere ed ace lo ſteſſo effetto dell altra. gli pone uno ſtupino con lua vite per poterla accendere, che farà Fine dells Parte Terza. PAR- 188 — —— — ———— K2 n U * 5 I RAI 14 191 112 DELLA PIROTECHNIA, O C1IA TRATTATO DEFUOCH HARTIFICIO. P ARTE QUART A. 5——7 Che tratta de Fuochi che fanno i]l loro eſfetto ſobra acquè. ON avevo in animo di por qui alcuna coſa circa i fuochi, che fanno il loro effetto ſu acque, a cagione dei pochi luoghi ne quali trovaſi il comodo di farli, per lo che di rado ſe ne veggono. Ma perchè potrebbe darſi il caſo, che Artificiere doveſſe operare 1 1+1 in Città Marittima, e comoda per tal effetto, come ſarebbe Vene- zia, ovvero bagnata da Laghi come Mantova, oppure in un qualche Giardino, nel quale foſſe una gran Vaſca, o catino d' acqua, perciò non ho voluto mancare dargliene il metodo, ancora per eſſer queſti pid degli altri ſorprendentiſe gradevoli, a cagione di vedere infieme ſuſſiſtere due S contrarj Elementi, come ſono il fuoco e acqua, per 1o che molto piacere ricavaſi dalla rarità di tai coſe, e dall' impoſſi- bilità che ſembrand avere. Un aſtro motivo avevo di non fare ſopra di ciò parola alcuna, e queſti cra la poca eſperienza che di tai Fuochi poſſono avere gli abi- tatori lungi dall acque comode per farne gli eſperimenti, come qui. Ma per non mancare in queſto trattato di coſa alcuna deſiderabile a queſt' arte, ho raccolte la maggior parte delle ſeguenti iſtruzioni da que pochi Autori, che di Fuochi hanno trattato, e particolarmente da Monſieur Frizier, avendo perè aggiunte e levate molte coſe, ed accomodate quelle le quali parevanmi poterſi migliorare, mediante quelle poche eſperienze, che la comodità del luogo mi ha fatto cono- ſcere di dover fare. C APOPRIMO. De Ra⁊gi acquatici. E Razzi acquatici ſe ne ſoglion fare di tre ſorta, gli uni che ſtanno fermi, gli altri che vanno fluttuando ſopra dell' acqua, e gli ultimi entrano ed eſcono dall' acqua. Queſti razzi ſi fanno nello ſteſſiſſimo modo che i razzi volanti, a riſerva che ſi fanno circa una quarta parte più lunghi, e ſi carica- no ſenza foro coll' ordinaria compoſizione de' razzi volanti, e ſe ſi vuole che nell abbruciare vadanſi alzando ed abba ſſando nell ba⸗ N MONDIEU MON DROIT N 0 WMcg — H— „6· ο ο AAA 1 t AAAEt N U II HAIt Ner fferc J0 00ᷣNœłM]ẽ 0ö NN 0 0 0 1a U—ůðꝑ0 fohdcdccch ſſ K n ff N MN 1 —ον N 0 0 A 000 AAA U NJN 0 I IIt οο οσ ο ο ο α οοε ε ο 4 PARXRTE QUGUARTA. 113 baſta nel caricarli metterli di quando in quando un poco di pol- verino fino, per Ialtezꝛa di circa la ſeſta parte di un oncia. Fatte le canne di carta, e caricate nel ſuddetto modo, deveſi tu- rare il buco per dove ſe gli dà fuoco poi biſogna coprirle con una coperta di ſevo, 0 di cera, ma meglio di pece liquefatta nella quale ſi attuffano le canne, o razzi una o due volte, poiĩ ſi laſcia- no aſciugare, onde reſteranno coperte in ogni luogo, e queſto ſi fa affinchè l' acqua non vi poſſa penetrare. Per far poi che queſti raz- 2i reſtino dove ſi vuole, cioè in un luogo fermo, ed ancora per fare che reſtino talmente immerſi nell' acqua, in modo che ſopra d eſſa non vi reſti che la bocca, per dove dee pigliar fuoco, biſogna unirli alla parte dabbaſſo una pietra, o balla di proporzionata groſſezza al razzo, ovvero fare 1e canne molto lunghe, acciocchè vi ſi poſſa porre nel fondo tanta ſabbia, o piombo che li ſerva di contrapeſo. Per ſaper poi quanto peſo ſe li dovrà porre in fondo, in modo che ſia baſtante a tenere il razzo diritto, ed a fior d'ac- qua, non deeſi far altro che porlo in un ſecchio d acqua, e poi ſu- bito levarlo per vedere ſe ſi tien dritto, e ſe vi ſi profonda a ſuf- ficienza, ſecondo che ſe li dovrà aggiugnere o levare il peſo poſto- vi nel fondo. Intorno a queſti razzi fermi ſe li può porre la ſua guarnitura di ſerpentini, lumini ec. cioè delle guarniture che ſi è detto pei razzi volanti, fatte colle miſture che ardono nell' acqua, come ſi dird, ponendo un rottolo di cartone attorno al razzo, come ſi vede in AB Fig. 210. il quale è coperto col rottolo X, nel fondo del qua- le ſe gli pone una buona carica di polvere, che ſervir dee per dar la caccia alla guarnitura, nello ſteſſo modo che ſi diſſe dei sbruffi, alla quale dovrà comunicarſi il fuoco dalla compoſizione del razz0, avvertendo però che queſta compoſizione ſia ben ſeparata dalla guar- nitura, in modo che non vi reſti altra apertura, che quella baſti per comuniearvi il fuoco, mediante lo ſtupino di comunicazione che vi paſſa nel fondo, nel qual caſo il rottolo, o cartone A B dovrd eſſere bene impecciato, in cambio del raz2z20. Ai razzi da acqua ſemplici ſe li può fare Io ſcoppio nel fondo, il quale benchè non ſi faccia molto ſentire, ſi muoverd però eſſo eT acqua, con un moto curioſo che rieſcirà gradevole alla viſta. Si può ancora attaccare intorno ai razzi acquatici altri razzi vo- lanti più piccoli, diſpoſtivi attorno in canne di carta impecciate, le quali rieſcano a fior d acqua, afſinchè poſſano comodamente uſcire, edcvono eſſer diſpoſti in modo che il razzo da acqua li faccia ſuc- ceſſvamente partire, a miſura che eſſo ſi conſuma. Nella Fig. 21. A moſtra il razro da acqua B, CG, D ec. i razzetti diſpoſtovi at- torno nelle ſue canne di carta, il primo de' quali s accenderà arri- vata che ſard, abbruciando la miſtura del razuo A in D, mediante 10 ſtupino X, che vd a dar ſuoco alla caccia poſta nel fondo della canna, dove è il piccol razuo, e fra poco arrivata che ſard la det- Parte IV. P ta 192 195 114 DELLIAPIROTECHNIA ta miſtura, bruciando in C, mediante Io ſtupino V, s'accenderà altro rarzettoh e cosi arrivata che ſard in Z, il qual modo de- véſi intendere per tutti i piecoli razzi poſti attorno al razzo groſſo A, avwvertendo pefò che il tutto ſia bene impecciato attorno, accio non ricevi il menomo nocumento dallł acqua. Si fa ancora un razzo da acqua, il quale ſa varie ſtrade, e giri nel ſeßuente modo. La Fig. 212. moſtra in A B il razzo, C5 un' aſſicella ſottile, rotonda, poſta vicino alla bocca del razzo, ſo- pra la quale ſe gli pone un altro razzo, come'E, che paſſi dietro all' AB. Ogni coſa impecciato, e poſto nell' acqua- accenda nella bõcca A, e nello ſteſſo tempo il razzo E, mediante uno ſtupino di comunicazione, e ſi vedrà far varj giri. Se poi ſi porrà ſopra I'aſ- ſicella CD, alcuni sbruffetti di lumini ad altre guarniture, facen- doli prender fuoco dai razzi AB, ed E, di quando in quando, me- diante li ſtupini di comunicazione, vedranſi a tempo a tempo gettar le guarniture nell' acqua, lo che ſarà di un bel vedere Se gli può porre nello ſteſſo modo del razzo E, un altro razzo in una direzion diverſa dal primo, che verbigrazia incozzi il razzo E, facendo che nellꝰ accenderſi il ra220 AB, accendano ancora nello ſteſſo tempo queſti due razzi, nel qual modo ſi vedrd il razzo far varie ſtrade, e giri diverſi da quei che farebbe ſe vi foſſe il ſolo razro E. Si può fare che un razzo acquatico ne produchi uno volante, pi- g laldo un razzo volante fornito colla ſua bacchetta, attaccandolo con un razzo acquatico nel modo che dee eſſere naturalmente, cioè à dire che tenga la bocea in alto, e altro nel haſſo; ma biſogna talmente chiudere quella che dee porſi nell' acqua, in modo che ſo- lamente rimangavi un piccolo canale che corriſponda nel fondo dell altra, affinchè quando quello finirà ſe gli comunichi il fuoco me- diante queſto canale, e per conſeguenza lo faccia partire, e ogqui ſtaà tutto il difficile del ginoco, cioè di prender bene le ſue miſure, ed attac- care sr poco queſti due razzi, di modo che il razzo volante non ſia punto trattenuto dal peſo dell' altro, e che il canalè dabbaſſo, o di comunicazione ſia cosi ben fatto, e cosi ben ndard Sle Kac⸗ qua non vi poſſa punto 3„epeér impedire che il razzo vo- lante non levi la canna dell altro, la quale elfemi62 vuota non 6 molto peſante, biſogna attaccarvi un piccolo peſo che ſia capace di ritenerla, ed obbligare i razzo volante àa far maggior forza, nel qual modo ſi ſeparerã facilmente collo ſpezzare i legami. La Fig. 213. moſtrà in A 1155 razzo da acqua col ſuo peſo X, ed in B il razzo volante colla ua bacchetta, come ſi diſſe di ſopra. Per far poi che i razzi acquatici vadano fluttuando ſopra acqua, biſogna porre un razzo dentro un cilindro di cartone; come moſtra la Fig. 214. il qual cilindro ſia alto circa la metà del razz0, e fer- mato con due rottoli di cartone, forati nel mezzo, come li Me N; il diametro de quali ſia tre volte quanto quello del raz2zo· Ov- vero ſi può far entrare il razzo in un cono di cartone, che l0 co- pra f1 0 6— 1 PAERKTEQUARNITA. II5S pra da un capo All' altro, come moſtra da Fig. 215. dove A moſtra II TA220, ed M il cono, il tutto però deeſi ben impecciare, che farã il deſiderato effetto. La terza ſpecie di razzi da acqua, i quali eſcono ed entrane un eſſa; non ſono differenti dagli altri, ſe non che ſono compoſti di miſtu- non tanto battuta, la qual miſtura dee eſſer ba- ra più violenta, e gnata prima con oglio di 201fo, o di ſalnitro, o come fanno alcuni, con oglio petrolio,& ſia di ſaſſo. Queſti razzi ſono di un bellꝰ effetto perchè quando entrano nell acqua fanno molto fracaſſo e ſe gli at- tacca una bacchetta lunga circa due piedi, eſconome rientrano di nella quale durano molto, perche non poten- aria, la materia ſi conſuma lenta mente, à d'e un ſimil razzo volante. Per queſti raz- 2i ſi può ſervire delle compoſizioni che ſi vedono nel ſeguente Ca- po, che ſono miſture che bruciano nell acqua, deeſi però avvertire di non mancare d'ãmpecciar bene queſta ſorta di razzi, od altro che debba andar nelł acqua. — nuovo nell' acqua, dovi entrar facilmente 1 benchè più forte di quell Delle Bombe, e Globi da acꝗqua Acciaſi fare un globo di legno, rotondo, di quella grandezza che ſi vuole, il quale ſia vuoto di dentro,; e ſia rotondo tanto nella ſuperficie concava che nella conveſſa, affinchè il legno o ſcorza della batla reſti egualmente groſla da tutti i lati, e poſſa egualinen- ſcorza o legno; dee eſſere la no- te reſiſtere. La groſſezza di queſta a lunghezza del na parte di tutto il diametro, che vale a dire, ſe! diametro ſard diviſa in nove parti eguali, il globo ne avrà una di groſſezza, ciò deeſi però ſolamente intendere allora quando ſi vuol riempiere itglobo di compoſizione, di modo che non getti che fiam- erchè ſeſi vorrà che faccia partire dei razzi, biſognerà dare quanta è la lunghez- torno,; perchè in eſſa accato del mez- ma, p alla ſcorza, o legno del globo tanta groſſezza, 24 dei razzi, i quali ſe gli vogliono porre at groſſeꝛza deono eſſer piantati, come ſi vede nello ſp lobo ſegnato& Figura 216. la metà del quale moſtra il globo razzi, quai buchi che vi& 20 ſemplice, e altra metd coi buchi per porvii ſono diſpoſti uno ſopra dell' altro, affinchè la compoſizione nel mezzo ſi conſuma; li faccia ſueceſſivamente partire; queſti glo- bi deono avere un buco nella parte ſuperiore& nel quale deeſi introdurre un cilindro di legno forato, il di cuĩ bucoo foro dee eſ- ſere una delle nove parti di tutto il globo, nella paxte d abba ſſo X, dee pute eſſervi un altro buco piu grande, pel quale ſi riempie di miſtura, il quale poi ſi chiude con uno ſtruffone; oppure con un legno che vi entri à forza- Se poi non ſi voleſſe fare rotondo della ma ovale, come quello le 2 Fig. 197 198 * — —————— ů¶—ß*——??.3 DELLAPIROTECRNIA Fig. 217. deeſi adoperare la ſteſſa maniera di ſopra, ſolo clie do- porre in cambio di razzi dei ſcoppj,; ollandoglieli attorno coperti di carta, e che paſſino con un buco nella miftura perchè accendaſi. 199 Queſti globi deono avere nella parte d' abbaſſo un to tanto che baſti a tenerli diritti, ed a fior d acqua tandoli nel modo che ſi diſſe di ſopra pei razzi da acqua. Queſti glo- bi poi ſi caricano d'una delle ſeguenti compoſizioni. 200 o lumini, ciò ſi potrà peſo attacca- eſperimen- Polvere oncie 3. Salnitro oncie 2. Zolfo oncie 1. Ovvero. Salnitro libre 8. Zolfo libre 2. Segatura di legno bollito nell- acqua di ſalnitro, e Poi ſecca libre 2. Polvere oncie 3. Raſchiatura d' avorio oncie 2. Altra. Polvere libre 2. Segatura di legno libre 5. Salnitro libre 3. Zolfo libre 6. Aitra. Salnitro libre 2. Zolfo libre 1. Polvere libre 1. Altra. 2olfo libre 1. Salnitro libre 3. Canfora oncie 1. e mezza. Argento vivo peſtato colla Canfora, e col Zolfo oncic 2. Altra. Salnitro Iibre Zolfo libre 1. e mezza. Polvere peſta libre 2. e mezza. Limatura di ferro libre 1. Pece greca oncie 3. Altra. Dolvere libre 2. e mezza. Salmitro libre 3. e mezza. Pece bianca libre e mezza. Zolfo libre Raſpatura d Ambra gialla oncic Vetro groſſamente peſto oncie Canfora oncie S N * 1 15* — PFRRrr7 0 Altra molto lenta. Segatura di legno libre 1. 5 Salnitro fino, e ben ſecco libre 4. Zolfo libre 1. Altra. Pponete inſieme dodici parti di polvere, miſurata con una ſcatola, o cucchia/ non col peſo; otto di ſalnitro, ſei di zo0lfo, le quali co- ſe porrete inſieme per farne una paſta, con due parti d' oglio di li- no, e una d'oglio di trementina, ne' quali avrete fatto ſciorre, o fondere un poco di canfora per eſempio la groſſezza ſopra quattro libre, con un poco meno di cera gialla. A queſta paſta deveſi ag- giugnere quattro parti di carbone ſettacciato, con un poco di 20l- 0 groſſamente polverizzato. Altra. Polvere libre 5. Salnitro libre 3. 20lfo libre 2. Pece bianca libre 1. Canfora oncie 3. Tre mentina libre 1. Acquavite, e oglio di lino libre una per ſorta. Vetro peſto oncie 6. per ſorta· Altra. Polvere oncie 4. Zolfo oncie 4. Salnitro libre 1. Canfora oncie mezza. Argento vivo due terzi d oncia. Deveſi avvertire che la canfora, il zolfo, e l' argento vivo deono eſſer ſempre peſti inſieme in un medeſimo mortaro. Altra. Salnitro, Polvere, e Zolfo di ciaſcheduno una libra, Canfora una mezza libra. Queſte materie deono eſſere ben meſcolate inſieme, come nei raz- 2i„ non è pero neceſſario che ſieno cosi ſottilmente polverizate, e tamigiate, e quando ſi vorrà con queſta miſtura caricare i globi, biſognerd bagnarla con olio petrolio cioè di ſaſſo, ovvero di lino, o di noce, ovvero di alcun altro umor graſſo e ſuſcettibile del fuoco. Li globi eſſendo caricati e contrappefati, biſogna impecciarli, af- finchè acqua non li poſſa penetrare, come ancora gli artificj, dei quali ſono coperti, perchè i globi ſi poſſono guarnire oltre ai raz- zi, come abbiamo detto, con altri artificj, come di piccole balle fatte con una delle compoſizioni che bruciano nell' acqua, la qual guarnitura è di un bell' effetto, perchè àa miſura che il globo ſi con- ſuma, ſi vedono partire le piccole balle infiammate, che ſaltano, e bruciano ſopra 1 acqua, rotolandoſi. Il modo di farle accendere E 10 ** 202 118 DELLAPIRNOTECHNIA è lo ſteſſo che quello dei raazi, cioè pel mezzo d' un piccol buco; che penetri ſino nella compoſizione che& nel globo Ecco una ſpecie di globo, o piuttoſto cilindro di un curioſo ef- fetto levata dal Siemienouvictz. Deeſi far cavare da un Tornitore un cilindro, I altezza del quale ſia tre volte la metà della ſua larghezza. Si copre nel diſopra con un coperchio di legno forato nel mezzo, con un buco in forma co- nica, A Fig. 218. la larghezza inferiore del quale ſia la nona parte dell' altezza di queſto cilindro, e la ſuperiore la metd ſolamente,; pel qual buco poi ſe gli dàfuoco, dopo di aver riempiuto il vacuo del cilindro d' una delle compoſizioni che abbiamo date di ſopra per bruciare fell' acqua; ſe gli fſa ancora un piccol buco nel fondo per attaccarvi uno ſcoppio, ed un peſo per tenerlo a fior di acqua, allora quando ſarà ſtato ben impecciato attorno. Poi ſe gli attacca ſopra appreſſo al buco dove ſi dd fuoco un Eliopile, la quale ſi ſpiega qui ſotto. Queſta è una palla di rame, ſottile, fatta con due emisferi bene uniti, e tiene nel diſopra due lunghe corna forate da un capo all altro, con fori tanto piccoli quanto ſi può, particolarmente dove finiſcono. Per ſervirſi di queſta Eliopile, deeſi coprire di carboni ardenti finchè venga tutta roſſa, e allora ſi pone preſtamente le corna nell acqua per laſciar ſorbire nell' Eliopile tant' acqua, quanto ella può prendere, lo che ſi conoſce quando ſi ſente che è divenuta fredda come era avanti. Dopo ſi attacca ben ferma vicino al buco A, do- ve ſi dd fuoco, con piccoli chiodi paſſati àa traverſo di un pezzo di lamina attaccato di ſotto alla Eliopile: poi ai lati del cilindro ſe gli attaccano due piccoli canali di piombo, come ſi vede nei CC,; della ſuddetta Fig. 215. di modo che il loro buco ſuperiore venga à imboccare giuſtamente i capi delle corna della Eliopile. Quando ſi vuol vedere I'effetto di queſto globo, o cilindro ſe gli pone fuoco, e quando sattaccherd alla materia chè vi è di dentro, lo che ſi conoſce allora quando comincia à fiſchiare, ponetelo nell acqua che vedrete cosi toſto che il fuocõ ſortirà pel buco, ed avrd ſcaldato IEliopile fino à farvi bollir Iacqua che vi ſi tien dentro; queſta uſcirà con tanta impetuoſità per queſti piccoli canali, che ſi riſolverà in vapore molto ſottile, e produrrd un vento impetuoſo 5 il quale uſcendo dalle imboccature dei canali di piombo, farà un rumore„e renderd un ſuono molto aggradevole, Si ſuppone qui che le canne, ed il cilindro ſia immerſo nell acqua pel mezzo di qualche peſo che aumenti il peſo al globo, o cilindro, il quale da ſe non ſard ſufficĩiente per tenerviſi. Leffetto che ſi è& propoſto dei globi acquatici, non è ſolamente di farli gettare del fuoco natando ſopra f acqua, ma fluttuando a fior d acqua, di modo che queſto fuoco ſpinga con violenza Iacqua- che contorna da tutti i lati il buco dove eſce il fuoco, e la ſparga In 03 f— P AFrQRKNFEE1I9 in piccole gocciole, le quali formino una ſpecie di pioggia attorno dell' Artificio; per la qual coſa queſti globi deono eſſer pieni duna compoſizione, che l acqua non poſſa ſoffocare, allora quando ella& ben acceſa, e che ſieno d una gravitd eguale a una maſſa d acqua compreſa ſotto un egual circuito, affinchè' ſi mantenghino talmente nell acqua, che non vi ſi facciano vedere ſopra la ſuperficie, e che non vadano à fondo. Onde quando i globi pieni della loro compo- ſizione ſono più leggieri, che la maſſa d' acqua iche riſponde al loro circuito, ciò fa che non ſi profondano nell acqua ſino al loro ori- ficio, e 8 eleverebbero d' avvantaggio a miſura che la compoſixio- ne che contengono ſi conſuma, ſe ſe gli dard fuoco in tale ſtato, di modo che alla fine ſi ſcopriranno quaſi tutti, per lo che ſe gli aggiunge un peſo che li renda di egual gravità, che la maſſa d acqua che li riſponde, ed ancora un poco più, affinchè reſtino na- ſcoſti ſotto l' acqua nel ſuo cominciamento, acciocchè poſſanſi al- zare à miſura che il fuoco li ſcarica, come abbiam detto- Vi ſono più maniere mattematiche di trovare col calcolo il peſo, che dee aggiugnerſi al globo, per averne Ieffetto che abbiam det- to, ma perchè tutti non ſono in iſtato di ſaperſene ſervire, mentre ſi fa preſto e ſenza alcun azzardo, dopo di aver bene impecciato il globo, provare nell' acqua, ſe il peſo che ſe gliò aggiunto a diſcre- zione è aſſai peſante. Per la qual facilità non ſi dd qui altra rego- la che la prova. Un altra ſpecie di globo. Si poſſono fare dei piccoli globi, o piuttoſto granate per gettare nell acquàa àa mano, facendo due emisferj di cartone, nel modo det- to nel Cap. delle Bombe, e Granate, i quali ſi riempiono di pa- ſta fatta con quattro parti di ſalnitro, due di 2clfſo, ed altrettanto di polvere, bagnando ogni coſa con ogli di ſaſſo, ovvero di lino. Si può ancora fare queſta paſta con due libre di ſalnitro, e mezz oncia d argento vivo peſtato, e ridotto in polvere, con altrettanto z0lfo, e um oncia e ſnezza di canfora, meſcolando ogni coſa con oglio di ſaſſo, formandone una paſta, colla quale ſi riempiono gli emisferj, e ſi legano attorno con ſpago, e vies incolla ſopra una coperta di carta, e poi- impeccia per tutto, laſciandovi attaccato un filo per poterle ſemprare nella pece fuſa, e impecciarle. Quan- do ſi vogliono gettare nell acqua ſe gli fa un buco, e ſi riempie di polverino, poi ſe gli dà fuoco, e quando ſi vede che la fiamma eſce fiſchiando, allora ſi getterà nell acqua, ove anderd rotolan- do ſopra. Monſieur di Ssan Remi nelle ſue Memorie d' Artiglieria, inſegna la compoſizione d' una balla che fa la medeſima coſa,. Modo di ſare una balla che anderd ſotto, e poi ſoprs 4ell acqua, per la ſua violena,; pigliate della polvere una parte, tre parti di colofonia, una quar- ta d'olio comune, e una ſeſta di 20lfo, il tutto meſcolato inſieme; E A1⸗ 203 204 205 206 207 120 DERLLAPfRNOTECENIA e divenuto ſecco ſi prova ſe brucia più o meno che non biſogna, e ſe non brucia a ſufficienza ſe gli aggiunge del 20lfo, o della colofo- nia, poi 8 inviluppa queſta miſtura in una pezza, ed attorno poi ſe gli pone della palia, la quale puoi impecciare temprandola nella pece, avendo però prima legato con azze la palia che vi è attor- no, di nuovo poi la ricoprirete di palia, la quale poi legherete ed impeccierete come ſopra, poi vi farete un piccol buco per porvi fuoco. Se gli porrete dell' oglio di ſaſſo ſard ancora migliore. 0 XI. Dei Söruſſi da acqua. T Isbruffi da acqua, che ſono lo ſteſſo che i balloni da acqua, cosi detti dai Franceſi, fanno lo ſteſſo effetto che i sbruffi det- ti nella terza parte, mentre si gli uni che gli altri altro non fan- no che gettare le loro guarniture ſopra l' acqua, i quali ſono fatti nel ſeguente modo. Nella Fig. 219. vedeſi in AB Io sbruffo da acqua, veduto in ſpaccato, dove C moſtra il peſo poſtovi di ſotto per ponerlo drit- to. Deè una coperta di carta groſſa ben attaccata attorno allo sbruffo. E è una canna di carta, che paſſa per mezzo allo sbruffo, e vd a dar fuoco, terminata di bruciare, alla polvere, o caccia po- ſtavi nel fondo Z, la quale fard ſaltare fuori nell' acqua i ſerpen- tini, balle, lumini ec. che vi ſono dentro, i quai ſerpentini,; e bal- le deono eſſer fatti d una delle miſture ſuddette che bruciano nell acqua. La canna E dovrà eſſer piena di miſtura lenta, fatta con tre parti di polvere, ſalnitro, e zolfo, e dee ogni coſa eſſer bene impeccĩato, acciò Iacqua non Ioffendi. Queſti sbruffi poſſono gettare ancora delle balle, cioè di quelle che bruciano nell acqua dette di ſopra, facendoli come in iſpaccato moſtra la Fig. 220. dove lo sbruffo tiene nel fondo un emisfero di legno, e da una parte una canna, come laA, quale ſi riempie della ſuddetta miſtura lenta, la quale poi per B comunica nella camera Cdove è la polvere, poſta in una cameretta cavata nell emisfero di legno, ſopra della quale ſi è poſta la balla. Si poſſono fare tut- ti Ii sbruffi da acqua con queſta canna laterale per comunicarvi il fuoco, come è evidente, baſta ſempre impecciare il tutto, come ſi diſſe di ſopra. Gli altri sbruffi più compoſti, detti ancora balloni, ſi fanno co- me moſtra la ſeguente Fig. 22 1. dalla quale molti altri può da ſe inventarne!' Artificiere. Si faccia un cilindro di legno Fig. 221. come IAB, il quale ſia diviſo con molti traverſi„o0 aſſicelle come C, D, E, E, nel mea- 20 de quali, e del cilindro ſiavi una canna, come la H,; piena di miſtura lenta, nel fondo poi d ogn' una delle camerette fatte dai tra- fo- ſe Ila or- TVI PARTE QUARTA. 121 tramerzi, ſe li ponga una caccia di polvere, ſopra la quale ſe gli porranno varie guarniture di quelle che bruciano nell' acqua, verbi- grazia in una de' ſerpentini, in un' altra delle balle; per far poĩ che queſte guarniture vengano buttate una dopo dell' altra, deeſi fora- re la canna H con tanti buchi quanti ſono li tramezzi, o camerette, facendo che ad ogni cameretta vi corriſponda un buco, i quai buchi ſaranno diſpoſti gradatamente uno più baſſo dell altro, nc quali ꝑer maggior ſicurezza ſe li può porre uno ſtupino che vada nella ſua corrilpondente caccia di polvere, onde giunta la miſtura della can- na H al primo buco fard gettare la guarnitura poſta dove eſſo cor- riſponde, poi arrivata all' altro buco farà Io ſteſſo, e cosi ſucceſſi- vamente finchè vi ſono buchi e ſtanziette, la qual coſa ſarà di un bel vedere. Queſte camerette poi ſi coprono di ſopra con carta groſ- ſa, e 5 impeccia ogni coſa, e ſe gli pone il ſuo peſo ſotto, perchè reſti dritto nell' acqua, lo che fatto ſarà lo sbruffo in atto di eſſe: gettato, dando fuoco alla canna H. LO sbruffo ſarà più compoſto ſe ſi riempiranno le camerette in ueſto modo; cioè prima ponervi nel fondo della polvere granita, e ſopra d eſſa una balla lucente di quelle che bruciano nell acqua, e ſopra d eſſa della compoſizione lenta, e ſopra queſta compoſizio- ne un poco di polvere granita, poi una palla di cartone con un bu- co in eſſa, e ſuo portafuoco voltato in alto, la qual balla può eſ- ſer carica o colla paſta detta di ſopra, o di ſerpentini, o lumini ec. co- me piũ piace, poi ſe gli torna a por ſopra un ſuolo di compoſiz ion lenta, e poi la polvere, e ſuſſeguentemente altre guarniture, cosi fa⸗ cendo finchè le camerette ſieno piene. Deeſi fare che la canna di mezzo H, che contiene la miſtura lenta, abbia un buco come il VY, pel quale dia fuoco a una delle camerette mediante uno ſtupino, e per fare che vadano ſucceſſiva- mente biſogna mettere uno ſtupino coperto, che paſſi dal fondo di ogn' una delle camerette, e vada ad accendere la ſommità dell' a- tra, e cosi ſucceſſivamente ſino alla fine. Si fanno ancora delle piccole balle da bruciare in una camera ſopra un bacile d' acqua, le quali nell abbruciare rendono un odo- re aggradevole, nel ſeguente modo. Si fanno delle piccole ballette di carta, o di legno, vuote di den- tro, e ſi riempiono con una compoſizione fatta di due oncie di ſal- nitro, ſtorace, calamita, maſtice, ed oglio di ſpico nardo di cia- ſcuno una mezz oncia, dell' ambra, e del muſchio civette di cia- ſcheduno un quarto d' oncia, della ſegatura di legno di gincpro„e di cipreſſo di ciaſcuna un oncia. OvVvero due oncie di ſalnitro,, un oncia di 201lfo, ed altrettanto di carbone di figlio, e della raſchia- tura d' ambra gialla peſta in polvere, e de! fore di bengioino di ciaſcheduno mezz2 oncia, e dopo di avere ben polVerizzate queſte ma- terie biſogna meſcolarle ben inſieme, e caricare le ſuddette balle le quali ſi poſſono fare della groſſezza d'un piccol pomo, poi ſe gli Parte IV. fa 208 122 DFELLAPIRNOTECHNIA fa un buco, e ſi accendono, e ſi buttano nel bacile d acqua, nel quale fanno il loro effetto. RRP Rr. Delle girandole da acqus. 209 E girandole da acqua ſi fanno con un aſſa, verbigrazia ottago- 1 na come la AB Fig. 222. nel mezz0 della quale ſe gli fa un buco, nel quale ſe gli fa paſſare Io sbruffo da acqua C, e ſi ferma cir- ca la metà della ſua alteaza; attorno poĩ a queſt' aſſa ottagona, la quale dovrà eſſere ſcannellata nei bordi per potervi adattare comodamente le canne attorno, come moſtra la detta Figura, le quali canne deo- no eſſere delle ſteſſe che quelle che 5 adoprano per le altre giran-· dole, poi ſi dee bene impecciare ogni coſa, e quando ſe gli vuol far fare il ſuo effetto s' accende Io Sbruffo G„nel quale dee eſſere uno ſtupino che comunichi il fuoco ad una canna della girandola, poi ſi pone in acqua, che anderd girando e nuotando nell' acqua, come ſi era propoſto di fare. Sopra queſt aſſa, o girandola ſe gli poſſono porre dei piccoli car- tocci, o sbruffetti bene impecciati, e carichi di varie guarniture, che bruciano nell' acqua, come ſi vedèe nella figura, facendoli pren- dere il fuoco ad uno ad uno„medianti le canne! della girandola, 10 che ſard di un bell'ꝰ effetto. Si poſſono ancora fare le girandole con un aſſa rotonda„come la A Fig. 223. nella quale vi ſia un peſo ſotto; come il B, per eſſer ſicuro che ſtia dritto tutto il giuoco, nel mezz0 poi della qual aſ- etto; per inſerirvi ſopra un' or- avvertendo porvi i ſuoi ſcudellini ſa ſe gli pone un legno con un ferr dinaria girandola, come la CD, f d' ottone, e ſua vite X, acciocchè giri con agilità, onde poſta nell' acqua tutta la parte AX ſtard diſopra, perciò acceſa una Canna della girandola CD,. queſta girerà ſopra l acqua come ſi yoleva; di qui ſi co- noſce che queſte girandole non ſerve ad impecciarle, facendo il ſuo effetto alto dall acqua, impecciandole perè non ſi farà male, e ſa- 4 rà ad abbondante cautela. LArtificiere pratico potrà da ſe inventare va arj altri giuochi, e ſpecie di girandole ſopral acqua, lo che ſi laſcia aila ſua intelligenza. S K P⁹EhNV. f ‚ Delle compo ſix ioni che ſi accendono nell' acgua, NFachè per iſ noſtuo intento queſto Capo ſi foſſe potuto laſciare addie- 4 tro ciò non oſtante per non mancare in coſa alcuna deſiderabile e curioſa ho voluto Porlo qui, e dico come Monſicur Frizier nel ſuo Trattato der Feux d Arrificie ci dd le ſeguenti compoſiaioni, e di- ce, PARTE QUARATA. 123 ce, che eſſo non ha provate tutte le compoſizioni che deſcrive; ma che cio non impediſce che non le creda molto buone, e ben ſicure, ſopra tutto per una quantità di materie un poco conſiderabili; men- tre dice io non dubito punto che non poſſano mancare, quando non ſi farà che molto poca di ciaſcheduna compoſizione: del reſto io mi rapporto alla buona fede di Hanzelet, e di Siemienouvictz, il qual dice che le ha provate più volte. Pigliate dell' olio di lino tre libre, olio di terra eotta al for- no, che i Franceſi chiamano Brique, dell olio di roſſo d' ovO di ciaſcheduno una libra, calcina viva nuova otto libre, meſcolate que- ſte mMaterie, e gettateli ſopra qualche Poco d' acqua che ne vedrete Teffetto Pietra che ſi eccende coll acua. Prendete della calcina viva nuova, della tuzia non preparata, del ſalnitro in pezzi, della pietra calamita di ciaſcheduno una parte, ri- ducete il tutto in polvere per metterla in un ſacchetto rottondo di tela nuova, che metterete fra due crocivoli con della calcina viva in polvere; i crocivoli eſſendo bene legati con filo di ferro nuovo, biſogna ancora lutarli, e metterli nella fornace da calcina. Queſta miſtura ſi convertird in una pietra, che 5 accenderd allora quando ſi bagnerà con delf acqua, o della ſaliva. Queſte due compoſizioni ſono levate da Hanzelet, e le ſeguenti ſono di Siemienouvictz. Prendete dieci libre di ſalnitro, ſei libre di z0lfo vivo, venti li- bre di calcina viva. Ovvero ſei libre di ſalnitro, quattro di zolfo, una mezza libra d' incenſo, altrettanto olio di lino, e quattr' on- cie q olio di ſaſſo, otto libre di polvere, dodici libre di calcina viva. Altra di Frons Berger. Prendete parti eguali 4 ancre, di z0lfo, e d' olio di roſſo d' oVο, quAff toft pPOore I-un tegame di terra vitriata, e le farete ben frigere inſieme ſopra del σο di carbone; di modo che dopo una lunga ebolizione la materia ſi ſia acquiſtata la conſiſtenaza d una condezione. Aggiugnetevi ancora un quaãrto-di- eeraʒ e incorporate- la coll' altre materie, dopo conſervatela in una veſcica unta d'olio, la quale chiuderete con un poco di cera, di modo che non vi poſ- ſa entrare I acqua; queſta compoſizione venendo miſchiata e bagna- ta da qualche gocciola di pioggia s infiammerd. Queſto Autore ag- giugne, che eſſendo eſpoſta al vento in qualche luogo ſcoperto ella potrebbeſi ancora accendere. Altra del Mede ſimo. rendete eguali porzioni di calcina viva di Venezia„di gomma arabica, di zolfo, ed olio di lino, e ponete ogni coſa in una maſ- ſa, e quando ne volete vedere Ieffetto miſchiatela oon un poco d acqua, la quale li farà concepire il fuoco ſubito, e getterà delle fiam- me da tutti i lati. Q2 Si 216 2 — 124 DRLIA PixorECRNIA PAR. IV. 8Si potrebbe ſervire di queſte compoſiaioni per accende tificj in una maniera ſorprendente, perciò ho voluto ne vuol fare Ieſperienza. re degli ar- Ptoporli a chi RARnn. Dei Teatri pei Fuochi acguatici, — Teatri pei fuochi acquatici gli ſteſſi ſteſſiſſimi deono eſſere che quelli detti di fopra peĩ fuochi da terra; quando ſi fanno tai Teatri non ſi fanno gid ſu lacqua, ma alle ſponde d' un qualche Lago, ovvero ſu la riva di un qualche fiume, e più freqnentemente nel mezzo d'un gran bacile, o vaſca d acqua; doſta nel mez20 di qualche magnifico giardino, perciò quando queſti Teatri ſi voleffero fare nel mezzo dell' acqua, ſi fard la macchina ſecondo le regole deſcritte nell ultimo capitolo della terza parte, ſopra barche arma- te, ed unire inſieme con legni inchiodate, in tanta quantitd che ſi faccia una platea capace da fabbricarvi ſopra il Teatro. E queſto quando Iacque ſoſſero molto alte, perchè eſſendo baſſe ſi potrd fa- re in mezzo dell' acque il Teatro ſtabile, piantandovi delle forti agucchie, non molto l' una dall' altra diſtanti, le quali rieſcono po- Co ſopra dell acqua, e ſopra di queſte ſe gli porranno altri legni ed aſſe, ogni coſa aſſodata, ed inchiodata, e fattane una competente ifarà il Teatro colle regole deſcritte platea ſopra d' eſſa, poi ſe di ſopra. Deeſi avvertire di porre nei sbruffi di queſto Teatro, e negli-al- tri luoghi dove ſoglionſi porre le guarniture, cheſieno taſĩ che bru- ciano nell acqua, cioè fatte con una delle compoſiz ioni che abbiamo detto di ſopra, e che durino molto, acciocchè poſſano dai sbruffi ſaltar nell acqua, e in eſſa durarvi qualche poco. Peœeſi diſporre in qua e in la, non molto lontano dal Teatro“ def batelli„ nel qũali gl ſtaranno uomini, che anderanno gettande-nelt àcqua razZi acqunati- che, sbruffi, girandole 5 ancora di quando in quan- — 1 do gettando dei raziil volauti, i quali abbiano delle guarniture ac- quatiche, e che durino tanto, che ſcendino a fare il loro effetto nell' acqua. Queſta intanto è queſl' idea che ho ſtimato bene ſuggerirvi pei fuochi acquatici, mentre s per queſti che pe' gli altri potrd Lęeſper- to Artificiere trovare da ſe molt' altre curioſità, lo che ſi faſcia al ſuo ſaggio diſcernimento. Fine dell Opera. 125 TPAVCOLADELLE MATERIE, Che ſi contengono nella preſente Opera. AVVERTIMENTO. I zumeri della ſæguente Tavola intendono non per le Pagine, ma pei numer- poſti nel margine delle ſteſſe. A Canne da girandole 138 Canne da luminazione, modo di farle 178 miſture per eſſe 179 Utori che trattano de' Fuochi compita- modo di caricarle 180 mente fin ora non vi ſono 1 Catbone qual ſia buono per li fuochi 11 che hanno ſcritto di queſta materia quali 3 modo di farlo 12 che inſegnano di fare il ſalnitro 5 Caſtagnuole a che ſervano, e come ſi faccia- che deſcrivono la polvete muta. 21 no 71 neſſuno ha dato la vera miſuta dei razzi 61 modo di applicarle per ſcoppio ai razzi Artificieri, abbondantiſſimi nella Città di Bo- guarniti 7· logna 2 modo d' impecciarle 73 Artificj acquatici, modo di fare che ſtiano Canfora qual ſia la migliore 24 dritti, ed a fior d' acqua 199 Cazze modo di ſegnarle giuſte 37 deonſi impecciare 201 Cavaletti per gettare i razzi groſſi 38 Carta per far le canne come dee eſſere 46 B Caſſette coſa ſieno, e come ſi facciano 119 regolate coſa ſieno, e come adopranſi 12 Comunicare il fuoco da un pez20 ad un altro B abbondante d' Artificieri 2 come 149 Bombardieri coſa intendono quando di- il fucco da un pezzo alle braccia, dove cono polvere di quattro, cinque, e ſei allo ſono le canne 162 aſſo 13 Croce di Malta; modo di farla 163 Bachette da incannellature coſa ſiano 35 Candella da burlare 181 da canne da luminazione 36 Compoſizioni varie, che s' accendono nell' ac- da attaccare ai razzi come devon eſſere 537 ua 210 Balle lucenti, ſua miſtura 85 Curioſità che poſſonſi far fare medianti le gi- di Fuece-che-Aan. ALotto, ed or ſopra Pacqua 205 randole 1454 odorifere da bruciare in un bacil d' ac- qua 208 D Bombe da giuoco,; mortari per gettarle 121 ſua fabbrica e miſura 122 Niitto- vl.gno per porvi ſopra i giuo- cilindriche, cioè ſpecie di Bombe 124 chi 175 gettanſi ancora coi sbruffi 131 Decorazione dei Teatri 184 0 globi acquatici 108 Bichiere artificiato, e curioſo, da far alla ſa- E lute di qualcuno 132 Braccia in piu ordini ſopra uno ſteſſo mezzuo- 1o modo di farle giuocare 167 Rrore di quei che credono darſi la polve- re muta 20 S Enticelle coſa ſieno, e loro miſtura 86 E Anne di carta, modo di farle 47 1 modo di ſtrangolarle 48 groſſe, modo di ſtrango larle 49 Fle Autor Franceſe piu compito degli come caricanſi 52 altri 4 Sor 126 Forza della Polvere, modo di conoſcerla N 1 17 varie gettate dai razzl nel ſalire 119 Fuoco odorifero, modo di farlo 28 Auante ne poſſon portare i razzi 87 morto come ſi faccia 68 pei razzi acquatici 192 modo di colorirlo 69 Girafoli coſa ſiano 144 o ſia pioggia d' oro 88 Giuochi diverſi ſopra vaxie braccia, e uno ſteſ. nei Teatri fare che vadal ſucceſſivamente 185 ſo mezzuolo 167 traſparente 173 farli con poche canne 168 Fori da razzi coſa ſieno 42 di varie forta 176 per le canne da girandole 43 maniera di diſporli nella decorazione dei modo di farli ai razzi dopo di eſſer cari- Teatri 184 catĩ 54 Seſſo mado di darlo ai giuochi 177 Fontane ſua fubbrica 134 Siardini con vaſche atti peiĩ fuochi acquatici 190 modo di caricarle 135 Globi acquatici ſua miſtura 200 miſture per eſſe 136 di fuoco 204 di figura cilindrica 137 acquatici curioſi 202 curioſe 174 Frulloni coſa ſiano 146 1 molto compoſti 147 incaſſati 170 Figure varie fatte fu 10 ſteſſo mezzuolo, e Ncaſſare i fuochi come ſi faccia 170 medeſime braccia 165 Incaſſo di fuoco curioſo 172 diverſe formatèe mediante le braccia 1656 Imbiancare 1 giuochi con geſſo 177 diverſe in un ordine ſolo di braccia 169 IIluminare le ſtrade e piazze come 187 e lettere non traſparenti 474 Impecciar deonſi tutti Sli artifcj acquatici 201 compoſte con lumi 188 Idea dei Teatri per fuochi acquatici 211 6 L Rani dꝰ oro coſa ſieno, e ſua miſtura 87 Ampi come ſi fanng nei Teatri 127 Granate da giuoco fua fabbrica e mi- farli comparire in una camera 25 4 ſura 123. Limature di quante ſorta ſe n- adoprano 26 W Sirandole coſa ſieno; e domeè fi facciano 138 Lottatura coſa ſia 27 — doppie, e triple 140 Leſca ſua fabbrica 33 a due fuochi 141 Lumini ſua miſtura comune 81 varie miſture per eſſe 142 di varj Autori 2382 con Iumi nel mezz20 143 varie miſture per eſſi cavate da fantt- Varie maniere di fatle girare 145 ſcritti 83 di figura ovale 1517 colorati 84 di figura ovale ſtrumento per farle 152 Luna di fuoco modo di farla 16⁰ che ora moſtrano un fuoco incaflato, ora la Lettere e tigure non traſparenti 174 Sirandola ſemplice 121 Tegno da porvi ſopra i giuochi 75 1 curioſità che ſe gli poſſono far fare 1455— M da acqua come ſi facciano„ Guarniture dei razzi oofa ſiand 5 che prendono poco Iuogo, modo di porle aĩ Ichĩa modo di farla 31 razzi dallo ſcoppio 89 che non fa nè fumo nè eattivo odo- 4 di ſtelle 90 re 32 di ſerpentini che diventano ſtelle 91 Mola per caricare i razzi, adoperata dagli di bombe, e granate 92 Oltramontanĩ' 51 di girandolette 200 Modo di ſervirſi della Tavola delle miſure dei di lettere, e ziffere 102 razzi 6³ di flamme celeſti 103 MNortari per gettare le bombe da giuoco 221 di lumigi che moltiplicano 106 Miſtura da razzi comune 65 di lumini che hanno attorno come una da razzi diverſa 66 girandola 107 Piu forte, ed a che ſerve 657 di lumini che nel fine fanno come una ve- da ſerpentini 8⁰ ra ſparata rog da lumini comune 81 di sbari, che producono lumini 110 da Iumini di varj Autori* che formano croce 112 da lumini cavate da varj manuſeritti 83 — Mi- Ve 2. 8 ο ◻⏑ AA DELLEMATERIE. 127 Mi ſtura da lumini colorata 84 da balle Iuceati 85 da enticelle 8 da grani d“ oro 87 da fuoco o pioggia dꝰ oro 88 Miſture curioſe pei razzi 7⁰ per le fontane 136 per le girandole 142 per fare il ſole di fuoco 157 da luminazioni 179 per i globi acquatici 200 O RO fulminante coſa ſia 23 Ovato farlo colle girandole 151 Ordine che deeſi tenere per fare i Teatri 282 P di quante ſorta ſe ne fabbrichi 12 che ſi dee adoperare pei fuochi 14 per uſo della caccia 15 modo di conoſcer la buona dalla cattiva 126 modo di conoſcer la ſua forza 17 muta, errore di quei che la eredono 20 muta, ricette di varj Autori At fulminante ſua fabbrica 2¹ Provetta, o Provino coſa ſia 18 Provino buoniſſimo per eſaminar la forza del- la polvere quale 19 Paſtelle odorifere da bruciare 30 Piedi di Bologna ſua terza parte eſatta 64 Pioggia d' oro, o fuoco d' oro 88 Piramide di fuoco 148 R Azzi modo di farli Io fcoppis 33 4 modo di farli il foro dopo eſſer caricati 54 quanto peſo di guarnitura poſſono por- tare 56 modo di attaccarvi la bacchetta 58 modo di gettarli 59 ſenza bacchetta modo di farli 6⁰0 guarniti modo di farli Io ſcoppio 72 guarniti modo di farli Io ſcoppio in altro modo 74 collo ſcoppio, applicarvi le guarniture che prendon poco luogo 89 che buttano per guarnitura delle ſtelle 90 che buttano per guarnitura ſerpentini che divengono ſtelle 91 che gettano una bomba, o granata 92 che falendo formano una ſpirale 93 che fanno tre e piu ſcoppj nel ſalire 94 che buttano per guarnitura molti ſcoppj 95 che vanno moltiplicando 96 che gettano per guarnitura altri razzi or- dinarj 97 detti a due e tre voli 98 che portano in capo una girandola 99 che buttano per guarnitura varie girando- lette 10⁰ che formano una cometa 101 che buttano per guarnitura lettere, o zif- fere 102 che gettano fiamme celeſti 103 che non fanno coda, ma ſolo una fiam- mella 104 che gettano uns corona di lumini, o ſtel- le, e dopo una pioggia di due colori, pot uno sbaro 105 che buttano molti lumini che poi molti- plicano 106 che buttano lumini contornati come da una girandola, e poi fanno il ſuo sbaro 107 che laſciano Ia loro guarnitura ſenza ve- dere il fuoco, poi ſi vede una pioggia dt fuoco che ſi perde, e dopo una batteria 108 che buttano lumini che nel fine fanno una vera ſparata 109 che laſciano molti sbari che producono varj lumini 116 che nell' aſcendere mandano due razzi or- dinarj uno per parte 111 che nel ſalire forma una croce 112 che non moſtra fuoco, poco dopo accendeſi dei ſerpentini uno dopo P altro, e nel fine una ſparata 113 che mandano una corona di Iumi, i quali ſi perdono, e dopo ſi ſente una batteria 114 che buttano nel ſalire varj giuochi, e guarniture 115 che ſono accompagnati da un lume,, e nel fine poi laſciano una luminata od altra guag- nitura 116 che formano ſtelle capigliate 117 franceſi, che ſaliſcono girando in un mo- do curioſo 118 da corda, detti corrantini 125 Rarzi acquatici ſua fabbrica 191 che gettang ſerpentini periodicamente 193 che facciano varie ſtrade, e giri 194 che ne producano dei volanti 195 che fluttuano ſopra l' acqua 196 che eſcano ed entrano nell' acqua 197 Rifleſſioni ſopra il galeggiare degli artificj ac- quatici 203 S Alnitro modo di conoſcere ilhuono dal cattivo modo di purgarlo Autori che lo inſegnäno a fare modo di conoſcere quando è cotto coſa 8' intenda per raffinarlo a guazzo, a ſecco ο Stru- strumenti per conoſcer la forza della polvere 19 che abbiſognano all' Artificiere 34 per far le girandole ovali 152 modo di ſervirſene 153 Stupini modo di farli 37 Sfratoni coſa ſieno 39 Salette coſa ſieno 40 da razzi forate alle bande 41 Stivoxadur: Ferro cosl chiamato coſa ſia 44 Sbruffi coſa ſieno 45 ſua fabbrica 130 da gettar bombe, e granate 131 acquatici 206 acquatici compoſti 207 Strangolare le canne coſa ſia, e come ſi fac- cia 48 le canne groſſe come Strangolo per ſtrangolare ogni ſorta di canne come ſi faccia 50 Scoppf come ſi facciano ai razzi 53 farne gettar molti aĩ razzi 94 Serpentini coſa ſieno, e modo di farli 75 collo ſcoppio 76 di penne d' ale d' animali 77 che fanno varj e diverſi giri 7 che ora ſembrin lumini, or ſerpentini 79 miſtura per caricarli 8⁰0 Spirale farla fare ai razzi 93 Saette come ſi rappreſentano nei Teatri 126 Sparate di caſtagnuole 128 Splendori coſa ſieno 154 che moltiplicano 155 Sole di fuoco modo di farlo 156 miſtura per eſſo 137 128 TAVOLADELLE MATERIE. Eenc-HH Tavola. ſpiegazione del ſuo diſegno 158 contornato di ſtelle 159 Stelle modo di farle 161 doppie come fannoſi 164 Stelle, ed altre figute farle con poche canne 168 Spiegazione del Teatro 183 Eatro modo di conſtruirlo 182 ſua ſpiegazione 183 far che le ſue decorazioni vadano ſucceſ- ſivame nte 186 per fuochi acquaticiĩ 211 TForzie odorifere modo di farle 29 che non s'eſtinguono nè per vento nè per pioggia 18 Tavola per le miſure dei razzi calcolata dall' Autore 6² Trombe di fuoco 133 Tappetti coſa ſie no 139 V VII di fuoco 150 Z Olfo modo di purificarlo 10 Zaganella coſa ſia 129 158 59 161 164 168 183 83 eſ· 186 211 29 per allꝰ 62 133 139 10 Non ave 1¹0 potuto Autore eſſere Pre/ ſente alla ſtampa per 4 ſiſtere* Ja correqu d'ella 1i erro¹ ſe fgentt, 3 Opera, cid ha cagionato che be— 10 coyſt aver Ia paxienxa di corregerli. gina HI. riga penultima in margine manca numero 2 4 4. 5 2 U 2 5 8 0 O — 000 * 2 2 880 00 ˙ ˙ ε f GGAαE8ν Aσ 2QN RAR 0 ᷓ ¹ oοοοnn8Q⁊˖ 0 D E Errori- 9. manca in margine * 11 ßpercid il begnigno Lemore Aovrà compatirli„ e Correzioniꝰ inumero pagina IV. riga 13. manca in margine il numero la fuddetta pagina IV. Linea. 27 42 6 24 5 13 12 23 4⁰ ultima 21 — 34 — E 12 . 9 INFs 189398. 42 43 Pprlima —— 26 24. Errori. quello buchi E„ L ſe Aub in* 75— per la miſtura turella foretto aceto ed acqua Legatura avanti al Capo poi Fig. 68. Fig. 68. ſtuſcie paſta ſegue Fug. buco con due volti cerpigliata cerpigliata ſtupini A ſudelle L Tgravi fuoco ballone Z come in V acciocchè vi poſſa maſiccio ſempre i letti un fuoco dai labri in O E attorno pel legno 0 vacuo C 3(127. Fig. 128. Fig. 129. in E a due fuochi dal od eſagono riga penult Ima in marg. manca il num. 2 0rr czioni quella AeH arelle ſi leghi in P, P per 14 miſura trivella foratto aceto o acqua tegatura avanti pol Fig. 72. Fig. 72. 7 ſtriſcie Carta Fig. 2+ bucco come due inyolti capigliata capigliata ſtupini a ſcudelle ſi ſgrani foro ballone V TUHHNTT ccioceh vi ſi poſſa maſiccio eſpr elld i latti un foro dai latti in O P attorno poĩ al legne O vacuo C B Fig. 128 . 1 Fig. ge 14 2 due fuochi, cioè dal od enagono I. 2. 4. * Pagina- Linea: Errori· Ootrezioni. E 84 44a faſcie a faccie NI 85 3faſcie faccie 85 20 faſcie faccie 85 25 0 à faſcio 0 a faccie 86 37 come la 145. come la 147 87 3 della Fig 147. della Fig. 149. 87 12 XN della Fig. 147. X della Fig. 148. 6 88 28 Fig. 141. Fig. 143. 4 89 3 e DD e DB U 90 11 Fig 158.—9. 92 17 ed il B e l'A Mi 92 20 Fig. 147. 148. 149. Fig. 148. 149. 150 4 94 3 0 D„AP DP,— 4 95 40 Eis. 174. Fig. 175. 1 9⁵ 12ciſofficio uffi ĩio 97 29 li buchi i i li buchi 11. l 97 32 buco 2 buco 2. 97 32 nelle vacue nel vacuo 98 4 che ſerva che ſervi 1 98 3 In 4 in A 99 39—— 2 girandola V 4 102 18 ei quadratti dai quadretti . E 102 36 un pomo un perro 103 6 coprire aprire K4 103 36 tetzo C terzo G N 107 35 Fig. to9. Fig. 209. = 109 2 caſtello cartello 0 111 9palazzini palazzi, 117 10 groſſczza ſopra groſſezza d'un piccol ovo, ſopra AKK 119 36 femprare temprare f 121 39 civette cioè 421 42 di figlie di tiglio Errori occorſi nella Tavola. Pagina? colonna. linea.. Correxioni. 3 125 Pima———— 1 1 425 Prima 3 3 1 K 125 prima 8 2 4. KN 125 prima 12 2 4 WiN ſeconda ultima* ——— —— —— —— ——¼ —— ———ů—-„— —— ——